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Chàvez parla alla FAO
by lagarto Thursday, Oct. 20, 2005 at 8:26 PM mail:

Intervento del Presidente della Repubblica Bolivariana del Venezuela Hugo Chávez Frías, in occasione della celebrazione del 60 anniversario dell'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'alimentazione e l'agricoltura

Signor Direttore Generale e amico, signori capi di stato e di Governo, eccellenze

voglio iniziare il mio intervento ricordando, già Lula lo ha ricordato nelle sue straordinarie parole, Josué de Castro, un eminente brasiliano che ha presieduto la FAO dal 1951 al 1955, estraggo da questo libro senza eguali e non ancora superato che si chiama “Geografia della fame”, del 1946, alcune parole che sembrano essere state scritte ieri sera perché la realtà che descrivono è quella del Brasile, ma è anche la realtà di qualsiasi parse del sud, lo scrisse per il mondo del Sud e anche per il mondo del Nord, per riflettere e per agire.

Cito Josué de Castro:”La fame è l'espressione -più oscura e tragica- del sottosviluppo economico, una espressione che scomparirà con esso, e il pauperismo generale che determina. I poteri pubblici devono condizionare lo sviluppo e orientarlo verso obiettivi ben definiti, il primo dei quali deve essere l'emancipazione alimentaria della popolazione, deve anche dirigere la nostra economia anteponendo a tutto il benestare sociale della collettività”. Fine della citazione.

Approfitto della citazione di Josué de Castro e della ispirazione che ci muove per complimentarmi con il compagno presidente Luiz Inácio Lula de Silva e con il popolo del Brasile per questa meritata medaglia, il premio per il suo lavoro che trascende Brasile e ci riguarda tutti nell'America del Sud, nell'america Latina e nel Caribe. Ricordo, Lula, il tuo discorso del primo gennaio, era l'anno 2003, a Brasilia, hai detto che saresti stato felice il giorno in cui tutti i brasiliani potessero fare colazione, pranzare e cenare: so che ce la farai e so che ce la faremo; ci costi quel che ci costi.
Sotto la egida della globalizzazione neo-liberale, del colonialismo globale, cresce solamente lo sviluppo economico e ciò determina la nostra incapacità di risolvere il problema della fame, solo rompendo questa logica di dominazione potremo trovare questa musica di Josué de Castro.
In verità questo è un problema politico, senza l'intervento dei poteri pubblici, della politica, sarebbe poco meno che impossibile. L'emancipazione alimentaria e il benestare sociale collettivo dipendono dalla nostra capacità di definire una via propria, radicalmente diversa.
Dal Venezuela diciamo a questo modello economico oggi dominante nel mondo, inserito nel modello imperante, che è praticamente impossibile raggiungere questa meta, certamente è un grande problema politico, signor Direttore Generale, eccellenze e amici.

Il cammino percorso della FAO in questi 60 anni è stato difficile e scandaloso e la valorizzazione che oggi possiamo fare è molto distante dell'obiettivo originale: espandere l'economia mondiale e liberare l'umanità dalla fame. Mi raccontava Jaques Diouf alla mia domanda di quale fosse il presupposto della FAO, e si noti come sia un assunto politico, di decisione politica. La FAO, fra presupposto ordinario e donazioni volontarie, non raggiunge un miliardo di dollari, nemmeno 900 milioni, mentre i sussidi che i paesi sviluppati danno alla produzione agricola interna sono oltre i mille milioni al giorno, per farci un'idea del paragone; si investe di più in un giorno in sussidi di quanto investa la FAO in un anno.
O per fare un paragono con altre cifre: in America Latina e nei Caraibi, sia per quest'anno che per il prossimo, abbiamo già pagato il debito estero due volte rispetto al suo ammontare originario, trasferendo al nord sviluppato cifre nette che oltrepassano i 170 miliardi di dollari, all'anno; o per presentare un'altra termine di paragone, a Washington hanno appena annunciato il presupposto di difesa e di spese militare degli USA, circa 500 miliardi di dollari, che basterebbero per finanziare la FAO per i prossimi 500 anni.
Solo per farci una idea della grandezza del problema e a ciò a cui si riferiva con magistrale precisazione il compagno Presidente Lula de Silva, è un problema politico globale.
Appena un mese commemorando le sei decadi delle Nazioni Unite e analizzando le modestissime mete che erano state prefisse un lustro prima nell'Incontro del Millennio, fu duro riconoscere che non si potranno raggiungere nei tempi previsti; ho detto quindi che l'obiettivo di dimezzare gli oltre 800 milioni di affamati al mondo entro il 2015 con il ritmo attuale sarebbe possibile fra 200 anni, sempre e quando la specie umana possa sopravvivere alla distruzione che minaccia il medio ambiente.
Di sicuro tutti noi sappiamo che il numero di affamati e di poveri continua a crescere e nessuno dei qui presenti, per ottimista che sia, potrà assicurare oggi che l'umanità sopravvivrà a questa tragedia. Voglio approfittare di questo invito, e vi ringrazio, per insistere in questo tema, la sopravvivenza della specie umana è in pericolo, non si tratta di teorie scientifiche strappate ai capelli, stiamo assistendo a effetti nel mondiali disastrosi, allarmanti.

Noam Chomsky poco tempo fa ha scritto un libro nuovo, una nuova tesi brillante- come tutte secondo me scritte da questo bravo filosofo e intellettuale statunitense- ed il titolo, solo il titolo riflette il tremendo dilemma, Egemonia o sopravvivenza. Riscaldamento globale, ditemi se gli uragani che stanno frustando i Caraibi, uragani diabolici dalla forza di cento, di mille bombe atomiche, prodotto di cosa?? il riscaldamento delle acque dei Caraibi e dell'oceano, i mari del nord si stanno sciogliendo, guardiamo le foto in internet di come l'oceano Artico si sta rompendo in pezzi, blocchi giganteschi di ghiaccio che per secoli sono rimasti solidi e compatti, il pianeta si sta riscaldando troppo, nella luna mi sembra che trovarono residui di acqua, di vapore acqueo, ci sarà stata vita sulla Luna?, ah,no scusate su Marte. Perché no?, se la mano di Dio è tanto grande. Però magari su Marte hanno seguito le direttive di qualche Fondo Monetario marziano e terminò la vita su questo pianeta.

Signori, stiamo uccidendo il pianeta. Il modello di civilizzazione che si vuole imporre è contrario ala legge di Dio, incluso, e inoltre ci si vuole imporre con invasione, con minacce, sfiorando la violenza. Io accuso qui l'impero nord americano di essere la prima minaccia per il mondo e per la sua sopravvivenza.
È una vera minaccia per la vita del pianeta, chiediamo a Dio che ci dia la luce, la volontà e il coraggio per salvare non solo le nostre vita, ma anche quelle delle future generazioni, nei secoli a venire.
“ Simile panorama- continuo a leggere- risulta particolarmente lacerante e inspiegabile quando si sono compiuti progressi scientifici e tecnici, che se utilizzati in modo razionale e giusto, avrebbero potuto sradicare totalmente la fame e la povertà, potrebbero impedire che 11 milioni di bambini muoiano ogni anno a causa di malattie che si possono prevenire e curare. Ancora nel ventesimo secolo con il progresso tecnologico e scientifico si poteva alfabetizzare gli 876 milioni di persone che oggi non sanno leggere e scrivere, e assicurare l'insegnamento, almeno basico, ai 114 milioni di bambini che oggi non lo ricevono.
È un vero schiaffo per il genere umano e la peggior espressione delle barbarie dell'ordine mondiale attuale che ogni notte 300 milioni di bambini vadano aletto affamati e ogni 3,6 secondi, secondo le statistiche, qualcuno da qualche parte muoia perché gli manca un pezzo di pane e che annualmente 6 milioni di bambini muoiano prima di compiere 5 anni per denutrizione.

Dove vogliono portare i nostri popoli?? a affondare sempre più nello sfruttamento e nella povertà. L'agricoltura continua ad essere un settore strategico in quasi tutti i paesi perché da lavoro, da alimenti ed è una fonte per le divise. Senza dubbio il ritmo di crescita della produzione agricola mondiale diminuisce sostanzialmente dagli anni 60 e la FAO ci informa che questo diminuzione continuerà per lo meno fino al 2010, mentre la popolazione non smette di crescere e nei paesi più poveri riproduciamo la stessa situazione in scala molto più ampia.
Milioni di famiglie di contadini sono state private della terra, il loro mezzo fondamentale di produzione, lasciando i produttori agricoli emarginati e senza speranza e non si stimola la produzione nazionale ne il commercio di prodotti agricoli. Invece si ha intronizzato il domini delle multinazionali agroalimentarie, i sussidi alla produzione e commercio nei paesi sottosviluppati, l'ingiusta distribuzione della terra, i termini di intercambio sfavorevoli e gli elevati dazi sulle produzioni provenienti dai paesi sottosviluppati...”

Mi diceva un attimo fa il capo di un governo caraibico che la loro produzione di banane, per il lavoro della gente, gli procurava entrate annuale di circa 120, 150 milioni di dollari fino a pochi anni fa. Adesso, grazie alle decisioni dell'OMC, meccanismi dell'imperialismo per assicurare il dominio dei potenti come il Fondo Monetario Internazionale e molte altre istituzioni che bisognerebbe smantellare e rifare di nuovo se vogliamo salvare molte vite. La OMC prese le sue decisioni e questo paese ora no riceve più entrate di 120, 150 milioni per le sue banane, perché non ha a chi venderle, ora riceve 10 milioni di dollari e ciò che è cresciuto è la fame, la miseria, la povertà e la morte nei paesi del terzo mondo soprattutto.

“dovuto al protezionismo e ai sussidi all'agricoltura, le nazioni sottosviluppate perdono ogni anno 24 miliardi di dollari, simultaneamente, questa stessa politica protezionista applicata al resto dei settori del commercio mondiale, causa al terzo mondo perdite per un valore di 100 miliardi di dollari all'anno...” Questo è il sistema economico capitalista, imperialista ed egemonico. Questo è il sistema che dal Venezuela invochiamo che si smantelli se veramente vogliamo farla finita con la fame e la miseria. Questa cifra di 100 miliardi di dollari che noi paesi del terzo mondo perdiamo nei sussidi e nella politica protezionista, è il doppio di quanto si riceva come aiuta ufficiale allo sviluppo.
L'inquinamento medio ambientale e il cambio climatico, responsabilità storica dei paesi ricchi, distrugge la natura e diminuisce la capacità produttiva della terra. Due miliardi di ettari sono stati rovinati dalla erosione, il mondo si desertifica, ci sono piogge più intense, siccità più lunghe e cicloni più violenti che erano pochi frequenti 20 anni fa. Senza dubbio il paese del mondo che più inquina, che con il 5% della popolazione mondiale, consuma il 25% dell'energia, dedica oltre 450 miliardi di dollari a far guerre e lanciare missili in qualsiasi buio angolo della terra, fra le altre spese militari, si nega a firmare il Protocollo di Kyoto, esempio paradossale che ci offre l'auto dichiarato simbolo dei diritti umani, della democrazia e delle libertà individuali.

Eccellenze, signor Direttore Generale, in Venezuela c'è una rivoluzione in corso, la rivoluzione Bolivariana facendo sforzi, un popolo ha ripreso la sua antica bandiera antimperialista, anti colonialista e il Governo Bolivariano, spinto da questo popolo ha dedicato grandi risorse e energie per stimolare la produzione agricola e migliorare la alimentazione della popolazione più povera.
In questo momento, combattendo contro il latifondo, che nemmeno è un segno del modello capitalista, no, è precedente al capitalismo, è il feudalesimo. In America Latina c'è ancora il feudalesimo, proprietà di oltre 100 mila ettari in mano di una persona o di una famiglia e la maggior parte di queste terre oziose, senza alcun tipo di produzione, mantengono il mondo contadino nella più assoluta miseria.

Stiamo portando avanti una rivoluzione per ridistribuire la terra fra i contadini che non hanno e non hanno avuto un ettaro di terra per seminare e produrre il proprio sostento familiare. Ed abbiamo prese misure serie che non preciso in questo momento, per trasformare profondamente le strutture, le ingiuste strutture della dominazione e del colonialismo, il quale, voi sapete, ha portato il nostro governo a essere inserito nel cosiddetto “Asse de Male” dagli Stati Uniti.
Si sono rimessi contro di noi, hanno armato colpi di stato, sabotaggi economici, terrorismo, e poco tempo fa un alto dignitario di una delle correnti religiose nordamericane e assessore personale del presidente Bush ha invocato il mio assassinio, perché sarebbe più economico assassinarmi che intraprendere una guerra contro il Venezuela. Terrorismo aperto, sfacciato davanti al mondo, invasione dell'Iraq con la storia delle armi di distruzione massiva che non sono mai esistite in Iraq, massacri contro un popolo, lo diceva Sua Santità Giovanni Paolo II- che Dio protegga la sua santa gloria- “Una guerra immorale, ingiusta e illegale, però continuano a bombardare paesi, distruggono città e il mondo no può evitarlo, non possiamo evitarlo però almeno, credo, non dobbiamo rimanere in silenzio perché sarebbe come la morte, rimanere in silenzio davanti all'oltraggio. Bisogna alzare la voce della dignità dei popoli per chiedere rispetto alla dignità dei popoli, alla sovranità dei popoli, alla pace, alla giustizia e alla vita. Basta con l'imperialismo. Basta con gli oltraggi dei potenti contro i deboli, due mila anni fa, o poco più, venne Cristo- e io come cristiano, cattolico lo invoco in questa città eterna, per annunciare il regno di Dio che non è altro se non il regno della uguaglianza e della libertà.

Qualche giorno fa anche il sociologo Jean Siegler, nominato dalle Nazioni Unite Relatore Speciale sui Diritto alla Alimentazione, presentò il suo informe alla Commissione dei Diritti Umani nel gennaio del 2002 con dati e conclusioni contundenti come questa che vi leggerò, affinché vediate che nel mondo ci sono le risorse, lo avete detto voi tutti, per soluzionare questo problema, ma, insito, è un problema politico.
Ziegler dice “La fame e la malnutrizione condannano ancora milioni di persone al sottosviluppo e alla morte... questo massacro silenzioso accade in un mondo che è più ricco che mai e che produce alimenti più che sufficienti per alimentare la popolazione mondiale. È intollerabile permettere che ogni sette secondi muoia un bambino di età inferiore ai 10 anni per fame”. (fine della citazione dell'informe di J. Ziegler)
è un diritto quello della alimentazione, bisogna avere piena coscienza che è una battaglia per la sopravvivenza della specie umana e della volontà politica che propizia strumentalizzare il necessario per coronare la nostra battaglia contro questi mortali flagelli, l'ideale, se si raggiungesse questa coscienza, sarebbe attaccare il male dalla sua radice, cambiando l'ordine economico internazionale vigente, il quale, come ho ricordato lo scorso settembre alle Nazioni Unite, fu adottato 31 anni fa....

Fu approvato per votazione, inoltre nell'Assemblea Generale ciò che fu chiamato “Nuovo Ordine Economico Mondiale” e che fu successivamente archiviato. Saremmo avanzati molto in queste tre decadi se il Nuovo Ordine Economico Internazionale fosse stato attivato e soprattutto si fossero attivati coloro che hanno il poter in questo mondo per apportare sforzi, volontà e coscienza per cambiare l'ordine economico dominante. Invece siamo retrocessi.

Non è il caso di essere pessimisti, dobbiamo essere coscienti, non possiamo allontanarci dalla realtà, dobbiamo riconoscere una realtà per poterla trasformarla, per superarla; la conoscenza della realtà, al coscienza, diceva Victor Hugo nei Miserabili, la coscienza è la somma della scienza, della conoscenza.
Per questo queste cifre delle Nazioni Unite, degli organismi mondiali seri, sono tanto importanti per darci maggior coscienza. Possiamo salvare il mondo e la vita?? io credo di si, sono molto ottimista al rispetto, ogni giorno di più, ogni giorno uno guarda i giovani, non ho nulla contro noi cinquantenni o sessantenni con i capelli bianchi,no, solo che questa gioventù che oggi uno si sente che si alza con qualcosa di strano nello sguardo, con qualcosa di nuovo, ragione aveva Jean Paul Sartre quando diceva che “Solo la gioventù ha la passione e la purezza necessaria per fare le rivoluzioni” ed io credo che nel mondo sia necessaria una gran rivoluzione, lo diceva anche il presidente Duarte, la prima di queste rivoluzioni è la rivoluzione morale, una nuova etica è necessaria nel mondo, una nuova morale.

Dal Venezuela ci siamo azzardati a invocare un dibattito sul socialismo per il ventunesimo secolo e che nessuno si spaventi ...spaventiamoci del capitalismo, credo, no signori?, che il primo gran capitalista è stato Giuda Iscariota che ha venduto Cristo per poche monete; il capitalista vende il maestro ,vende sua madre, la patria per la moneta e credo anche che il primo grande socialista è stato Cristo. “ amatevi gli uni e gli altri”, siamo tutti uguali, il regno dell'uguaglianza, della giustizia, solo così ci sarà pace, solo nel cammino del socialismo, un socialismo fresco, nuovo, dinamico, potrà salvare il pianeta, e di questo ne sono convinto ogni giorno di più.

Proponiamo una volta ancora la fondazione di un Fondo Umanitario Internazionale, Lula ha avanzato alcune proposte molto interessanti,e Venezuela modestamente si mette sempre all'ordine per appoggiare tutti questi sforzi, tutti i piani della FAO, i programmi che nascono nei paesi dell'America Latina, nel Mercosur, ora che Venezuela è un membro del Mercosur insieme a Brasile, Paraguay, Uruguay e Argentina, ci uniremo a questi progetti per cooperare nello sviluppo mondiale, dei popoli del mondo.

Però fate caso, un Fondo Umanitario, che si possa conformare con una percentuale di debito estero a cui mi riferivo poco prima, il debito lo abbiamo già pagato. America Latina ha pagato due volte il bedito originale e oggi abbiamo un debito cinque volte maggiore, è spaventoso, siamo un'altra volta in debito di 800 miliardi di dollari e ogni anno aumentano di 170, non finiremo mai di pagare, Fidel Castro disse una volta .” È un debito eterno, no estero”.
Lula ha ragione, è un problema politico, io invoco i governanti dei paesi del Sud, mettiamoci d'accordo con paesi del Sud e in nome di milioni, in nome di chi muore di fame, esigiamo al mondo che questo si interrompa ora, ma ognuno di noi vuole pagare separatamente e cercare qualche vantaggio, quando potremmo fare un club di debitori, per esempio e presentare al mondo non una moratoria da un giorno all'altro che sicuramente impatterebbe in molti modi l'economia mondiale,no; pero potremmo stabilire, Lula, un periodo di grazia, fino a quando paghiamo lo stesso debito?? e soprattutto ora che gli USA, il regno del dollaro si debilita economicamente, il deficit fiscale degli Stati Uniti è di circa 500 miliardi di dollari ed il deficit economico 600 miliardi, per questo saranno obbligati ad aumentare le tasse di interesse del dollaro, alzano le tasse e il nostro debito aumenta, e quello che paghiamo in 10 anni si accumula in un istante, che cosa tanto demoniaca!!!
Io dico, è un problema politico? Si che è politico, prendiamo decisioni, ci invadono a tutti??? bene, questo è un altro problema, mettiamoci d'accordo 20, 30 paesi del sud, dei più indebitati, Venezuela alza la mano, ora la facciamo da soli.

Ricordo quel governo peruviano che prese una decisione, ti ricordi? Un governo peruviano più di dieci anni fa, decise di pagare solo una percentuale del suo PIL, non di più, bene, l'intero mondo è caduto su quel povero presidente e fu demonizzato. Se si seguono i piani del Fondo Monetario ti applaudono da tutte le parti, se tu,come Mugabe, dirigi un processo per recuperare le terre per il tuo popolo sei un demonio, ecco Mugabe: lo demonizzano. Saluti a Mugabe e al popolo dello Zimbabwe, per la sua lotte per la giustizia, i negri hanno gli stessi diritti dei bianchi per la terra, il lavoro e la vita.

Il debito esterno, quanto potremmo fare se la percentuale di debito lo dirigessimo a un Fondo Umanitario per agire rapidamente contro la fame, per produrre alimenti, per distribuirli ...o una tassa speciale sulle transizioni finanziarie internazionali, di questo si parla già da qualche anno, pero manca la volontà di imporlo, una quantità risultante dalla riduzione sostanziale delle spese multimilionarie militari e dirette in modo preciso a progetti; la FAO, mi diceva Jacques Diouf, ha centinaia di piccoli progetti, per costruire pozzi, cercare acqua, per sistemi di irrigazione in Africa, in America latina, nei Caraibi, in Asia; però non ci sono le risorse per portarli a termine, sistemi di irrigazione, semi certificati, distribuzione delle terre, crediti, macchine agricole, quanto potremmo raggiungere in un anno!
Se ci concedessero un periodo di grazia del debito esterno, solamente un anno, o riducessimo a zero le spese militari, se tutto il mondo dicesse “guarda quest'anno non si produce nessun fucile, nessuna pallottola e tutto quanto era previsto per il presupposto militare si investe contro la fame”, bene, solamente dagli Stati Uniti sarebbero 500 miliardi di dollari, quasi, avremmo una quantità abbastanza grande, amiche e amici, dobbiamo, possiamo e siamo più che obbligati davanti al nostro popolo a lottare contro questi flagelli della fame, della povertà e della miseria, lottiamo con tutte le nostre energie per la sopravvivenza del mondo in cui viviamo e il progresso e il benestare di tutti i suoi abitanti, di fronte a tutti i mali che abbiamo vissuto e che viviamo, credo profondamente nella umanità e nella sua capacità per cambiare la rotta, credo profondamente nella illuminazione di Dio e nella ispirazione di Cristo Redentore.

Siamo arrivati a Roma con una stupenda luna piena, siamo arrivati da Santiago de Compostela, da quella città bella e santa dove si trovano i resti del fratello Giovanni, dell'apostolo, uno dei prediletti di Cristo, è Santiago. Una bella luna piena su Roma e siamo andati direttamente al Monte Sacro, qui in collina, dove esattamente 200 anni fa, è giunto un giovane venezuelano, aveva appena 22 anni, ma si era forgiato nel forno della sofferenza fin da bambino, era rimasto orfano di padre e di madre e poi vedovo a soli 21 anni, era molto ricco, uno dei più ricchi dell'America spagnola, ma venne in Europa e si riempì degli invii rivoluzionari della Francia, che lanciò al monda quei tre raggi che oggi continuano a illuminare la speranza dei popoli: uguaglianza, libertà, fraternità. E un giorno arrivò a Roma Simón Bolívar, il Liberatore, non solo del Venezuela, ma di mezzo continente americano, guida della nostra Rivoluzione, oggi vivo nel cuore e nell'animo del popolo venezuelano, e qua vicino giurò davanti a Dio, davanti ai suoi genitori, ai suoi amici presenti, al suo maestro, giurava non dare riposo al suo braccio e alla sua anima fino a rompere le catene che opprimevano i venezuelani con la volontà del potere imperiale spagnolo di allora.
Oggi, permettetemi, ispirato in Bolívar, quello del giuramento di 200 anni fa, che diede la sua vita per la libertà del Venezuela, moriva per le coste caraibiche colombiane, senza beni materiali, diede tutto, morì come cristo, e giunse a dirlo: “Gesú Cristo, Don Chisciotte e io: i tre grandi sciocchi della storia” però ha lasciato un popolo e una strada, ha lasciato una direzione e un raggio di luce all'orizzonte.

Il popolo bolivariano di Venezuela saluta questa riunione, saluta la FAO e si compromette con il mondo per cercare le strade della luce, le strade della speranza e della vita, come lo ha detto Bolívar, a invoco tutti a non dare riposo alle nostre braccia, alle nostre anime finche non abbiamo salvato il futuro dell'umanità, viva la vita! Viva la pace!
Molte grazie a tutti.

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