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11 nov delegazione Mapuche incontra Benetton
by di_zen Sunday, Nov. 14, 2004 at 4:39 PM mail:  

Restituzione, non cessione


TREVISO - Un’estensione di 2500 ettari di terra, nel cuore della Patagonia. Una legua, unità di misura locale. Luciano Benetton donerà la vasta superficie terriera allo scrittore argentino Adolfo Perez Esquivel, premio Nobel per la pace. Un gesto simbolico e concreto, politico e personale. La risposta alla lettera che lo scrittore inviò a Ponzano a luglio, invitando Lucianoo a rendere 385 ettari a una famiglia mapuche sfrattata da un giudice argentino su istanza della Compañia de Tierras, controllata di Edizioni Holding, dunque di Benetton Group, presieduta da Carlo. La terra è «di buona qualità», e potranno pascolarci poco meno di un migliaio di pecore (ogni ovino ha circa 3 ettari, più degli umani). Luciano li affida a Perze Esquivel «come garante di riconosciuta integrità e profondo conoscitore della situazione patagonica, perché possa destinarla agli usi che riterrà più opportuni».

Implicitamente, è la restituzione della terra agli indios, chiesta da Perez Esquivel. Il «beau geste» di Luciano arriva all’indomani dell’annuncio dell’arrivo di una delegazione mapuche in Italia, per una campagna di informazione e sensibilizzazione contro la multinazionale trevigiana, accusata dagli indigenti e dai battaglieri comitati Mapuche di sfruttamento e di aver imprigionato la Patagonia nelle infinite recinzioni di quella società, la benettoniana Compañia de Tierras, che gli indigeni chiamano con etichetta fin troppo chiara, «La gabbia». Ma l’azienda smentisce ogni coincidenza, e ogni «pressione». Adolfo Perez Esquivel, che a settembre aveva incontrato Luciano a Ponzano, ha scritto pochi giorni fa una nuova lettera, richiamando l’imprenditore all’...azione.

Villa Minelli assicura che Luciano attendesse solo l’incontro dei premi Nobel per la pace (domani a Roma) per la donazione. «Un atto concreto e nel contempo simbolico - scrive il maggiore dei fratelli trevigiani - un contributo alla convivenza delle diversità dei popoli di Patagonia, senza per questo apparire sterile o fine a se stesso». E aggiunge: «Un gesto che rientra pienamente nella nostra filosofia imprenditoriale di investire lavorare collaborare e sostenere progetti magari ambiziosi ma fattibili, e sempre con obiettivi di sviluppo e miglioramento economico e occupazionale».

Certo non hanno pesato i timori legali. Né per la causa intentata dal giudice contro Atilio Curiñanco e Rosa Rua Nahuelquir, vinta dalla società, che ha sempre rivendicato la piena titolarità sulle terre acquistate nel 1991 dalla Compañia de Tierras, per 50 milioni di dollari. Né la massiccia mobilitazione anche internazionale, in favore dei Mapuche, promossa dalle associazioni in difesa dei diritti umani, a colpi di ripetute campagne contro la politica imprenditoriale dell’azienda di Ponzano, riverberatasi in manifestazioni, appelli, e siti internet. Il 23 agosto 2003 i due coniugi indigeni, appartenenti alla comunità Mapuche, erano entrati in un lotto di Santa Rosa, un campo nei paraggi di Leleque, a nordest di Chubut, non distante dalla città di Esquel, prima di venir sloggiati il 2 ottobre. Il giudice - dopo una sostituzione perché il primo magistrato era stato considerato ostile dai Mapuche - aveva infine stabilito la piena legittimità della proprietà del terreno, assolvendo comunque i coinugi da ogni implicazione penale perché «in buonafede».

La vittoria legale, dunque, non ha chiuso il dialogo fra lo scrittore e Luciano Benetton. Fino all’incontro a villa Minelli nei mesi scorsi, senza alcuna pubblicità. Il segno che la dura lettera di Perez Esquivel, che chiedeva all’indistriale di resitutire i 385 ettari alla famiglia Mapuche, «leggitima proprietaria», ponendo fine con un gesto di «dignità e levatura morale»a quello che chiamava senza mezzi termini un «furto». E lo scrittore chiedeva provocatoriamente: «chi ha comprato la terra da Dio?», ricordando che «Mapuche» vuol dire «uomo della terra», che lo sbarco della società benettoniana in Patagopnia aveva tolto a quella terra l’armonia della natura, auspicando persino che Luciano incontrasse i Mapuche in Patagonia, «convidivendo con loro vento e silenzio, stelle e panorami».

Un documento dal valore ancor più straordinario perché mirava al cuore, sfidandola direttamente, un’azienda che di una filofosia «prog», attenta al sociale e alle cause nobili (antirazzismo e pace, uguaglianza e convivenza) ha fatto il perno della sua scommessa globale, scandita dalle pubblicità di Toscani. Perez Esquivel si appellava anche alla popolazione di Treviso, per una mobilitazione.

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