Indymedia Italia


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Sparati per eccesso di velocità
by civic Saturday, Mar. 05, 2005 at 1:56 AM mail:

Andavano troppo veloci, troppa fretta di prendere l'areo. Italiani, facce da arabi, una donna a bordo, stravolta.

I marines li hanno visti arrivare dal rettilineo. Anche gli agenti del Sismi hanno visto i marines, rayban sul naso, gli occhialoni da deserto, in testa un elmetto in fibra al vinyl-nitrol e in mano un T161 7,62 mm,bivalente. E sull'elmetto hanno legato anche un sensore infrarosso di 3ª generazione multicolore, o forse a doppia banda.

Ma con il caldo che fa, persino il rayban s'appanna. Il telefono cellulare non funziona, il ricevitore GPS Bluetooth s'è rotto in tasca . Non si riconoscono neppure le targhe delle automobili. E l'auto è veloce, troppo veloce. Dentro, gente in borghese, facce da marocchini.

-I have them!

Una sventagliata di fuoco. amico!
Amici! Sismi! Italia! Alleati!
Una pallottola nel polmone del guidatore, la donna è ancora viva. Ferita ma viva. Il corpo di chi le stava a fianco l'ha protetta.
Una schiena "crivellata di colpi".

- I get them! Yaohh!

Troppo veloci, non si sono fermati all'alt. Al posto di blocco.
Succede spesso, in guerra come in pace.
Succede spesso di uccidere. Succede spesso di morire, per eccesso di velocità.

Cosa ci facciamo, noi, ancora lì?

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?
by ! Saturday, Mar. 05, 2005 at 2:45 AM mail:

visto che la sai lunga sulle armi, sai anche quali sono le regole d' ingaggio ad un checkpoint americano in iraq?

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ma quali regole d'ingaggio!!!!!
by anti-gas Saturday, Mar. 05, 2005 at 2:59 AM mail:

stai zitto cojone. Su quella era strada era impossibile correre, piena di buche, pozzanghere e con le barriere ad L!!!!!! C'è stata persino una dichiarazione di Bianco e un filmato della strada su RAI3.
Invece di studiare le regole d'ingaggio torna a vedere sanremo. Cojone.

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???
by ??? Saturday, Mar. 05, 2005 at 5:12 AM mail:

stai rosicando a bestia per una domanda?

hai problemi.

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!!!
by !!! Saturday, Mar. 05, 2005 at 5:15 AM mail:

la domanda era volta a determinare quali regole americane gli stessi americani hanno violato; mi sembra evidente che chi reagisce cosi' e' un poveraccio.

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ingaggio?
by ciccio Saturday, Mar. 05, 2005 at 9:36 AM mail:

mi sembra fuori luogo parlare di "regole di ingaggio" qui. che cosa sarebbe "l'ingaggio"? siamo sempre nel mondo delle favole in cui i cow boys buoni si difendono dai cattivi e sparano solo come ultima risorsa?
qui abbiamo dei pazzi sanguinari che occupano un paese straniero e sparano, dal giorno in cui ci hanno messo piede, su qualunque essere gli dia fastidio. o non vi ricordate i marines che crivellano di colpi i feriti disarmati a terra?
non ci sono "regole d'ingaggio", ci sono solo degli assassini con licenza di sterminio quando e come vogliono.
cerchiamo di essere seri.

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blah blah
by occhio che ruota Saturday, Mar. 05, 2005 at 9:55 AM mail:

serieta' -> processo militari ai responsabili -> scoprire chi ha infranto le proprie regole d' ingaggio

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Iraq. Giuliana Sgrena libera, e' in viaggio per Roma.
by info Saturday, Mar. 05, 2005 at 10:11 AM mail:


Iraq. Giuliana Sgrena libera, e' in viaggio per Roma.
http://www.rainews24.rai.it/Notizia.asp?NewsID=52819

Baghdad, 5 marzo 2005

Il presidente Usa George W. Bush ha telefonato dall'Air Force One al presidente del consiglio italiano Silvio Berlusconi per esprimere il proprio rincrescimento dopo l'incidente di "fuoco amico" costato la vita al funzionario del Sismi Nicola Calipari, caduto sotto i colpi di una pattuglia americana nell'auto che trasportava Giuliana Sgrena dopo la liberazione. Berlusconi aveva detto che sull'accaduto occorre fare piena chiarezza e i responsabili avrebbero dovuto pagare.

La Sgrena è attesa a Roma tra le 10 e le 11
Giuliana Sgrena, inviata del quotidiano 'Il Manifesto' in Iraq, è stata liberata a Baghdad ad un mese esatto dal suo sequestro nella capitale irachena. Ma al successo dell'operazione è seguita una tragedia: colpi dell'esercito americano hanno raggiunto la vettura su cui Giuliana con altre tre persone si dirigeva all'aeroporto. Nel fuoco è morto un agente del Sismi, Nicola Calipari, che era alla guida e ha fatto scudo del suo corpo a Giuliana. Altri due agenti sono rimasti feriti: uno sarebbe grave.

Giuliana Sgrena, colpita a un polmone, è stata operata e sta bene: è attesa a Roma "tra le ore 10 e le 11", e subito dopo l'arrivo sarà trasportata all'ospedale militare del Celio. Lo conferma il direttore del Manifesto, Gabriele Polo.

Dipartimento Usa: "indagine urgente"
Assieme al sollievo, la tragedia con i messaggi di cordoglio per Calipari da tutte le istituzioni dello Stato. Ma intanto infuriano le polemiche sulla dinamica dell'incidente. Il dipartimento della Difesa Usa ha subito aperto "un'indagine urgente", confermata anche dal dipartimento di Stato e dallo stesso presidente Bush. La tesi di parte americana è che la macchina su cui viaggiava il gruppo italiano sarebbe arrivata ad alta velocità a un posto di blocco ignorando i segnali dei soldati di guardia a rallentare.

W Post: mancata comunicazione
Secondo una fonte anonima del dipartimento di Stato Usa- scrive il Washington Post - le autorità italiane non avevano avvertito gli americani della liberazione di Giuliana Sgrena, non comunicandola nè all'ambasciata Usa a Baghdad nè ai comandi militari. Questo, malgrado che un coordinatore americano che segue le vicende degli ostaggi lavorasse a contatto con le autorità italiane. Tale mancata comunicazione, secondo la fonte citata, sarebbe all'origine dell'incidente costato la vita al funzionario del Sismi Nicola Calipari. "Resoconti forniti da fonti militari Usa", scrive ancora il giornale, "suggeriscono largamente che la responsabilità dell'accaduto è degli italiani. Il sergente dei Marine Salju Thomas, portavoce militare, ha detto che i soldati "hanno sparato su un veicolo che si avvicinava al posto di blocco a Baghdad ad alta velocità'".
Il giornale riporta anche una dichiarazione della Terza divisione di fanteria secondo cui i militari hanno sparato ad una vettura che procedeva ad alta velocità e "si è rifiutata di fermarsi al posto di blocco".

Scolari: ricostruzione inverosimile
Una ricostruzione che viene dichiarata inverosimile da Pier Scolari e altamente improbabile da Enzo Bianco, presidente del Comitato parlamentare di controllo sui servizi. Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha convocato l'ambasciatore americano e ha detto "qualcuno dovrà assumersi la responsabilità".

Mistero sui dettagli della liberazione
I dubbi rimangono molti, mentre non si sa come si sia svolta la liberazione stessa. Al Jazeera ha mostrato le immagini di Giuliana Sgrena, dopo il rilascio o nell'imminenza dello stesso. La giornalista appariva in buone condizioni. Davanti a una telecamera, la giornalista ringrazia i suoi rapitori per averla trattata molto bene. Parole che lasciano dedurre che il video sia stato girato a liberazione avvenuta, o quantomeno decisa.

Lutto e gioia
Lutto per Calipari, gioia per Giuliana Sgrena sono stati espressi da familiari e colleghi della giornalista, politici e rappresentanti delle istituzioni; dal presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi al ministro degli Esteri Gianfranco Fini. Il tam tam della notizia della liberazione di Giuliana Sgrena è arrivato anche al decimo piano del Gemelli, dove il Papa si trova ricoverato. Il Pontefice ha manifestato tutta la sua contentezza.

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Un mese di trattative poi il riscatto di 6 milioni
by CLAUDIA FUSANI Saturday, Mar. 05, 2005 at 10:15 AM mail:

Secondo l'intelligence sono state cambiate 4 o 5 prigioni
Tra queste una moschea e una casa nel sobborgo di Samarra.

Un mese di trattative
poi il riscatto di 6 milioni



Pochi giorni fa una lettera di Giuliana recapitata al Sismi

di CLAUDIA FUSANI




ROMA - Almeno per tre volte in questo mese Nicola Calipari e i suoi uomini sono stati vicini alla liberazione di Giuliana Sgrena. Ed è stato il Sismi ad avere le prime e più importanti prove in vita dell'inviata del Manifesto: il video-choc recapitato il 12 marzo a Bagdad e, una settimana dopo, il 19 febbraio giorno della grande manifestazione a Roma, una lettera scritta in francese: "Pier, so che mi riporterai a casa" ha scritto Giuliana. Insieme c'era anche il suo orologio.

In un mese il capo divisione del servizio segreto militare è volato per tre volte a Bagdad per seguire il più possibile da vicino e di persona le trattative. Per evitare anche complicazioni inutili come trattative parallele che nei sequestri in Iraq, quando hai la "fortuna" di non capitare nelle mani di mujaheddin della jihad, fanno alzare il prezzo dell'ostaggio e allungare i tempi della liberazione. Calipari voleva portare a casa Giuliana Sgrena a tutti i costi.

Lo aveva già fatto a settembre per Simona Pari e Simona Torretta. Anche questa volta, proprio una settimana fa, un canale si era fatto avanti anche con la Croce Rossa e ha fatto ascoltare a Maurizio Scelli una registrazione con la voce della giornalista. Un canale che passava dallo stesso tavolo dove si sono incrociate tutte le mediazioni di questo mese: il Consiglio degli Ulema, la massima autorità politica religiosa dei sunniti. Un mese di trattative in cui giorno dopo giorno, anche quando era a Bagdad, Calipari ha sempre provveduto a tenere informati i famigliari di Giuliana, a spiegare, a far capire cosa stava succedendo. Ieri sera, finito tutto in quel modo assurdo e sbagliato, c'è stato chi ha quantificato il costo dell'operazione: circa sei milioni di euro tra riscatti e mediazioni. Non ci dovevano essere, però, né morti nè feriti.



E' domenica 6 febbraio, neppure 48 ore dopo il rapimento, quando la "rete" di informatori attivata dal Sismi aggancia il gruppo che ha sequestrato la giornalista del Manifesto. Una fonte riferisce di aver individuato la prigione dove la donna è tenuta prigioniera, un'abitazione rurale, quasi una capanna di fango, isolata, a nemmeno venti chilometri da Bagdad. Sono le ore in cui Palazzo Chigi fa trapelare la notizia che i rapitori sarebbero "criminali comuni di area sunnita, gente in contatto con gli ex potenti del regime di Saddam Hussein, uomini dell'ex partito Baath e del servizio segreto del rais".

Il canale è aperto e ha visto l'ostaggio in buona salute. Nel governo si diffonde l'ottimismo, anche qualcosa di più tanto da alimentare la speranza che la partita possa essere chiusa in poche ore grazie al pagamento di un riscatto. E' il primo rinvio, la prima delusione. E' l'Iraq, dove i sequestri di persona sono diventati strumento di trattativa politica ed è l'Iraq fresco di elezioni dove i sunniti si sono autoesclusi dal voto e sono fuori da tutto.

Una fonte riferisce che l'ostaggio è stato spostato tra giovedì e venerdì, il 10 e l'11 febbraio, e che in quelle ore Giuliana sarebbe addirittura in una moschea. Un segnale contraddittorio: gli spostamenti sono sempre pericolosi anche perché possono preludere a passaggi di mano tra le bande; ma il trasferimento in una moschea significa anche che la trattativa potrà avere la mediazione di un tavolo che il Sismi ben conosce: il Consiglio degli Ulema.

Sabato 12 febbraio arriva il video-choc, significa che il canale è ancora attivo e, tramite mediatori, riesce ad arrivare ai rapitori. Il Sismi lo prende in consegna, lo valuta con attenzione, ne ritarda la diffusione per "pulirlo" da tutto ciò che può essere utile alle indagini. Giuliana Sgrena parla prima in francese e poi in italiano, all'incontrario della versione fatta circolare in Italia. Sulla parete bianca e nuda che fa da sfondo all'appello disperato della giornalista, l'intelligence ingrandisce un dettaglio prezioso: un contatore elettrico, accessorio non così diffuso in Iraq. La giornalista è in una casa in un centro urbano, a nord di Bagdad area dalla quale, pur cambiando circa quattro o cinque volte prigione, i rapitori non s'allontaneranno mai in questo mese. Tra le tappe anche Samarra e un suo sobborgo.

Dopo il video si aspetta un segnale che dia il via libera alla trattativa, qualcosa o qualcuno che dica cosa vogliono i rapitori. Ma passa una settimana di silenzio: il canale è fermo, tace. Si arriva al 19 febbraio, mezzo milione di persone in piazza per chiedere la liberazione di Giuliana, Florence e Hussein. L'intelligence sa che la mobilitazione è importante ma teme anche che questo possa far alzare il prezzo della trattativa. Finita la lunga marcia comincia di nuovo l'attesa per un segnale. All'indomani una persona che nei giorni precedenti si era fatta avanti a Bagdad con ambienti legati alla nostra intelligence mostrando come credenziale il passi di Giuliana Sgrena per la green zone, si fa vivo di nuovo. Questa volta porta una pagina scritta a mano, in francese, firmata da Giuliana Sgrena e insieme c'è anche il suo orologio.

Il "postino" è sconosciuto, è la prima volta che collabora, c'è diffidenza. La lettera arriva in Italia, la leggono Pier Scolari e Gabriele Polo, riconoscono la calligrafia. Il corsivo sembra tranquillo. Giuliana scrive in francese - un'ulteriore conferma che tra i rapitori c'è qualcuno che parla bene la lingua - si rivolge a Pier e parla di sé: "Vengo trattata abbastanza bene ma aiutatemi, per favore". Nella lettera sono indicati anche alcuni numeri di telefono di amici e famigliari.

Ed è questo, soprattutto, che convince l'intelligence che anche quel canale, diverso da quello che ha veicolato il video, riesce a parlare con i sequestratori.
In Italia, tra i giornali, è scattato una specie di silenzio-stampa, spontaneo, non imposto ma utilissimo per far lavorare l'intelligence. I famigliari e la redazione del Manifesto ovviamente sanno, conoscono i dettagli. Possono sperare. Il 23 febbraio, due giorni dopo la consegna della lettera, una tivù irachena annuncia la "liberazione imminente".

Calipari è già tornato a Bagdad, c'è una speranza per venerdì , dopo la preghiera. I rapitori sono isolati e sanno di esserlo: tutti, anche in Iraq, hanno chiesto la liberazione di Giuliana; gli Ulema lanciano appelli dalle moschee. Difficile in queste condizioni portare avanti un sequestro.

Venerdì 25 succede qualcosa che è una bella notizia ma ha anche l'aria d'essere una complicazione. Alla Croce Rossa di Maurizio Scelli viene fatta ascoltare la voce di Giuliana Sgrena. E' un'altra prova in vita, è vero, ma l'aumento dei canali che trattano è anche un modo per alzare il prezzo e allungare i tempi.
Forse è un caso, ma si ferma tutto di nuovo. Il dirigente del Sismi torna a Roma. Passa un altro fine settimana in attesa. Lunedì ancora un viaggio a Bagdad. Si spera di nuovo per venerdì, per il 4, giorno di preghiera e di festa in cui è più facile anche per i rapitori muoversi tra check-point e posti di blocco.

Viaggiare per quei circa ottanta chilometri che li dividono dalla periferia di Bagdad e dal luogo della consegna concordata. Tra martedì e mercoledì si diffonde la voce che la liberazione è questione di ore. Depistaggi, pericolosissimi, che irritano molto l'intelligence. Ieri giornata di strani silenzi. Fino al grido di Giuliana, "vittoria". E alla disperazione, un secondo dopo.

(5 marzo 2005)

http://www.repubblica.it/2005/b/sezioni/esteri/iraq44/trattativ/trattativ.html

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hanno solo tentato...
by bunker Saturday, Mar. 05, 2005 at 10:35 AM mail:

ma quale errore: hanno solo tentato di ammazzarli per nascondere notizie importanti sulle "missioni" amerikane in iraq.
non ci sono riusciti del tutto per puro caso (300-400 colpi sparati).
Sgrena avra' molto da dire e molto da temere.
sul presunto riscatto non si sa assolutamente nulla (ma le jene sono gia' sul posto, a quanto sembra).

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sempre vero?
by cartesio Saturday, Mar. 05, 2005 at 10:41 AM mail:

tutte le opinioni dei giornali di qs mattina sono inaccetabili in quanto discendono da presupposti dubbi, probabilmente falsi: dubito delle celebrate ricostruzioni dei fatti: il check-point, l'eroe, la corsa della jeep, il premier con la faccia torva, le responsabilità, ecc ecc. Un giorno uno dei servizi segreti mi disse: Ma tu guardi ancora i telegiornali? Almeno qui su indymedia non siate tanto ingenui! Volete una certezza? abbiamo pagato, come sempre: il piccolo Faruk, la Calabria, le 2 Simone. Ecco la nostra forza, all'estero lo sanno, lo sanno sia i sequestratori che gli inglesi, per esempio. Ecco la risorsa dei nostri servizi segreti ai quali si vuole dare nuovo smalto: siamo bravi a trattare sul prezzo in queste facende di rapimenti e estorsioni. E' il nostro contributo alla democrazia da esportare.

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regole d'ingaggio
by namaste Saturday, Mar. 05, 2005 at 10:43 AM mail:

le regole d'ingaggio.....già.
Come è possibile seguire delle regole di comportamento in un contesto dove qualunque cosa che si muove viene attaccata a suon di proiettili.

E' evidente, anche dall'episodio della liberazione della Sgrena, che ci siamo imbarcati su una nave che sta afondando sempre di più. Gli americani non sono nuovi a queste bravate, qualche esempio: l'elicottero americano abbattuto dai marines, oppure la strage del matrimonio.

Io credo che i militari americani, tutti giovani e stressati al massimo dallo sfascio della situazione sul campo, sparano per paura. Non hanno più la lucidità, e forse non l'hano mai avuta, per valutare l'efficacia dei loro interventi.
Altro che secondo Vietnam! L'Iraq è molto peggio.

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uno in meno
by squatnow Saturday, Mar. 05, 2005 at 12:16 PM mail:

Uno 007 in pre-pensionamento...ci siamo scordati di quando i suoi colleghi mettevano le bombe in piazza e sui treni?

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Liberata Giuliana Sgrena.
by Osservatorio Iraq Saturday, Mar. 05, 2005 at 12:54 PM mail:

Liberata Giuliana Sgrena.


L'annuncio arrivato dalla Tv Al Jazeera, confermato poi dalla telefonata di Letta alla redazione del quotidiano Il Manifesto


E' stata liberata il 4 marzo, a quattro settimane esatte dal suo rapimento, la giornalista italiana Giuliana Sgrena. I suoi rapitori  l'hanno consegnata ad uomini dei servizi segreti italiani, dopo aver girato un altro video in cui la stessa Giuliana ringrazia coloro che l'hanno avuta in custodia per queste settimane. La notizia della liberazione di Giuliana è stata data dal canale satellitare Al Jazeera intorno alle 18.30, e successivamente confermata dal sottosegretario Letta alla redazione del Manifesto.
Si attendeva il rientro in Italia per questa stessa sera.
Invece, sulla strada dell'aeroporto, la macchina su cui viaggiava Giuliana e gli uomini dei servizi segreti che l'avevano presa in consegna, veniva fatta oggetto di colpi di arma da fuoco da parte dei soldati della coalizione nei pressi di un posto di blocco.
E' una notizia che si sente tante volte in queste cronache di guerra: un convoglio sospetto che non si ferma, gli spari, i morti.
Poche volte emerge la realtà, e solo quando vengono colpiti "amici": è sucecsso con i soldati iracheni, poi con quelli polacchi, oggi ( e non è la prima volta) con quelli italiani.
I soldati di guardia al posto di blocco ( ma questo non è certo, non ci sono indicazioni precise sul luogo esatto) hanno aperto il fuoco senza porsi alcun problema: qualsiasi oggetto in movimento, in certe zone, è un obiettivo per loro.
A morire è stato Nicola Calipari, del Sismi, che aveva tenuto le trattative in queste settimane per la liberazione di Giuliana: feriti tutti gli altri occupanti, la stessa Giuliana, un altro uomo del Sismi, l'autista iracheno.
La protesta del governo italiano è stata inoltrata all'ambasciatore americano a Roma, e poco dopo il Pentagono, dopo un iniziale secco non comment, si è detto dispiaciuto, annunciando l'avvio di una inchiesta. Anche Bush si "rammarica".
La morte di Calipari intacca la gioia per la liberazione di Giuliana, dicono i suoi colleghi del Manifesto.
Ma rovina definitivamente quella che per Berlusconi doveva essere l'ennesima dimostrazione della sua potenza: difficile spiegare adesso in Parlamento come si possa morire per caso, in questa guerra giusta.

http://www.osservatorioiraq.it/modules/wfsection/article.php?articleid=783

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alta velocità
by kijou Saturday, Mar. 05, 2005 at 12:58 PM mail:

1 morto su 3 per eccesso di velocità.
Fonte: Autostrade per l'Iraq!

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alta velocità
by kijou Saturday, Mar. 05, 2005 at 12:58 PM mail:

1 morto su 3 per eccesso di velocità.
Fonte: Autostrade per l'Iraq!

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NICOLA CALIPARI: UCCISO PERCHE’ SAPEVA...
by Gabriella Pasquali Carlizzi Saturday, Mar. 05, 2005 at 1:38 PM mail:

http://italy.indymedia.org/news/2005/03/744176.php

PER RACCONTARE LA VERITA’ SUL DELITTO DI VIA POMA, L’EX QUESTORE DI ROMA, DOTTOR SUCATO, MI AFFIDO’ AL SUO UOMO DI FIDUCIA, CON QUESTE PAROLE:"SIGNORA CARLIZZI, A LUI PUO’ DIRE TUTTO, E’ IL MIGLIORE DEI FUNZIONARI CHE ABBIAMO, LE DO’ LA MIA PAROLA".

ED A NICOLA CALIPARI CONTINUAI A FARE RIFERIMENTO, DESCRIVENDOGLI NEI MINIMI PARTICOLARI CHI VIDI ENTRARE A VIA POMA 2, IL 7 AGOSTO DEL 1990.

IERI SERA, MENTRE MI UNIVO ALLA GIOIA COLLETTIVA PER LA LIBERAZIONE DI GIULIANA SGRENA, APPENA HO APPRESO CHE UN NOSTRO AGENTE DEL SISMI ERA CADUTO VITTIMA, NEL CONFLITTO A FUOCO DURANTE LA LIBERAZIONE DELLA PRIGIONIERA, HO ESCLAMATO: "SPERIAMO CHE NON SI SIA APPROFITTATO DI QUESTA OCCASIONE PER TOGLIERSI DI MEZZO UNO 007 DEPOSITARIO DI VERITA’ SCOMODE".

UN PRESENTIMENTO CHE POCHE ORE DOPO SI SAREBBE CONFERMATO NELL’APPRENDERE DELLA DOLOROSA ED INQUIETANTE MORTE DI NICOLA CALIPARI, L’UOMO CHE HA PORTATO CON SE’ UNO DEI PIU’ INTRICATI MISTERI ITALIANI.

IL SENSO DI QUESTA MIA TESTIMONIANZA E’ SOLO QUELLO DI METTERE A DISPOSIZIONE DEI FAMILIARI DEL DEFUNTO E DELLO STATO, QUANTO PUO’ CONTRIBUIRE A FAR LUCE SU UNA MORTE FORSE PREMEDITATA, ED ESEGUITA IN IRAK, CON IL VISTO DI UN ALTRO PAESE E PER FINALITA’ "RISERVATE".


Gabriella Pasquali Carlizzi
lagiustainformazione.it

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sei un nazista
by beatrice Saturday, Mar. 05, 2005 at 2:07 PM mail:

un commento di una superficialità inaudita e di una vergognosa disumanità. Invece di dire stronzate cerca di evolvere ad un livello accettabile per definirti persona.

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Volevano uccidere
by RedRider Saturday, Mar. 05, 2005 at 4:36 PM mail:

Non riesco a pensare che si spari con una mitragliatrice e che solo una persona venga uccisa. Perché la macchina andava troppo veloce. Forse nemmeno lei sa il perché, forse ha visto ciò che non doveva vedere, ha sentito ciò che non doveva sentire. In un paese dove le sparatorie sono all'ordine del giorno un agente esperto si dimentica di avvisare gli americano?

Chi ha scritto di essere contento di quella morte...è solo uno stupido o un provocatore. Propendo per la seconda ipotesi.

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GLI USA: E' COLPA DEGLI ITALIANI
by Bruno Marolo Saturday, Mar. 05, 2005 at 9:23 PM mail:

GLI USA: E' COLPA DEGLI ITALIANI

Gli americani: «Se abbiamo sparato è colpa degli italiani»
di Bruno Marolo

Gli Stati Uniti scaricano la colpa sugli italiani. George Bush assicura un'indagine completa sulla sparatoria che è costata la vita a Nicola Calipari, ma nel frattempo accusano dell'incidente i servizi italiani: «I soldati della terza divisione - si legge in un comunicato della stessa divisione - hanno ucciso un civile e ne hanno feriti altri due quando la loro auto, che viaggiava a grande velocità, ha rifiutato di fermarsi a un posto di blocco». Versione smentita dall'agente del Sismi ferito e dalla stessa Giuliana Sgrena.

unità.it

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Presenza dei media
by FILOTTO Saturday, Mar. 05, 2005 at 10:42 PM mail:

una riflessione forse marginale, ma in iraq non c'è proprio piu' nessuno a fare informazione!
Nessuno è riuscito a parlare con la Sgrena o con gli altri in opsedale, nessuna immagine è ancora arrivata, almeno dell'auto (300-400 colpi, è vero o no?), insomma, c'è il black out più nero!

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sto male
by jamiro Sunday, Mar. 06, 2005 at 1:49 AM mail:

sto male - ma purtroppo è solo la realtà,
una realtà allucinante di cui facciamo tutti parte
sto molto male-- davvero--
non piango x mr.007,è solo uno dei tanti anche se ora qualcuno parla già di eroe nazionale e le solite cavolate,
penso a quanto potere ha questa gente-----
la storia finira come al solito dimenticata...
in un orgia di dollari e sangue,
per quanto tempo ancora dovremmo sopportare tutte queste bugie.......born in the usa&arcore
spero,anche se ne dubito,che tutto ciò porti qualcuno a riflettere su dove ci stanno portando...................

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the big liers
by bak Sunday, Mar. 06, 2005 at 11:41 AM mail: bak8201@hotmail.com

Un altra dimostrazione d quanto siano capaci a mentire gli americani...ho ascoltato le dikiarazioni d giuliana e non c'è una sola parola ke coincida con le "spiegazioni" affrettate e approssimative date dagli americani!è assurdo passare 1 mese d prigionia x poi riskiare d essere ammazzata da "amiconi"!basta mentire !VERITA!!!!!!!!!!!

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Procura di Roma: «Indaghiamo per omicidio»
by SARA MENAFRA Sunday, Mar. 06, 2005 at 5:33 PM mail:

«Indaghiamo per omicidio»
http://italy.indymedia.org/news/2005/03/745169.php
SARA MENAFRA

La procura di Roma apre una inchiesta per omicidio volontario aggravato e tre tentati omicidi. «Chiederemo l'acquisizione della vettura». Il comando americano: «Ci serve per la nostra indagine interna»

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L'ITALIA E' FUORI DAI GIOCHI
by ipotesi Sunday, Mar. 06, 2005 at 8:23 PM mail:

la sparatoria e le vittime sono un invito puramente americano x il caro e beneamato presidente del consiglio a levarsi dai coglioni,xkè bush i soldi ke stà guadagnando con questa guerra NON LI VUOL DIVIDERE KON NESSUNO!!!

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STO CON GLI AMERICANI
by VLADIMIR ILIC ULIANOV Sunday, Mar. 06, 2005 at 8:41 PM mail:

...o meglio con il sottoproletariato americano (pure italiano e inglese)laggiù a guadagnarsi a la pagnotta (e spesso l'agognata cittadinanza USA) ma sto anche con il proletariato iracheno diviso dagli artificiali e artificiosi settarismi religiosi che subisce e ha subito guerra, bush, fame, saddam, islam, petrolio, embargo, al-qaeda...ma sono contro il nazionalismo italiano (pro e anti)americano, il nazionalismo iracheno sunnita/sciita, il nazionalismo francesce eurocentrico e quello americano imperialista. NO AL DUOPOLIO USA/UE DEI PADRONI DEL VAPORE CHE VOGLIONO SPARTIRSI IL MONDO (DIVIDI ET IMPERA) - SI ALL'AUTENTICO INTERNAZIONALISMO DI CLASSE E DEI POPOLI ANTICAPITALISTA E ANTIBORGHESE

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Dubbi...
by Cora284 Monday, Mar. 07, 2005 at 9:09 AM mail:

Ho un dubbio atroce credete davvero tutti che se avessero voluto far tacere qualcuno l'avrebbero fatto in un modo cosí grossolano con tutte le occasioni passate? io credo che la veritá sia molto piú semplice e molto piú triste: uno 'slpendido ed eroico' marines bombato quanto basta si stava annoiando, e voleva sgranchirsi, solo che non ha beccato i soliti 'nessuno' di passaggio, ed ora: che gli USA difenderanno il loro soldato e l'immagine del loro esercito ci puó stare, quello che fa male sará vedere il governo italiano chinare la testa e chiedere scusa per il disturbo come al solito, e ancora di piú sapere che non é stata la prima volta e non sará l'ultima...

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fantasma lenin
by Plechanov Monday, Mar. 07, 2005 at 11:06 AM mail:

la storia non si è fermata a Lenin,

Tu, caro compare Vladimiro, ti sei fermato al tuo fantasma Lenin, alle tesi di un uomo, rivoluzionario e leader, che pensava infatti, ormai cento anni fa, a trasformare quella che interpretava come "guerra imperialista" in una "guerra civile", vedendo in questo uno degli aspetti positivi della guerra in sè e per sè.

In buona sostanza insomma, per Lenin, il conflitto allora in atto poteva essere un'occasione propizia per mettere finalmente in pratica le sue idee rivoluzionarie, cercando di trasformare la guerra in rivoluzione.

Ma sono appunto passati cento anni, e anche se i meccanismi dela storia e delle pulsioni umane mantengono caratteristiche costanti, ora abbiamo molti più elementi di giudizio e di analisi politica e sociale a nostra disposizione. Compreso il fallimento di una teoria come il comunismo applicata in vari contesti sociali e geopolitici.

Insomma, se il sonno della ragione ottenebra il pensiero di molti, non è questa una buona ragione per rifugarci nelle fantasie oniriche del ben tempo che fù, quando la rivoluzione passava per la canna di un fucile, dimenticando il "realismo" politico di chi affermava, cito dal testo della Conferenza tenuta da Lenin a Pietrogrado il 15 maggio 1917:

- Dal punto di vista del marxismo, cioè del socialismo scientifico moderno, la questione fondamentale, per dei socialisti che discutano sulla valutazione da dare a proposito di una guerra e sull'atteggiamento da assumere nei suoi confronti, consiste nell'individuare gli obiettivi per cui questa guerra viene condotta e le classi che l'hanno preparata e diretta.

Noi marxisti non siamo avversari incondizionati di ogni guerra.

Noi diciamo: il nostro scopo è l'instaurazione di un assetto sociale socialista che, sopprimendo la divisione dell'umanità in classi ed eliminando ogni sfruttamento dell'uomo da parte dell'uomo e di ogni nazione da parte di altre nazioni, sopprimerà immancabilmente ogni possibilità di guerra in generale.

Ma nella lotta per il regime socialista ci troveremo di necessità in condizioni in cui la lotta di classe all'interno di ogni singola nazione dovrà fare i conti con una guerra tra diverse nazioni generata dalla stessa lotta di classe; pertanto noi non possiamo negare l'eventualità di guerre rivoluzionarie, cioè di guerre derivanti dalla lotta di classe, combattute dalle classi rivoluzionarie e aventi una portata rivoluzionaria immediata.

Non possiamo negare questa eventualità anche perché, nella storia delle rivoluzioni europee dell'ultimo secolo, nel corso degli ultimi 125-135 anni, accanto a guerre per la maggior parte reazionarie, si sono prodotte alcune guerre rivoluzionarie, come, ad esempio, la guerra delle masse popolari rivoluzionarie di Francia contro la coalizione dell'Europa monarchica, retrograda, feudale e semifeudale. (...)

Vi sono guerre e guerre. Bisogna determinare le condizioni storiche da cui una guerra deriva, quali classi la conducano e quale scopo queste classi perseguano.-

e ancora:

- La guerra è la continuazione della politica con altri mezzi. Ogni guerra è indissolubilmente connessa con il regime politico da cui deriva. È la stessa politica che una data potenza e una data classe in questa potenza ha condotto assai prima della guerra, è la stessa politica che questa classe prosegue durante la guerra, cambiando soltanto la forma della propria azione. - (...)

- Nessuno, tranne la rivoluzione operaia in alcuni paesi, uscirà vincitore da questa guerra. La guerra non è un giuoco, la guerra è una cosa mostruosa, che costa milioni di vite umane e a cui non è facile mettere fine.

I soldati al fronte non possono staccarsi dallo Stato e decidere per proprio conto. I soldati al fronte sono una parte del paese. Fino a che lo Stato è in guerra, il fronte non farà che soffrire. Non c'è niente da fare. La guerra è stata provocata dalle classi dominanti, solo la rivoluzione della classe operaia potrà metterle fine.

E la rapidità con cui avrete la pace dipenderà soltanto dallo sviluppo della rivoluzione. Non basta dire frasi sentimentali, non basta dichiarare: forza, smettiamo subito questa guerra! Per farlo è necessario lo sviluppo della rivoluzione. Quando il potere sarà passato nelle mani dei soviet dei deputati degli operai, dei soldati e dei contadini, i capitalisti si pronunceranno contro di noi: il Giappone sarà contro, così la Francia, così l'Inghilterra, così i governi di tutti i paesi.

Contro di noi si schiereranno i capitalisti, saranno con noi gli operai. Allora si metterà fine alla guerra scatenata dai capitalisti. Ecco la risposta da dare a chi domanda come metter fine alla guerra. -

io penso sia meglio attenersi alle idee di Rosa Luxemburg che così si è espressa nella Autodifesa pronunciata al Tribunale di Francoforte nel febbraio del 1914 contro l'accusa di incitamento alla diserzione:
Noi siamo d'opinione che le guerre possono venire condotte solo quando e solo finché la massa del popolo lavoratore o le fa con entusiasmo, perché le ritiene cosa giusta o necessaria, o almeno le sopporta pazientemente.

Quando invece la grande maggioranza della popolazione lavoratrice arriva a convincersi - e svegliare in essa questo convincimento, questa coscienza è proprio il compito che ci poniamo noi socialdemocratici - quando, dico, la maggioranza del popolo giunge a convincersi che le guerre sono un fenomeno barbaro, profondamente immorale, reazionario e nemico del popolo, allora le guerre sono diventate impossibili (...)


Lascio da parte le altre numerose risoluzioni della vecchia internazionale e passo al congresso della nuova Internazionale. E il congresso di Zurigo del 1893 dichiarava:

"La posizione dei lavoratori nei confronti della guerra è nettamente definita dalle conclusioni del congresso di Bruxelles sul militarismo. La socialdemocrazia rivoluzionaria internazionale deve opporsi in tutti i paesi e con tutte le sue forze alle brame schiavistiche della classe dominante; rinsaldare sempre più fermamente il legame di solidarietà fra i lavoratori di tutti i paesi; operare senza tregua per l'eliminazione del capitalismo che divide l'umanità in due campi nemici e aizza i popoli gli uni contro gli altri. Con il superamento del dominio di classe scompare anche la guerra. La caduta del capitalismo è la pace del mondo".

Il congresso di Londra del 1896 dichiara:

"Soltanto la classe operaia può avere la seria volontà e conseguire il potere di stabilire la pace nel mondo. A tale scopo chiede:

Contemporanea abolizione degli eserciti permanenti in tutti gli Stati e istituzione dell'armamento popolare.
Istituzione di un tribunale arbitrale internazionale, le cui decisioni abbiano forza di legge.
Decisione definitiva su guerra o pace direttamente da parte del popolo, nel caso che i governi non intendessero accettare la decisione del tribunale arbitrale".
Il congresso di Parigi del 1900 consiglia specialmente come mezzo pratico di lotta contro il militarismo:

"Che i partiti socialisti intraprendano ovunque l'educazione e la organizzazione dei giovani allo scopo di combattere il militarismo e proseguano nello sforzo con il massimo fervore".

e, per finire, è ora che si passi dalla parte delle donne IN NERO
per affermare con loro che: E' ORA DI DIRE SIGNORNO':

no al militarismo come pensiero dominante e modo di risoluzione dei conflitti, no alla guerra come strumento per il superamento di differenze e divergenze.


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sono felice della liberazione
by rex516 Monday, Mar. 07, 2005 at 12:20 PM mail: "Neateye"

riporto una vechia conversazione in rete, " ma voi chi siete " ma quanto sono feice di questa notizia maglio sxcriver4e poco che sono poco capace :PPPPPPPPPPPPP

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ANCHE IO STO CON GLI AMERICANI
by Lev Bronstein Tuesday, Mar. 08, 2005 at 12:37 AM mail:

mi riferisco alle due lettere di sopra (lenin,plechanov) e ne approfitto per fare qualche breve precisazione:
1)che il comunismo scientifico marxista-leninista con l'abolizione di classi, proprietà privata, etc. sia ormai defunto è un'opinione che si base sul fatto che i precedenti tre tentativi di concretizzarla (comune parigina, rivoluzione bolscevica e rivoluzione spartachista) sono abortiti. ma ciò dimostra SOLO che il tentativo di realizzarla in SOLO paese senza estenderla a tutti i proletari di tutto il mondo (stalin vs trotsky) ha fallito. comunque a tuttoggi nessuno può affermarne il fallimento perchè il comunismo non c'è mai stato in nessun paese e in nessuna epoca almeno finora....
2) cento anni , 1 secolo non sono NIENTE nella storia evolutiva dell'umanità: la borghesia quanto ci ha messo prima di affermarsi con la rivoluzione industriale positivista e scalzare il feudalesimo e l'aristocrazia? quindi mai dire mai....
3) che il comunismo nasca dalla guerra non lo dice (per primo)lenin ma engels e marx nel loro manifesto. la prima fase meglio conosciuta come DITTATURA DEL PROLETARIATO (marx/engels dixit) o COMUNISMO DI GUERRA (lenin/trotsky dixit) consiste nel prendere il potere esautorando i proprietari dai mezzi di produzione abbattendone il sistema, e come si pensa di riuscirci con un girotondo, infilando una scheda in un urna una volta ogni 5 anni, con le riforme di un passettino alla volta....
5)che il comunismo nasca con una guerra "civile" in una guerra "imperialista" già presistente e dovuto al fatto intuitivo che è molto più semplice e facile spallare uno stato indebolito da tre o quattro anni di battaglie e bombardamenti con una popolazione maggiormente incline ai cambiamenti radicali piuttosto di fare come i lottarmatisti post '68.
6)nel secondo dopoguerra se invece di togliatti ci fossero stati gli interanzionalisti credi che tutto si sarebbe risolto con un cambio al vertice istituzionale re/presidente della repubblica? purtroppo si è persa una grande occasione e ci tocca aspettare la prossima.
7)perchè i comunisti non possono dirsi pacifisti? perchè tutti gli stati in tutte le epoche sono nati con "il ferro e con la spada" lo disse bismark mica marx.
8)lenin non poteva aprioristicamente escudere di ricorrere al terrorimo (e vi ricorse) poichè lo considerava alla stregua di un mezzo non di un fine (leggi al-quaeda). mettiti nei panni di un palestinese, di un sunnita iracheno o di un repubblichino e non ti verrà forse da affibbiarlo ai coloni, ai marine e ai partigiani... e allora?
8)meglio il realismo politico strategico vincente di lenin che porta al potere i soviet in tutte le russie e fuori dalle tricee della grande guerra o quello comodo perchè perdente (ancora in nuce) di luxemburg uccisa a colpi di fucile in faccia non dai nazionalsocialisti ma dai socialisti riformisti di weimar?
9)i profeti disarmati fanno una brutta fine (savonarola, gandhi) giacchè per fare la guerra alla guerra bisogna evidentemente essere armati altrimenti i prepotenti e i detentori del monopolio della forza se ne avvantaggiano. se gandhi si fosse trovato come interlocutore invece del declinante impero britannico (post WWII) qualcuno meno ragionevole tipo stalin, mussolini o hitler a chi gliela spiegava la non violenza? come churchill stesso ci racconta nelle sue memorie ci fu l'india e il pakistan perchè ci furono gli indiani e i pakistani a tobruk, a el-alamein a cassino,etc.
perchè queste precisazioni? perchè il comunismo marxista è una scienza e come tutte le scienza va studiata. oggi non lo si studia e quindi anche le più palesi delle mistificazioni e/o delle falsificazioni passano inosservate senza colpo ferire ma ricordiamoci che quel proverbiale spauracchio continua ad aggirarsi per il mondo.....

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e a tutti griderò
by disertore Tuesday, Mar. 08, 2005 at 7:24 PM mail:

apprezzo la chiarezza di pensiero del compagno realista che ci ricorda la necessità della rivoluzione guerreggiata.

Il problema è sempre lo stesso, non da cent'anni, ma da sempre. Chi fa la guerra diventa un assassino. Chi fa la guerra soffre, si terrorizza, impazzisce. Chi subisce la guerra ha paura, diventa una preda, un bersaglio vivente. Impazzisce, muore, diventa un "povero mutilato".

Chi meglio regge i colpi di una guerra non è sempre la parte migliore dell'umanità, e comunque è quella che in se e attorno a se ha visto morire la parte migliore.

Chi comanda in guerra, qualunque guerra, è un professionista di morte. Spesso continua ad esercitare la sua professione anche quando la guerra è finita.

Per questo non è da vigliacchi rifiutare la guerra, ma è da persone reali, assai più che realistiche. La realtà si può mutare, quella di ieri non è quella di oggi, come ben sanno anche i realisti. La realtà non è una cosa, è forse un'emozione.

Per questo sono anchio disertore.

E se la strofa finale originale di "Le Deserteur" recitava, come è noto, in tutt'altro modo di quella da noi conosciuta: "Prévenez vos gendarmes, que je serai en arme et que je sais tirer" (Prendete i vostri gendarmi che io sarò in armi e che io so tirare), facendone una canzone non "pacifista" in senso stretto, ora il testo modificato è più vicino alla mia volontà e a quella di tanti altri compagni e compagne.

Oggi in tanti pensiamo:

se vengono a cercarmi,
che possono spararmi,
io armi io non ne ho.

E insieme a Boris Vian diciamo: "Ma chanson n'est nullement antimilitariste, mais, je le reconnais, violemment pro-civile" (la mia canzone non è antimilitarista, ma, lo riconosco, violentemente pro-civile).

la parola al poeta:

IL DISERTORE
di Boris Vian

In piena facoltà,
Egregio Presidente,
le scrivo la presente,
che spero leggerà.
La cartolina qui
mi dice terra terra
di andare a far la guerra
quest'altro lunedì.
Ma io non sono qui,
Egregio Presidente,
per ammazzar la gente
più o meno come me.
Io non ce l'ho con Lei,
sia detto per inciso,
ma sento che ho deciso
e che diserterò.

Ho avuto solo guai
da quando sono nato
e i figli che ho allevato
han pianto insieme a me.
Mia mamma e mio papà
ormai son sotto terra
e a loro della guerra
non gliene fregherà.
Quand'ero in prigionia
qualcuno m'ha rubato
mia moglie e il mio passato,
la mia migliore età.
Domani mi alzerò
e chiuderò la porta
sulla stagione morta
e mi incamminerò.

Vivrò di carità
sulle strade di Spagna,
di Francia e di Bretagna
e a tutti griderò
di non partire più
e di non obbedire
per andare a morire
per non importa chi.
Per cui se servirà
del sangue ad ogni costo,
andate a dare il vostro,
se vi divertirà.
E dica pure ai suoi,
se vengono a cercarmi,
che possono spararmi,
io armi io non ne ho.

Per i curiosi, il manoscritto della canzone porta la data del 15 febbraio 1954; venne trasmessa, interpretata da Marcel Mouloudji, per la prima volta in radio, dalla storica (e ancora esistente) emittente Europe 1, il 4 marzo 1954 (con la chiusa finale già modificata), e scoppiò il putiferio. Malgrado le numerose modifiche via via apportate al testo (scompaiono non solo la strofa finale originale, ma anche i riferimenti al Presidente, sostituito da dei più generici "Messieurs qu'on nomme grands"), nel gennaio del 1955 il consigliere municipale parigino Paul Faber ottenne la censura completa della canzone in radio.
Disertare può nuocere gravemente al sistema della guerra.

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