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Nazimaoismo
by Nick Friday, Nov. 07, 2003 at 9:31 PM mail:

NAZIMAOISTI Un dossier de La Nuova Alabarda (Trieste)

INTRODUZIONE. Il fenomeno del cosiddetto “nazimaoismo” non è mai stato sufficientemente approfondito né dagli storiografi del neofascismo, né dai politici e dai militanti della sinistra. La “simpatia” che certi settori della destra estrema hanno spesso rivolto a contenuti ed associazioni di sinistra è però qualcosa da tenere d’occhio, perché può dare luogo anche a situazioni pericolose per chi milita in certi settori. Già negli anni ‘20 in Germania si sviluppò il movimento dei “nazionalbolscevichi”, che abbracciava problematiche di sinistra con indicazioni nazionaliste (praticamente quello che ha detto ai tempi nostri Jean-Marie Le Pen, dopo avere vinto le “primarie” in Francia: ossia che è “socialmente a sinistra, economicamente a destra e nazionalista francese”); vagheggiavano, tra l’altro, un’alleanza con l’Unione Sovietica. Furono eliminati dal nazismo, né più né meno che gli oppositori del regime . Dopo varie peripezie, che narreremo brevemente più avanti, a partire dall’anno 2000 gli eredi di questi nazionalbolscevichi (“comunitaristi” e “comunisti nazionalitari”) hanno iniziato a frequentare ed a cercare contatti con gli ambienti della sinistra antimperialista ed internazionalista, i cui militanti molto spesso, o per non conoscenza, o per un malinteso pragmatismo, non hanno preso le distanze da loro. I risultati di questa attività che osiamo definire di entrismo non li abbiamo ancora visti, tranne il fatto che il movimento internazionalista italiano si sta spaccando su queste cose. Al momento in cui scriviamo queste righe, è in corso, soprattutto in rete (sulla carta stampata ben poco appare sull’argomento), una polemica sull’organizzazione della manifestazione di solidarietà con il popolo iracheno indetta per il 6 dicembre 2003, dato che tra i firmatari dell’appello qualcuno ha trovato dei nomi di persone con un passato che viene ritenuto quantomeno ambiguo. Di fronte a questa polemica, il gruppo di Voce operaia, che è tra i promotori, ha dichiarato “a noi non risulta alcun fascista tra i 700 firmatari dell’appello con il popolo iracheno che resiste e nel caso vi fossero noi le cancelleremo”; ed ancora, riguardo alle prese di posizione di Fulvio Grimaldi e di altri: “il giornalista è sfidato a portare le prove del “sodalizio” coi fascisti, non davanti al branco di scellerati committenti che lo istiga, ma davanti ad un Tribunale che, per quanto borghese deve pur rispettare la Costituzione e considera “fascista” un insulto grave, lesivo della dignità del cittadino che ne è colpito” . Da parte nostra, vorremmo dare un piccolo contributo alla conoscenza del panorama comunitarista e delle persone che animano oggi questo movimento, pubblicando un dossier nel quale abbiamo raccolto alcune notizie su di essi. Lungi da noi l’idea di avere esaurito un argomento così problematico in così poche pagine. INTELLETTUALI E PUBBLICISTI. Nel dopoguerra il belga Jean Thiriart fondò la Jeune Europe, che “all’inizio degli anni Sessanta era stata la fiancheggiatrice dell’organizzazione di estrema destra OAS” . A questo primo esempio di “internazionale nera”, che si sviluppò in vari paesi e diede poi vita al movimento detto “comunitarismo”, fecero riferimento in Italia tra gli altri Claudio Mutti , Ugo Gaudenzi, Claudio Orsi (nipote di Cesare Balbo), e l’avvocato Marcantonio Bezicheri (che fu difensore di Freda e, in anni più recenti, aderì alla Fiamma tricolore). Dalla sezione italiana della Giovane Europa si staccò poi il gruppo di Lotta di popolo , i cosiddetti “nazi-maoisti” . Soffermiamoci sulla figura di Mutti, che a più di trent’anni di distanza continua a far parlare di sé. Carlo Palermo, il quale considera tra l’altro come la nuova destra europea abbia “sostenuto sin dagli anni Ottanta di avere scoperto l’arianesimo contenuto nella mistica islamica”, riprendendo il rapporto “privilegiato” che Hitler ebbe col Gran Muftì di Gerusalemme, scrive che un personaggio chiave di questa “riscoperta” dell’islamismo è Claudio Mutti, “esaltatore del socialismo di Muammar Gheddafi, professore di lingua romena all’Università di Bologna, traduttore (…) di Codreanu, fondatore del nazimaoismo italiano”. Sempre Palermo scrive che “Mutti in un numero della rivista Elements aveva spiegato che la sua conversione alla religione musulmana (avvenuta nel 1979) era stata il risultato di decenni di lavoro all’interno del movimento fascista della Giovane Europa (…)” . Mutti era stato inoltre tra i fondatori di Ordine Nero assieme a Franco Freda; lo ritroviamo poi presidente di un’associazione Italia-Libia costituita a Ferrara nel 1973, assieme ad Orsi; un’altra associazione filoaraba fu fondata nello stesso periodo da Michele Papa (che a Palermo era rappresentante di quel “Parlamento mondiale per la sicurezza e la pace” che pare essere coinvolto in traffici di barre d’uranio e che ha tra i propri “deputati” anche il sedicente storico - revisionista - pordenonese Marco Pirina ) che “cercò persino - come risulta da indicazioni contenute in vecchi atti processuali - di dar vita a un vero e proprio esercito di liberazione siciliano. Questa storia è emersa dalle dichiarazioni del terrorista Bernardino Andreola…” . A Ferrara fu fondata negli anni ‘60 anche un’Associazione Italia-Cina promossa da Claudio Orsi, che fu punto di incontro di Freda , Ventura e del conte Pietro Loredan . Mutti era collaboratore di Orsi ed in quel periodo scriveva sulla rivista Ordine Pubblico, diretta dal principe piduista Alliata di Montereale . Oggi Mutti è uno dei nomi di punta dell’area dei Circoli comunitaristi nazional-europei che rappresentano gli eredi dei “vecchi” comunitaristi di Thiriart: loro riferimenti sono testate come Orion, L’uomo libero, Rinascita , Orientamenti, Rosso è Nero ed altre. Gli ambienti gravitanti intorno a queste riviste si ritrovarono nel luglio del 2000 a dare vita all’organizzazione Rinascita Nazionale (che pubblica l’omonima testata) il cui Comitato provvisorio di coordinamento nazionale era animato da Giacinto Auriti e Giorgio Vitali ed il cui comitato costituente vedeva la presenza di Ugo Gaudenzi (quale responsabile) e Piero Sella (presidente nazionale) ; ma anche di Alberto Mariantoni , Paolo Emiliani, Paolo Zanetov , Maria Lina Veca (responsabile della federazione di Roma) e, nella Venezia Giulia, Dino Giacca e Stefano Mattiussi. Il simbolo di Rinascita Nazionale, un sole nascente e tre frecce, “oltre a riprendere fedelmente il distintivo con cui si fregiavano le SS italiane, evoca sia le Frecce Incrociate dei nazisti ungheresi che quello della Falange spagnola” . La rivista Orion fu fondata nel 1984 da Marco Battarra (che rappresentava il gruppo Nuova azione) e Maurizio Murelli, dopo che quest’ultimo aveva finito di scontare 11 anni di prigione per l’omicidio del poliziotto Antonio Marino, avvenuto a Reggio Calabria nell’aprile ‘73. All’inizio Murelli fondò con Battarra il circolo Barbarossa di Saluzzo con ex aderenti di Europa civiltà; in seguito nacquero la casa editrice omonima, la rivista Orion e un negozio di fantasy, La bottega del fantastico, posto di lavoro di Battarra. Murelli coagulò attorno a sé anche Chicco Galmozzi, ex di Prima Linea, condannato per avere ucciso, nell’aprile 1976, il consigliere provinciale missino Enrico Pedenovi; poi si aggregarono al gruppo anche Mutti ed un altro intellettuale di destra, Carlo Terracciano. Nel numero 10 (ottobre 1989), Orion ha pubblicato il “Manifesto politico del Partigiano europeo”, dove i “partigiani europei”, eredi della Giovane Europa di Jean Thiriart, si definiscono come “una fazione dell’estrema destra, che, passando attraverso il neofascismo si è evoluta verso il nazionalismo rivoluzionario e l’estrema sinistra anti-sionista, libertaria e non dogmatica”. Tassinari scrive che in Italia “una fazione di nostalgici dell’estrema destra, nella costellazione di gruppi che si richiamano all’esperienza dei nazionalbolscevichi, l’ala minoritaria del nazismo liquidata brutalmente per le sue tendenze sinistrorse dopo la conquista del potere (…) ha il suo punto di coagulo in Orion . “Il gruppo di Orion esprime una linea nazional-rivoluzionaria o, meglio ancora, nazional-comunista, con forti richiami ai temi della nuova destra di Alain De Benoist”. Temi fondamentali: “lotta al mondialismo, inteso come dominio della finanza internazionale dominata dalla consueta cricca giudaico-massonica, a cui contrapporre non il modello dell’Europa “bianca e cristiana”, ma un’unione di intenti con le forze nazional-comuniste, tradizionaliste ed integraliste dell’ex impero sovietico e della sfera islamica . Inoltre “nell’area nazionalcomunista, come ha sottolineato Murelli, non esistono problemi di appartenenza religiosa e convivono tranquillamente cattolici più o meno integralisti, pagani come Murelli, Battarra (che dichiarano però di avere da tempo abbandonato i riti del Solstizio), e Alessandra Colla (cultrice di Ipazia, la prima martire del paganesimo) , agnostici come Galmozzi e musulmani come Mutti e Terracciano” . Successivamente si unì ad Orion anche il gruppo del Movimento antagonista-sinistra nazionale (nel quale militava Giorgio Vitali), che si era creato intorno al periodico Aurora uscito nel 1988 su iniziativa di ex rautiani. La rivista, alla quale collaborò anche Mutti, uscì con una “nuova serie” dal 1992 al 1998, dando ampio spazio ai reduci della RSI; il direttore era Luigi Costa, ed in numero del 2002 troviamo un necrologio che Vitali scrisse per un “reduce” della RSI, nonché portavoce della Federazione di questi “reduci”, nata, secondo Vitali, “per rappresentare l’eredità storica e politica della RSI”, definito più avanti un “fortunato periodo della nostra Storia”. Collegato ad Orion è il progetto di Sinergie europee, da un’idea di Murelli ispirata alle posizioni di Thiriart per la creazione di un unico partito europeo in un “progetto di ricostruzione europea”, fondato sul coordinamento di forze antiamericane ed antimondialiste, con una certa simpatia per l’islamismo. Il progetto era stato sviluppato da Murelli dopo aver avuto dei collegamenti con l’opposizione nazionalcomunista russa, e ad esso avevano aderito Gabriele Adinolfi (già di Terza Posizione) e Rainaldo Graziani ; l’animatore era Claudio Mutti. L’ultima loro iniziativa è stata l’Università d’estate del 2000, svoltasi in un agriturismo di Graziani, alla quale intervennero Mario Consoli (l’Uomo nuovo), Piero Puschiavo, (Fronte veneto skinhead) ed il negazionista Jurgen Graf. Alla fine degli anni ‘90, dopo l’aggressione NATO alla Jugoslavia e, in Italia, il progressivo avvicinamento della destra “sociale” (Tilgher e Rauti) verso accordi elettorali con il Polo delle libertà, la galassia comunitarista italiana si è coagulata, dando vita ad una collaborazione con il Partito Comunitarista Nazionaleuropeo (erede di Jean Thiriart), ma la collaborazione è durata poco e dopo un anno i Circoli comunitaristi ruppero con il PCN. Nel maggio 2001 i Circoli comunitaristi dichiararono il proprio scioglimento ed il passaggio alla fase del “comunismo nazionalitario”. In questa fase vediamo la nascita dell’Unione dei Comunisti Nazionalitari del loro sito resistere! e della rivista Comunitarismo . Nel documento prodotto dall’assemblea romana di scioglimento del 30.6.01, si legge che “i comunitaristi hanno intrapreso un ennesimo processo di revisione ideologia tale da fargli abbandonare Thiriart in favore di Lenin (…) e la prospettiva strategica dello Stato Unitario Eurasiatico per quella di una Federazione Europea di Stati socialisti, avvicinandosi alle elaborazioni di Indipendenza, altro periodico guardato con aperta diffidenza dagli antifascisti per la provenienza di alcuni suoi redattori sia dall’estrema sinistra che dall’estrema destra” Per conoscere gli altri componenti dell’area, andiamo nel sito dell’organizzazione Italia sociale dove troviamo innanzitutto la composizione della redazione dell’omonimo “settimanale del socialismo nazionale” edito a Verona: direttore responsabile Ugo Gaudenzi, direttore politico Federico Dal Cortivo, responsabile culturale Roberto Muttoni. Tra i collaboratori troviamo: il gen. Amos Spiazzi , Stefano Andrade Fajardo, Tazio Poltronieri, il prof. Primo Siena , Franco Andreetto, Andrea Cucco; tra i collaboratori esterni: il dott.Carlo Terracciano , Maria Lina Veca e Claudio Mutti. Nella prima pagina del sito appare un inquietante interrogativo: sarà Cuba il prossimo obiettivo dell’amministrazione Bush? Sfogliando il loro archivio editoriale, troviamo altre firme, alcune indiscutibilmente di destra come Massimo Fini, Paolo Emiliani (che è anche collaboratore di Rinascita), Maurizio Blondet , il triestino Ugo Fabbri , Adel Smith ; ma anche Noam Chomsky, padre Benjamin, Marco Saba , gli “amici di Al-Aqsa” ed altre organizzazioni filopalestinesi. Inequivocabile invece il titolo della pagina web dedicata alla storia: “i 18 punti di Verona: un’incredibile attualità nel programma della RSI”. Come siti collegati troviamo alcune riviste: Rinascita nazionale, Tibereide, Italicum; ma anche i siti di movimenti politici palestinesi ed iracheni, il sito di padre Benjamin sull’Iraq, quello del Sinn fein e del Partito giustizialista (peronista) argentino, del Front National francese di Le Pen, del partito neonazista tedesco NPD, di alcune organizzazioni nazistoidi svizzere e della Gioventù nazionale fiamminga; il sito dell’ADES (Associazione amici e discendenti degli esuli istriani) , del gruppo musicale 270 bis , della “destra in Italia”, con l’agenda degli appuntamenti “culturali” e politici” dell’area; ed anche dello statunitense Institute for historical review, diretto da Mark Weber. Vale la pena di segnalare un’iniziativa promossa da Rinascita nazionale nell’aprile 2002 “in collaborazione con Utopia, Associazione Uomo Libero, Comicontrol, Italicum l’Uomo libero, Comunità militante Tiburtina e Umbra, Gioventù universitaria, Ass. Limes , Socialismo tricolore ”. Il tema del convegno, strutturato su due giornate era “Pulizie etniche e indipendenza dei popoli. Le Nazioni spezzate”. Nella prima giornata era prevista una tavola rotonda sulla “pulizia etnica anti-serba nei Balcani voluta da Londra e Washington, Krajne di Croazia e Bosnia, Kosovo (1992-2002). Il genocidio dimenticato”. A questo dibattito, i cui relatori erano, tra gli altri: Dragoljub Kogcic (presidente dell’SDS), George Galloway (Scottish labour party), il generale Silvio Mazzaroli , Falco Accame ed il giornalista Massimo Fini, erano stati invitati Stefania Craxi, il giornalista Maurizio Cabona , il mar. Ernesto Pallotta, direttore del Giornale dei Carabinieri ed il giornalista della SDS Dusan Ostojic. A questa tavola rotonda sarebbe seguita la conferenza stampa del “progetto Utopia per la rinascita del Kosovo”. Il giorno dopo erano previste altre due tavole rotonde: al mattino “la pulizia etnica anti-araba nel Vicino Oriente voluta da Londra e Washington. Palestina e Iraq. Il genocidio dimenticato”, con la presenza, tra gli altri, di George Galloway, padre Benjamin, Jacques Borde (osservatore internazionale in Iraq), Bobo Craxi. Ad essa seguiva la conferenza stampa sul “progetto Utopia per la Rinascita araba”. Ultima tavola rotonda: “la pulizia etnica anti-italiana nell’Adriatico orientale voluta da Londra e Washington. Istria, Fiume, Zara e Dalmazia (1944-47). Il genocidio dimenticato”. Con Dragoljub Kogcic, Giuseppe Pititto (magistrato), Dino Giacca (Associazione Continuità adriatica), Augusto Sinagra, (avvocato di parte civile nel processo cosiddetto per le foibe) , Luigi Papo (storico) , Piero Sella (storico), Massimo Fini; inviti all’on. Fabrizio Cicchetto di Forza Italia, al “com. Sannucci X Mas”, Maurizio Cabona. Anche qui seguiva una conferenza stampa sul “progetto per la rinascita della Continuità adriatica”. L’insieme di questo convegno ci ricorda un intervento del giornalista Fausto Biloslavo , che, dopo essersi presentato come “nipote di infoibato e figlio di esule” s’è chiesto perché non sia mai esistita un’organizzazione per la liberazione dell’Istria come invece è esistita un’organizzazione per la liberazione della Palestina ed ha poi concluso auspicando che “il mare Adriatico diventi pacificamente, culturalmente quello che è sempre stato: un lago italiano” . Dopo Rinascita Nazionale parliamo del centro culturale Italicum, che vede tra i propri collaboratori Enzo Erra , Mario Merlino , Alessandro Cresti , Giorgio Vitali. Citiamo soltanto il tema del numero monografico 5-6, cioè “ricostruire lo stato”, che pubblicava, tra gli altri, gli interventi di Enrico Belardinelli, Stefano Tringali , Gabriele Adinolfi, Augusto Sinagra, Marilina Veca. Della rivista Tibereide (segnalata come “il mondo delle forze armate nell’ottica degli interessi nazionali), è direttore responsabile Maurizio Lintozzi; caporedattore Marilina Veca, collaboratori Falco Accame, Marco Saba, Franco Maranzana, Debora Zappa, Bruna Alasia e Michele Santoro (“dalla Sicilia”, è specificato nel sito della rivista);. Interessante la presenza di Falco Accame, storico militante di sinistra (anni or sono faceva riferimento a Democrazia Proletaria ed oggi collabora con Rifondazione comunista e scrive sul suo quotidiano Liberazione), che si è da decenni occupato di questioni collegate ai diritti dei militari, all’uranio impoverito, a problemi di politica internazionale e terrorismo; ma anche la presenza di Marco Saba che si è fatto un nome negli ambienti di sinistra per la sua attività di controinformazione sull’uranio impoverito. MILITANTI BIPARTISAN. Torniamo indietro nel tempo per vedere come già negli anni passati la destra cosiddetta “radicale” avesse teso le mani verso movimenti e mobilitazioni “di sinistra”. Una tendenza al “nazimaoismo” la riscontriamo innanzitutto in Terza Posizione, che aveva animato a Roma, alla fine degli anni ‘70, la lotta degli abusivi senza casa contro l’amministrazione di sinistra nella borgata di Palmarola. Così pure le posizioni di solidarietà di Terza Posizione ai movimenti di liberazione nazionale, non solo baschi ed irlandesi, ma pure ai sandinisti del Nicaragua che erano chiaramente “di sinistra”. Su Terza Posizione leggiamo quanto scrive Gianni Flamini “Francesco Mangiameli, Roberto Fiore, Gabriele Adinolfi (...) stavano fondando una nuova organizzazione e dando alle stampe un giornale. Si sarebbero chiamati entrambi Terza posizione”. Era il 1979, e Flamini cita un brano dei loro scritti: “Terza posizione rimuove le stagnanti acque della rassegnazione e si manifesta come polo per tutti coloro che vogliono disegnare con noi il futuro del nostro sistema. Dobbiamo considerarci naturali alleati dell’Islam, a cui non può non andare la nostra stima”. Il 14.12.79, in una sede romana del movimento vengono arrestati tre esponenti di Terza posizione, colti nel bel mezzo del trasporto di una cassa piena di bombe a mano. Nella perquisizione successiva la DIGOS troverà divise da carabiniere e guardia di finanza, documenti rubati e falsi, fucili ed esplosivi vari. Su possibili legami tra Terza posizione ed i terroristi dei NAR indagò all’epoca il giudice Mario Amato, che fu assassinato da Gilberto Cavallini, dei NAR, il 23.6.80. Possiamo in parte ritrovare oggi posizioni simili a quelle di Terza Posizione nella rivista della Comunità politica di Avanguardia, dove possiamo leggere, oltre ad elogi sperticati della figura di Osama Bin Laden, definito “rivoluzionario antimondialista” (ricordiamo che anche Rosso è Nero aveva un occhio di riguardo per questo personaggio), anche gli scritti di Noam Chomsky e del Subcomandante Marcos. E praticamente in ogni numero della rivista troviamo espressioni di solidarietà col popolo palestinese, in chiave però essenzialmente antiebraica più che non internazionalista (qui possiamo forse intravedere un collegamento con il filoislamismo di destra cui abbiamo accennato prima). In merito alle “formazioni della destra antagonista che catalizzano in chiave antiamericana ed antiisraeliana esperienze ed istanze politico-religiose del mondo islamico”, diamo la parola ad una fonte “ufficiale”: “un ruolo particolare è stato svolto dalle organizzazioni filoislamiche che hanno alzato i toni della critica politica all’imperialismo americano ed all’azione politico militare svolta da Israele in Palestina. Tra tutte va citata la Comunità politica di Avanguardia ferma sulle sue storiche posizioni filoiraniane” . La comunità politica di Avanguardia nacque nel 1982 a Trapani, con la rivista omonima, e per un certo periodo collaborò con il gruppo facente riferimento alla rivista Orion, ma poi le strade si divisero ed i due gruppi non diedero vita al tentativo di costruire un partito comune antimondialista. Secondo Marchi, nel 1993 il circuito di Avanguardia coinvolgeva, oltre alla rivista omonima, il centro librario trapanese Knut Hamsun, la redazione di Popoli in provincia di Pescara (a Pescara nel 1993 prenderà vita un altro circolo di Avanguardia) ed il centro studi di Marsala “Cristianesimo e Islam”, diretto da Gioacchino Grupposo . Preoccupante è però la posizione di Avanguardia, nella lettera-editoriale a firma Manuel Negri dall’inequivocabile titolo “Svegliatevi coglioni!” rivolta ai “camerati in buona fede” di Forza Nuova. La lettera si riferisce alla manifestazione forzanovista bolognese del 13.5.00, quando “i manifestanti del gruppo di Fiore e Morsello ed i “contestatori antifascisti” hanno contribuito, più o meno inconsapevolmente, a portare avanti un disegno strategico funzionale esclusivamente ai centri di potere improntati alla stabilizzazione dell’ordine costituito ed a smorzare ogni pulsione ribellistica proveniente da qualunque ambiente antagonista”. Così, secondo Negri, “la presenza di Forza Nuova (...) ha ulteriormente contribuito a rafforzare stupidamente il muro di divisione tra forze “potenzialmente” antagoniste che, strategicamente unite contro un obiettivo comune, risulterebbero minacciose per il sistema”. E si chiede ancora: “Come mai i “fascistelli tricolore” non erano presenti a Genova al fianco degli anarchici, alla contromanifestazione di Controtebio e Mobiltebio (...) contribuendo così ad ingrossare le fila di un unico fronte antagonista?”. Che gli anarchici potessero non essere d’accordo che le fila del “fronte antagonista” fossero ingrossate anche da “fascistelli tricolore” non pare un problema per Negri, ma bisogna tenere presente che nella rivista vengono ripetutamente citati, in senso di condivisione, interventi, scritti ed analisi di un certo settore anarchico, come quello di alcuni centri sociali romani, o le opere di Alfredo Maria Bonanno (che non ci risultano comunque, né gli uni, né l’altro, avere alcun rapporto con la gente di Avanguardia). Però il problema del “braccio teso” verso certe componenti politiche può generare confusione in persone (anche in buona fede) che non hanno una gran preparazione ideologica e magari ritengono possibili certi “connubi”. Nei tragici giorni del G8 di Genova (luglio 2001) abbiamo forse potuto verificare come certi sospetti di infiltrazioni potrebbero avere un fondo di verità. Leggiamo quanto ha scritto Guido Caldiron , dopo le “indiscrezioni” su un memoriale dei servizi segreti in merito al pericolo di una presenza nazifascista a Genova: “Secondo quanto scriveva ieri Il Messaggero, Biagio Cacciola , dirigente del Fronte Nazionale di Adriano Tilgher e consigliere comunale a Frosinone, confermerebbe la presenza del suo gruppo a Genova. Senza simboli e bandiere, confusi nella massa dei manifestanti, circa trecento militanti del Fronte avrebbero preso parte al corteo di sabato 21, sfilando nella prima parte della manifestazione, quella non coinvolta dagli scontri. - Siamo arrivati a Genova da ogni parte d’Italia - spiega Cacciola - non potevamo non partecipare ad una manifestazione che riassumeva molti dei valori e dei temi per cui ci battiamo dai tempi del MSI (...) -. Oltre a parlare dei propri camerati, l’esponente frontista dichiara - Qualcuno di Forza Nuova c’era, ma molti sono rimasti a casa -. (...) Altre testimonianze continuano poi a riguardare i pullman neri arrivati a Genova da Bologna e Cesena e che avrebbero raccolto sia militanti dei gruppi fascisti che ultrà neonazisti. Il Secolo XIX raccoglieva ieri voci che sarebbero circolate negli ambienti di destra e che parlavano di un gruppo di - cinquecento reclutati tra le tifoserie più accese e destrorse della galassia calcistica italiana e straniera - ”. Anche qui puntuale è arrivata la smentita di Fabio Bellani: “Rigettiamo le accuse in base alle quali il nostro movimento si sarebbe infiltrato nel corteo di Genova contro il G8, per provocare disordini. Queste sono teorie tipiche degli eredi dei comunisti, che rifiutiamo ”. Accadde a volte che tentativi di “strani connubi” promossi da esponenti di una certa destra andassero a vuoto, come nella primavera del ‘79, quando il gruppo di Costruiamo l’azione , organizzò un convegno a Roma sulla repressione, al quale invitò l’Autonomia operaia, che però ignorò la faccenda, facendo così fallire l’iniziativa di coagulare i due “opposti estremismi”; altre volte invece tentativi di questo tipo ebbero degli sviluppi diversi. Così parliamo dell’ormai scomparso Enrico Vesce, che fu negli ultimi anni esponente radicale, dopo essere stato militante di Potere Operaio. Vesce, che nel 1968 “aveva subaffittato una stanzetta nei locali della libreria di Freda a Padova” , dove gestiva la propria agenzia libraria, nel 1993 aveva partecipato ad un convegno organizzato dal Comitato di Solidarietà per Detenuti Politici, organismo fondato dal professor Agostino Sanfratello, ex militante dei “Quaderni Piacentini” poi pervenuto ad un “cattolicesimo inattuato e severo” (secondo una definizione di Franco Freda). Il primo impegno di questo comitato era l’assoluzione di Freda nel processo per Piazza Fontana, ma non si è sciolto dopo l’assoluzione, “si è impegnato per la scarcerazione di Signorelli (...) e nell’estate del ‘93 contro l’arresto del vertice del Fronte Nazionale per violazione della Legge Mancino”. Il convegno di cui sopra aveva per tema “Giustizia di palazzo e democrazia totalitaria”, ed oltre a Vesce ed allo stesso Sanfratello aveva visto la partecipazione di un parlamentare della Rete e di due di Alleanza Nazionale, Antonio Parlato e Nicola Pasetto. Ritroviamo il nome di Sanfratello nell’ottobre del 2003 in un’iniziativa promossa da Forza Nuova, sul tema delle “Manipolazioni genetiche, bioetica ed aborto”, a Formia, assieme a Roberto Fiore (già di Terza posizione e poi fondatore di Forza Nuova), e don Giulio Tam, il prete lefevriano che nel 2000 dichiarò ad un giornalista triestino che la sua tonaca era “una camicia nera diventata troppo lunga” . Né dobbiamo dimenticare che Francesca Mambro e Giusva Fioravanti, condannati all’ergastolo, sono stati ammessi al lavoro esterno (“grazie alla mobilitazione di tanti amici di sinistra”) presso l’associazione radicale contro la pena di morte Nessuno tocchi Caino, “animata da Sergio D’Elia, ex dirigente di Prima Linea” . Nella relazione di Silvio Maranzana sulla fusione della Fiamma Tricolore avvenuta nel giugno del 2001 con altri esponenti della destra radicale (Forza Nuova esclusa) nel Fronte sociale-nazionale che fa capo ad Adriano Tilgher, tra le altre cose leggiamo: “In questa ottica antiglobalizzazione nei mesi scorsi esponenti triestini di Forza Nuova avrebbero tentato di stabilire un patto con le Tute bianche dei centri sociali, ma sarebbero stati seccamente rispediti a casa. Qualcosa di analogo era avvenuto a cavallo degli anni Settanta e Ottanta allorché attivisti del Fronte della Gioventù si erano spinti in piazza Goldoni a proporre un patto d’azione agli allora Indiani metropolitani” . Come dire che la storia si ripete. Ma l’argomento di attualità, al momento in cui diamo alle stampe questo dossier, è il fatto che negli ultimi anni i “comunitaristi” si sono recati ai campi anti-imperialisti organizzati da associazioni che si occupano di solidarietà internazionale, cercando di sviluppare delle collaborazioni con militanti di sinistra . I CAMPI ANTI-IMPERIALISTI. Leggiamo ancora Tassinari a proposito “del partito comunitario, sezione italiana della rete organizzativa di Jean Thiriart, il grande vecchio del nazionalbolscevismo. A dar vita a questa rigenerazione è un gruppo di fuoriusciti dal Fronte nazionale che dichiarano di aver raccolto, grazie ai forti legami con il nazionalcomunismo russo e serbo, adesioni anche tra militanti di Rifondazione: Indipendenza li stronca come ennesimo tentativo di riciclaggio ambiguo dell’estrema destra e loro regiscono offesi, vantando come accredito i rapporti con “Voce operaia” e la partecipazione al campo antimperialista estivo di Assisi (…) i nomi noti sono due: il direttore, Maurizio Neri e Carlo Terracciano”. Parliamo ora dei campi antimperialisti dell’Umbria, organizzati da alcuni anni a questa parte dal gruppo facente riferimento alla rivista Voce Operaia, diretta da Moreno Pasquinelli (recentemente questa rivista viene indicata come bollettino di Direzione 17): si tratta di convegni ai quali intervengono diversi raggruppamenti, provenienti da tutto il mondo, che hanno in comune la lotta all’imperialismo. Quanto segue è un’analisi della questione che abbiamo trovato in rete, ma della quale non siamo riusciti a risalire alla paternità. “Il Campo antimperialista è un campeggio estivo che vede riunirsi, ormai da diversi anni, gruppi, collettivi e organizzazioni italiane ed estere che si pongono sul terreno dell’anticapitalismo. Un anticapitalismo inteso in senso oltremodo generico e nominale - dunque frainteso - tanto che nel 2000 i nazional-bolscevichi di Comunitarismo, ossia neofascisti di sinistra, hanno avuto la possibilità di parteciparvi senza alcun problema. In realtà, però, a ben guardare, tutto ciò non sorprende affatto. Questo perché fino all’anno scorso era Voce Operaia a promuovere questi Campi, e Voce Operaia, al di là di un richiamo formale all’internazionalismo proletario, ha sempre assunto posizioni antioccidentali e nazionaliste, schierandosi a fianco di tutte quelle nazioni, dalla Serbia alla Palestina in fieri, portatrici di interessi contrapposti a quelli dell’imperialismo NATO. L’antimperialismo di Voce Operaia, insomma, è sempre stato un parteggiare con il fronte borghese più debole, confondendo la solidarietà proletaria internazionale con la difesa delle nazioni aggredite, rimanendo così assolutamente dentro alla logica imperialista stessa. A maggio (2001, n.d.r.) Voce Operaia s’è sciolta per indirizzarsi al meglio sulla via del “Fronte di Liberazione” (sic), “un’organizzazione ampia, inclusiva, democratica, centralista ma pluralista. Una federazione delle forze antagonistiche...” (dalla Dichiarazione di scioglimento di Voce Operaia). Durante il corteo nazionale di Rifondazione comunista svoltosi a Roma sabato 29 settembre, è stato distribuito un volantino recante il seguente titolo: “una Costituente per un movimento politico sociale contro la globalizzazione, il capitalismo e l’imperialismo - Lettera aperta al Movimento”. Firmato: “I Promotori, riuniti ad Assisi durante il Campo Antimperialista, agosto 2001”, i quali, nella Lettera, dichiarano di voler costituire dentro il movimento un terzo polo, alternativo sia a quello pacifista (Agnoletto & Co.) che a quello ribellista (Black Bloc & Co.). Il movimento in questione è, ovviamente, quello anti-global. Un movimento che viene definito “anticapitalista, più ancora che per il coraggio delle forme di lotta, per la radicalità dei suoi contenuti”. (…) In sostanza, quindi, bisogna lavorare per far sì che il segmentato fronte proletario riesca finalmente a compattarsi su un terreno di classe. Il che è sacrosanto. Ciò che la Lettera non dice, però, è che per coinvolgere il proletariato nella lotta politica anticapitalista, è assolutamente necessario che il conflitto si sposti dalle piazze ai luoghi di lavoro, alle fabbriche, al territorio, laddove girano gli ingranaggi sociali ed economici del capitale, e laddove la classe rivoluzionaria non è ancora ingannevolmente diluita nel liquido mortale della cittadinanza. E il comunismo? Niente, neanche un accenno. Neanche una perifrasi. Quale sarebbe dunque l’alternativa alla globalizzazione capitalista che si vuole combattere e distruggere? Come ci si può opporre in modo coerente al sistema che domina il mondo senza dire neanche mezza parola su quella che dovrebbe essere la via d’uscita, la strada da percorrere per costruire una società senza capitalismo? ”. Ma sentiamo anche la campana di Voce Operaia. “Il fascismo e i fascisti sono oggi il nostro nemico principale? Assolutamente no. Mi pare davvero pleonastico dovere spiegare su una lista di antiamericanisti e antimperialisti chi sia oggi il nemico principale. Questo significa forse essere indulgenti verso i fascisti? Certo che no. I fascisti sono tutti schiacciati sulle posizioni di Forza Nuova? Assolutamente no. C’è in quest’area un grande fermento, una accesa discussione non solo politica, ma teorica. Dobbiamo seguire con attenzione questa discussione? O ci pisciamo sopra? Penso dobbiamo seguirla. Anzitutto per non essere colti impreparati (come è successo ai compagni francesi, che davanti al demonio Le Pen, hanno finito per votare in massa... il diavolo Chirac!!). Mai fare spallucce a fenomeni minoritari, poiché domani potrebbero non esserlo. Mi riferisco in particolare a due testate della destra radicale, il quotidiano Rinascita e Italicum. Quest’area, per chi non lo sapesse, si schiera contro l’imperialismo americano, considera Berlusconi il nemico principale, e l’Ulivo il male minore (nelle recenti elezioni friulane hanno votato per Illy!!)” . Spulciando il programma del campo anti-imperialista del 2003, dove troviamo, tra le altre, le seguenti iniziative: “Oltre Porto Alegre forum sociale mondiale e le prospettive del movimento contro la globalizzazione”. Dibattito con: Piero Bernocchi , Costanzo Preve, Leonardo Mazzei; presiede Moreno Pasquinelli. “Armageddon: il fondamentalismo politico e religioso negli USA”. Incontro con Miguel Martinez e Roberto Giammanco. “Per un movimento di resistenza all’impero americano. Quale alternativa alla deriva imperialista della sinistra occidentale”, con Miguel Martinez, Costanzo Preve, Roberto Giammanco, presiede Alessia Monteverdi. Era prevista inoltre la presenza della giornalista Marilina Veca (che però ha dato forfait), personaggio sul quale dobbiamo ora aprire un’ampia parentesi. UNA GIORNALISTA RICCA D’IMPEGNI. Marilina Veca scrive su molte riviste: oltre a quelle citate “positivamente” da Pasquinelli (cioè Rinascita Nazionale e Italicum, delle quali abbiamo già parlato qualche pagina fa), troviamo suoi interventi anche su Tibereide e sulla “rivista telematica di liberazione nazionale” Rivolta. In Tibereide Veca ha sollevato il caso del pilota dell’esercito jugoslavo Emir Sisic (di nazionalità serbo-bosniaca), processato a Roma perché accusato di essere il responsabile dell’abbattimento, avvenuto nel gennaio 1992, di un aereo italiano nei cieli della Bosnia. Veca ha scritto questa storia, ha cercato contatti con persone disponibili ad organizzare la difesa del pilota, e pare essere stata il tramite per trovare un avvocato difensore a Sisic, che tra l’altro è gravemente malato di cancro. Solo che l’avvocato che ha difeso il pilota è Augusto Sinagra, che non solo è ideologicamente schierato a destra, ma dalla sue dichiarazioni e dalla sua attività pubbliche pare più vicino agli islamici mentre denota un certo qual livore nei confronti dei popoli slavi . Comunque, nonostante l’impegno di Marilina Veca, alla fine Sisic è stato condannato all’ergastolo. Negli articoli che Veca scrive per queste riviste, non traspare una chiara componente ideologica di destra (ha, tra l’altro, ripreso la vicenda del “gladiatore pentito” Nino Arconte, resa nota nel sito di Marco Saba), ma dove si scoprono gli altarini nostalgici della giornalista è un articolo uscito su Rivolta e dedicato ad un libro intitolato “La corriera fantasma - Primavera di sangue 1945”, scritto dallo storico e giornalista Vittorio Martinelli ed edito da Zanetti. Questo il titolo di Veca: “la corriera fantasma: il viaggio della morte da Brescia a San Possidonio (Modena) nella primavera di sangue del 1945. Ovvero storia di una corriera e dei suoi passeggeri spariti nel nulla nel lontano maggio 1945, mentre transitavano per la bassa emiliana”. Leggiamo la storia. “La vicenda ha inizio a metà del mese di maggio 1945, nella Piazza del Vescovado di Brescia: da qui partivano in quei giorni decine di autocarri, alcuni dei quali provvisti di rimorchio, con a bordo centinaia di persone, le cui generalità non venivano registrate. Da quella piazza partì anche una certa corriera della P.O.A. stipata di passeggeri diretti a destinazioni molto diverse, condannati invece - non sappiamo perché - ad una stessa meta finale, una delle tante fosse comuni disseminate nella Bassa Modenese, in quella zona che ha meritato l’appellativo di triangolo della morte”. Poi Veca riprende un articolo di Gianna Preda apparso sul Borghese nel maggio 1968, ma quanto letto finora ci basta per inquadrare il tutto. Anche perché, se torniamo per un momento nelle terre del confine orientale, ci soffermiamo su una delle “leggende” che sono nate dalla propaganda fascista sulla questione delle “foibe” istriane, la “leggenda” relativa alla “corriera della morte”. Leggiamo la stampa dell’epoca (che era, ricordiamolo, sotto il controllo del comando del Reich tedesco che aveva occupato la parte orientale d’Italia). “La corriera della morte era tristemente famosa tra i carcerati. Essa servì a portar via da Pisino, poco prima della fuga dei banditi, gli italiani di Parenzo dei quali ancora non si conosce la sorte (…) la stessa corriera aveva trasportato un giorno 21 prigionieri i quali, come testimoniò una guardia, furono allontanati da Pisino, fatti scendere in un bosco, completamente spogliati dei loro abiti, spinti a forza in una fossa e tutti ammazzati con fucili mitragliatori ”. “I carcerieri, prima di farli salire (i prigionieri, n.d.a.) sulla corriera, legarono a tutti le mani col filo di ferro e poi li attaccarono a due a due. (…) I cristalli erano verniciati di bianco, sì da impedire la vista lungo il percorso. (…) La corriera partì. Fu di ritorno, vuota, dopo tre ore. Ripartì subito, carica di nuovi liberati che raggiunsero i primi ”. Questo è quanto risulta invece in un rapporto redatto da Maria Pasquinelli per conto del Ministero degli Affari Esteri nell'immediato dopoguerra. “Pisino: 28.8.45: sono stati fatti numerosi arresti d’italiani i quali venivano portati in castello di Pisino e poi nottetempo a mezzo di una corriera, detta la corriera della morte venivano trasferiti a destinazione ignota. Successivamente è risultato che questa povera gente veniva gettata nelle varie foibe”. Singolare che proprio la Pasquinelli, che aveva ricoperto un ruolo di informazione per i servizi della Decima Mas del principe nero Borghese ed aveva già redatto rapporti sulle “foibe” nell’inverno ‘43-‘44 faccia questa confusione sulle date. Leggiamo ora una testimonianza del triestino Raffaello Camerini : “Nel luglio del 1940 (…) sono stato chiamato al lavoro coatto (…) e sono stato destinato alle cave di bauxite, la cui sede principale era S. Domenica d’Albona. (…) E che dire dei fascisti italiani che il 26 luglio 1943 hanno fatto dirottare la corriera di linea - che da Trieste era diretta a Pisino e Pola - in un burrone con tutto il carico di passeggeri, con esito letale per tutti”. Dunque Marilina Veca non ha fatto altro che riprendere una notizia del repertorio classico dei fascisti antipartigiani: e l’ha fatto per usarla alla stessa stregua dei propagandisti del nazifascismo? ASCIATI E LEGIONARI. Tra i personaggi presenti nel campo antimperialista del 2003 troviamo anche Miguel Martinez, del quale Voce Operaia ha pubblicato, nella rivista Praxis, un articolo che è stato poi ripreso dai notiziari dell’editoriale Asefi (sulla quale torneremo in seguito) e commentato da Costanzo Preve (sul quale anche torneremo più avanti). Martinez oggi dichiara nel suo sito che le sue idee “sono in continua trasformazione”, e che è stato accusato di essere, di volta in volta, “comunista”, “infiltrato fascista”, “nemico del cristianesimo e amico dei satanismi”: egli “sorride” di queste accuse, però non dice cosa sia realmente, dato che sostiene di occuparsi soprattutto “dell’immaginario”. Martinez però ci è noto per altri motivi. La rivista Cuore, nel numero del 3.12.94, ha parlato di un’associazione denominata Nuova Acropoli, della quale si è scoperta l’esistenza dopo la pubblicazione di un memoriale redatto proprio da questo Miguel Martinez, un italo-messicano che, dopo essere stato tra i dirigenti dell’organizzazione se n’è staccato spiegando quali sono le effettive finalità di essa. Nuova Acropoli fu fondata in Argentina nel 1957 e si diffuse in Italia all’inizio degli anni ‘80; così è descritta nell’articolo sopra citato. “... 5mila membri nel 1989 (500 solo in Italia) ed un patrimonio dichiarato di oltre 8 milioni di dollari, Nuova Acropoli è esteriormente un’organizzazione culturale e umanistica, ma nasconde (...) una struttura piramidale molto rigida ed occulta ai propri adepti di base (dal Manuale del Dirigente riservato ai livelli superiori del gruppo). Al vertice della piramide c’è un Comandante Mondiale, dal potere assoluto, che governa per decreti (…) Il gruppo dirigente della setta è formato dall’elite degli asciati, gli unici a poter vantare un contatto diretto con il comandante mondiale. Vengono quindi i semplici membri, suddivisi in tre strutture dai toni tipicamente hitleriani. C’è innanzitutto il Corpo di sicurezza. Indossa divise nere che si richiamano alle SS, simbolo della folgore compreso e svolge una funzione più o meno mascherata (...) di vigilanza e di pronto intervento. In Italia ha preso da qualche anno - subito dopo la svolta ambientalista avvenuta nei primi anni ‘80 - il nome di Dipartimento di protezione civile… si affiancano le Brigate Maschili (...) e le Brigate Femminili”. Inoltre “Nuova Acropoli nel proprio sistema educativo prevede strutture anche per i più piccoli: l’edificazione dell’Uomo Nuovo ha inizio sin dalla prima infanzia attraverso (...) una sorta di asilo nido in cui tra l’altro si insegna la tecnica per riuscire a vedere Gnomi, elfi e fate; quindi, dai 7 ai 14 anni, i bambini vengono divisi tra la struttura maschile dei Cavalieri della tavola rotonda e quella femminile della Tavola di Iside. (...) Nuova Acropoli insegna una dottrinaccia filosofeggiante in cui l’umanità si divide in razze superiori ed inferiori (...) si associa una malsana etica dell’uomo forte, che comporta l’obbligo di evitare l’iperprotezione dei più deboli a danno delle persone più importanti”. Nuova Acropoli, spiega ancora l’articolo, negli anni ‘80, si diffuse, al seguito della moda ecologista, come associazione ambientalista che organizzava incontri, seminari, corsi ed attività varie, spesso con il patrocinio delle istituzioni (nel 1989 a Genova, ad esempio, le Ferrovie affidarono alla locale sezione di Nuova Acropoli la gestione di un corso per annunciatori nelle stazioni). Ma anche gite per anziani a Venezia col patrocinio del Comune e la partecipazione del sindaco; un campo di addestramento “per l’ecologia attiva” nel parco d’Abruzzo, sotto l’egida dell’Ente parco, dell’aeroclub dell’Aquila, del Corpo forestale dello Stato e della Regione Abruzzo e via di seguito. Infine, nell’ottobre del 1989 un “campo” di Nuova Acropoli (una cascina acquistata qualche anno prima) fu perquisito dai carabinieri della stazione di Montefiascone che vi trovarono “gagliardetti, labari, coltelli, una radio ricetrasmittente priva di licenza e numerosi bossoli di pistola” e vi arrestarono un giovane del “Corpo di sicurezza”. Armi da fuoco furono invece trovate in altre sezioni non italiane: a Madrid e ad Atene (dove la responsabile fu condannata a 12 anni di carcere). Ed ecco i referenti internazionali di questi “militanti”. “Il fondatore, Livraga Rizzi, ha rivendicato negli anni ‘70 i propri rapporti con i circoli golpisti argentini ed uruguagi, con i cileni di Patria y libertad, con la Falange spagnola. Ed anche la sezione italiana, almeno agli inizi, sfoggia stretti rapporti di amicizia con quest’area: fondata a Roma nel 1975 (tra il 1976 ed il 1979 aprirà filiali in quindici città) viene inizialmente aiutata da Serafino Di Luia, fondatore della nazi-maoista Lotta di Popolo, mentre Gabriele Adinolfi uno dei padri di Terza Posizione incoraggia i propri camerati a frequentare l’organizzazione”. Ma come venivano “reclutati” gli adepti? Leggiamo ancora. “Si inizia con un corso, all’interno del quale l’adepto viene seguito individualmente. Lo si sonda, se ne capiscono gli interessi, lo si indirizza verso un lavoro all’interno dell’organizzazione. All’inizio in maniera subdola, fintamente assembleare (...) attraverso l’introduzione di argomenti militari, abituandolo a eseguire gli ordini (...) Si comincia con l’utilizzo di piccoli codici (segnali particolari, gergalità, giochi di ruolo) e ci si ritrova inquadrati, stretti in divise similnaziste, a fare il saluto romano. O a sparare”. Quest’attività di Nuova Acropoli ricorda vagamente certe iniziative new age, giochi di ruolo, filosofie esoteriche, richiami al mondo fiabesco di Tolkien, rivisitazioni medievaliste e “celtiste”. A Trieste il circuito della new age è gestito per lo più da esponenti di destra, che avevano organizzato il festival del 1999 assieme ad altre associazioni; tra gli organizzatori c’era anche Gianni Pizzati, un tempo militante dell’Autonomia padovana ed oggi leader dei “nuovi” Verdi triestini, nominato consulente per le terapie non convenzionali dall’assessore regionale alla sanità Pecol Cominotto della giunta Illy. EDITORI E DIBATTITI. Partendo da uno dei relatori al campo antimperialista, Costanzo Preve , che è intervenuto assieme ad Alessandro Meluzzi, Maurizio Pallante e Marco Tarchi ad un dibattito sul tema “Il futuro dell’impero”, promosso dall’editoriale Asefi, di Milano, diretta da Gianfranco Monti arriviamo ad un altro settore di cui approfondire la conoscenza. L’editoriale Asefi, pur non essendo molto nota al grande pubblico, svolge un’attività intensa ed interessante: oltre ad organizzare mostre d’arte (tra esse anche la mostra del pittore Crali, recentemente vista a Trieste) ed a stampare testi di politica e filosofia, pubblica in rete un bollettino di informazioni librarie, culturali e politiche, introdotto ogni volta da un intervento di Monti, che ospita inoltre dibattiti sugli argomenti di cui tratta. Di essa fa parte la casa editrice Terziaria, che ha come simbolo una sorta di ammonite, la conchiglia fossile che ricorda un po’, nella grafica, quelle strane conchiglie che apparivano su alcune delle bandiere nere dei Black bloc che sventolavano a Genova nel luglio 2001. Gli autori presenti in queste collane sono di provenienza variegata e non certo degli illustri sconosciuti. Troviamo infatti Regis Debray , Alain de Benoist (il maggiore teorico della Nouvelle Droite francese), Gianfranco de Turris (giornalista RAI, divenuto famoso per “Politicamente scorretto”, con prefazione di Marcello Veneziani), Claudio Mutti (del quale abbiamo già parlato, e che attraverso l’Asefi dibatte, assieme al suo collega Franco Damiani , sulla libertà di insegnamento a seguito della pubblicazione del libro “La contesa di Parma”, testo recensito addirittura dalla Sentinella d’Italia, rivista neonazista monfalconese); troviamo “Morire per Kabul”, di Lucio Lami, corrispondente di guerra del Giornale e poi direttore dell’Indipendente. Ma a parte questi rappresentanti della destra “culturale”, troviamo nel catalogo della Terziaria e dell’Asefi anche i nomi di alcuni triestini che sono indiscutibilmente schierati a sinistra: c’è il pittore e poeta Ugo Pierri, presente sia con una mostra di suoi acquerelli sull’argomento del G8 di Genova, che con un paio di libri di poesie, di cui uno scritto “a dialogo” con Paolo Speri, altro triestino trasferito a Milano; e c’è il giornalista del Manifesto Matteo Moder, anch’egli presente con un libro di poesie. Un altro legame dell’Asefi con Trieste lo abbiamo tramite la rivista Il Bargello, nata come periodico dei fascisti universitari triestini e poi “rilevata” dall’Associazione culturale Novecento (della quale parliamo più avanti). Praticamente ogni numero del Bargello recensisce una o più pubblicazioni della Terziaria, e proprio dalle sue pagine è partito un dibattito, ripreso on line da Monti, sul regista francese Autant Lara, promosso dal critico cinematografico del Giornale, Maurizio Cabona, che è un altro nome ricorrente in questo nostro studio. Così come molti dei nomi dell’Asefi li ritroviamo nelle conferenze promosse dall’Associazione Novecento, che è stata fondata nel 1997 ed il cui portavoce è Angelo Lippi, fratello del rappresentante istituzionale di AN Gilberto Paris Lippi . Angelo Lippi ha avuto esperienze politiche diverse da quelle del fratello, dopo la comune militanza nel Fronte della Gioventù: infatti nel ‘92 si era candidato nella Lega delle leghe (o Lega nazionalpopolare), lista elettorale considerata da taluni di “disturbo” (ad esempio a Trieste la sua presenza impedì, per pochi voti, l’elezione del deputato di AN) fondata dal più noto Stefano Delle Chiaie , che nel corso della campagna elettorale aveva sbandierato orgogliosamente il fatto di essere riuscita ad accomunare nelle proprie fila, oltre a persone chiaramente di destra anche fuoriusciti della sinistra . Sia Lippi che la capolista Marina Marzi (ritroviamo oggi ambedue tra gli animatori della Novecento) sono poi rientrati nelle fila della destra di governo, mentre un altro dei nomi noti della lista, Claudio Scarpa (ex militante di Avanguardia Nazionale), ha continuato a fare riferimento ad una destra più “estrema”, quella della Fiamma tricolore, poi confluita nel ricostituito Fronte Nazionale di Adriano Tilgher nel 2001. L’attività della Novecento (finanziata nel 2002 con più di 2.000 Euro dalla Provincia di Trieste) si esplica in organizzazione di conferenze a tema “storico” (si fanno un vanto di avere invitato Marco Pirina, ma anche Giorgio Rustia è uno dei loro conferenzieri preferiti); scalpore aveva suscitato nel 2001 l’organizzazione del convegno “atmosfere in nero” che avrebbe visto, tra gli altri, la partecipazione di un ex membro della SS, Christian de la Mazière, per parlare degli intellettuali Celine, Brasillach e Drieu de la Rochelle, notoriamente schierati a destra (a questa iniziativa hanno partecipato pure il critico Cabona e Giano Accame , altra persona nota nell’intellighenzia della destra italiana, nonché nome ricorrente tra gli ospiti della Novecento). Un altro loro ospite fisso è Fausto Biloslavo, intervenuto una volta assieme ad un altro reporter di guerra, il Lucio Lami che abbiamo incontrato prima, per parlare della situazione dell’Afghanistan. Interessante anche la definizione di “filosofo” che danno di Mario Merlino, che è sì oggi insegnante di filosofia, ma noi lo ricordiamo come uno dei protagonisti della strategia della tensione, l’infiltrato di destra nei circoli anarchici romani. Abbiamo accennato prima alla rivista Il Bargello, nata come organo dell’omonima associazione studentesca (schierata nettamente a destra), che aveva organizzato, tra il 1988 ed il 1998, una serie di conferenze, mostre, convegni, che videro la partecipazione di intellettuali di destra come Marcello Veneziani; tra le varie iniziative culturali spicca l’organizzazione del concerto dei 270 bis, gruppo musicale che prende il nome dall’articolo del Codice Penale sull’associazione sovversiva . Il Bargello, edito dalla Novecento, ha acquisito una bella veste editoriale, carta patinata, presenta articoli su Ezra Pound e su Yukio Mishima (la destra ha sempre avuto un occhio di riguardo per la cultura giapponese), ma anche un articolo di commemorazione per un giovane della Legione straniera morto suicida (non era riuscito ad abituarsi alla “routine quotidiana” dopo essersi identificato in un “guerriero”, leggiamo); approfondisce tematiche internazionali come globalizzazione ed islamismo, in un’ottica quasi “comunitarista” (sono contrari all’imperialismo USA, ma rimangono anticomunisti); pubblica recensioni di libri (soprattutto della casa editrice Terziaria, ma anche della Settimo Sigillo); ospita la pubblicità della Provincia di Trieste. Ma sia il Bargello che la Novecento, dopo un anno e mezzo di intensa attività politico-culturale, hanno visto una stasi delle loro iniziative dopo che il rappresentante dell’associazione Popoli (che sostiene l’etnia birmana dei Karen) Franco Nerozzi è stato inquisito (secondo indagini condotte da due Procure, “mercenari” triestini sarebbero stati coinvolti in un giro di mercanti d’armi e di armati da mandare in varie parti “calde” del mondo a destabilizzare - o ristabilire l’ordine, a seconda di chi è il committente del lavoro - in zone come le isole Comore, ma anche la Bosnia, il Ruanda, la Birmania). A questa associazione, che si autodefinisce “Comunità solidarista” , anche la Novecento aveva dedicato uno spazio, sia nel Bargello che nella rubrica settimanale messa a disposizione dal quotidiano Trieste Oggi. “Popoli”, leggiamo “ha sposato la causa del movimento di liberazione dei Karen”, che si oppongono al governo di Rangoon e per l’invio di aiuti si avvale dell’appoggio dell’associazione dei “Farmacisti senza frontiere”, che raggiungono la regione dei Karen attraversando il confine thailandese (si suppone illegalmente). La Novecento non ha preso le distanze da Nerozzi, anzi ne ha rivendicato la collaborazione; ciò che stupisce, piuttosto, è l’indifferenza con la quale gli amministratori della Provincia di Trieste (che, come abbiamo già detto, finanzia il Bargello con la pubblicità e la Novecento con contributi pubblici) hanno accolto la notizia che uno dei collaboratori della rivista è indagato per un reato come l’arruolamento di mercenari da mandare in varie parti del mondo. Gli inquirenti dicono che probabilmente le missioni umanitarie di Popoli erano del tutto innocenti, però c’è il sospetto che i suoi rappresentanti, oltre a portare aiuti, andassero anche a tastare il terreno per organizzare un intervento armato a sostegno della lotta dei Karen. Infine uno stralcio dell’inchiesta, partita da Torre Annunziata, riguarda anche un possibile traffico di bambini dalla Bosnia per un giro di prostituzione. Curiosamente, la prima grossa uscita della Novecento dopo lo “scandalo” dell’indagine su Nerozzi, ha riguardato proprio una conferenza sul problema dei popoli oppressi (i Karen, ma anche i Montagnards del Vietnam) durante la campagna elettorale per le suppletive alla Camera dei deputati del secondo collegio di Trieste. Nel corso di questa conferenza, Nerozzi, dopo essersi autodefinito “bieco e delirante anticomunista”, ha parlato dei Karen, mentre per quanto riguarda la questione dei Montagnards (un popolo che ha sempre combattuto il popolo vietnamita, collaborando con gli occupatori: francesi prima e statunitensi dopo), la relazione è stata svolta dalla candidata dell’area radicale, Christina Sponza, che ha illustrato l’attività della sua organizzazione politica a favore delle associazioni dei Montagnards. Di fatto, quindi, quella che poteva sembrare un’iniziativa politico-culturale su problemi internazionali, si è trasformata in una sorta di trampolino di lancio per la candidata Sponza, così accreditata presso un certo ambiente d’estrema destra “antimondialista”. LA PAROLA A COSTANZO PREVE. Ma vediamo quali motivazioni ha addotto il “filosofo” (ma vi siete mai chiesti quanti “filosofi” esistano in Italia al giorno d’oggi? o ha ragione Ivano Fossati quando canta che ogni insegnante di filosofia oggi è un filosofo?) Costanzo Preve, che in tempi ormai lontani era vicino alle posizioni di Democrazia Proletaria, per avvicinarsi oggi ad una collaborazione con l’area comunitarista. “La rottura emotiva per me risale al marzo 1999, quando i bombardieri americani e dei loro servi europei della NATO (con la lodevole eccezione della Grecia, patria della filosofia) cominciarono a cospargere di uranio radioattivo la Jugoslavia. Da vecchio conoscitore dei Balcani, sapevo perfettamente che non c’era in corso nessun genocidio e neppure nessuna pulizia etnica (cioè espulsione etnica di massa da un territorio), ma solo una repressione armata di un movimento armato indipendentista (una situazione comune ad almeno cinquanta paesi al mondo). Sapevo anche che il movimento armato indipendentista albanese UCK perseguiva la pulizia etnica dei serbi, mentre Milosevic non perseguiva quella degli albanesi. Sapevo anche che gli americani erano del tutto indifferenti ai cosiddetti motivi umanitari, e volevano invece un insediamento militare geopolitico nei Balcani (l’odierno Camp Bondesteel). Sapevo anche che i cosiddetti colloqui di Rambouillet erano stati una trappola pianificata dalla Albright. Bene, tutto questa era largamente noto, ed invece vidi la sinistra che appoggiava la guerra americana, Veltroni che sfilava in suo appoggio, Sofri che inneggiava sulle colonne del giornale-partito La Repubblica, Bobbio che prestava il suo nome alla cosiddetta Operazione Arcobaleno, eccetera. In quel momento in me si ruppe qualcosa. Poi lessi che la rivista Diorama Letterario di Tarchi si era invece impegnata contro la guerra con contributi pacati ed equilibrati, ed allora decisi che il tabù dell’impurità avrebbe dovuto essere rotto proprio per preservare la mia salute mentale e la mia dignità personale di studioso. E l’ho fatto. (…) Esaminiamo brevemente questi punti programmatici, che sono appunto al di là della dicotomia tra sinistra e destra. In primo luogo, il comunitarismo moderno è oggi in grado, a mio avviso, di correggere radicalmente l’errore mortale del vecchio comunitarismo ottocentesco e primonovecentesco, e cioè l’organicismo (in altre parole, la Gemeinschaft contro la Gesellschaft). Oggi il comunitarismo, correttamente inteso ed elaborato, è in grado di accogliere le buone ragioni del migliore individualismo, e cioè la tolleranza degli stili di vita minoritari, il diritto alla libera espressione artistica, filosofica e religiosa, eccetera. Io penso sinceramente che il migliore comunitarismo può accogliere le lezioni filosofiche di Spinoza e di Marx. Il terreno dell’individualismo, invece, è oggi il terreno filosofico comune dell’incontro del nuovo capitalismo globalizzato dei consumi mirati (ed appunto individualizzati e non più fordisti e serializzati) con la sinistra snob e politicamente corretta. Potrei fare mille esempi tratti dalla quotidianità, ma credo che il concetto sia già chiaro abbastanza. In secondo luogo, lo stato nazionale fondato su di una democrazia nazionalitaria (e rimando qui alle analisi svolte da parecchi anni dalla rivista Indipendenza, cui onoro di collaborare) non ha più nulla a che vedere con i vecchi stati-nazione imperialisti, che Toni Negri continua a scambiare in pittoresca e irritante confusione. Oggi questo Stato-nazione è soprattutto un fattore di resistenza all’impero americano. Per questo Chàvez è buono in Venezuela. Chevènement è buono in Francia. La giunta militare della Birmania, sputacchiata da tutti i giornalisti di sinistra è ottima, e forse risparmierà al suo popolo buddista di diventare un bordello per pedofili europei e giapponesi come la vicina Tailandia. La Cina è buona, finché resta forte ed indipendente. E potremo continuare, ma il lettore avrà già perfettamente capito. Abbiamo bisogno di una rivoluzione culturale di 180°, ed essa purtroppo non verrà presto. So perfettamente che agli occhi di un sinistro politicamente corretto quanto ho scritto non è inglese o tedesco, cioè in parte comprensibile, ma armeno e turco cioè completamente incomprensibile. Non importa. Chi ha buone ragioni deve andare avanti. E noi sappiamo che le nostre ragioni sono ottime” . Noi non pretendiamo di dare delle risposte né filosofiche, né di alta strategia politica, sia ben chiaro. Però vogliamo parlare col cuore in mano, come si dice. Ebbene, forse da un punto di vista emozionale Preve può anche avere ragione. Però le strategie politiche non si decidono sulle basi emozionali, e quando si decide di iniziare un percorso politico comune con un’altra entità politica, bisogna valutare innanzitutto quali sono le finalità che si hanno in comune, quali i metodi e chi sono le persone con le quali si va a lavorare. E le persone con le quali si starebbe creando questa liaison internazionalista, a noi non sembrano dei buoni compagni di viaggio, con buona pace di Preve e di Pasquinelli. In quanto firmatari dell’appello per la manifestazione del 6 dicembre, ed additati come “fascisti”, sia Maurizio Neri che Miguel Martinez hanno risposto di essere stati militanti di destra in passato e di avere poi cambiato idea. Non entriamo qui nel merito dei cambiamenti “ideologici” dei singoli (anche se non ci sono ben chiare le finalità politiche attuali dei due in questione), perché siamo ben consci del fatto che non necessariamente un fascista debba restare tale all’infinito, così come anche un comunista può cambiare idea politica. Quello che ci sembra curioso, è che in contemporanea con il ravvedimento di Neri e Martinez, anche altre persone (che invece continuano a fare riferimento ad ideologie di destra - anche se comunitariste) si siano avvicinate agli ambienti politici “di sinistra” con i quali collaborano, su tematiche internazionaliste, Neri e Martinez. Tutto questo va inserito nel panorama delle concezioni politiche/non politiche del movimento cosiddetto no-global (o new global), che parla soltanto di superare il capitalismo e non dice come attuare questo superamento, perché bisogna abbandonare le ideologie ed anche il marxismo leninismo (desolante a questo proposito il dibattito che si è instaurato anche all’interno del partito di Rifondazione comunista). I militanti di questo movimento si dichiarano “né di destra né di sinistra”, (affermazione che abbiamo sentito fare spesso negli anni passati sia da militanti della Fiamma tricolore che da rappresentanti di Ya basta) ma “società civile” (brutto termine, secondo noi, che troviamo usato nel Piano di rinascita democratica della P2); come nemico si vede un non meglio identificato “impero” e non si parla più invece di imperialismo, categoria che si ritiene, a torto, superata (concetto questo che impedisce di creare una seria opposizione contro di esso), ed a questo “impero” non si sa bene quale tipo di società si intenderebbe sostituire, visto che di comunismo non vuole parlare più nessuno e tanto meno ci si occupa di analizzare marxisticamente la situazione dell’evoluzione del capitalismo. In questo vuoto ideologico qualunquista, dove basta dichiararsi “no global” antimondialisti, contrari alla NATO ed agli USA, ma senza un modello alternativo di sviluppo, per entrare a pieno titolo in un non ben chiarito “movimento sociale” (che brutta definizione, che però sembra andare piacere molto, invece di rievocare un passato di neofascismo), sono molto alti i rischi di strani connubi, infiltrazioni e, perché no, provocazioni di cui è piena la storia dei movimenti di sinistra.

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