Testo di un testimone nella Scuola Diaz aus Deutschland
Tonbandmitschnitt eines Interviews - später niedergeschrieben
Testo di un testimone nella Scuola Diaz
Tutto si è sviluppato molto velocemente. Molti divisioni della polizia sono venute già battendo la gente nella strada. Dentro la scuola la gente era in panico. Io stavo al bagno a lavarmi i denti quando ho sentito le grida. Sono andato a vedere cosa sta succedendo: ho visto che le persone dentro la scuola hanno cercato di chiudersi dentro. Credo che nel sotteraneo della scuola ci siano stato circa 30-40 persone. Fuori si sentiva un gran rumore, la polizia cercava di aprire la porta con violenza. Sono andato a vedere la mia tessera di giornalista che secondo legge internazionale protegge i giornalisti. La gente cercava di sfuggire purtroppo tutte le finestre erano bloccate. Non c'era nessuna possibilità. Solo nei piani superiori non erano bloccate, ma sotto la polizia era già pronta a battere la gente che scendeva. Solo 5 o 6 persone sono riuscite a fuggire prima che la polizia arrivasse. Io mi sono un po' allontanato dal gruppo principale nel sotteraneo sperando che la polizia non mi prendesse, visto che sono giornalista. Dopo 3 minuti circa la polizia è riuscita ad aprire la porta, circa 15-20 poliziotti tutti vestiti con elmetto, mimetica e maganello si sono scesi all'interno. 2 di loro hanno picchiato un vecchio che stava all'ingresso e poi sono andati da me. Io ho mostrato la mia tessera e gridavo: „Press, press, don't hit!" Ma hanno cominciato a battermi subito sulle braccia, sulla fronte, sulla testa, sulle'orrecchie. Gridavo, ma non si sono fermati. Uno di loro mi ha detto molto cinico: „Where'is Giuliani, eh?" Sono caduto e mi hanno preso a calci, uno mi ha picchiato con un bastone. Credevo di morire. Avevo l'impressione che fossero molto arrabiati a anche drogati. Non mi hanno guardato come essere umano, ma come una bestia che deve morire. Stavo per svenire e finalmente mi hanno lasciato. C'erano grida dappertutto poi ho visto 2 altri uomini entrare, vestiti in civile ed eleganti. Con un gesto hanno indicato ai poliziotti di fare piano. Altri poliziotti sono venuti e quelli di prima hanno lasciato la scuola. Hanno ragruppato la gente. Se vedeva sangue dappertutto. Molte donne erano ferite gravemente. Mi sono buttato per terra insieme ad altra gente. Poi la polizia ha iniziato a controllare i bagagli peronali della gente e ha sequestrato i materiali fotografici. Qualche persona ferita gridava aiuto medico. Ma i poliziotti hanno detto di non dire una parola. Dopo 15 minuti finalmente sono venute le ambulanze. Quando hanno visto tutto non hanno saputo da dove iniziare. Dopo altri 15 minuti sono venute altre ambulanze e i medici si sono messi a discutere con la polizia perché alcune persone avevano bisogno di un trattamento all'ospedale. Finalmente ci hanno portato all'ospedale. Avevano solo una barella per trasportare un altro tedesco che era ferito gravemente e diceva senza pausa che non aveva piú sesibilità al viso. Ma i medici italiani non lo capivano e ci hanno detto di stare tranquili. All'ospedale i medici ci hanno fatto i ragi x e mi hanno messo i punti alla testa. Ho visto sempre più gente arrivare all'ospedale. Ho visto una giovane donna che non aveva più denti in bocca sembrava traumatizzata. La polizia era anche presente all'ospedale. Non so se sono stati gli stessi che ci hanno battuto perchè prima erano mascherati. Dopo il trattamento medico ci hanno lasciato sul corridoio. I poliziotti hanno preso in giro la gente, specialmente la donna senza denti e me, perché mi sono cacato nei pantaloni e non mi hanno dato qualcosa per cambiarmi. In seguito ci hanno trasportato in macchina fino a Bolzaneto, senza distinzione di trattamento tra feriti o non. Quando siamo arrivati ci hanno salutato col saluto fascista e ci hanno desingnato una croce il viso. Ci hanno gridato in italiano. Poi ci hanno messo in carcere. Ci hanno sputtato adosso, picchiato e preso a calci. Mi ricordo ancora quando hanno forzato la donna senza denti a dire il suo nome, e quando non ci riusciva a causa delle ferite la picchiavano di nuovo. Fine dell'intervista.
Traduzione dal tedesco in italiano: Birgitta Wehner/Paolo Desiati
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