Riceviamo la seguente traduzione di Marco Camenisch dalla rivista WOZ n° 47
GLIFOSATO
Genuflessione davanti all’industria
L’AUTORITA’ EUROPEA PER LA SICUREZZA ALIMENTARE (EFSA), AL CONTRARIO DELL’OMS, RITIENE NON CANCEROGENO IL PESTICIDA GLIFOSATO. UNA RICERCA DIMOSTRA CHE MOLTE COSE FANNO PENSARE ALL’OPPORTUNITA’ DI UN DIVIETO PRECAUZIONALE
In molte zone rurali dell’Argentina, nel primo decennio di questo secolo le insorgenze di tumori si sono moltiplicate anzitutto nei bambini. Abitano nei villaggi nei cui dintorni, a partire dalla fine degli anni ’90, si coltiva in grande scala la soia OGM irrorata dall’aria con i pesticidi. Questi pesticidi si basano soprattutto sul principio attivo glifosato, il cui impiego è massicciamente aumentato in questa zona: dai 3 litri/ettaro ai 13 litri nel 2013. Il pediatra Medardo Avila Vazquez documenta ormai da tanti anni la connessione tra glifosato e cancro, e le cifre più recenti del registro del cancro gli danno ragione: dove si irrora il glifosato sulle monoculture di soia, le insorgenze di cancro sono raddoppiate rispetto ad altre zone.
La situazione Argentina sarebbe “irrilevante per la decisione nell’UE”, recita l’istituto federale tedesco per la valutazione dei rischi (BfR). Giovedì scorso l’EFSA, basandosi sul proprio esame del glifosato, ha raccomandato di prolungare l’autorizzazione del principio attivo poiché il glifosato non sarebbe cancerogeno.
Questo contraddice nettamente la valutazione recente dell’agenzia internazionale per la ricerca sul cancro dell’OMS, che nel marzo 2015 classificava il glifosato come “probabilmente cancerogeno”, classifica alla quale secondo l’ordinamento UE dovrebbe seguire un divieto.
Il pesticida nell’urina
L’erbicida a banda larga è a livello mondiale impiegato in prevalenza contro le “erbacce” e regala alle multinazionali tipo Syngenta e Monsanto un fatturato annuo miliardario. Solo negli USA s’impiega su più del 90% di tutti i campi di grano, soia, mais e cotone. Anche l’agricoltura europea punta sul glifosato: in molti paesi, lx contadinx lo utilizzano addirittura anche da una a due settimane prima della raccolta del grano per ottenere una maturazione equa e per favorire il raccolto; anche per i girasoli, la cosiddetta siccagione è applicata su più della metà dei campi e in Britannia quattro campi su cinque subiscono lo stesso trattamento. Addirittura le autorità e i privati puntano sul glifosato: nei parchi pubblici, lungo le strade, i binari e nel proprio giardino. Ovvio che il pesticida spunta anche laddove è indesiderato. Il giornale tedesco “Öko-Test” nel mese di settembre 2012 ha fatto verificare in laboratorio vari prodotti cereali per sapere se ci sono dei residui di glifosato: ne era contaminato quasi il 75%. Pochi mesi fa, uno studio commissionato dalla Radio Germania Ovest ha dato lo stesso risultato. Il glifosato si ritrova negli alimenti di base come il pane, nei fiocchi dei vari composti di cereali e frutta secca e nella pasta.
Non solo: nel 2014 la federazione tedesca per l’ambiente e la protezione della natura raccolse dei campioni d’urina umana in 18 paesi europei, tra cui la Svizzera. Quasi la metà mostrava delle tracce di glifosato – in Germania e in Britannia erano contaminate addirittura il 70% delle prove. Attualmente l’Istituto per l’ambiente di Monaco insieme ad altre ONG sta organizzando un “Urinale” in varie città tedesche. Già la richiesta online dopo pochi giorni ha oltrepassato le capacità operative dell’iniziativa. Molte persone sono allarmate: da dove viene il glifosato nei loro corpi, e quanto è pericoloso?
Secondo il tossicologo tedesco Peter Clausing (vedi “Menzogne esplicite”* a pag. 20) [ossia in seguito], “Si sa semplicemente troppo poco sulla contaminazione reale di glifosato dell’ambiente perché il controllo è carente”. Un problema anche della Svizzera dove già tentare di sapere dove e quanto glifosato s’impiega è un’impresa fallimentare. Anche se l’ufficio federale per l’agricoltura a richiesta dice che negli ultimi anni sarebbero state vendute tra le 220 e le 350 tonnellate di glifosato “Non sappiamo quante finiscono negli orti privati, negli impianti pubblici e in agricoltura”. “Queste cifre vorrei saperle pure io”, aggiunge l’addetta Eva Wyss.
Sui 270.000 ettari di superficie d’aratura in Svizzera si coltivano grano, verdura e frutta. La maggior parte di quella coltivata con l’aratura convenzionale è trattata fino al 100% con i pesticidi. “Il glifosato è solo uno dei tanti erbicidi usati”, dice David Brugger dell’associazione svizzera dex contadinx. “Lo impieghiamo anzitutto contro le ‘erbacce’ difficili da contrastare e nella coltura senza aratura per proteggere il suolo” (vedi WOZ n° 36/15). In realtà, secondo un calcolo approssimativo dell’istituto di ricerca agricola Agroscope del 2013, solo poco meno della metà di glifosato venduto finirebbe nell’agricoltura. Il livello di contaminazione dei frutti da campo è ampiamente sconosciuto. Il Label IP Suisse, il cui marchio di qualità dovrebbe “garantire” un impiego più minimo possibile di pesticidi, dice che nel grano e nella verdura finora non ha trovato nessuna traccia di glifosato. Secondo David Brugger neanche i mangimi di soia d’importazione dovrebbero essere contaminati poiché la Svizzera non autorizza la soia OGM e, di conseguenza, nemmeno la soia trattata con glifosato. “La pasta alimentare d’importazione, invece, quella che lei compra nei negozi, può senz’altro contenere dei residui”. Una causa possibile è la siccagione, che in Svizzera è vietata: dopo questo trattamento poco prima della mietitura, il glifosato nel grano difatti non si riduce più; non come nel terreno, dove sparisce relativamente rapido dato il tempo di dimezzamento di 7 a 21 giorni. Solo con la pioggia forte c’è il rischio che sia slavato. Tuttavia, quando si cercano dei residui di glifosato nei torrenti, fiumi e laghi Svizzeri, si trovano sempre - e spesso in concentrazioni che superano il valore limite di cinquanta microgrammi/litro - anche senza pioggia, come dimostrano tutti i controlli fatti a Wyna nel cantone di Argovia. Le autorità sospettano un “impiego non idoneo” da parte dei privati.
Come dimostrato da vari studi delle acque di scolo dei binari, il glifosato nell’acqua diminuisce molto lentamente. Ma per le FFSS, che devono mantenere migliaia di Km di rotaie libere dalle “erbacce”, non c’è alternativa all’impiego di circa due tonnellate di glifosato l’anno. In Svizzera una quantità multipla, cioè un litro su quattro, finisce nell’”ambiente non industriale”, come inducono a supporre i calcoli approssimativi di Agroscope. Christian Braun, che su ordine delle FFSS ha verificato le acque di scolo dei binari, ha riscontrato concentrazioni eccessive di glifosato in un torrente vicino che si possono spiegare solo con un “impiego inidoneo da parte dei privati”. “Per l’economia privata il glifosato non ci vuole – no va dato in mano a privati”, pensa il chimico. “Il glifosato non dovrebbe affatto finire nel circuito commerciale libero”.
Gli studi commissionati dal produttore
Dopo che l’OMS ha classificato il glifosato come probabilmente cancerogeno, sono sempre di più le persone in Svizzera che condividono questa opinione. Ma da allora solo le catene Migros e Coop hanno tolto dal proprio assortimento i pesticidi con il glifosato. Innumerevoli altri piccoli commercianti e negozi di prodotti agricoli continuano ad offrire un vasto assortimento dei 114 pesticidi autorizzati basati sul glifosato. Nel frattempo una sfilza di petizioni lanciate da ONG e da politicx chiedono un divieto del glifosato. Pochi giorni fa, il Giura come primo cantone ha deciso di togliere dalla vendita i pesticidi basati sul glifosato.
Inizio novembre perlomeno anche la Commissione Scienza, Formazione e Cultura del consiglio nazionale ha chiesto al consiglio federale uno “studio sugli effetti del glifosato in Svizzera”. Nel suo postulato chiede che sia fatta finalmente chiarezza sull’impiego del glifosato sia industriale sia privato. Inoltre chiede che anche gli alimenti sia d’importazione sia prodotti nel paese siano, come già lo sono i mangimi per gli “animali utili”, esaminati per verificare se ci siano dei residui.
Il maggior problema in merito è che non si sa tuttora praticamente nulla sugli effetti sull’uomo e sugli animali del glifosato. Gran parte degli studi sulla sicurezza, sui quali si basa il BfR nel suo rapporto per l’EFSA, provengono dagli stessi produttori di pesticidi. Gli studi indipendenti come quelli di Gilles-Éric Séralini non hanno, invece, vita facile. Il biologo molecolare raccoglie da anni le evidenze per la tossicità del grano OGM trattato con il pesticida Roundup Ready di Monsanto, basato sul glifosato. Poco tempo fa, l’associazione scienziati tedeschi gli diede il premio whistleblower per questo lavoro. Il BfR, invece, reputa semplicemente come irrilevanti gli studi a lungo termine di Séralini che hanno dimostrato un chiaro collegamento tra l’assunzione cronica di glifosato e i tumori nei topi, questo perché il biologo lavorerebbe con il pesticida stesso, dove “la tossicità dei principi attivi aggiunti può essere superiore a quella del glifosato”.
“Il problema è precisamente che l’agenzia per l’autorizzazione non considera l’assunzione cronica”, critica Martin Forter, direttore dei medici per la protezione dell’ambiente e co-iniziatore di una petizione per il divieto del glifosato. Secondo lui esiste solo una spiegazione per la decisione dell’EFSA di non classificare il glifosato come cancerogeno: “E’ un inchino all’industria.”
La federazione tedesca per l’ambiente e la protezione della natura, in uno studio ha riesaminato la procedura UE per l’autorizzazione del glifosato ed arriva pure alla conclusione, che la legislazione UE sui pesticidi è “fatta completamente su misura delle necessità dei produttori” poiché stabilisce che i produttori non solo forniscano gli “studi regolatori” che dovrebbero dimostrare la sicurezza di un principio attivo, ma addirittura che siano essi stessi a valutarli. Inoltre, questi “studi regolatori” sono classificati come segreto aziendale e perciò sono inaccessibili al pubblico, vale a dire non possono essere verificati dax scienziatx indipendenti. Inoltre, la legislazione sui pesticidi stabilisce che sono quasi del tutto gli stessi produttori a decidere quali studi indipendenti sono, semmai, da prendere in considerazione oltre a quelli dell’industria.
Applicare il principio precauzionale
“A chi dovrei credere?”, chiede Forter. “All’OMS che dice che il glifosato è forse cancerogeno? O all’EFSA che nega proprio questo?”. L’EFSA ha una risposta semplice: l’OMS terrebbe conto proprio anche delle sostanze aggiunte senza considerare l’esatta composizione del pesticida, mentre lei, l’EFSA, esaminerebbe esclusivamente la sostanza glifosato. Non dovrebbe valutare i singoli fitofarmaci – poiché competenza dei singoli Stati membro.
Intende direttamente anche la Svizzera che finora ha sempre seguito decisioni UE in materia di autorizzazioni. L’ufficio federale per l’agricoltura competente vuole, per ora, attendere. Una task force dell’OMS vuole riesaminare il glifosato. Si vorrebbe decidere solo dopo “se per la Svizzera c’è necessità di attivarsi”. “Secondo lo stato attuale della conoscenza, il valore limite autorizzato per i residui è sicuro dal punto di vista della salute”, dicono a richiesta. “Perciò non ci vogliono misure precauzionali.”
Ma dove esistono grosse lacune di conoscenza per sapere se una sostanza è pericolosa o meno per l’uomo e per l’ambiente, i possibili danni dovrebbero essere evitati in anticipo – ecco quel che richiede il principio precauzionale. Per Martin Forter è perciò chiaro: “Le nostre autorità dovrebbero finalmente darsi una mossa ed applicare il principio precauzionale”.