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Israele, esplode il caso dei refusnik
by garabombo Sunday, Feb. 03, 2002 at 10:09 AM mail: bbb

Il generale Mofaz parla di motivazioni "non etiche ma politiche" e minaccia di processarli per "istigazione alla ribellione" Sharon salva Arafat "Per il momento non abbiamo intenzione di colpirlo fisicamente". "Ma dirò a Bush di isolarlo e boicottarlo" S.D.Q di da Il Manifesto02-02-2002





Israele, esplode il caso dei refusnik

In Israele è esploso il caso dei 53 riservisti - nel frattempo aumentati a 104 - che venerdì 25 gennaio hanno pubblicato una pagina a pagamento sul quotidiano Haaretz in cui annunciavano che non avrebbero più servito nei Territori occupati come soldati di un esercito di occupazione che "corrompe l'intera società di Israele" e ha il solo obiettivo di "difendere gli insediamenti coloniali" e "di dominare, espellere, affamare e umiliare un intero popolo" (quello palestinese, ovviamente).

Due giovani tenenti firmatari dell'appello, Yaniv Itzkovich e David Zonshein, sono giù stati "sospesi" dalle loro funzioni e gli altri lo saranno. Ormai non è più possibile ignorare il problema e ieri sono intervenuti pesantemente sia il capo di stato maggiore, generale Shaul Mofaz, sia lo stesso premier Ariel Sharon.

Mentre l'esercito sta lanciando una campagna per contrastare i refusnik. Mofaz, in una intervista alla radio militare, ha detto che gli obiettori rischiano molto di più della semplice rimozione dai posti di comando e che potrebbero essere mandati sotto processo per "istigazione alla ribellione".

Dietro l'appello il super-generale vede motivazioni "politiche" più che "morali". Sharon in una intervista allo Yedioth Ahronoth ha detto che "sarebbe l'inizio della fine della democrazia se i soldati non applicano le decisioni di un governo eletto".

La contro-campagna è già partita. Mofaz ha assicurato che la maggioranza dei militari della riserva sono "furiosi" rispetto all'appello dei refusnik e oggi sulla stampa apparirà un appello antitetico firmato da "centinaia di riservisti" che accusano gli obiettori di scrivere "menzogne, distorsioni della realtà e una sfrenata diffamazione delle forze armate".

Fra loro ci sono anche otto colonnelli della riserva che si dicono "stupefatti e assolutamente indignati".

Ma il tappo è ormai saltato. Con risultati in qualche caso bizzarri. Come quello di Ami Ayalon, ex capo dello Shin Bet ed ex ammiraglio della Marina, che in un'intervista tv ha detto di sentire "molta comprensione per gli ufficiali della riserva" firmatari dell'appello.

E anche di più: i soldati dovrebbero rifiutare di eseguire ordini "manifestamente illegali" ma sono "troppo pochi i soldati che rifiutano tali ordini.

Come ad esempio sparare su un giovane disarmato: io sono molto preoccupato dal numero di bambini palestinesi uccisi l'anno scorso".

L'altro argomento che tiene banco è l'intervista in cui Sharon si dice "rammaricato" di non avere "liquidato" Arafat durante l'assedio di Beirut nell'82, facendo capire che, adesso, è venuto il momento di farlo

Il più forte avversario di Sharon, il suo compagno di partito ed ex premier Benyamin Netanyahu (per incredibile che possa sembrare un sondaggio rivela che la popolarità del primo è in continua caduta e quella del secondo, che lo incalza da destra, è in rapida ascesa), è scatenato e ancora ieri ha ribadito che "il regime di Arafat deve essere rovesciato e deve essere rovesciato immediatamente".

Sharon ha provato ieri a correggere l'impressione generale che tutti avevano tratto dalle sue parole. Al Maariv ha detto che "oggi non abbiamo intenzione di colpire personalmente Arafat o di smantellare le infrastrutture dall'Autorità palestinese

Questo danneggerebbe Israele". E allo Yedioth Ahronoth ha aggiunto che "noi ci siamo impegnati a non colpire Arafat fisicamente. E non è neanche fra i nostri obiettivi quello di espellerlo da qui".

(Tuttavia sempre ieri uno dei suoi ministri, quello del turismo Benny Elon, dell'ultra-destro Blocco di Unione nazionale, ha rilanciato il vecchio progetto di "rimuovere" i palestinesi dalla Cisgiordania, naturalmente il "transfer" dovrebbe essere parte di "un accordo di pace negoziato")

Ma Sharon ha riaffermato che, in occasione del suo incontro con Bush a Washington il 7 febbraio (il quarto in un anno), "consiglierà" all'uomo della Casa bianca di continuare "a ignorare Arafat, di boicottarlo, di non avere alcun contatto con lui e di non mandargli più alcuna delegazione".

Come ad avvalorare l'ipotesi di una alternativa ad Arafat, la radio israeliana ha rivelato ieri che Sharon avrebbe incontrato, mercoledì a Gerusalemme, tre alti esponenti palestinesi: Ahmed Korei (Abu Ala), Mahmoud Abbas (Abu Mazen) e Mohamed Rashid.

Mancano le conferme delle parti. E' venuta subito, invece, la conferma che Bush è pronto a seguire i "consigli" di Sharon.

Dopo l'incontro di ieri a Washington con il re giordano Abdullah (che è anche peggio di suo padre Hussein: ha lodato la campagna americana contro il terrorismo e ha detto che altri paesi "farebbero meglio ad aderirvi al più presto"), Bush ha detto che quel che "far deragliare la pace è il terrorismo" (palestinese, ovvio) e quindi lui terrà Arafat sotto pressione perché "deve fare di più e di meglio".

Nessun accenno alle minacce di Sharon di "liquidare" Arafat e l'Anp, quasi a correggere il delicatissimo rimprovero venuto giovedì dal Dipartimento di stato ("affermazioni simili possono non aiutare")

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