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solidarietà ad AMPI
by consurta c.s. Friday, Jul. 14, 2006 at 6:33 PM mail:

solidarietà ad AMPI

Sardinna, 13/07/2006

Solidarietà incondizionata ad A Manca pro s’Indipendentzia.


Debord parlava di “società dello spettacolo”. Laddove la “forma merce” si estende a tutte le qualità più intrinsecamente umane, e l’unica legge dominante è quella del valore d’uso e di scambio.
L’immagine stabilita dal mercato, e veicolata dai media, è la rappresentazione del mondo unica e univoca che gli esseri umani debbono accettare acriticamente.
Il mercato non è economia, ma potere: il potere che si lacera, si contrappone a sé stesso, si divide in bande, ma difende con granitica compattezza lo status quo che lo vede predominare.
Ecco che allora tutto ciò che è “dissidenza”, ovvero “pensiero critico” e dubitativo rivolto nei confronti delle nostre esistenze e della “convivenza organizzata”(che è sempre transeunte e mai “metastorica”), diventa “minaccia”, “pericolo”, quando non infine “terrorismo”.
In passato i re e i tiranni potevano rinchiudere i loro nemici nelle gabbie, o fucilarli per le strade. Avevano modo di uccidere i loro corpi, o di rinchiudere i loro spiriti: ma giammai di annientarne le idee.
Poi è arrivato il sistema mediatico, quindi la “società dello spettacolo”: il “dissidente” è ipso facto un “terrorista”, per il solo fatto di negare la assoluta validità della “società aperta”.
L’unico mondo plausibile, quello della demonìa della tecnica e del capitalismo elevato a supremo nomos della Terra, non può soggiacere a critiche, riflessioni, valutazioni o rifiuti.
Sulla scia della parificazione popperiana dei nemici della società aperta, qualunque forma di dissidenza o di rifiuto, od anche di resistenza nel caso dei popoli esterni al circuito societario occidentale, viene ricondotta nell’alveo del “male”.
Il “male”, quello più oscuro ed irrazionale, quello che sotto diverse forme è stato sempre evocato dagli inquisitori di ogni epoca come pretesto per roghi e torture.
Il “male” è non solo evocato, ma “rappresentato” dai media, dal sistema mediatico, con feroce efficacia, con millimetrica definizione: il sistema mediatico ne ricostruisce i contorni, partendo dal nulla, ne rafforza i tratti più tetri, lo innerva di tutto ciò di cui il potere abbisogna per ritrovare nei suoi critici il “nemico perfetto”.
Non vi sono forze i cui emissari oggi si presentino sull’uscio delle sedi di giornali o telegiornali a “consigliare” come e cosa dire a riguardo dei dissidenti: il sistema mediatico è esso stesso una componente portante del potere, e prima ancora che sostenere, anima e sospinge le azioni repressive compiute dal potere.
Ecco che i nomi degli arrestati vengono ripetuti fino alla nausea sui giornali e nei telegiornali; e sono i telegiornali a prodigarsi nel riproporre i visi dei giovani privati della loro libertà mentre vengono condotti verso la carcerazione.

Il clamore, lo “spettacolo”.

Ritorniamo con la mente a quel primo aprile in cui con altrettanto clamore furono trasformati in temibili “terroristi” tre fratelli e sorelle del Campo Antimperialista: come i fatti hanno poi dimostrato assolutamente e del tutto ESTRANEI alle deliranti accuse loro rivolte.
Stesse dinamiche: stesse granitiche certezze da parte di chi evidentemente aveva ricevuto ben precise pressioni politiche per procedere a quegli arresti, stessa veemenza inquisitoria sui quotidiani e nei telegiornali.
Stesso silenzio imbarazzato, stessa incertezza da parte di chi avrebbe da subito dovuto rifiutare un teorema costruito sul nulla.

I volti di quei giovani, che fanno parte del terzo movimento indipendentista isolano, ci hanno ricordato quelli dei fratelli e delle sorelle che subirono sorte similare nel 2004.

La loro serena fierezza durante il rito delle “forche caudine”, rappresentato dal passaggio dinnanzi alle telecamere nel corso del trasferimento verso la detenzione, resterà scolpita nella memoria di chi ha veduto l’evento.

- Non vi è, e non vi può essere nessun dubbio sulla totale estraneità dei dieci arrestati e di tutti gli indagati ai fatti loro imputati!
- Non vi è, e non vi può essere nessun dubbio sul fatto che si tratti di un teorema costruito sul nulla!
- Non vi è, e non vi può essere alcun dubbio sul fatto che tutto il mondo nazionalitario sardo, di cui A Manca Pro s’Indipendentzia è componente legittima, NULLA abbia a che fare con ciò che nella peggiore delle ipotesi può essere qualificato come volgare teppismo criminoso strumentalizzato in una logica di “strategia della tensione”.

“Terrorismo” è una parola grossa: e sarebbe più opportuno riservarla a chi, in un attimo, vaporizza intere famiglie o città, aggredisce stati sovrani, uccide, contamina deliberatamente le nazioni con l’uranio impoverito, cagionando dei genocidi avvolti nel silenzio più assordante(ciò di cui i media non parlano, “non esiste”).
Ma, tant’è: per la “società dello spettacolo”, il sospetto è causa sufficiente per parlare di “terrorismo”! Poco importa poi che questo “sospetto” venga da parte di chi ha tutto da perdere da una critica razionale e ragionata rivolta verso questo sistema societario(si pensi ad un certo mondo politico).
Per la “società dello spettacolo” la “presunzione di innocenza fino a prova contraria” è fuori luogo, la libertà d’opinione un valore relativo e strumentale, il “ragionevole dubbio” solo una frase di un telefilm di Perry Mason.
L’articolo 21 della Costituzione della Repubblica Italiana, tante volte richiamato da scribi e farisei ben degni di altri tempi, non vale quando le opinioni in questione sono quelle di chi chiede il diritto all’autogoverno per il proprio popolo.
E lo chiede, come A Manca Pro s’Indipendentzia ha sempre fatto, in maniera limpida, alla luce del sole, secondo le regole del gioco democratico.
E si badi bene che gli scriventi non sono mossi né da simpatie personali, né da simpatie o affinità “ideologiche” di sorta: è la pura e semplice verità, ed ogni donna e uomo d’onore hanno il dovere di battersi sempre per la verità.
A maggior ragione quando per la verità soffrono persone innocenti, “colpevoli” solo di anelare ad un mondo migliore, di pace, democrazia e giustizia.

Era purtroppo dai tempi del famigerato “teorema Pisanu” che sul mondo nazionalitario sardo incombeva la spada di Damocle della criminalizzazione più barbarica.
Ora il bubbone è scoppiato, e non a caso riversando il suo veleno contro un movimento inequivocabilmente democratico e pacifico, ma pur sempre fermo su una logica di difesa degli oppressi della Terra.

Siamo certi che questo bubbone si sgonfierà presto, e che l’evidente innocenza degli inquisiti e degli incarcerati verrà alla luce con abbagliante chiarezza.
Inviamo la nostra solidarietà ad A Manca Pro s’Indipendentzia, senza se e senza ma.

I sorrisi fieri e sereni dei vostri compagni/e hanno incrinato lo specchio dello “spettacolo”; hanno dimostrato che questa terra sa generare ancora figlie e figli in grado di affrontare le avversità e le ingiustizie a testa alta.

Ci auguriamo che su questa vicenda possa costruirsi la più vasta solidarietà delle forze democratiche e progressiste, centro-sinistra abbondantemente incluso.
Qui in gioco c’è la libertà democratica, i diritti dei cittadini così come definiti da secoli di lotte egualitariste.
Ricordiamo, infine, a chi perpetua un triste silenzio sulla vicenda che, in termini di diritto, ogni precedente fa testo: un’ingiustizia commessa contro A Manca Pro s’Indipendentzia è un’ingiustizia commessa contro tutti i democratici ed una minaccia che incombe sul futuro.
Per questo bisogna unire tutte le voci per richiedere il rispetto dei diritti democratici, del cittadino e della persona, e l’immediata scarcerazione dei 10.

Solidarietà ad A Manca pro s’Indipendentzia.

Libertade pro tottu sos innocentes presos de A Manca Pro s’Indipendentzia!

circolo culturale di libero pensiero “consurta comunista sarda –.:| Sardigna Natzione Indipendetnzia|:.”

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