da Radiocane [1]
Non pochi hanno ormai individuato nella cosiddetta “questione delle frontiere” il buco nero di un presente fatto di bombardamenti, saccheggio, sfruttamento e distruzione della vita, in ogni sua forma. Come affrontare l’esercito degli zombie che vorrebbero evitarne le ricadute, triturando tutto in un fango di campi profughi, Cara, Sprar e minchiate di ogni genere [2] amministrate con bonomia poliziesco-planetaria e da ferree determinazioni politico-mediatiche, nessuno davvero lo sa. E spesso capita di navigare a vista.
L’estate scorsa a Como centinaia di migranti si sono accampati presso la stazione della città a causa dell’improvvisa riesumazione delle frontiere svizzere. In quel contesto, diversi compagni hanno deciso di intervenire, cercando di muoversi tra le maglie delle numerose difficoltà e contraddizioni di una simile situazione. Dalla voce di alcuni di loro la narrazione di questa estate comasca e qualche spunto di analisi.
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