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"In Buenos Aires rischiato il morto"
by Repubblica di oggi Friday, Jun. 16, 2006 at 11:30 AM mail:

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“In Buenos Aires rischiato il morto”
Perizia dei Ris su un razzo laciato dagli autonomi negli scontri: poteva uccidere.
Domani il corteo dei centri sociali per chiedere la scercarazione degli arrestati dopo l’11 marzo. Si temono nuovi incidenti.

Un razzo che poteza ucciderem quello lanciato contro le forze dell’ordine dai manifestanti in Corso Buenos Aires l’11 marzo scorso. E’ questa la conlcusione a cui è giunta una perizia effettuata dal Ris dei Carabinieri di Parma. Una notizia che arriva a poche ore dal corteo che, domani, sfilerà per chiedere la liberazione dei 25 militanti di centri sociali ancora in carcere per gli scontri che si ebbero durante quella manifestazione. La vigilia è segnata dal timore di nuovi incidenti.

“Quel razzo poteva uccidere”
I periti sugli scontri di Buenos Aires: ordigni con effetto mortale.

A una manciata di ore dal corteo nazionale che domani sfilerà per le vie milanesi per chiedere la loro liberazione, il caso dei 25 militanti dei centri sociali in carcere per gli incidenti di Buenos Aires si arricchiesce di un nuovo tassello: e non sembra una novità destinata a rasserenare gli animi. Il Ris di Parma, il centro di indagini scientifiche dei Carabinieri ha infatti ultimato la perizia sul razzo che durante gli scontri dell’11 marzo venne lanciato ad altezza d’uomo dai manifestanti contro le forze dell’ordine, e che provocò lo sfondamento dello scudo di un militare. Il verdetto dei Ris è netto: quel razzo poteva uccidere. Se dovesse venire individuato con certezza l’autonomo che ha lanciato l’ordigno, nei suoi confronti a questo punto potrebbe scattare l’accusa di tentato omicidio. Che andrebbe ad aggiungersi a quelle di sacchegio, incendio e porto d’arma già contestate al folto gruppo di militanti ormai in carcere da 3 mesi. La perizia dei Ris è destinata a finire nel fascicolo dove il pubblico ministero Piero Basilone ha raccolto l’ormai voluminosa mole di rapporti su quanto accadde quel pomeriggio, dopo che i centri sociali milanesi avevano chiamato a raccolta i manifestanti contro il corteo dei neofascisti della Fiamma Tricolore. Sulla severità del trattamento riservato dalla Procura ai 25 arrestati – le cui richieste di scarcerazione sono sempre state respinte e che il prossimo 28 giugno affronteranno in stato di detenzione l’udienza preliminare – sia i centri sociali di tutta Italia sia Rifondazione Comunista hanno polemizzato vivacemente. Il corteo di domani, indetto proprio per protestare “contro la criminalizzazione” dei partecipanti alla manifestazione antifascista dell’11 marzo, che sarebbe degenerata unicamente a causa del tentativo delle forze dell’ordine di impedirne l’arrivo a Piazza Oberdan. La Procura è invece convinta che le violenze – di cui hanno fatto le spese anche cittadini qualunque, negozianti, automobili – fossero preordinate, e che imprese come l’assalto al Mc Donald’s affllato di famiglie, denotino una pericolosità degli indagati tale da rendere inevitabile la prosecuzione della loro prigionia. Ed è proprio la tesi della “pericolosità sociale” degli arrestati a venire rafforzata dalla perizia dei Ris. Esaminando lo scudo di un carabiniere del battaglione “Lombardia” spezzato in due dal razzo e analizzando le tracce di antimonio, potassio e altri elementi chimici, i tecnici concludono che “i composti riscontrati dalle analisi, da un controllo effettuato sulle schede tecbniche in possesso di questo reparto, sono risultati essere compatibili con quelli comunemente impegati per la produzione di artefici da segnalazione di emergenza per usi marini”. Si tratta di razzi – in genere lanciati con speciali pistole – destinati a essere visti a molti chilometri di distanza, ma che puntati a distanza ravvicinata possono avere conseguenze letali. “Per quanto sopra esposto – conclude la perizia – considerato che la parte superiore dello scudo era completamente distrutta, è possibile ipotizzare che in caso di esplosione e impatto diretto del razzo, questi avrebbe potuto avere un effetto anche mortale se avesse colpito parti vitali”.
Luca Fazzo

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