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Perche' mettere in dubbio l'esistenza di Gesu Cristo?
by HA(A)CKE Thursday, Feb. 06, 2003 at 1:45 PM mail:

LE PROVE DELLA GRANDE BUFALA

Sintesi delle inconfutabili prove della NON ESISTENZA DI GESU
riportate nella querela depositata il 13 settembre al tribunale di Viterbo

CAPITOLO TERZO



RISPOSTA ALLE OBBIEZIONI






Anche se non ci fossero state le prove precedentemente portate dimostranti che Gesù è una costruzione di falsari, sarebbe stato sufficiente considerare il silenzio riservatogli dagli autori del tempo per convincerci della sua non esistenza.





Plinio il Vecchio

Plinio il Vecchio, morto nel 79, testimone dei fatti palestinesi che seguirono la presunta crocefissione di Gesù, avendo passato in Palestina un periodo di cinque anni compreso tra il 65 e il 70, non fa la minima menzione di un qualcuno che avesse questo nome.

Famoso per la sua cavillosità nel redigere i fatti in ogni dettaglio, tanto da morire sul cratere del Vesuvio perché gli si era troppo avvicinato per rendersi personalmente conto del fenomeno eruttivo, se tace su Gesù e i cristiani non è certo per trascuratezza o indifferenza.

Del periodo passato in Palestina di tante cose di cui parla, compresa quella riguardante quella comunità essena che si era istallata nel deserto dell’Engaddi della quale fa una descrizione che corrisponde esattamente a quanto abbiamo poi appresa su di essa dai rotoli di Qumran, nulla dice ne di Gesù ne di quella nuova religione formata dai cristiani che secondo gli Atti degli Apostoli andava sempre più imponendosi per il continuo afflusso di decine e decine di migliaia di convertiti.





Seneca

Filosofo e scrittore contemporaneo ai fatti evangelici, ignora nella maniera più totale Gesù, i cristiani e le persecuzioni che secondo la Chiesa furono eseguite contro di essi da Nerone.

Nella ricerca di prove che colmassero questo vuoto estremamente significativo che veniva dal silenzio di Seneca che, quale precettore di Nerone, non poteva ignorare i cristiani se veramente fossero esistiti negli anni 50-60, San Girolamo (347-420), prendendo come spunto lo stoicismo che questo filosofo aveva praticato, nel colmo dell’arroganza arrivò ad affermare che era stato così vicino ai cristiani per la conformità che sentiva di avere con la loro teologia, da dichiararlo padre della Chiesa. E come se questo non bastasse, per dimostrare l’esistenza di questa pretesa relazione con i cristiani la Chiesa non esitò a fabbricare una corrispondenza fraterna tra lui e Paolo di Tarso, corrispondenza che si è dimostrata così assurda e banale che nessuno, compresa la Chiesa, osa più difendere come vera.





Svetonio

Segretario dell’imperatore Domiziano negli anni 90-95, cioè nel pieno delle presunte persecuzioni, anche lui, come Plinio il Vecchio e Seneca, nulla dice di Gesù e dei cristiani.

Nella "Vita dei Dodici Cesari", parlando di Claudio, Svetonio dice che 41 egli scacciò da Roma gli ebrei perché causavano continui disordini dietro l’incitamento di un certo Chrestos* che se la Chiesa non ha più insistito a far passare per Christo, pur avendoci provato, non è stato per un ritegno dovuto al buon senso, ma per ben altri motivi, quali quello storico derivante dal fatto che Gesù morto nel 33 non poteva essere il Crestos del 41, e quello concettuale che le impediva di trasferire il fondatore del cristianesimo nella persona di un rivoluzionario agitatore.

<<Gli ebrei furono scacciati da Roma nel 41 con un editto dell’Imperatore Claudio perché causavano continui disordini sotto l’incitamento di un certo Crestos (impulsore Cresto) >>. (Vita dei 12 Cesari - Biografia di Claudio).

Questa affermazione di Svetonio riguardo l’espulsione degli ebrei agitatori non è che un’ulteriore conferma della presenza a Roma di una comunità esseno-zelota (non cristiana come sostiene la Chiesa), alla quale appartenevano i coniugi Priscilla e Aquila che ospitarono Paolo manifestamente anche lui un Nazir. (At. 17-18). (Vedi La Favola di Cristo).

*Crestos, che significa "il migliore", fu il maggiore organizzatore di quei disordini che si manifestarono a Roma con particolare frequenza negli anni 39-40 sotto Caligola, disordini che Claudio si adoperò subito a stroncare con un editto che ordinava l’espulsione degli ebrei agitatori allorché nel 41 divenne Imperatore. Il fatto che Priscilla e Aquila fossero tra costoro e che essi avessero ospitato Paolo quale nazir, è un’ulteriore prova confermante che coloro che la Chiesa vuol far passare per primi cristiani non erano in realtà che degli esseno-zeloti.





Plinio il Giovane

Durante il periodo nel quale era governatore in Bitinia (112-113), Plinio il Giovane scrisse una lettera all’Imperatore Traiano per chiedergli istruzioni su come doveva comportarsi verso i componenti di una comunità che praticavano dei particolari riti propiziatori al levarsi del sole in onore di un certo Khristo che essi considerano quasi una divinità (Khristo quasi deo)* e che si riunivano per consumare dei pasti innocenti.

Basta leggere il seguente passo di Giuseppe Flavio riguardante gli esseni, per renderci subito conto che costoro a cui si riferisce Plinio il Giovane non erano affatto dei cristiani come la Chiesa vorrebbe sostenere:

<<La loro pietà verso la divinità ha una forma particolare: prima del sorgere del sole recitano certe preghiere verso di esso quasi a supplicarlo di spuntare.

Non entrano in refettorio se non dopo essersi purificati lavandosi con acqua fredda. Dopo essersi seduti in silenzio, il sacerdote premette al pasto una preghiera, e nessuno può gustare alcunché prima della preghiera; dopo che hanno mangiato egli aggiunge una nuova preghiera; cosicché sia al principio che alla fine venerano Dio come dispensatore di vita>>.(La Guerra Giudaica VII).

* Il "Cristo quasi deo" del quale parla Plinio il Giovane è il Messia religioso che le comunità spirituali essene, separatesi dalla corrente rivoluzionaria guerriera, avevano cominciato ad aspettare dopo la disfatta del 70 dell’esercito giudaico.

I pasti comunitari riportati sulle Lettere di Paolo di Tarso (Agapi), del tutto simili ai riti descritti da Giuseppe Flavio e confermati dai documenti rinvenuti a Qumran ("Rotolo delle Regole") non sono che un’ulteriore prova che coloro che la Chiesa vuol far passare per primi cristiani non erano altri che i componenti delle comunità essene.





Tacito

Tacito è l’autore latino che secondo la Chiesa offre una delle prove maggiori per dimostrare l’esistenza dei cristiani a Roma negli anni 50-60, cioè sotto Nerone. Mi riferisco a quel passo di Tacito contenuto nel XV libro degli "Annali" nel quale c’è scritto che Nerone, dopo aver accusato i Cristiani dell’incendio di Roma, si accanì contro di essi in persecuzioni nelle quali, tra i tanti martiri, perirono anche Pietro e Paolo.

Queste notizie riguardanti l’incendio di Roma e la morte di Pietro e Paolo riportate sugli Annali, ignorate da tutti gli storici dell’epoca e da quelli che seguirono, compresi quelli cristiani quali Origene, il vescovo Clemente, Eusebio da Cesarea e lo stesso S. Agostino che di esse non fa nessun accenno nel suo libro "De Civitate Dei", dedicato in parte a raccontare le calamità subite da Roma precedentemente al "sacco" eseguito da Alarico (410), uscirono fuori soltanto nel XV secolo per opera di un certo Pogge, segretario pontificio, il quale disse di averle ricevute nel 1429, sotto forma di un manoscritto dell’XI secolo, da un monaco anonimo che era venuto a Roma in pellegrinaggio. Questo segretario pontificio, già conosciuto per aver operato numerose falsificazioni, se s’inventò questo documento non fu tanto per dimostrare un’esistenza dei cristiani al tempo di Nerone che nel XIV secolo era data per scontata, quanto per risolvere quelle contestazioni che venivano mosse dalle varie correnti cristiane e dallo stesso "Concilio dei Cardinali", contro il primato sul mondo cristiano del vescovo di Roma. Leggere i concili di Pisa (1409) e di Costanza (1414).

Fu il periodo di disordine gerarchico ecclesiale nel quale Papi ed antipapi, quali Giovanni XXIII, Benedetto VIII e Alessandro V, volevano imporre l’uno all’altro una propria residenza come sede del trono pontificio.

Pogge, con la testimonianza che avrebbe ricevuto da un fatto riportato negli Annali di Tacito, intendeva dimostrare, attraverso il martirio di Pietro, che il primato sulla cristianità spettava sia a Roma, come sede, e sia al suo vescovo, quale successore di Pietro, per un diritto storico.

Che questo documento presentato da Pogge nel 1429 sia un falso, oltre che dal buon senso, ci viene dimostrato, oltre che dal fatto che Simone Pietro non ha potuto subire nessun martirio da parte di Nerone perché giustiziato insieme al fratello Giacomo nel 46 a Gerusalemme sotto Cuspio Fado, anche perché Tacito non avrebbe mai potuto scrivere di un incendio di Roma che, secondo quanto è stato storicamente dimostrato, non c’è mai stato.

La dimostrazione che il documento presentato da Pogge sia un falso ci viene anche dallo storico della Chiesa Duchesne (1843-1922) che, dopo approfonditi studi sulla storia del cristianesimo, è arrivato alla conclusione di proporre la soppressione dalla storia della Chiesa dei primi nove papi, compreso lo stesso Pietro, perché mai esistiti. (Storia Antica della Chiesa).

Per concludere su questo falso, voglio far presente, per quanto possa sembrare assurdo, che l’unico documento su cui si è basata la storia riguardo l’incendio di Roma è rappresentato da questo passo presentato nel XV secolo dal segretario pontificio Pogge ritenuto uno dei maggiori falsari del cristianesimo, passo che è stato imposto dalla Chiesa come vero rappresentando per lei una prova dell’esistenza dei cristiani al tempo di Nerone... e c’è che sostiene ancora che la Chiesa, questa istituzione distruttrice di documenti validamente scientifici e filosofici e costruttrice di falsi, sia da considerarsi come la salvatrice della civiltà occidentale!





Plutarco

Nulla di nulla da parte di Plutarco che si riferisca a Gesù e ai cristiani, e come lui nessuna menzione da parte di Giovenale, Pausania e Cassio Dione il quale ultimo avrebbe avuto modo di parlarne, se fossero veramente esistiti, nel suo libro "Storia Romana" che tratta delle vicende di Roma che vanno dal 67a.C. al 47 d.C.

Soltanto Lucien di Samosate (125-192) fa riferimento ad un mago morto in croce per aver introdotto un nuovo Culto dei Misteri che, essendo d’ispirazione siriana, non possono essere che un un’ulteriore conferma di un qualcuno che, qualora fosse veramente esistito, non sarebbe potuto essere altri che un seguace dell’ideologia essena che si era sviluppata appunto in Siria secondo i concetti della religione Mitraica.





Celso

Accanito critico anticristiano, vissuto proprio nel periodo in cui i primi cristiani costruivano i vangeli e gli Atti degli Apostoli in seguito allo scisma determinato dall’introduzione del Sacramento Eucaristico in seno alle comunità essene, (vedi Favola di Cristo), Celso* scrisse alla fine del II secolo un libro dal titolo "Contro i Cristiani" nel quale puntualizzava tutti gl’imbrogli che essi stavano facendo "per costruire la figura di un mago che, qualora fosse veramente esistito, poteva tutt’al più essere quella di uno dei tanti ciarlatani che avevano percorso la Palestina imbrogliando la gente".

Ed è proprio in questo periodo, cioè alla fine del II secolo, che per la prima volta viene nominato il nome "Gesù" da Origene nel suo libro "Contra Celsum", da lui scritto per rispondere alle accuse che Celso rivolgeva alla Chiesa a proposito di questo nome che avevano dato al loro eroe che fino a quel momento era stato chiamato con gli appellativi generici di Signore, Cristo, Messia e Salvatore.

Il nome di Gesù che troviamo nei testi precedenti fu aggiunto soltanto in seguito, cioè nel II, III e IV secolo. Che i vangeli siano sottoposti a continue modifiche di aggiornamento ci viene dall’ultima trasformazione che si sta operando in essi nelle edizioni moderne sul nome di Nazareno, che viene sostituito con quello di Nazarettano, da quando si è fatto rimarcare che questo è il vero appellativo dipendente dalla città di Nazaret.

* Del libro di Celso "Contro i Cristiani" (distrutto dalla Chiesa), rimangono soltanto le frasi che furono riportate da Origene nel suo "Contra Celsum" come quella che dice: << La verità è che tutti questi fatti da voi riportati sul vostro eroe a cui avete dato il nome di Gesù, non sono che delle invenzioni che voi e i vostri maestri avete fabbricato senza pertanto riuscire a dargli una minima parvenza di credibilità>>. (Da "Contro i Cristiani" di Celso).





Filone Alessandrino

Filone Alessandrino, morto nel 50 e quindi vissuto nel pieno dell’era messianica, quale filosofo neoplatonico, parla del Logos che le comunità essene attendevano come Messia realizzatore di una giustizia sulla Terra, ma nulla dice di Gesù e dei cristiani.

È mai possibile che se veramente ci fosse stata in Alessandria, la città in cui viveva, quella nuova religione cristiana verso la quale affluivano tante conversioni di popolo, di ufficiali romani, di nobili e di politici secondo quanto raccontano i testi sacri, egli non avrebbe detto nulla di essa? Possibile che avrebbe ignorato quel Paolo di Tarso di cui tutti parlavano, sia amici che nemici, per le sue prediche e per i suoi miracoli, se le cose si fossero passate veramente come ci vengono raccontate dagli Atti e dalle Lettere?





Giusto di Tiberiade

Che Giusto di Tiberiade, storico contemporaneo e rivale di Giuseppe Flavio, non parli né di Gesù, né dei cristiani nel suo libro perduto "Storia della Guerra Giudaica", lo sappiamo da Potius, Patriarca di Costantinopoli, che nel IX secolo, dopo aver cercato inutilmente qualche riferimento a Gesù in una copia del libro che egli ancora possedeva, esprimendo tutta la sua meraviglia, così conclude: <<Giusto di Tiberiade non fa nessuna menzione della nascita, degli avvenimenti e dei miracoli che sono stati attribuiti a Gesù >>.





Flavio Giuseppe

Ho lasciato per ultimo Giuseppe Flavio perché è da esso che la Chiesa trae quella che, secondo le sue pretese, rappresenta la prova inconfutabile della storicità di Gesù.

Giuseppe Flavio, di origine e di religione ebrea, fatto prigioniero dai romani nella guerra del 70 nella quale egli aveva combattuto come ufficiale dell’esercito giudaico, in seguito alla nomina che ebbe da Roma, per le sue qualità morali e culturali, a storico ufficiale dell’Impero, scrisse la storia ebraica in due libri: "Antichità Giudaiche" e "Guerra Giudaica".

Nel primo, rifacendosi alla Bibbia dei Settanta, raccontò le vicende del popolo ebraico dalla Genesi all’inizio della Guerra Giudaica (66), nel secondo riportò la storia della Palestina compresa tra il regno di Antioco Epifane (-164) e la guerra di Masada (74) nella quale mori Eleazaro, ultimo figlio di Giuda il Galileo, promotore della guerra del Censimento.

Avendo entrambi i libri trattato del periodo messianico che praticamente va dall’anno 1 (guerra del censimento) all’anno 70 (inizio della diaspora), come non troviamo nulla che si riferisca a Gesù e ai cristiani nel "La guerra Giudaica", altrettanto nulla troveremmo in "Antichità Giudaiche" se in esso non ci fosse una certa frase incidentale che così si esprime: << Allo stesso tempo, circa, visse Gesù, uomo saggio, se pure uno lo può chiamare uomo; poiché egli compì opere sorprendenti, e fu maestro di persone che accoglievano con piacere la verità. Egli conquistò molti Giudei e molti Greci. Egli era il Cristo. Quando Pilato udì che dai principali nostri uomini era accusato, lo condannò alla croce.

Coloro che fin da principio lo avevano amato non cessarono di aderire a lui. Nel terzo giorno, apparve loro nuovamente vivo; perché i profeti di Dio avevano profetato queste e innumerevoli altre cose meravigliose di lui. E fino ad oggi non è venuta meno la tribù di coloro che da lui sono stati detti cristiani>>. (Ant. Giud. XVIII-63).

I motivi che ci permettono di affermare che questo passo è un falso sono:

1) Un ebreo ortodosso come Giuseppe Flavio che rimase fedele all’ebraismo fino alla morte tanto da educare i propri figli a questa religione, un ebreo che considera come suo maggiore orgoglio quello di essere il discendente di una stirpe sacerdotale ebraica, un ebreo che scrive, come lui stesso dice nella presentazione di se stesso che precede "Antichità Giudaiche", per dimostrare la superiorità religiosa mosaica su tutte le altre, non può assolutamente aver riconosciuto come veri i principi base della catechesi cristiana, non può aver affermato che Gesù era il vero Cristo, cioè la realizzazione del Messia del quale egli, quale ebreo, ne attendeva ancora la venuta.

Voltaire così scrive nel suo dizionario filosofico (cap. V): <<Se Giuseppe Flavio lo avesse creduto il Cristo, allora sarebbe stato un cristiano>>.

2) Il passo è posto tra due fatti che retoricamente lo escludono.

Basta esaminare i due avvenimenti riportati nella loro originale posizione, per renderci conto di come il passo riguardante Gesù sia una evidente intromissione che interrompe la relazione che Giuseppe Flavio voleva dare a due disgrazie che avvengono nello stesso tempo.

Dopo aver terminato il racconto di una strage di giudei eseguita dai soldati romani per via di una sommossa sorta perché Pilato si era servito dei denari del Sacro Tesoro per realizzare un acquedotto, con la frase: <<Così terminò la sommossa>>, Giuseppe Flavio passa a raccontare di un’altra disgrazia che colpisce gli ebrei iniziando: <<Nello stesso periodo un altro terribile evento gettò lo scompiglio tra i Giudei e contemporaneamente avvennero azioni di natura scandalosa in connessione con il tempio di Iside a Roma...>>.

Basta mettere fra le due frasi che l’autore ha collegato come gli anelli di una catena il passo di riguardante Gesù che comincia : <<Allo stesso tempo, circa, visse Gesù, un uomo saggio... >> per renderci conto di come essa sia una grossolana interpolazione tra due fatti che retoricamente la escludono.

Questo passo, sconosciuto precedentemente, apparso per la prima volta in "Antichità Giudaiche" nel IV secolo per opera di Eusebio da Cesarea (il falsario), fu riconfermato poi nell’edizione che uscì nel VI secolo, cioè circa dopo due secoli durante i quali il libro di Giuseppe Flavio fu fatto sparire per essere sostituito da un altro "Antichità Giudaiche" che figurava essere stato scritto da un certo Egesippo che in realtà era Ambrogio da Milano che si era firmato con questo pseudonimo.

Possiamo immaginare quello che subì di falsificazioni, aggiunte e sottrazioni il libro di Giuseppe Flavio in mano ad Ambrogio da Milano che aveva tutto l’interesse di nascondere quelle verità che avrebbero demolito la costruzione della Grande Impostura. (Leggere Egesippo sull’enciclopedia Britannica o sulla UTET).

Libero di fare ciò che voleva, dal momento che tutte le copie di Giuseppe Flavio erano state distrutte, Ambrogio da Milano soppresse i nomi compromettenti sostituendoli con dei falsi o degli anonimi, come nel caso della tentata rivoluzione di Giovanni che, attribuita ad un anonimo egiziano, fu portata dagli anni 30 agli anni cinquanta sotto Felice.

Costretta la Chiesa a ritirare le Antichità Giudaiche di Egesippo per le critiche che gli oppositori facevano a questo troppo evidente falso, essa rimise di uovo in circolazione, dopo circa due secoli di sequestro, il libro sotto il nome di Giuseppe Flavio, ma lasciandolo come era stato manomesso da Ambrogio da Milano. Praticamente "Le Antichità Giudaiche" di cui noi oggi disponiamo sono una copia di quelle che uscirono sotto il nome di Egesippo. Non parliamo poi della Guerra Giudaica" che per le manipolazioni che ha subito dai falsari della Chiesa è diventato un libro sconclusionato e privo di logica.

Se io ho affermato che l’episodio riguardante l’Egiziano riportato su Antichità Giudaiche è un falso non è soltanto per quell’evidenza che ci viene nel constatare l’uguaglianza esistente tra di esso e quello che si legge nei vangeli, come l’Orto degli Ulivi, un esercito di giudei pronto per attaccare le legioni Romane, le feste di Pasqua che, come viene continuamente ripetuto da Giuseppe Flavio, erano sempre prescelte dai rivoluzionari per realizzare i loro piani di guerra, ma anche per quello che ci viene da un’analisi dei fatti riportati dagli stessi atti degli Apostoli.

Siamo in Giudea nel 58, sotto il procuratore Felice, quando Paolo di Tarso, dopo aver viaggiato da un estremo all’altro dell’Asia Minore, comprese Grecia, Turchia e tutte le isole del Mediterraneo orientale, con una velocità di spostamenti come se disponesse di un elicottero personale, in una di queste tappe, e precisamente a Gerusalemme, accusato dai giudei di avere profanato il Tempio introducendoci dei greci, fu aggredito dalla popolazione che voleva ucciderlo quale agitatore appartenente alla setta dei Nazir. Salvato dall’intervento di una guarnigione romana, fu condotto come prigioniero presso la fortezza del presidio romano.

Al primo scambio di parole, il tribuno, sentendo che Paolo parlava il greco, gli chiese: <<Allora tu non sei l’egiziano che in questi ultimi tempi ha sobillato e condotto quattromila ribelli al deserto?>>. (At. 23-37).

Siccome anche la Chiesa riconosce che questo egiziano al quale si riferisce il tribuno negli Atti degli Apostoli è lo stesso egiziano che viene riportato da Giuseppe Flavio sotto Felice, possiamo continuare nel nostro ragionamento.

Paolo rimase in prigione per ben due anni prima che essere tirato fuori per essere interrogato dal nuovo procuratore Festo che era da qualche giorno subentrato al posto di Felice. ( anno 60).

Agrippa, tetrarca della Golanite, che era presente all’interrogatorio, espose a Festo i motivi per cui Paolo era stato arrestato: << C’è un uomo, lasciato qui prigioniero da Felice... ma gli accusatori non hanno addotto nessuna delle imputazioni che io immaginavo; avevano con lui soltanto alcune questioni inerenti la loro particolare religione e riguardanti un certo Gesù, morto, che Paolo sostiene essere ancora in vita>>. (At. 25-39).

Considerando che siamo nell’anno 60, considerando che Gesù è morto nel 33, almeno stando a quanto è stato scritto nei vangeli, come è possibile che Paolo, che già era stato negli anni cinquanta a Gerusalemme, che aveva predicato la sua dottrina e la sua crocefissione, disconosca la morte di Gesù avvenuta 27 anni prima? L’incoerenza tra l’affermazione del tribuno che parla di un egiziano che aveva organizzato la rivolta nel 58 sotto Felice, che è la stessa riportata da Giuseppe Flavio, e la disconoscenza da parte di Paolo della morte di Gesù avvenuta nel 33, ci dimostra che siamo davanti ad un altro imbroglio che ci porta a formulare due domande: O la morte di Gesù non è avvenuta nel 33 ma poco prima del 60, cioè nel periodo in cui Paolo stando in prigione non poteva averla appresa, oppure i fatti che sono riportati dagli Atti nel 58-60 non sono avvenuti in questa data ma bensì soltanto poco dopo la morte di Gesù.

Ricapitolando: se Gesù è stato crocifisso nel 33 è impossibile che Paolo ignori la sua morte nel 60, se Paolo ignora la morte di Gesù significa che i fatti riguardanti la rivolta organizzata dall’egiziano non sono avvenuti nel 56 come viene riportato nelle Antichità Giudaiche, ma bensì all’epoca della morte di Cristo.

Ecco, così, che quadrano i conti per dimostrare che come è falso il passo riportato sugli atti degli Apostoli riguardante l’egiziano altrettanto è falso il passo riportato su Antichità Giudaiche.

Il tutto per far sparire ogni traccia storica della vera rivolta, cioè di quella rivolta di Giovanni che se fosse risultata negli anni trenta in coincidenza con l’arresto di Gesù, avrebbe impedito di costruire la figura di Cristo tanto sarebbe apparso evidente che colui che fu arrestato nell’Orto degli Ulivi nei giorni di Pasqua non era Gesù, detto il Nazareno, figlio di Maria e di Giuseppe, ma bensì Giovanni di Gamala, detto il Nazireo, figlio di Giuda il Galileo, pretendente al trono di Gerusalemme ecc.ecc.

Dimostrato così, ammesso che ce ne fosse stato bisogno, attraverso l’assoluto silenzio storico e i falsi operati per colmarlo, cosa può restare alla Chiesa per sostenere la figura di Gesù se non quell’impulso irragionevole che si chiama fede, quel sentimento cieco supportatore di utopie e d’illusioni capace di produrre soltanto oscurantismo e involuzione come i fatti sempre più, via via che il progresso avanza, dimostrano?



Luigi Cascioli

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