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Ancora un suicidio nelle carceri, stavolta a Rebibbia nuovo complesso.
by Papillon-Rebibbia Sunday, Sep. 04, 2005 at 4:14 PM mail: papillonrebibbia@katamail.com

Comunicato stampa. Nella notte tra mercoledì e giovedì, un detenuto bosniaco di 39 anni, detenuto nel reparto G12 del carcere romano di Rebibbia n.c., si è ucciso impiccandosi.


Il detenuto non faceva colloqui con i familiari e sembra che l'unica parente rintracciata sia la sorella che ha espresso il desiderio di riprendersi la salma del fratello.

Le modalità del suicidio (la corda bagnata ed un cuscino sotto lo sgabello) lasciano pensare che il detenuto bosniaco abbia programmato e preparato meticolosamente il suicidio.

Da pochi giorni il detenuto aveva interrotto volontariamente una terapia medica per disturbi di carattere neurologico e si trovava in una cella da solo poichè gli era stato concesso di lavorare (come da lui più volte richiesto).
Queste due novità (il lavoro e la cella singola) che in genere hanno un effetto tranquillizzante sui detenuti, hanno invece avuto uno strano effetto boomerang sul detenuto bosniaco, al punto da moltiplicare gli effetti del suo disagio psichico e indurlo al suicidio.

FINO A QUESTA MATTINA LA DIREZIONE E IL MINISTERO NON AVEVANO RESA PUBBLICA LA NOTIZIA, QUASI CHE IL SILENZIO POSSA CANCELLARE L'ENNESIMO DRAMMA ALL'INTERNO DELLE CARCERI.

La nostra Associazione rende pubblica questa notizia, sottolineando ancora una volta che il livello raggiunto dal sovraffollamento rende praticamente impossibile per i medici e per gli operatori penitenziari (agenti, educatori, psicologi, ecc.) seguire adeguatamente tutti i detenuti che presentano paricolari patologie. Ancora una volta invitiamo tutte le forze politiche a prendere atto delle gravità della situazione generale delle carceri italiane, e pur rendendoci conto dell'impossibilità di discutere e votare in piena campagna elettorale quei necessari provvedimenti di indulto e di amnistia che noi detenuti, insieme alla Chiesa Cattolica e a tanti Cittadini, abbiamo più volte richiesto, chiediamo a quelle forze che più sono consapevoli della nostra drammatica situzione di assumere già oggi, in piena campagna elettorale, l'impegno di mettere al primo punto della nuova legislatura un intervento straordinario sulle carceri, ATTRAVERSO UN PROVVEDIMENTO DI INDULTO E DI AMNISTIA CHE CREI LE CONDIZIONI MINIME NECESSARIE PERB AVVIARE LE RIFORME DEL NOSTRO SISTEMA PENALE E PENITENZIARIO.

Nell'immediato, crediamo che varie forze politiche possano invece trovare già oggi un accordo trasversale per porre limiti precisi all'uso e all'abuso che si compie nell'applicazione della custodia cautelare (oltre 21000 sono i detenuti in attesa di giudizio e mediamente circa la metà viene assolta)e possano inoltre stabilire l'obbligo di applicare in modo integrale ed uniforme, per tutti i detenuti ed in ogni parte d'italia, lo spirito e la lettera della Legge Gozzini, sottraendo i detenuti ai tanti arbitrii che si compiono contro di loro quando chiedono di avvalersi di quella Legge.

Infine, torniamo a chiedere ancora una volta a tutte le Giunte e i Consigli Regionali di procedere, per quanto di loro competenza, nella riforma della sanità penitenziaria e di farsi carico in via straordinaria dell'assunzione (anche a tempo determinato) di educatori e psicologi che vadano ad affiancare quei professionisti già presenti nelle carceri che da soli oggi non possono riuscire a seguire tutti i detenuti.

Ci auguriamo quindi che presto la Giunta e il Consiglio della Regione Lazio, lasciando da parte inutili polemiche, arrivino a discutere ed approvare a larghissima maggioranza le proposte di Legge che vanno in questa direzione, creando un esempio che potrà essere ripreso e sviluppato in tutte le altre Regioni.

Roma lì, 03/09/2005
Il coordinatore nazionale dell'Associazione Culturale Papillon-Rebibbia, Vittorio Antonini.
Cell.3280213759 3343640722

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