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Tifosi del brescia accusano la polizia
by anonimo Tuesday, Jan. 10, 2006 at 12:38 AM mail:

da brescia oggi

Giovedì 5 Gennaio 2006
IL TIFOSO FERITO.
Le accuse pesanti della Nord per gli incidenti a Verona:
«Picchiati dalla polizia»
«Vogliamo giustizia per Paolo»
Il legale della famiglia: «Aspetti inquietanti. La stazione era deserta»
Gli ultras revocano lo sciopero del tifo: «Né per la squadra nè per la società ma per i ragazzi che sono stati picchiati e umiliati»
(Bresciaoggi del 5 gennaio 2006)
Per loro ha il sapore dell’imboscata, del pestaggio pianificato e studiato a tavolino. Per i ragazzi della Curva Nord-Brescia 1911 non c’è altra spiegazione: il 24 settembre alla stazione di Verona sono stati volutamente massacrati, c’era un vero e proprio piano di guerra e gli agenti di polizia lo hanno messo in atto senza guardare in faccia a nessuno. Per gli ultras della curva Nord a Verona si è consumato un vero e proprio massacro: a farne le spese è stato Paolo Scaroni, 29enne di Castenedolo, ancora in ospedale nel veronese dopo due mesi di coma.
Accuse pesanti. Pesantissime. Accuse da brivido quelle mosse ieri dai ragazzi del gruppo Brescia 1911 nella loro sede di via Metastasio in una conferenza stampa a cui hanno partecipato anche i familiari di Paolo. Accuse nei confronti di chi quel sabato aveva il compito di gestire l’ordine pubblico: accuse alla polizia e al funzionario in servizio. Accuse accompagnate da una serie di filmati girati con i telefonini in stazione («la telecamera me l’hanno sfasciata appena l’hanno vista» ammette il "regista" dei tifosi, incaricato di girare sia in casa che in trasferta»), dalle testimonianze di chi era presente e dai primi risultati delle indagini difensive, definiti «inquietanti» dall’avvocato Ennio Buffoli dello studio Alessandro Mainardi. Accuse che la questura scaligera non commenta: «C’è un procedimento penale in atto - spiega un portavoce - sarà il magistrato ad esprimersi sull’accaduto».
La procura di Verona sulla vicenda ha aperto, subito dopo l’incidente, un’inchiesta a carico di ignoti e le indagini proseguono. Il pm Pier Umberto Vallerin ha incaricato il medico legale Zeno De Battisti di effettuare accertamenti per individuare la natura delle ferite riportate alla testa da Paolo. L’avvocato Alessandro Mainardi, difensore storico della tifoseria della Nord, e incaricato ultimamente anche dalla famiglia Scaroni, nel frattempo non è rimasto con le mani in mano. Il 23 dicembre, come ha spiegato ieri l’avvocato Buffoli, è stato presentato un esposto alla procura di Verona, in cui sono raccolte le testimonianza di 22 tifosi presenti il 24 settembre in stazione. Testimonianze che l’avvocato considera importanti, ma che potrebbero essere ulteriormente arricchite e proprio per questo motivo lancia un’appello alle persone che possono aver visto qualcosa quella sera in stazione. L’avvocato ha anche presentato richiesta al pm perchè Giovanni Scaroni, il papà di Paolo, venga nominato dal gip curatore speciale del figlio, in modo che possa essere presentata una denuncia- querela da parte del ragazzo.
Per l’avvocato, come detto, dalle prime indagini difensive emergono degli aspetti inquietanti. «Perchè la stazione di Verona - ha detto l’avvocato Buffoli - era completamente deserta? È una coa normale o rientrava in un piano preciso? Ed è normale che i poliziotti indossino le maschere antigas anche se non ci sono disordini?». «Pare anche che il funzionario responsabile dell’ordine pubblico - ha proseguito il legale - in occasione di altre partite abbia avuto problemi molto simili».
Resta ancora da chiarire la chiamata fatta dalla polizia al 118 che chiede un’ambulanza per Paolo in codice giallo, mentre quando i medici arrivano cambiano subito in codice rosso. Inquietante, sempre secondo gli ultras, anche la versione della questura veronese. Il giorno dopo l’incidente da Verona si tende a parlare di «fuoco amico»: Paolo potrebbe essere stato colpito da un sasso lanciato dai suoi amici in direzione dei poliziotti. Sempre nella versione della questura si parla di una sola ferita di 5 centrimetri quadrati, compatibile con le dimensioni di un cubetto di porfido. Ma nel referto del pronto soccorso, esibito ieri dai familiari di Paolo, si parla di un «trauma cranico grave da ripetute percosse». I medici che hanno operato Paolo hanno parlato ai familiari - come spiegato ieri da Milva Cerveni, autorizzata dai genitori di Paolo - di un «grosso ematoma interno asportato, ma non compatibile con una ferita causata da un sasso».
Un contribuito alle indagini potrebbe venire dalle immagini amatoriali girate in stazione con i cellulari e mostrate ieri pomeriggio nel corso della conferenza stampa. La visione non è nitida e anche l’audio lascia a desiderare, ma, come ha voluto precisare Diego Piccinelli, leader storico della Curva Nord, si percepisce che «non c’è scontro, ma solo una carica immotivata da parte della polizia». In effetti le immagini mostrano i vagoni ferroviari invasi dal fumo dei lacrimogeni, si respira la concitazione del momento, il crescendo del linguaggio, si sentono paura e rabbia. Si vedono i ragazzi che vomitano sui binari, non si vede - nelle immagini mostrate (che potrebbero anche essere limitate, per essere obiettivi, solo a un’area della stazione) - alcuno scontro, ma i poliziotti armati di manganello e alcuni che dal gruppo lanciano sassi in direzione dei tifosi. Si sentono i tifosi urlare "tirano i sassi, chiudiamo tutto". E poi ci sono le immagini delle ferite, delle echimosi: c’è pure una tifosa, una donna, che mostra un ematoma molto vasto sul seno.
Gli ultras lanciano accuse e chiedono giustizia. E sono pronti a revocare lo sciopero del tifo. Sabato i tifosi della Curva Nord saranno a Verona. «Abbiamo deciso di tornare a fare le trasferte - ha spiegato Piccinelli -. Avevamo detto che non saremmo più andati fuori casa, finchè Paolo non fosse tornato a Brescia e nei giorni scorsi è tornato per un po’ a casa. Quello che è successo a lui poteva succedere a chiunque e non deve più succedere. Torniamo allo stadio per Paolo e per gli altri ragazzi picchiati e umiliati, non per la squadra, per i campioni e men che meno per la società». Di nuovo allo stadio per fare il tifo, ma anche per continuare a urlare «Paolo sempre con noi».
* * *
LE TESTIMONIANZE (Bresciaoggi del 5 gennaio 2006)
«Ci hanno massacrato
C’erano anche ragazze e papà con i bambini»
Erano in un migliaio in stazione a Verona il 24 settembre. Tanti amici di Paolo, tanti giovani, ma anche anziani e ragazzi, bambini in trasferta con mamma e papà. Perchè la «fede» non ha età. Ieri hanno voluto raccontare la loro verità, rivivere le due ore passate in stazione tra l’odore acre dei fumogeni, che chiude la gola, inchioda lo stomaco e acceca la vista.
«Ero con Paolo - racconta Diego di Castenedolo -, andavamo sempre insieme alla partita. Ero lì vicino e vedevo che si stava spegnendo. È stato terribile. Paolo ha rischiato di morire e l’ambulanza è arrivata dopo venticinque minuti. Chi lo ha picchiato deve vergognarsi, deve pagare per quello che ha fatto».
A raccontare quel sabato pomeriggio di follia c’è anche Mauro, pure lui di Castenedolo, pure lui amico di Paolo. «Ho visto un ragazzo in terra con quattro o cinque poliziotti addosso che lo picchiavano in testa con i manganelli. Probabilmente era Paolo - racconta Mauro -. Dopo qualche minuto l’ho incrociato, si era rimesso in piedi, ma non aveva una bella cera: "Mauro ho preso un sacco di botte", mi ha detto. E poi ha cominciato a muovere la testa da un lato all’altro. Stava male. Lo abbiamo appoggiato a una panchina e continuavamo a chiedere alla polizia di chiamare un’ambulanza, che uno di noi stava male. Alcuni amici gli facevano aria, cercavano di dargli lo spazio per respirare, ma Paolo stava sempre peggio. I poliziotti non sono nemmeno venuti a vedere se era qualcosa di grave. E l’ambulanza non arrivava mai. L’abbiamo chiesto più volte alla polizia, ma loro rispondevano "Adesso arriva, adesso arriva". Non si sono avvicinati nemmeno quando c’erano i medici. Quando l’ambulanza è ripartita, hanno aspettato che fosse lontana una decina di metri e hanno ripreso a caricare».
In stazione c’era anche Roberto, padre di famiglia che a Verona era andato con la figlia di tredici anni, il figlioletto Mattia, che di anni ne avrà una decina, e un altro figlio di sette. «Ero sul primo vagone con Mattia, l’altro bambino, mio nipote, mio fratello e un signore anziano. Mia figlia aveva fame e era scesa da sola per andare a prendere qualcosa al bar. L’inferno - racconta Roberto - è scoppiato di colpo. Nel vagone hanno sparato un lacrimogeno, senza che nessuno facesse nulla. Non riuscivamo a respirare, Mattia si sentiva male e l’ho dovuto prendere in braccio. Per cercare una via di fuga siamo scesi dal treno dalla parte opposta e abbiamo attraversato i binari, è questa l’invasione dei binari di cui ci accusano. Cercavamo solo di scappare e respirare. E con il pensiero a mia figlia da sola, in quel finimondo». E poi c’era Chiara: «Siamo scesi sulle rotaie perchè era l’unica via di fuga, era l’unico modo per continuare a respirare».
Sul vagone c’era anche Walter, 64 anni di Castenedolo, anche lui amico di Paolo. «Sono stato uno dei primi ad arrivare in stazione a Verona e sono salito sul treno. Era tutto calmo, ma ho visto i poliziotti infilare la maschera antigas e ho pensato "qui succede qualcosa di brutto" e mi sono fatto sempre più piccolo sul sedile, perchè ero spaventato. A un certo punto hanno sparato un lacrimogeno nel vagone: siamo dovuti scendere dalla parte opposta, stavo male. È da 40 anni che vado in trasferta, ma una cosa così non l’avevo mai vista. È stato terribile, ma sabato andrò a Cremona con tutti gli altri. Lo faccio per Paolo».

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Titolo Autore Data
lettera aperta anonimo Tuesday, Jan. 10, 2006 at 12:50 AM
da radiondadurto.org anonimo Tuesday, Jan. 10, 2006 at 12:46 AM
comunicato ultras brescia 1911 ultras >>> Tuesday, Jan. 10, 2006 at 12:43 AM
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