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25 aprile. Gli antifascisti si dividono
by Il Nuovo Giornale di Bergamo Saturday, Apr. 22, 2006 at 6:05 AM mail:

Il caso. Comunicato su Indymedia: «Sfileremo con la nostra scorribanda. Performance creative tematiche»
25 aprile, gli antifascisti si dividono
Corteo antagonista organizzato da no global e centri sociali

BERGAMO - La festa della Liberazione quest’anno è divisa:
la sinistra antagonista bergamasca non parteciperà questa volta al tradizionale corteo dell’Anpi e delle istituzioni, che dalla stazione si snoda su via Papa Giovanni XXIII, per
deporre le corone d’alloro sotto il monumento al Partigiano
di Manzù.
I manifesti, firmati con il logo di Bergamo antifa (che sta per antifascismo), sono apparsi ieri sui muri bergamaschi: sotto il titolo Bergamo Resiste, viene proposta una scorribanda antifascista per le vie della città, con partenza alle 9.30 da piazzetta Santo Spirito. In coincidenza perfetta con il concentramento del corteo ufficiale.
Recita un comunicato anonimo apparso sul sito indipendente Indymedia: «Per la prima volta da 60 anni a questa parte l’antagonismo cittadino sfilerà con la propria scorribanda
antifascista per le vie cittadine.
Un carro con i suoni del Bunker e di Delta 9, comunicazione
e creatività per una scorribanda che richiederà la partecipazione attiva a chi vi prenderà parte. Per ogni parola d’ordine una via cittadina, per ogni via cittadina performance creative tematiche. Una scelta irriverente per affermare l’attualità dell’antifascismo».
Non viene meglio specificato, all’interno del comunicato,
quale sia il contenuto di queste performance creative tematiche.
Quello che è certo, è che il corteo antagonista sarà
un sorvegliato speciale da parte delle forze dell’ordine:
al centro del manifesto appare infatti la scritta Libertà per gli antifa, con chiaro riferimento ai fatti che hanno sconvolto Milano lo scorso 11 marzo, quando anarchici ed esponenti dei centri sociali hanno creato disordini nel
centro cittadino. Agli scontri sono seguiti numerosi fermi e arresti, contro i quali gli antagonisti andranno a manifestare martedì.


25 aprile divisi. «Una data per ricordare chi è morto per la democrazia, il cemento su cui si basa la società»
«Non ho a cuore i centri sociali»
Il sindaco Bruni: «La Liberazione dovrebbe unire»

BERGAMO - «Non lo sapevo». E’ il commento a caldo del sindaco diBergamo Roberto Bruni, dopo aver saputo la notizia dell’intezione dei centri sociali di non partecipare al corteo per la festa del 25 aprile, data storica della liberazione dell’Italia dall’oppressione nazi-fascista. «Il 25 aprile deve essere unmomento di unità e ricordo di quelle persone che hanno combattuto e sonomorte per il grande valore della democrazia, il cemento su cui si basa la nostra
società - spiega il primo cittadino bergamasco - Credo che il corteo dovrebbe essere unico, che non dovrebbero esserci divisioni.
Ogni sottrazionemi lascia quindi stupito e non condivido una scelta di questo tipo.
La presenza dei centri sociali non mi sta particolarmente a cuore, rispetto comunque la loro scelta, anche se non la condivido».
Adistanza di tantissimi anni è possibile una pacificazione e una commemorazione di tutti i caduti di quel periodo, anche
di quei giovani che hanno combattuto per la Repubblica di Salò? «L’ho detto anche l’anno scorso - risponde Roberto
Bruni, figlio di un partigiano - la pietà umana deve essere rivolta a tutti i caduti però non si possono confondere le ragioni che hanno portato ai morti. Ci sono stati migliaia di giovani che hanno combattuto per la libertà e hanno versato il proprio sangue per poterla conquistare. Proprio per questo motivo bisogna continuare a distinguere, altrimenti la festa del 25 aprile non
avrebbe più senso».
Il primo cittadino della città è coinvolto emotivamente nella giornata che la città di Bergamo si appresta acommemorare.
Roberto Bruni, lo zio del sindaco, durante la guerra è stato deportato in Germania dove a soli 31 anni ha perso la vita in un campo di concentramento. «Personalemnte il 25 aprile rappresenta qualcosa di molto importante - dichiara il
sindaco - è una tradizione di famiglia.Mio padre è stato deportato e, a differenza di mio zio, ha avuto la fortuna di tornare a casa. A soli 31 anni mio zio Roberto è stato ucciso in un campo di concentramento».


Antagonisti/2. «Rincorre le destre sul loro terreno»
Nel mirino l’ex assessore Misiani
«Crociate contro gli ambulanti»

BERGAMO -Gli organizzatori del corteo alternativo non rilasciano interviste, ma ci inviano un comunicato,
anche questa volta assolutamente anonimo. Dietro alla decisione di non partecipare alla manifestazione tradizionale, sta il desiderio di autorganizzazione
dal basso.
I valori della Resistenza si legano ad altri problemi:
la guerra, l’immigrazione, la repressione. Non manca un riferimento diretto alla situazione bergamasca, in particolare all’assessore alla Sicurezza Antonio Misiani:
«La crociata contro i venditori ambulanti senegalesi di Misiani appare un goffo tentativo di rincorrere le destre sul loro stesso terreno. Parliamo di tentativo goffo perché gli elettori distinguono alla svelta la brutta copia dalla bella e si adeguano di conseguenza». Non manca in chiusura
un riferimento agli scontri di Milano dell’11 marzo in occasione del corteo della Fiamma tricolore: «Esigiamo l’immediata scarcerazione degli antifascisti e delle anitfasciste arrestate l’11 marzo mentre si opponevano,
mettendo in gioco se stessi, alla parata fascista del Movimento Sociale -Fiamma tricolore, nell’indifferenza
di una città il cui silenzio continua ad essere assordante». Insomma, gli antagonisti hanno le idee chiare: non ci mischiamo con i partiti, destra o sinistra che sia, e per la prima volta dalla Liberazione Bergamo non vedrà sfilare
un unico corteo, riunito sotto i valori dell’antifascismo.


AL CORTEO DIVISI - Gli autonomi non parteciperanno alla manifestazione organizzata da Comune e Partigiani

Liberazione/3. Parigi dell’Anpi di Bergamo «dribbla» la polemica dei due cortei: «Penso alla Coistituzione»
«Non mi stupisco:loro criticano tutti»

BERGAMO -«Non mi stupisce la loro decisione. Sono critici
con tutti, è una loro caratteristica». Con serenità
e un pizzico d’indifferenza è stata appresa la notizia della separazione all’interno della sinistra dal presidente dell’Anpi, Salvatore Parigi. La decisione da parte dei centri sociali di non partecipare alla manifestazione del
25 aprile organizzata tutti gli anni dall’Anpi non crea particolari problemi al partigiano. «Tutti possono partecipare al nostro corteo, ma devono volerlo. Noi
non abbiamo nessun problema. Il nostro intento è quello di ricordare il 25 aprile e di difendere la costituzione
italiana che negli ultimi anni qualcuno ha tentato di stravolgerlo, oltre che di modificarla. Anche per questo motivo al referendum sulla devolution noi voteremo per il no, perchè crediamo che la costituzione non possa essere stravolta. C’è gente che in passato ha combattutto e donato
la propria vita per la libertà. Su quelle persone si
fonda la nostra Costutuzione». Dopo aver combattuto
per anni a fianco di Ferruccio Parri, Salvatore Parigi,
partigiano classe 1924, attuale presidente dell’Anpi difende ancora con forza la libertà e la Costituzione,unica arma di
garanzia per gli italiani. «Ritornando ai ragazzi dei
centri sociali - dichiara Parigi- rispettiamo la scelta.
Devo sottolineare un aspetto. Loro si sono sempre uniti
al nostro corteo. Adesso si sono staccati anche perché vivono il 25 aprile in un modo diverso dal nostro. L’importante è che ci accomuni la voglia di libertà propria della celebrazione della festa del 25 aprile»


Liberazione/2
CesareVeneziani
«Non milasciarono parlare di riappacificazione»

BERGAMO - L’ex sindaco della città Cesare Veneziani, rimane sulle proprie posizioni, quelle esternate negli anni in cui ricopriva la carica di primo cittadino: in occasione del 25 aprile bisogna commemorare i morti di ogni colore. «Il primo anno non mi hanno lasciato parlare e per questo motivo ho preferito non fare più il discorso - dichiara l’ex sindaco
di Bergamo - Purtroppo erano contrari alla mia idea di pacificazione, ma continuo a credere che dopo 70 anni è doveroso ricordare tutti quei giovani morti durante la guerra civile. Con questo non si vuole riscrivere la storia
e dire che quei soldati combattessero per una giusta causa. Quando c’è stata l’invasione delle truppe tedesche al nord
tanti hanno combattutto contro di loroma tanti credevano nella Repubblica Sociale ed hanno combattuto per un altro
ideale. Sia da una parte che dall’altra ci sono stati eccessi e persone in buona fede. Il 25 aprile oltre a sancire la fine della seconda guerra mondiale e della libertà riconquistata, ha sancito la fine di una guerra civile sanguinosa, combattuta tra giovani italiani».
Da due anni Cesare Veneziani non è più il sindaco della città e vive il 25 aprile da semplice cittadino ma il sogno
rimane lo stesso. «E’ una data importante per il nostro Paese che ha sancito la riconquista della libertà e quindi la liberazione dal nazifascismo - dichiara Veneziani -
Vorrei che dopo tanti anni si potesse parlare di riappacificazione di un momento della storia che ha portato tantissima sofferenza. Il mio discorso non è accettato dalla sinistra italiana. Diverso invece in altre parti d’Europa,
dove l’idea della riappacificazione è tenuta in considerazione».

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!!!!!!
by t Saturday, Apr. 22, 2006 at 2:21 PM mail:

"tanti credevano nella Repubblica Sociale ed hanno combattuto per un altro ideale. "

c'è qualcuno che in un buon italiano, con calma e amicizia, è in grado di spiegare, se gli garba, a l'ex sindaco che quelli erano 'ideali' falsi, dis-valori, nulla di buon in cui avere fiducia, nulla di buono su cui pensare di migliorare, modificare, radicalmente cambiare la nostra passegera esistenza?
Io, fondamentalmente, mi sono rotto il c...o, non della pietà umana, quella per fortuna ci compete, ne' di coloro che dicono che 'alcuni giovani pensavano che fosse giusto' (errare è umano..), io mi sono assolutamente triturato i c.....i di sentire parlare di ideali: quali ideali??
ciao

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venerdì 21 aprile 2006
by Il Nuovo Giornale di Bergamo Saturday, Apr. 22, 2006 at 2:28 PM mail:

Gli articoli sono tratti da Il Nuovo Giornale di Bergamo di venerdì 21 aprile 2006.

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