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La polizia di De Gennaro
by dal manifesto Saturday, Sep. 20, 2003 at 11:37 AM mail:

La polizia di De Gennaro.

Il Corriere della sera ha pubblicato ieri i verbali della deposizione del prefetto Ansoino Andreassi, ex numero due della ps. Si conferma che la «perquisizione» alla scuola Diaz fu l'ultimo atto di una strategia repressiva scattata nel pomeriggio di sabato 21 luglio 2001, quando la polizia doveva fare il massimo numero di arresti dopo due giorni di scontri con un morto, centinaia di feriti e danni gravi in tutta Genova. A quel punto - dice Andreassi - entrò in campo lo Sco, il servizio centrale operativo diretto da Francesco Gratteri, e arrivò il prefetto Arnaldo La Barbera che dirigeva l'antiterrorismo anche se in vita sua non si era mai occupato di politica. «Un passaggio di mano - ha detto ai pm l'ex vicecapo - quasi una delegittimazione che ho vissuto come tale». Per Andreassi, scoprirà più tardi Repubblica, era già pronto il benservito di Gianni Letta: il prefetto finirà al Sisde come vicedirettore, mentre La Barbera sarà trasferito al Cesis (l'organismo di controllo dei servizi) e morirà nel settembre 2002. Il capo della polizia Gianni De Gennaro, sentito dagli stessi pm, ha invece raccontato che sabato 21 luglio non cambiò nulla rispetto al giorno prima, se non che si cercò di nascondere i carabinieri responsabili dell'omicidio di Carlo Giuliani. E della Diaz De Gennaro seppe ben poco finché non lo svegliò Fausto Bertinotti. Poco importa se, come osserva il Corriere, Andreassi e De Gennaro abbiano fornito ai magistrati «due versioni diverse», o se invece «le contraddizioni non sono così gravi» come dicono al Viminale. Più importante è ricordare che Andreassi non parlò solo il 17 dicembre, quando ormai La Barbera non poteva più difendersi, ma fin dalla testimonianza resa ai pm il 3 settembre 2001. E non ha affatto accusato il collega, né da vivo né da morto. Ha solo chiarito che a un certo punto non era lui a comandare. C'erano La Barbera e «quelli dello Sco», gente che proviene dal mondo delle squadre mobili, che dei no global sa ben poco e ha più familiarità con la lotta alla mafia. Esattamente come Gianni De Gennaro, che all'antiterrorismo ha messo prima La Barbera e ora Gratteri. Al contrario Andreassi, fine analista che viene dalle Digos, era l'unico a conoscere il movimento e temeva che alla Diaz si andasse «a cercare rogne».

Nessuno al Viminale l'accusa di mentire. E allora conviene ricordare cosa successe tra quel pomeriggio e la notte della Diaz. Ci fosse o meno un ordine del capo, si mossero infatti per arrestare più gente possibile, formarono «pattuglioni misti» per andare a caccia di no global tra campeggi e dormitori, cominciarono a denunciare tutti per associazione a delinquere, reato che sembra una firma dei «mobilieri». L'indomani, al tavolo degli otto, Berlusconi si vantò di quei 93 arresti della Diaz.

C'era Gilberto Calderozzi, vice di Gratteri, a capo del «pattuglione» bersagliato dalla sassaiola fantasma presa a pretesto per andare alla Diaz (mai trovate le vittime). Erano tutti uomini delle squadre mobili quelli che estesero la perquisizione al Media center, nella scuola Pertini davanti alla Diaz: Gratteri, fin dall'inizio, si prese chissà perché la responsabilità di quell'«errore» che oggi comporta gravi capi d'accusa per tre poliziotti. E ancora, erano uomini dello Sco e delle squadre mobili quelli che scrissero i verbali falsi, quelli con la «viva resistenza» degli occupanti, le «armi improprie» e le «due bottiglie incendiarie tipo molotov». Anche tacendo del massacro - oggi imputato solo ai responsabili della celere di Vincenzo Canterini, un altro pezzo della polizia - alla Diaz Gratteri capì subito che qualcosa non andava, tanto da mettere uomini di sua fiducia - risulta agli atti - a fare ordine e a scrivere i verbali. Il pupillo di De Gennaro partecipò anche al conciliabolo attorno al sacchetto azzurro con le due molotov.

Al processo, se ci sarà, può anche darsi che Gratteri e altri funzionari riescano a spiegare di essere stati raggirati da altri, quelli delle molotov. Ma certo non basteranno i silenzi le menzogne degli interrogatori resi ai pm. Per risollevare l'immagine della polizia devono chiarire le responsabilità di ciascuno. Penali e non.



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