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Politica, sesso libero e violenza un film sul 77 e sulla radio libera Alice
by Alice nel paese delle acciughe Thursday, Aug. 19, 2004 at 9:56 AM mail:

La pellicola riscostruisce la vicenda bolognese di Radio Alice Il regista: "Il suo messaggio contro l'autorità è ancora attuale" Politica, sesso libero e violenza così il cinema riscopre il '77 "Lavorare con lentezza" di Guido Chiesa, con Mastandrea e Claudia Pandolfi, è tra i film italiani più attesi a Venezia

La pellicola riscostruisce la vicenda bolognese di Radio Alice
Il regista: "Il suo messaggio contro l'autorità è ancora attuale"
Politica, sesso libero e violenza
così il cinema riscopre il '77
"Lavorare con lentezza" di Guido Chiesa, con Mastandrea
e Claudia Pandolfi, è tra i film italiani più attesi a Venezia
di CLAUDIA MORGOGLIONE


Mastandrea nel film

ROMA - "Lavorare con lentezza, senza
alcuno sforzo. Lavorare ti fa male, ti manda all'ospedale". Versi creati dal cantautore napoletano Enzo Del Re, e diventati celebri come inizio-tormentone dei programmi di Radio Alice: ovvero il prodotto più geniale, sovversivo (nel linguaggio) e anti-autoritario (nei contenuti) della Bologna della contestazione. Un inno vivente alla rivoluzione, alla società senza bisogni, al libero amore; un'emittente che, nei suoi brevi, tredici mesi di vita - dal febbraio 1976 al marzo '77 - lasciò un'impronta indelebile su un'intera generazione.

Era l'epoca del Movimento, del femminismo, degli scontri di piazza; per alcuni, sarebbe diventata anche l'epoca della droga. E ora, a riportarla in auge, ci pensa uno dei tre film italiani in concorso alla Mostra di Venezia 2004: si chiama, appunto, Lavorare con lentezza, è diretto da Guido Chiesa, e interpretato, tra gli altri, da Valerio Mastandrea (nel ruolo di un poliziotto) e Claudia Pandolfi (è Marta, una delle ragazze del gruppo). Un'opera che è un omaggio a quella breve stagione: controversa, sì - l'emittente fu chiusa il primo marzo del '77, nel pieno degli scontri - ma certamente creativa e originale. Grazie anche al contributo di talenti come Bifo.

Torinese, classe '59, già indagatore del fenomeno in questione (col documentario Alice è in paradiso), Chiesa si ripresenta così al Festival veneziano, quattro anni dopo l'accoglienza freddina riservata al suo Partigiano Johnny. E lo fa con l'unica pellicola, tra quelle made in Italy in cartellone, che parla non solo di vicende private ma anche della nostra storia: "Non sono in grado di esprimere in una sola frase perché ho deciso di fare questo film - spiega - ma non l'ho fatto certo per nostalgia. Anche se è vero che Radio Alice è centrale, specie per come ha usato il linguaggio; un modo ancora attuale, libertario, senza censure, e non autoritario".


Ma la pellicola - prodotta dalla Fandango di Domenico Procacci, in collaborazione con Medusa - sceglie di parlare di quegli anni con un'ottica molto, molto particolare. E cioè partendo dal tentativo compiuto da due ragazzi bolognesi di periferia, Sgualo (Tommaso Ramenghi) e Pelo (Marco Luisi), di arrivare a rapinare una banca attraverso lo scavo di un tunnel. Ed è proprio mentre danno colpi di piccone sottoterra che i due, dotati di radiolina, scoprono i programmi di Alice: e sarà un vero colpo di fulmine, che li porterà in contatto con il popolo della radio e cambierà il corso della loro vita.

E ci sono anche altri elementi, che suscitano attesa per l'uscita del film (nelle sale a settembre). Ad esempio, un Mastandrea nel ruolo di poliziotto, dopo aver conquistato la Mostra di Venezia, due anni fa, come pilota di corse clandestine (in Velocità massima di Daniele Vicari, molto applaudito dal pubblico). O una Claudia Pandolfi che si rituffa nel cinema dopo il pieno di fiction. O, ancora, la presenza nella colonna sonora (e con un'apparizione nel film) del gruppo musicale Afterhours. E, soprattutto, il fatto che a scrivere la sceneggiatura, insieme allo stesso Chiesa, sono stati i cinque "creativi" del collettivo Wu Ming, autori di libri best-seller come Q.

Vedremo come la Mostra reagirà alla sfida di riportare d'attualità quell'epoca così forte. Secondo Chiesa, la battaglia si può vincere: anche se da allora sono trascorsi 27 anni, "quel rifiuto del mondo della fabbrica non ha cambiato di molto le cose. Anzi, in Occidente oggi si lavora molto più di prima e senza le garanzie di una volta. In più c'è anche maggior stress e competizione. Anche per questo - conclude - il tema mi sembra del tutto attuale".

repubblica
(18 agosto 2004)

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