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Le misure e la deviazione - Liber* Tutt*
by Esc Sunday, Jun. 25, 2006 at 4:06 AM mail:

Dopo le misure cautelari per il 6 novembre, gli arresti per lo smontaggio del Cpt di Barcellona. Liberta di movimento!

I fatti di questi giorni, segnati dalle misure cautelari per le azioni di auto-riduzione del 6 novembre e dagli arresti per lo smontaggio del Cpt di Barcellona, ci insegnano molto sulla fase politica nuova che stiamo vivendo. Una piccola illuminazione sciagurata. Un’illuminazione laddove qualcuno (la ragione/misura punitiva) vorrebbe diffondere ombra e buio omogeneo.
Ci sembra di poter dire che una distinzione netta, mai come in questo momento, separa le forme della disobbedienza e della violazione delle leggi ingiuste. Da una parte la disobbedienza come problematizzazione, emergenza simbolica, influenza e attraversamento dello spazio pubblico-politico; dall’altra la disobbedienza come produzione di nuova sfera pubblica non rappresentativa, come rottura radicale dell’obbedienza, come decisione comune. Chi ha animato la grande giornata di rivendicazione del 6 novembre per il reddito garantito, ha deciso di praticare “qui e ora” forme di auto-riduzione e di sciopero metropolitano contro la precarietà. Chi ieri ha praticato azioni di disobbedienza smontando pacificamente il Centro di internamento per migranti di Zona Franca di Barcellona (l’equivalente di un nostro Cpt), ha deciso di mettere fine alla vergogna della detenzione etnica, a quell’indicibile giuridico definito detenzione amministrativa.
La prima forma di disobbedienza – la problematizzazione senza decisione – trova i favori di una “democrazia in crisi di ossigeno”. Laddove i processi di globalizzazione e di erosione della sovranità statale determinano la crisi dei processi di rappresentanza, il fabbisogno di “esternalità produttive” diventa questione decisiva in politica, così come già in precedenza lo era diventata in economia. La governance, in questo senso, è esattamente quell’«apparato di cattura» che non può fare a meno di implementare e nello stesso tempo di perimetrare questa proliferazione partecipativa, rilevatore sismico degli smottamenti imprevisti e garanzia di permanente mobilità.
La seconda forma di disobbedienza non può che incontrare ostilità senza misura. La smisuratezza attiene in primo luogo alle risposte repressive. Inutile tentare di capire che tipo di relazione passa tra un’azione pubblica di auto-riduzione e una rapina pluriaggravata: il nesso e l’equivalenza è irrintracciabile. Non c’è prassi giuridica, ma arbitrio punitivo. Inutile provare a spiegarsi perchè lo smontaggio pacificamente praticato di una struttura inumana diventa motivo di aggressione poliziesca dove nulla, persino telecamere e giornalisti, viene risparmiato. Meglio non esistono misure ed equivalenze perchè in gioco c’è una prassi che decide, un linguaggio che esegue, una passione che costruisce. Questa seconda forma di disobbedienza parla una lingua per il potere non assimilabile, perchè ha a cuore la messa in mora dell’obbedienza in quanto tale.
In molti, in questi giorni, parlano del 6 novembre e delle sue sciagurate e insopportabili ricadute repressive come il colpo di coda di ciò che è stato, del movimento alterglobalista e della sua parabola ormai esaurita. Viene da chiedersi se piuttosto, in forme magari balbettanti e confuse, quella vicenda non parli di una nuova emergenza, difficile da perimetrare, che ha nella questione della precarietà, del reddito garantito, dei diritti di cittadinanza, il suo punto d’attacco. È evidente che molti tra gli eventi europei dell’autunno trascorso e in particolare della primavera (le lotte uiversitarie dall’Italia alla Francia, dalla Danimarca alla Grecia) ci fanno prendere per vera questa ipotesi. Trapasso al nuovo, più che ultimo approdo del vecchio.
Se questa ipotesi non è troppo azzardata, ci pare meno difficile cogliere l’accanimento repressivo di governi democratici e progressisti (da Prodi a Zapatero). Prima che il virus francese (anti-Cpe) contagi l’europa dei movimenti, bisogna mettere le cose in chiaro e riportare le misura laddove la smisuratezza dei conflitti confonde le carte. Colpirne alcuni per educarne tanti.
Sicuramente molto cose andranno riflettute con maggiore calma, fuori dalla tensione cui ci hanno ridotto (10 comp*, tra arresti e misure cautelari in 3 giorni), ma qualcosa ci sembra più chiaro. Ricostruire la frontiera utile per l’esodo, è questo il compito che attende la nostra intelligenza!
Nonostante tutto, non ci faremo trovare impreparati!

Liber* tutt*
Francesco, Paolo, Laura, Chicca, Denise, Gabriele liberi subito
Chiudere i Cpt
Reddito per tutt*


Esc – atelier occupato (Roma)

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