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La Destra e gli Altri
by da: Antiautoritari Anonimi Tuesday, Feb. 03, 2004 at 8:22 PM mail:

Lo scopo iniziale di questo libro era quello di prendere in considerazione una parte ben precisa della Destra radicale, quella che da anni cerca di trovare ascolto presso la Sinistra rivoluzionaria e gli anarchici, di instaurare un dialogo.

Non è un mistero per nessuno che ci siano estremisti di destra pronti a correrci incontro, a stringerci la mano. Il nostro intento era dunque quello di affrontare una volta per tutte questo problema anche perché, alla luce dei recenti avvenimenti, l'invito a bere dallo stesso calice in cui si disseta la peste bruna rischia di farsi assillante e, quel che è peggio, di trovare qualcuno disposto ad accettarlo. Poi, mano mano che raccoglievamo materiale e ci riflettevamo sopra, ci siamo accorti di non poterci limitare a seguire quel progetto, di essere costretti ad ampliare la nostra prospettiva. Innanzitutto non è possibile operare una precisa distinzione all'interno della Destra, checché ne dicano gli esperti in materia - che tanto amano sottolineare la «grande eterogeneità» della Destra italiana - e gli estremisti di destra, che ci accuseranno di gretto superficialismo. Di fatto non esiste una Destra che sta in parlamento, istituzionale e integrata; una estrema Destra che ci guarda in cagnesco, truce e squadrista; un'altra ancora che ci strizza l'occhiolino, moderna e possibilista; e tutt'e tre ben definibili ed identificabili. Esiste la Destra e basta. Il fascismo è essenzialmente spiritualismo, attaccamento a valori ritenuti eterni. Quindi, ad una ferrea fedeltà a questi valori accompagna un'assoluta flessibilità di mezzi. Il fascista non dà alcun significato, alcuna importanza allo strumento che adopera, non lo collega in alcun modo ai fini che si prefigge, poiché reputerebbe di insozzare il sacro con il profano. Ecco perché per la Destra a livello operativo tutto è lecito, dalla presenza in parlamento alle stragi sui treni. Perciò è fuori luogo operare dei "distinguo" al suo interno, un passatempo per sociologi, per intellettuali desiderosi di sviscerare bene tutti i particolari della questione per mettersi la coscienza a posto. Del resto per rendersene conto basta pensare a Pino Rauti, che è stato di volta in volta fuori e dentro il partito missino, pro e contro il terrorismo, orgoglioso repubblichino e fautore dello «sfondamento a sinistra»; oppure a Stefano Delle Chiaie, ex sprangatore di comunisti, ex infiltrato ed ora disponibile alleato. I legami, i contatti, gli aiuti, che durante tutto il dopoguerra sono intercorsi fra Destra istituzionale e Destra radicale, e fra le diverse frazioni di quest'ul­tima, dimostrano come non sia affatto sbagliato fare - scusate l'involontario gioco di parole - di tutta l'erba un fascio. Non soltanto non si può criticare una sola parte della Destra, ma è anche impossibile criticare la Destra senza criticare la Sinistra. Giustamente Daniel Guérin asseriva che «il fascismo è il risultato delle carenze del socialismo». Ma, a loro volta, queste carenze sono il risultato della natura del "socialismo".

A proposito di trasformismo

In altre parole, la Destra non è un vampiro maligno che piomba sul collo della Sinistra per succhiarne il sangue attraverso l'imitazione, come piagnucolano in conti­nuazione gli stalinisti. Ne é piuttosto la figlia, che ne beve il latte con avidità perché da questo trae vita. O, meglio ancora, Destra e Sinistra sono come sorelle gemelle che pur avendo caratteri diversi sono legate indissolubilmente, in una sorta di simbiosi. Anche se la Sinistra se ne avrà a male, bisognerà pur dirle certe cose. Da molti anni la Sinistra va denunciando il trasformismo della Destra. Ma strillare indignati non basta. Bisogna anche capire perché la Destra imita la Sinistra e soprattutto come ciò sia possibile. Sul perché, la Sinistra ha dato la sua risposta: al suo interno è abitudine diffusa ritenere che dopo il 1945, cioè dopo la sconfitta storica dell'esperienza fascista, l'isolamen­to che colpiva chiunque si richiamasse a quella stessa esperienza abbia spinto la Destra a cercare la propria sopravvivenza attraverso la "modernizzazione" di tematiche, linguaggi e metodi, in un'operazione che ha preso come esempio l'operato altrui (nella fattispecie dei marxisti). Ma una considerazione del genere trascura per lo meno due cose: la Destra ha sempre impiegato questa tattica, anche prima del 1945, grazie anche all'origine "socialista" del fascismo; anche la Sinistra, quando ha bisogno di ossigeno, ricorre a questo metodo. In una famosa intervista Hitler riconosceva senza peli sulla lingua: «Ho molto appreso dal marxismo e non tento di nasconderlo. Non ho appreso certo dai fastidiosi capitoli sulla teoria delle classi sociali o sul materialismo storico, né da quella cosa assurda che si definisce limite del profitto o altre frottole del genere. Ciò che mi ha interessato e istruito dei marxisti, sono i loro metodi. Ho semplicemente preso sul serio quel che timidamente avevano progettato quelle anime di piccoli bottegai e dattilografi. Tutto il nazionalsocialismo è lì contenuto. Guardateci da vicino: le società operaie di ginnastica, le cellule di fabbrica, i cortei massicci, gli opuscoli di propaganda redatti per essere compresi dalle masse. Tutti questi nuovi mezzi della lotta politica sono stati quasi interamente inventati dai marxisti. Non ho fatto altro che appropriarmene e svilupparli». Come si vede l'infatuazione dei metodi marxisti da parte della Destra è di antica data. E inutile quindi stupirsi se, ad esempio, la destra istituzionale del MSI prende a prestito la denominazione Fronte della Gioventù per la propria organizzazione giovanile dalla corrispondente organizzazione del partito comunista (cambiata poi in FGCI) o se Pino Rauti fonda il gruppo Ordine Nuovo usando il nome del giornale creato da Granisci. Certo è comprensibile che episodi del genere - che come vedremo si diffonderanno a macchia d'olio a partire dal 1969 - irritino a morte la Sinistra. Ma la rabbiosa denuncia degli effetti, ne nasconde opportunamente la causa. E qui torniamo al problema di come sia possibile che la Destra imiti con tale disinvoltura la Sinistra. In un fotomontaggio ad opera del dadaista John Heartfield, si vede il ministro della propaganda nazista Goebbels che maschera Hitler con la barba di Marx. «Trasformismo. - dirà la Sinistra - Trasformismo al servizio di una causa malevola». Ma l'abito non fa il monaco, non a lungo almeno. Hitler travestito da Marx, rimane pur sempre Hitler con una barba posticcia. Se è possibile che qualcuno ci caschi scambiandolo veramente per Marx, evidentemente è perché c'è qualcosa di più di un semplice travestimento. Il trasformismo non è patrimonio esclusivo del pensiero reazionario, ma è una caratteristica della politica, una sua tara indelebile. Chiunque abbia una mentalità politica soffre di trasformismo, che sia fascista, comunista o anarchico (perché purtroppo anche fra gli anarchici ci sono molti politici). Ecco perché chiunque abbia scopi politici tende ad appropriarsi di ciò che ritiene utile ai propri fini, senza pudori di sorta, senza distinzioni di colore. La storia della politica è piena di «compromessi storici», più o meno giustificati. Del resto, se la Destra guarda quasi sempre a sinistra per risolvere i propri guai, la Sinistra guarda quasi sempre agli anarchici. Ad esempio, il concetto di autonomia operaia non è che la versione "corporativa" di quella autonomia proletaria sostenuta dai libertari. E a proposito di questo vocabolo - libertario - coniato dall'anarchico francese Déjacque nel 1858, oggi corre di bocca in bocca fino ad affiorare sulle labbra di cani e porci, indifferentemente. Per non parlare di quella azione diretta, un tempo rivendicata solo dagli anarchici, che oggi tutti "praticano" con ugual fervore. A loro volta, ci sono anarchici che, pur di "contare" qualcosa, pur di non sentirsi esclusi, non temono di prendere in prestito idee e pratiche altrui. Pacifismo, umanitarismo, demo­craticismo, sono ormai pane quotidiano per questi anarchici, pronti a votare nei referendum, a dialogare con partiti come Rifondazione Comunista o la Rete, a sentire le ragioni dei cristiani di sinistra. Lasciamo quindi le accuse di trasformismo a chi ha il coraggio, o la spudoratezza, di lanciare la prima pietra. La Destra può imitare con tanta facilità la Sinistra perché sono sorelle gemelle, figlie della stessa madre: la politica.

Una doverosa distinzione

Prima che qualche lettore maligno ci accusi di mettere sullo stesso piatto della bilancia Destra e Sinistra, in un guazzabuglio che «fa oggettivamente il gioco dei fascisti», chiariamo subito una cosa. Operare una distinzione fra Destra e Sinistra non solo è possibile, ma in un certo senso anche doveroso. Malgrado siano in molti oggi ad usare l'ambiguo slogan «né destra né sinistra», ad incitare al superamento di «vecchi schemi», costoro sembrano dimenticare che abolire le parole non significa abolire le idee che queste rappresentano, né tanto meno appianare i contrasti che vi intercorrono e che sono sostanziali. Essere fratelli, seppur gemelli, non significa essere una unica persona. In fin dei conti, Caino ha ucciso Abele. La Sinistra ha sempre dichiarato di battersi per la libertà e la giustizia. Ma per raggiungere questi scopi di natura sociale, la Sinistra si serve di uno strumento politico: lo Stato. Se le sue ambizioni sono rimaste ampiamente deluse, se non sono mai andate al di là delle buone intenzioni, se la libertà e la giustizia che la Sinistra ha saputo realizzare sono solo una triste parodia di ciò che arde nei nostri cuori, è proprio perché la Sinistra affida allo Stato l'incarico di occuparsene. E se si utilizza uno strumento politico non si possono ottenere che risultati politici, mai sociali. Ma se per la Sinistra lo Stato è un mezzo, per la Destra è un fine. La differenza è fondamentale. I valori spirituali di cui si compone la dottrina fascista hanno una sola concretizzazione storica, che è per l'appunto lo Stato, l'autorità. Se il marxista si identifica con il benessere sociale e si illude di raggiungerlo a colpi di legge, il fascista si identifica direttamente nella Legge e nell'organo che la promuove, fregandosene bellamente delle condizioni sociali in cui si vive. Il fascismo è potere, esercizio del potere. Ecco perché, se noi che siamo nemici di ogni autorità non possiamo escludere, almeno come principio, che la Sinistra nel suo cammino possa incorrere in qualche "incidente di percorso" tale da indurla una volta per tutte ad abbandonare l'utilizzo della logica politica (naturalmente ci riferiamo alla base della Sinistra, alle donne e agli uomini che subiscono lo sfruttamento quotidiano, non certo ai suoi vertici - partiti e sindacati - grandi o piccoli che siano), lo stesso non si può pensare per la Destra. Come insegna la storiella dello scorpione e della rana, non si può pretendere che uno scorpione non morda, poiché mordere è nella sua natura. Allo stesso modo non si può pretendere che la Destra rinunci al potere, poiché è nella sua natura. Ed è proprio per questo che la Destra va soppressa, senza esitazioni, senza tentennamenti. Così, non abbiamo dubbi che la Sinistra sia preferibile alla Destra, ma sappiamo anche che si tratta del male minore.

La nostra lotta

Oggi come sempre è dunque necessario non esitare nel combattere il fascismo. Per farlo è sicuramente utile conoscerne i tratti, le manifestazioni, la strategia che nella sua versione radicale è tutta incentrata sulla sintesi fra Destra e Sinistra. Ma questo non basta. Dobbiamo soprattutto conoscere il nostro progetto, dobbiamo anche sapere i motivi che spingono noi a lottare contro questo mondo. Se non lo facciamo, se non approfondia­mo le ragioni della nostra lotta, se non sondiamo l'abisso che abbiamo dentro, rischiamo di affidare tutto all'ortodossia, all'ideologia. Nel qual caso non potremo più lamentarci se, al primo colpo di vento, ci ritroveremo aggrappati ai nostri nemici. In breve, non basta sapere cosa vuole la Destra, per combatterla. Bisogna anche sapere cosa vogliamo noi. I motivi per cui rifiutiamo il fascismo. I motivi per cui rifiutiamo questo mondo. Per riuscire a comprendere il senso reale - non ideologico - delle posizioni contrapposte. Questo libro - dopo aver toccato diversi argomenti: la funzione dell'immagine del nazismo nella società democratica, una riflessione sulla teoria degli opposti estremismi, la recente questione sulla non esistenza dell'olocausto sollevata dai revisionisti, le ragioni dell'attrazione esercitata dal fascismo su alcuni anarchici - vuole essere un tentativo volto soprattutto in questa direzione.
Antiautoritari anonimi

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