<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Nueter &#187; n. 3</title>
	<atom:link href="https://www.autistici.org/nueter/n-3/feed" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.autistici.org/nueter</link>
	<description>Foglio di agitazione anarchica di Bologna e provincia</description>
	<lastBuildDate>Thu, 02 Aug 2012 13:10:05 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>http://wordpress.org/?v=3.4.1</generator>
		<item>
		<title>Spezzare il tempo</title>
		<link>https://www.autistici.org/nueter/n-3/spezzare-il-tempo</link>
		<comments>https://www.autistici.org/nueter/n-3/spezzare-il-tempo#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 29 Jul 2011 12:19:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[n. 3]]></category>
		<category><![CDATA[G8]]></category>
		<category><![CDATA[Genova 2001]]></category>
		<category><![CDATA[lotte sociali]]></category>
		<category><![CDATA[Movimento]]></category>
		<category><![CDATA[storia]]></category>
		<category><![CDATA[storie]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.autistici.org/nueter/?p=161</guid>
		<description><![CDATA[A dieci anni da Genova tifiamo rivolta. La prossima. Quanto sono difficili i ricordi! E le commemorazioni, poi?! Gigi, il nostro Di Lembo, mi diceva che gli faceva sempre una gran fatica metter giù un qualche articolo in occasione di anniversari particolari. Credo che fosse perché scrivere dei nostri anniversari voleva dire guardarsi indietro, ricordare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3>A dieci anni da Genova tifiamo rivolta. La prossima.</h3>
<p>Quanto sono difficili i ricordi! E le commemorazioni, poi?! Gigi, il nostro Di Lembo, mi diceva che gli faceva sempre una gran fatica metter giù un qualche articolo in occasione di anniversari particolari. Credo che fosse perché scrivere dei nostri anniversari voleva dire guardarsi indietro, ricordare quel che si era, o quel che si era stati, e ciò distoglieva dalla passione dell’animale politico, o meglio sociale, che abita in noi: agire nell’oggi, con un pensiero al futuro, per cambiare — oggi e domani — noi e il mondo che ci sta attorno.<br />
Per ricordare bene Genova bisognerebbe poi esser poeti, ancor più che storici: i miei vent’anni, l’attacco ai simboli del potere, la reazione armata dello Stato, quella ragazza che piangeva il suo amico Carlo la notte del venerdì su un lungomare che sapeva di lacrimogeni. Un dramma, un momento di storia collettiva per una generazione, una spinta — per alcuni — verso l’anarchia, perché quando vedi cose così o ti ritiri a vita privata o abbracci con più forza l’Idea di uguaglianza e di libertà.<br />
Da allora dieci anni di arretramento, anni di lotta di classe portata avanti scientemente dai padroni. Anni in cui l’arroganza dello stato si è mostrata con sempre meno pudore: ruberia generalizzata, consenso della classe politica ai minimi storici, messa ulteriormente a valore di ogni ambito del vivere comune, repressione in aumento fuori e dentro le carceri. Anni di salari che diminuiscono, l’inflazione che cresce, i diritti che scompaiono, una opinione pubblica supina al governante di turno.<br />
Eppure sono stati anche dieci anni di radicamento delle istanza di trasformazione, anni in cui si sono accavallate lotte sempre meno generiche, sempre più puntuali, etiche e materiali insieme.<br />
Da una parte abbiamo assistito all’entrata in crisi delle organizzazioni politiche: non solo dei partiti della sinistra ma di tutte quelle forme “classiche” dell’azione politica organizzata, dall’altra, senza questi “soggetti”, i conflitti sociali — abbozzati o dispiegati — sono stati innumerevoli: nelle scuole e università, nei luoghi di lavoro, per le strade delle città, in difesa dell’ambiente, per la dignità delle donne, per i diritti dei migranti ecc. Tante di queste sono state indubbiamente lotte difensive, per non arretrare ulteriormente, ma sono queste asperità che danno linfa ora a un processo reale di trasformazione sociale.<br />
Oggi non è più tempo di manifestazioni oceaniche e simboliche, non c’è più Genova 2001, né la Firenze del Social Forum, né la Roma del 2003 con i milioni di manifestanti in piazza contro l’attacco all’Irak. Le proteste si sono moltiplicate, sparse sul territorio, la gente scende in strada non solo per una istanza morale, ma perché vede messo in pericolo il proprio presente e la possibilità di un futuro almeno decente.<br />
Le istanze di cambiamento che da Genova in poi si sono sedimentate sanno di stare dalla parte giusta. Sono movimenti carsici, irregolari, ma potenzialmente di massa. Il magma ribolle, sempre negato, oscuro ai più, ma visibile a chi ha occhi per vedere.<br />
Quel che è accaduto a Roma il 13 dicembre 2010 e in Val Susa il 3 luglio 2011 indica che i rivoli del conflitto sono pronti a unirsi. La rivolta e la consapevolezza di quelle giornate segnalano che la resistenza sta crescendo in ogni dove: nella piazze si scappa sempre di meno, sembriamo più fermi nelle nostre ragioni, mentre le istanze di autonomia, autogoverno, rifiuto della delega sono diffuse e radicate; se ci guardiamo intorno, sono sempre di più quelli disponibili a mettersi in gioco.<br />
Abbiamo, certo, tutti contro: forze dell’ordine, politici di qualsiasi schieramento, giornali e televisioni, ma abbiamo, forse, affinato le nostre tecniche. Rifiutiamo la violenza in quanto tale, però sappiamo che difendersi è un diritto, e stiamo quindi imparando a non cascare nella duplice trappola, quella violentista e quella gandhiana a tutti i costi.<br />
Siamo armati fino ai denti, di volontà e di tenacia, e soprattutto sappiamo che è ormai tempo di attaccare nuovamente.<br />
Come anarchici abbiamo molto da dire in questo momento e diversi sono i piani su cui è necessario  lavorare: rafforzare le relazioni con i compagni e i movimenti di altri paesi, in Europa e non solo; contrastare la divisione tra “buoni” e “cattivi”, quel “dagli al black block!” che tanti danni ha fatto nel dopo Genova; facilitare le relazioni tra i diversi approcci coesistenti all’interno dei movimenti; far crescere l’appoggio popolare, attraverso l’esempio dell’azione e l’uso intelligente dei nostri mezzi di comunicazione.<br />
E allora diamoci da fare. È luglio, ma l’autunno è già vicino: l’Europa del welfare ha gettato la maschera da quel dì e i governi varano manovre da 70 miliardi di euro come fosse la cosa più normale del mondo. Il re è nudo e non è più tempo di mediazioni. Diego Camacho alias Abel Paz, biografo di Durruti, quando parlava del luglio ‘36 in Spagna, ricordava “l’attimo della rottura. Quando […] spezzi il tempo per dar vita a un nuovo tempo che poi, certo, verrà sommerso da un altro tempo, di segno contrario — ma non importa, l’essenziale è spezzare il tempo”.<br />
Vamonos!</p>
<p>A. Soto</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.autistici.org/nueter/n-3/spezzare-il-tempo/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Come se fosse ieri</title>
		<link>https://www.autistici.org/nueter/n-3/come-se-fosse-ieri</link>
		<comments>https://www.autistici.org/nueter/n-3/come-se-fosse-ieri#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 29 Jul 2011 12:16:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[n. 3]]></category>
		<category><![CDATA[Bologna]]></category>
		<category><![CDATA[lotte sociali]]></category>
		<category><![CDATA[Movimento]]></category>
		<category><![CDATA[studentesse e studenti]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.autistici.org/nueter/?p=156</guid>
		<description><![CDATA[Una stagione di lotte studentesche In questo periodo, alla fine di un’intensa stagione di lotte che hanno coinvolto studenti e studentesse in tutta Europa, possiamo permetterci di guardare indietro e fare alcune considerazioni. E’ importante farlo, perché i caratteri di questo movimento hanno rappresentato, relativamente a Bologna, un’esperienza innovativa rispetto agli ultimi anni. Innanzitutto la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3>Una stagione di lotte studentesche</h3>
<p>In questo periodo, alla fine di un’intensa stagione di lotte che hanno coinvolto studenti e studentesse in tutta Europa, possiamo permetterci di guardare indietro e fare alcune considerazioni. E’ importante farlo, perché i caratteri di questo movimento hanno rappresentato, relativamente a Bologna, un’esperienza innovativa rispetto agli ultimi anni. Innanzitutto la particolare partecipazione degli studenti medi. Lungi dall’essere stata semplice riflesso di un ritualistico ribellismo giovanile fine a se stesso (che purtroppo invece ha caratterizzato alcune frange del movimento universitario), la mobilitazione dei medi si è messa subito in evidenza per le radicate modalità autorganizzative, il tentativo di coordinamento e la volontà di portare la lotta oltre la mera contrapposizione ad una riforma scolastica, gettando uno sguardo critico all’intera società: così abbiamo visto il coinvolgimento degli studenti più giovani nelle mobilitazioni contro ogni fascismo, contro il razzismo della lega, per la liberazione e la difesa degli spazi, contro la devastazione ambientale della TAV. Nelle occupazioni si sono affrontate tematiche che vanno oltre le politiche in materia di istruzione di un governo: ripensare la pedagogia in una prospettiva libertaria, spazi comuni non mercificati, un ambiente non da sfruttare ma da difendere. Soprattutto alcune di queste occupazioni hanno avuto la loro grande vittoria nella presa di responsabilità individuale, nel mettersi in gioco, da parte di ciascuno e ciascuna, all’interno di uno spazio non più imposto ma autogestito: la mancanza di gerarchie non è assenza di regole ma la riappropriazione del decidere per sé, con gli altri, su ciò che è comune. Nei contesti dove le occupazioni non sono state portate avanti da “avanguardie rivoluzionarie illuminate”, la partecipazione è stata maggiore, più duratura e foriera di una più profonda presa di coscienza rispetto alla società in cui viviamo. Questa presa di coscienza, che ha caratterizzato anche il movimento universitario, è il secondo di quei caratteri che vorrei evidenziare: è indubbio infatti che nella stagione appena trascorsa il movimento ha avuto la volontà di provare aonfrontarsi con una molteplicità di questioni che, seppur non direttamente collegate all’istruzione, informano la nostra vita. Ma i pericoli della superficialità e dell’ingenuità con cui talvolta si sono affrontate alcune tematiche rischiano di far scadere il tutto in una sorta di ribellismo esistenziale, piuttosto che tradurlo in pratiche e prospettive di lotta sociale volte alla trasformazione radicale e reale dell’esistente. L’ultimo punto che vorrei portare all’attenzione del dibattito è quello dei momenti di radicalità di questo movimento e dell’assoluta inesistenza di una divisione tra buoni e cattivi. In un filo che lega il 14 dicembre scorso con la lotta per riprendersi la Libera Repubblica della Maddalena, in Val di Susa, possiamo vedere come i movimenti, pur nella legittima diversità delle pratiche, non abbiano più avuto paura di difendersi di fronte alla violenza repressiva dello Stato. Una violenza spropositata che dalle manganellate e i lacrimogeni di Roma a quelli della Val di Susa ha colpito anche con varie misure cautelari compagni e compagne in tutta Italia, colpevoli di aver preso parte alle mobilitazioni di questo autunno come tante altre decine di migliaia di persone. A questa aggressione degli apparati statali è importante resistere con fermezza e unità, alla luce del sole, continuando a essere attive/i nelle lotte sociali e a praticare una società altra.<br />
Alla luce di questa analisi, a noi anarchici ed anarchiche spetta di sollecitare ed ampliare il dibattito nel movimento oltre che tra di noi e di far fiorire sempre più quei contatti e quei legami di solidarietà che sono nati nel corso di questo anno nella prospettiva di un maggiore coordinamento delle lotte.</p>
<p>Jacopo A.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.autistici.org/nueter/n-3/come-se-fosse-ieri/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Mein Gefängnis</title>
		<link>https://www.autistici.org/nueter/n-3/mein-gefangnis</link>
		<comments>https://www.autistici.org/nueter/n-3/mein-gefangnis#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 29 Jul 2011 12:12:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[n. 3]]></category>
		<category><![CDATA[Firenze]]></category>
		<category><![CDATA[Movimento]]></category>
		<category><![CDATA[repressione]]></category>
		<category><![CDATA[solidarietà]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.autistici.org/nueter/?p=153</guid>
		<description><![CDATA[In questi mesi tante/i compagne/i sono stati colpiti da denunce, perquisizioni, misure cautelari, arresti, e sono stati accusati di Associazione pe Delinquere. Compagne/i attivi nlle lotte studentesche, anitfasciste, per i beni comuni, impegnati nella lotta per un mondo senza oppressioni. è un chiaro intento vendicativo della amgistratura che vuole intimorire gli attivisti bollandoli come delinquenti. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In questi mesi tante/i compagne/i sono stati colpiti da denunce, perquisizioni, misure cautelari, arresti, e sono stati accusati di Associazione pe Delinquere. Compagne/i attivi nlle lotte studentesche, anitfasciste, per i beni comuni, impegnati nella lotta per un mondo senza  oppressioni.<br />
è un chiaro intento vendicativo della amgistratura che vuole intimorire gli attivisti bollandoli come delinquenti. A tutte/i i colpiti che ancora una volta non si arrendono la  nostra solidarietà.<br />
Di seguito riportiamo la poesia di Erich Mühsam scritta nel 1914 e tradotta dal compagno Leonhard Schaefer a sostegno dei compagni carcerati.</p>
<blockquote><p><strong>Perché, perché sto qui?<br />
(La mia prigione)</strong></p>
<p>Sul mare danza l’onda<br />
nel ritmo di vento e libertà.<br />
Di spazio per danzare<br />
la mia cella ha<br />
diciassette metri cubi.</p>
<p>Dal cielo azzurro trema<br />
nostalgia che placa i cuori.<br />
Il mio boccaporto ha l’ inferriata<br />
ed il suo vetro è spesso e rigato.</p>
<p>L’amore marchia<br />
con dita pallide silenziose<br />
sul letto il suo segno.<br />
La mia porta è di ferro,<br />
il mio tavolaccio duro e stretto.</p>
<p>Mille enigma, mille domande<br />
rendono  alcuni uomini stupidi.<br />
Io ne ho soltanto una:<br />
Perché sto qui? Perché?</p>
<p>Dietro l’occhio abita la lacrima,<br />
e piange quando è giunto il suo tempo.<br />
Imprigionati son i miei progetti<br />
nel nome della giustizia.</p>
<p>Come  un’asta sono i progetti<br />
che il vento ha scaraventato dal tetto.<br />
Poiché  spesso si pensa che si possa<br />
ciò  che alla fine invece non si può.</p>
<p>Erich Mühsam</p></blockquote>
<p>Per supportare gli indagati di Firenze il numero di ccp è 9563625, intenstato al Comitato Firenze 4 Maggio, indirizzo: Borgo Albizi 26, 50122 Firenze; codice IBAN: IT16N0760102800000009563625</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.autistici.org/nueter/n-3/mein-gefangnis/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Faenza: trova il fascista</title>
		<link>https://www.autistici.org/nueter/n-3/faenza-trova-il-fascista</link>
		<comments>https://www.autistici.org/nueter/n-3/faenza-trova-il-fascista#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 29 Jul 2011 12:10:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[n. 3]]></category>
		<category><![CDATA[Antifascismo]]></category>
		<category><![CDATA[Faenza]]></category>
		<category><![CDATA[monitoraggio antifascista]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.autistici.org/nueter/?p=151</guid>
		<description><![CDATA[A Faenza si è costituito da ottobre scorso un sedicente apartitico Comitato Faventia, dal nome romano della città, “la favorita degli Dei”. Questi “difensori della città” sono, in gran parte, noti personaggi riconducibili a Forza Nuova e Lega Nord. In un comunicato, I promotori di Faventia rivendicano apertamente la loro appartenenza: “In questi mesi abbiamo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>A Faenza si è costituito da ottobre scorso un sedicente apartitico Comitato Faventia, dal nome romano della città, “la favorita degli Dei”.<br />
Questi “difensori della città” sono, in gran parte, noti personaggi riconducibili a Forza Nuova e Lega Nord. In un comunicato, I promotori di Faventia rivendicano apertamente la loro appartenenza: “In questi mesi abbiamo potuto contare sulla solidarietà del movimento politico Forza Nuova, il quale ci ha supportato con un’onesta collaborazione senza pretendere alcuna ingerenza politica rispettando correttamente la linea apartitica del comitato.” Da buon comitato apartitico, sono aperti a ogni forza politica, e già dopo tre mesi di attività vantano “l’udienza chiesta dal sindaco Malpezzi [giunta civica+PD+IDV] al loro portavoce che ha dimostrato la consistenza del comitato di fronte all’amministrazione”.<br />
A marzo 2011 il Comitato Faventia ha organizzato con il Patrocinio del Comune di Faenza Assessorato allo Sport, il Carnevale dei bambini con i cavalli in una delle piazze rinascimentali piu’ famose d’Italia. Hanno dato la loro collaborazione Ascom, Confesercenti, Cna, Confartigianato, Banca Popolare di Ravenna, il Maneggio Amico Cavallo di Rivalta e i Cavalieri del circolo C.I.F.A. di Faenza.<br />
Per questa iniziativa, conclusasi con successo di pubblico, il Comitato ringrazia particolarmente due assessori: Maria Chiara Campodoni (assessore allo sport, politiche giovanili e servizio civile, servizi all’infanzia, attività del tempo libero, pari opportunità, pace e diritti civili) e Roberto Savini (assessore all’ambiente e igiene pubblica, mobilità pubblica, personale) che ha distribuito i premi durante la manifestazione.<br />
Ripetiamo, il patrocinio al comitato riconducibile a FN e Lega Nord è stato dato dall’assessore referente per le pari opportunità e i diritti civili.<br />
Dopo tale presentazione alla città, il Comitato è ritenuto dai piu’ un’associazione civica, che si occupa dei bambini e  portavoce di problemi ordinari sollevati da “cittadini”. Il Comitato passa cosi’ “inosservato” ai faentini, che  si accorgono della natura dell’Associazione solo recentemente, in occasione della forte richiesta di intitolare una strada alle vittime delle foibe e di attacchi contro famiglie Rom, residenti a Faenza, con affermazioni di incitamento all’odio razziale e all’odio contro le minoranze.<br />
Essendo Faenza una città romagnola con forti radici antifasciste, in passato FN non era riuscita ad allargare la propria base, seppure consistente. Grazie pero’ all’appoggio fornito dall’amministrazione comunale a persone ben note per le loro attivita’ politiche fasciste, sono riusciti a organizzare eventi con ampia partecipazione di pubblico.<br />
Alla gente di Faenza chiediamo di liberare da vagiti fascisti la piazza e la residenza municipale, alle persone già attive antifasciste chiediamo maggiore attenzione.</p>
<p>Marabbo</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.autistici.org/nueter/n-3/faenza-trova-il-fascista/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Sicilia libertaria: origini e impatto di un giornale non solo “locale”</title>
		<link>https://www.autistici.org/nueter/n-3/sicilia-libertaria-origini-e-impatto-di-un-giornale-non-solo-%e2%80%9clocale%e2%80%9d</link>
		<comments>https://www.autistici.org/nueter/n-3/sicilia-libertaria-origini-e-impatto-di-un-giornale-non-solo-%e2%80%9clocale%e2%80%9d#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 29 Jul 2011 11:57:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[n. 3]]></category>
		<category><![CDATA[Sicilia Libertaria]]></category>
		<category><![CDATA[stampa anarchica]]></category>
		<category><![CDATA[storia]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.autistici.org/nueter/?p=149</guid>
		<description><![CDATA[Sicilia libertaria nacque ufficialmente nel gennaio 1977, quando uscì il primo numero stampato al ciclostile; già da alcuni mesi nel movimento anarchico siciliano si dibattevano le questioni legate alla relazione tra anarchismo e lotta di liberazione nazionale, questioni che all’estero avevano già avuto sufficiente approfondimento (nei paesi baschi con “Askatasuna”, nell’Occitania francese con “Occitania libertaria”), [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sicilia libertaria nacque ufficialmente nel gennaio 1977, quando uscì il primo numero stampato al ciclostile; già da alcuni mesi nel movimento anarchico siciliano si dibattevano le questioni legate alla relazione tra anarchismo e lotta di liberazione nazionale, questioni che all’estero avevano già avuto sufficiente approfondimento (nei paesi baschi con “Askatasuna”, nell’Occitania francese con “Occitania libertaria”), così come storicamente si erano caratterizzate all’interno della rivoluzione bulgara (in Macedonia) o spagnola (in Catalogna) o ucraina. La specificità della situazione siciliana, sia dal punto di vista della questione nazionale (culturale e linguistica), che da quello della questione sociale, ci indusse a scegliere quel titolo per la testata, che era per noi oggettivamente programmatico. D’altronde, noi la nostra anarchia l’avremmo realizzata, se ci saremmo riusciti, nella nostra terra, non potevamo mica realizzarla in Francia o in Patagonia, e avrebbe avuto principi universali ma una lingua e una cultura espressione di quella realtà specifica!<br />
Il giornale si apriva con un lungo articolo intitolato “Internazionalismo, autonomia e federalismo. Imperialismo, colonizzazione, lotta di liberazione nazionale. Gli anarchici, la lotta delle minoranze e la Sicilia”. Era la nostra presentazione e nello stesso tempo la nostra piattaforma di partenza; venivano centrati tutti i temi che sarebbero stati affrontati in maniera più organica nei numeri successivi, con una preoccupazione costante: dimostrare l’assoluta coerenza tra anarchismo e lotte di liberazione nazionale, supportando il discorso con citazioni da Bakunin e dall’Enciclopedia anarchica e dalle esperienze organizzate già operative all’estero; legando il nostro argomentare ai principi forti dell’anarchismo: il federalismo fra i popoli, l’internazionalismo, l’autodeterminazione, l’autogestione, la lotta di classe. L’impatto del n.1 non fu però tranquillo; assieme ai consensi vennero fuori anche pregiudizi e giudizi affrettati. Da più parti ci giunsero persino accuse di essere “separatisti e quindi fascisti” oppure “oggettivamente reazionari”.<br />
Nei numeri successivi abbiamo approfondito, chiarito, definito le nostre posizioni, che nel frattempo raccoglievano consensi e soprattutto simpatie sia all’interno che all’esterno del movimento anarchico, tanto che negli anni successivi uscirono per diverso tempo giornali come “Sardegna libertaria” e “Friuli libertario”, che conducevano analisi simili alle nostre e che hanno, credo definitivamente, contribuito a chiarire che partire dalla propria realtà e proiettarsi verso un cambiamento rivoluzionario mantenendo salde le proprie radici, non era affatto una deviazione reazionaria, ma un modo coerente per rafforzare l’anarchismo su un determinato territorio, e quindi nel suo complesso.</p>
<p>Pippo Gurrieri</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.autistici.org/nueter/n-3/sicilia-libertaria-origini-e-impatto-di-un-giornale-non-solo-%e2%80%9clocale%e2%80%9d/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Qualche brandello di muro</title>
		<link>https://www.autistici.org/nueter/n-3/qualche-brandello-di-muro</link>
		<comments>https://www.autistici.org/nueter/n-3/qualche-brandello-di-muro#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 29 Jul 2011 11:54:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[n. 3]]></category>
		<category><![CDATA[1944]]></category>
		<category><![CDATA[Antifascismo]]></category>
		<category><![CDATA[Creda]]></category>
		<category><![CDATA[resistenza]]></category>
		<category><![CDATA[storia]]></category>
		<category><![CDATA[storie]]></category>
		<category><![CDATA[strage della Creda]]></category>
		<category><![CDATA[valle del Reno]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.autistici.org/nueter/?p=147</guid>
		<description><![CDATA[Di quante cose non è rimasto che qualche brandello di muro? Quanta memoria collettiva è andata perduta negli anni del silenzio e in quelli del troppo rumore? Gli armadi della vergogna prima e il delirio consumistico e televisivo poi hanno confinato pensieri e ricordi in isole circondate dalla nebbia, dove i più non vogliono andare. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Di quante cose non è rimasto che qualche brandello di muro? Quanta memoria collettiva è andata perduta negli anni del silenzio e in quelli del troppo rumore? Gli armadi della vergogna prima e il delirio consumistico e televisivo poi hanno confinato pensieri e ricordi in isole circondate dalla nebbia, dove i più non vogliono andare. Invece, andandoci troviamo parte di noi e soprattutto la parte migliore. Quei luoghi in cui a mala pena sono rimasti i muri contro i quali vennero assassinati uomini e donne colpevoli di  non voler regalare il loro territorio al nazismo, colpevoli di non essere fascisti o semplicemente di essere nel posto sbagliato al momento sbagliato.<br />
La storia che vorrei raccontare è una delle tante rimaste chiuse negli armadi della vergogna della DC, una di quelle che oggi sono offese e bestemmiate. E’ la storia della Creda, una piccola frazione di Salvaro in cima a un colle sulla valle del Reno. La Creda nel 1944 era un pugno di case, famiglie contadine numerose che vivevano di agricoltura e del lavoro delle donne alla filanda di Lama di Reno. Mia nonna era una di loro. Si alzava alle quattro di mattina per essere puntuale al lavoro e a valle ci andava scalza perché, come tutte, aveva solo un paio di scarpe e quelle erano per le feste importanti non per lavorare. Aveva cinque figli, quattro maschi e una femmina, e quel giorno di settembre stava raccogliendo legna con la bambina quando passò da lì Reder con le sue bestie e le mitragliarono. Lei nell’ultimo momento di vita si gettò sulla bimba che venne travolta, loro le credettero morte tutte e due. Anna, una delle poche testimoni dell’eccidio avvenuto alla Creda, restò lì per giorni prima di avere il coraggio di scendere a valle. Le bestie si spostarono verso le case,  rastrellarono tutti quelli che trovarono, misero le persone contro un muro e uccisero tutti.  Mio padre “fortunatamente” era stato deportato in Germania, altri due fratelli erano prigionieri di guerra, ma il nonno Girolamo e lo zio Gaetano erano lì e vennero fucilati come gli altri abitanti di quel luogo fuori dal mondo. Di Creda, piccola frazione di poche case, è rimasta una fossa comune con novanta morti, tutti quelli che disgraziatamente si trovavano a casa in quel maledetto 29 settembre 1944.<br />
Penso a questo quando leggo che alle Caserme Rosse il muro dei fucilati ignoti è stato distrutto più volte e che dall’ultima volta, a inizio anno, ancora non lo si è restaurato. Bestie, animali feroci che vanno in cerca di qualcosa da distruggere, da devastare.<br />
Qualcosa che noi chiamiamo libertà e speranza.</p>
<p>Daniela Valdiserra — Bologna</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.autistici.org/nueter/n-3/qualche-brandello-di-muro/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>
