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Gerico, salta il ritiro di Israele
by S.D.G. (da Il Manifesto) Tuesday, Aug. 19, 2003 at 12:25 PM mail:

Falliti i negoziati tra lo stato ebraico e l'Anp sul ritiro dalle città di Gerico e Qalqilya. Gli israeliani decisi a mantenere i check point intorno alle due città. Oggi nuovo incontro tra il ministro della difesa Shaul Mofaz e il responsabile della sicurezza palestinese Mohammed Dahlan

Rinviato ulteriormente il ritiro dell'esercito israeliano dalle città cisgiordane di Qalqilya e Gerico, previsto inizialmente per ieri. I colloqui tra il ministro della difesa dello stato ebraico Shaul Mofaz e il responsabile per la sicurezza palestinese Mohammed Dahlan sono falliti nuovamente, facendo saltare un'altra volta l'implementazione della Road map, il piano di pace proposto dal quartetto (Usa, Ue, Onu e Russia) che dovrebbe portare alla creazione di uno stato palestinese nel 2005. Gli israeliani pretendevano da Dhalan un impegno personale che i palestinesi inclusi in una lista di ricercati non avrebbero rispreso attività contro Israele e, d'altra parte, si sono rifiutati di smantellare i posti di blocco intorno alle due città. «La parte israeliana - ha detto Elias Zananiri, portavoce di Dahlan - ha sollevato alcune questioni di sicurezza per giustificare il mantenimento di questi posti di blocco che a nostro giudizio renderebbero il ritiro soltanto cosmetico». Con la sua consueta arroganza, Mofaz ha ripetuto che «lo stato di Israele non farà alcuna concessione in materia di sicurezza». Oggi, comunque dovrebbero riprendere i colloqui tra le parti, per definire il ritiro non solo dalle due città di Qalqilya e Gerico, ma anche da Tulkarem e da Ramallah, dove il presidente dell'Anp Yasser Arafat vive praticamente sotto assedio dal dicembre 2001.

Nessuna discussione è invece stata fatta sulla liberazione dei detenuti palestinesi in Israele (circa 6000): nei giorni scorsi lo stato ebraico ne ha liberate poche centinaia, per lo più colpevoli di reati comuni e con la pena in via di scadenza. L'Anp, sotto pressione dei gruppi militanti che hanno accettato di proclamare una tregua unilaterale il 29 giugno scorso, chiede molto di più di queste scarcerazioni simboliche e di fatto prive di valore politico.



Colloqui con Hezbollah

Un punto, quest'ultimo, che sarà al centro anche di imminenti colloqui che sono stati annunciati tra Israele e l'Hezbollah libanese, che tiene in ostaggio tre soldati israeliani dall'ottobre 2000. Hassan Nasrallah, leader del gruppo sciita che controlla il sud del Libano, ha detto che un mediatore tedesco sta lavorando per ottenere uno scambio di prigionieri. In un'intervista al giornale saudita Al Watan, Nasrallah si è detto disposto a liberare i suoi prigionieri se Israele si impegnerà a fare passi concreti nello stesso senso. Lo stato ebraico tiene incarcerati 15 membri libanesi di Hezbollah, ma lo sheikh Nasrallah ha detto a chiare lettere che la loro liberazione non basterà. Dovranno essere rilasciati anche militanti palestinesi, perché «la loro causa è la nostra causa», ha detto Nasrallah.



Barghuti in carcere duro

Nel frattempo, il più noto detenuto palestinese in Israele, Marwan Barghuti, segretario generale di Al Fatah in Cisgiordania, è stato trasferito in un carcere di massima sicurezza ed è tenuto in rigido isolamento. Lo ha denunciato il parlamentare palestinese Qaddura Fares. La prigione è quella di Shatta, nel nord di Israele e secondo Fares - lui stesso tenuto prigioniero dagli israeliani per quattordici anni - «è il carcere più duro di Israele. Se le guardie volessero rilasciarlo, dovrebbe passare per cinque porte».

Fares ha riferito la notizia nel corso di una seduta del Consiglio legislativo palestinese, che poco dopo ha emesso un comunicato in cui si condanna la decisione e si chiede al premier palestinese Abu Mazen (Mahmoud Abbas) di assumere il rilascio di Barghuti e di un altro deputato, Hossam Khader, come questione prioritaria nei suoi colloqui con le autorità israeliane.

Barghuti, 44 anni, è considerato uno degli ispiratori della seconda Intifada: fu arrestato nell'aprile del 2002. La magistratura israeliana lo accusa di «aver guidato un'organizzazione terroristica» e dell'omicidio di 26 israeliani. Ma nessuna prova è stata ancora portata contro di lui al processo che è incominciato a Tel Aviv nel settembre scorso. Pur se in stato di detenzione, si ritiene che sia stato lui a convincere le fazioni palestinesi armate a dichiarare la tregua unilaterale del 29 giugno scorso.

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