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Ustica: altro piccolo passo avanti
by Red -L'Unità Monday, Sep. 01, 2003 at 9:43 PM mail:

Gheddafi risarcisce le vittime dell'attentato dell'89 e gira pagina con l'Occidente


Il Dc9 Itavia che cadde a Ustica fu abbattuto da aerei Usa, perchè gli americani credevano che a bordo ci fosse il leader libico, Muammar Gheddafi, che volevano eliminare. È l'interpretazione che lo stesso Gheddafi ha dato ieri sera dell'incidente aereo più misterioso della storia d'Italia, durante un lungo discorso al paese, durato due ore e mezzo, in occasione del 34°anniversario della Rivoluzione Libica.

Ad una platea di centinaia e centinaia di funzionari dello Stato, dirigenti e rappresentanti dei congressi e comitati
popolari, la complessa struttura della «democrazia» della Libia, «dove non sono io al potere da 34 anni, ma il popolo
libico», ha sottolineato, Gheddafi ha parlato dei problemi più scottanti del suo paese. Dai rapporti con gli Stati Uniti («con la rivoluzione americana abbiamo in comune molto più di quanto ci divida»), a quelli con l'Europa e l'Italia («l'Italia di una volta si è macchiata di colpe coloniali, che oggi ha riconosciuto ed i rapporti adesso sono ottimi»), a quelli con il mondo arabo («la Lega Araba non ha più senso e va sostituita con una Unione Araba», a modello della recente Unione Africana per cui si è battuto).

Ma gran parte delle due ore e mezzo del discorso - trasmesso in diretta alla tv libica, con frequenti interruzioni dell'
audio - è stata dedicata, oltre che alla proposta ormai già vecchia di un anno, di fondare uno stato unico che comprenda
israeliani e palestinesi («Isratine»), alla ricostruzione della storia delle ostilità con gli Stati Uniti.

Washington avrebbe deciso di considerare nemica la Libia dall'inizio del regime di Gheddafi, «perchè abbiamo espulso le
loro basi militari, facendo perdere loro una posizione strategica nel Mediterraneo». Da allora si sono susseguite le accuse di terrorismo («anche se noi come loro siamo contro i terroristi»), di costruire armi di distruzione di massa («ma noi vogliamo liberare l'area dalle armi di distruzione di massa») e tante altre, come le responsabilità per l'attentato alla discoteca «La Belle» di Berlino (dicembre '85) e per quello nei cieli di Lockerbie (dicembre '88), dei quali «le inchieste non hanno mai identificato i veri responsabili e noi non abbiamo mai saputo chi sono». Ma la Libia ha pagato gli indennizzi tanto per le 270 vittime di Lockerbie quanto per le 170 dell'esplosione del Dc10 Uta nei cieli del Niger (settembre '89) «perchè era necessario voltare pagina nei rapporti internazionali e perchè dobbiamo cancellare
il passato e andare avanti verso un futuro di pace, di sviluppo, un futuro migliore per tutta l'umanità».

Ed è per questo che, accogliendo l'invito rivoltogli ieri dal presidente francese, Jacques Chirac in una nuova telefonata,
«anche se i francesi non avevano alcun diritto di chiedere aumenti degli indennizzi già fissati, abbiamo raggiunto un
accordo che soddisferà anche le famiglie delle vittime francesi del Dc 10 UTA. Ed infatti nel cuore della notte, la Fondazione Gheddafi, che ieri aveva ricevuto rappresentanti di quelle famiglie, ha diffuso il comunicato che conferma il raggiungimento
dell'accordo.


«Il problema sul caso UTA è superato, ed il caso Lockerbie è alle nostre spalle - ha detto Gheddafi nel discorso alla
nazione, pronunciato in occasione dell'anniversario del colpo di stato che lo portò al potere 34 anni fa - e stiamo aprendo una pagina nuova nelle nostre relazioni con l'occidente».

Il governo di Parigi ha confermato un accordo con la Libia per un aumento dei risarcimenti ai familiari delle vittime dell'attentato all'aereo della compagnia francese Uta, esploso nel settembre 1989 nei cieli del Niger. «Dobbiamo solo finalizzarlo e questo sarà fatto nelle prossime ore», ha spiegato il ministro egli Esteri francese Dominique de
Villepin in un'intervista radiofonica. Finora Parigi si era opposta alla loro revoca perchè reclamava risarcimenti in linea
con quelli per Lockerbie. «È una questione di equità», ha spiegato Villepin.


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