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	<title>Lucca Libera!Lucca Libera!</title>
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	<description>La città non si vende né si compra... si vive!</description>
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		<title>INTERVISTE DALL&#8217;OLTRESERCHIO</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Nov 2015 19:30:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>cantiereresistente</dc:creator>
				<category><![CDATA[Avvisi]]></category>

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		<description><![CDATA[Alcune videointerviste contro il progetto Terna di un nuovo elettrodotto nell&#8217;Oltreserchio &#8211; Lucca.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2><span style="color: #ff0000;">Alcune videointerviste contro il progetto Terna di un nuovo elettrodotto nell&#8217;Oltreserchio &#8211; Lucca.</span></h2>
<p><iframe src="https://www.vvube.com/embed/15455/" frameborder="0" scrolling="no" width="600" height="400"></iframe></p>
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		<title>NO THT: ALTA TENSIONE ANCHE OLTRALPE</title>
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		<pubDate>Sat, 03 Oct 2015 12:46:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>cantiereresistente</dc:creator>
				<category><![CDATA[Comunicati]]></category>

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		<description><![CDATA[ La questione delle linee elettriche ad alta tensione non riguarda solo molti territori italiani. Oltre confine, in Francia, la popolazione della valle della Durance si trova a fronteggiare dal 2011 il devastante progetto imposto da RTE (Réseau de Transport d&#8217;Electricité, l&#8217;omologo della nostra Terna). Pubblichiamo qui una serie di testi diffusi dai collettivi NO THT [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.inventati.org/cantiereresistente/wp-content/uploads/DSC_02592.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-4817" title="DSC_0259" src="http://www.inventati.org/cantiereresistente/wp-content/uploads/DSC_02592.jpg" alt="" width="900" height="577" /></a></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #ff0000;"><em><strong> La questione delle linee elettriche ad alta tensione non riguarda solo molti territori italiani. Oltre confine, in Francia, la popolazione della valle della Durance si trova a fronteggiare dal 2011 il devastante progetto imposto da RTE (Réseau de Transport d&#8217;Electricité, l&#8217;omologo della nostra Terna). Pubblichiamo qui una serie di testi diffusi dai collettivi NO THT (Trés Haute Tension) che lottano per impedire la realizzazione di tale progetto e, infine, una breve analisi in generale su questo movimento, tratta da NUNATAK (rivista di storie, culture, lotte della montagna). Si tratta di testi piuttosto interessanti in quanto da una parte denotano una serie di similitudini tra i progetti contestati da popolazioni che vivono in territori anche molto lontani tra di loro, dall&#8217;altra permettono di allargare lo sguardo sulle dinamiche complessive del mercato europeo dell&#8217;energia e sulle sue infrastrutture di produzione e trasporto.</strong></em></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #ff0000;"><em><strong> Le foto a corredo dei testi sono relative alla manifestazione tenutasi tra i paesi di Mont-Dauphin e St. Crispin nella valle della Durance il 20 settembre scorso.</strong></em></span></p>
<h1 align="JUSTIFY"><strong><span style="color: #ff6600;">LINEE THT: IL RISCHIO E&#8217; REALE</span></strong></h1>
<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.inventati.org/cantiereresistente/wp-content/uploads/DSC_01021.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-4864" title="DSC_0102" src="http://www.inventati.org/cantiereresistente/wp-content/uploads/DSC_01021.jpg" alt="" width="280" height="383" /></a>Le Hautes-Alpes, e particolarmente la valle della Durance, da Gap a Briançon, sono interessate dall&#8217;imminente costruzione di una linea ad altissima tensione (THT: saranno installati 225.000 volts, con la possibilità futura di potenziamento a 400.000 volts). Alcuni collettivi si oppongono a questo progetto, in quanto lo ritengono pericoloso allo stesso tempo per la salute, l&#8217;ambiente e l&#8217;economia del nostro territorio, a cui siamo molto legati.</p>
<p align="JUSTIFY">E DOMANI, QUANTE LEUCEMIE?</p>
<p align="JUSTIFY">Studi scientifici evidenziano gravi rischi sanitari, a breve e a medio termine, per gli esseri viventi in prossimità di queste linee ad alta ed altissima tensione che emettono campi elettromagnetici a bassissima frequenza:</p>
<p align="JUSTIFY">- Salute e condizioni di vita degli abitanti: in un primo tempo stato depressivo, vertigini, nausee, insonnie, problemi auditivi e digestivi, elettrosensibilità, poi&#8230; leucemia (in particolare leucemie acute infantili), senza dimenticare le malattie neurodegenerative come l&#8217;Alzheimer e il Parkinson.</p>
<p align="JUSTIFY">- Patologie e comportamenti anormali degli animali selvatici e domestici: aggressività, agitazione, problemi di peso.</p>
<p align="JUSTIFY">- Malfunzionamento degli apparecchi elettronici ed elettrici e di assistenza medica.</p>
<p align="JUSTIFY">Anche l&#8217;Assicurazione Sanitaria ci sconsiglia di abitare vicino ad una linea THT. L&#8217;Assicurazione Sanitaria di Mayenne (dipartimento della Loira) avverte: “Scegliere il luogo in cui vivere è essenziale, sebbene non sia sempre possibile farlo. E&#8217; preferibile non risiedere in prossimità di: linee ad alta tensione, centrali elettriche o antenne trasmittenti di radio, televisioni o cellulari” (2007).<span id="more-4811"></span></p>
<p align="JUSTIFY">IMPATTI AMBIENTALI A CASCATA</p>
<p align="JUSTIFY"><strong>Api e impollinazione</strong></p>
<p align="JUSTIFY">I campi elettromagnetici provenienti dalle linee ad alta tensione possono mutare il comportamento delle api: esse sono molto sensibili a tali campi, essendo dotate di microcristalli addominali che contengono magnetite.</p>
<p align="JUSTIFY"><strong>Disturbo nei comportamenti animali</strong></p>
<p align="JUSTIFY">Molteplici studi riportano disordini comportamentali negli animali che vivono in prossimità di linee THT. L&#8217;attività agricola pagherà un pesante tributo alle linee THT. Conigli che non si riproducono, maialini nati morti, mammelle delle vacche infettate, ecc.; nel 2008 alcuni agricoltori si appellarono alla giustizia, e il Tribunale di primo grado dette loro ragione riconoscendo la responsabilità di RTE riguardo alle condizioni del loro bestiame.</p>
<p align="JUSTIFY">L&#8217;installazione della linea si traduce in pratica in 80 metri di disboscamento in larghezza e in tralicci alti più di 40 metri. Sono necessarie, nelle zone più accidentate, decine di viaggi di elicotteri per ogni traliccio, la sistemazione di vie d&#8217;accesso, camion sulle strade, migliaia di tonnellate di cemento. Le specie animali endemiche del territorio saranno costrette, nella migliore delle ipotesi, a spostarsi, o addirittura scompariranno. Il loro ambiente subirà un grave impatto, a lungo termine si modificherà l&#8217;intero ecosistema vegetale e animale.</p>
<p align="JUSTIFY">CONSEGUENZE ECONOMICHE</p>
<p align="JUSTIFY">I turisti in mezzo ai tralicci? L&#8217;economia locale alpina vive per l&#8217;80% di turismo. L&#8217;attrazione turistica si basa essenzialmente sul carattere selvatico e incontaminato dei suoi paesaggi. Che ne resterà dopo l&#8217;installazione di più di 100 km di linea sostenuta da centinaia di tralicci? In un periodo in cui la contrazione turistica estiva si conferma di anno in anno, come si può credere che queste linee apporteranno un valore aggiunto economico? RTE ha promesso un gran numero di posti di lavoro locali, ma le gare d&#8217;appalto hanno premiato essenzialmente imprese esterne al territorio. A ciò si aggiunge il deprezzamento della terra, si tratti di terreni agricoli o edificabili.</p>
<p align="JUSTIFY">Ci chiediamo: a chi giova questo cantiere? Quale spazio riserva alla popolazione del territorio alpino sulle scelte politiche (ed economiche)? Lasceremo che il grande capitale continui ad arricchirsi espropriandoci?</p>
<p align="JUSTIFY">&#8230;E INCONSEGUENZE POLITICHE</p>
<p align="JUSTIFY">Ci si può infine stupire delle contraddizioni tra i propositi politici regionali (modello PACA: clima, aria, energia), nazionali (Conferenza sul clima di Parigi 2015 COP 21), locali (il Gran Brianzonese è diventato un Territorio ad Energia Positiva) e le decisioni prese sul terreno. RTE non tiene conto dell&#8217;inchiesta pubblica, tenutasi nel giugno 2013, che ha raccolto un&#8217;opposizione quasi totale della popolazione e degli eletti locali (il 98% delle opinioni espresse vanno in questo senso), con 2.000 contributi scritti e 12.500 firme raccolte in una petizione. Purtroppo, il silenzio di un gran numero di eletti, comprati dalle favole sulle opere compensatrici, pone la questione dell&#8217;assenza di una visione a lungo termine del territorio in coloro che sono in teoria amministratori nell&#8217;interesse collettivo.</p>
<p align="JUSTIFY">Non ci sarà budget per i servizi basilari del vivere in comune (ospedale di Briançon, taglio dei treni), ma per la filiera nucleare sì: Areva (multinazionale dell&#8217;energia nucleare) e i suoi 5 miliardi di perdite, centrali nucleari moribonde. Questo genere di politiche imposte dall&#8217;alto di grandi progetti inutili, sostenuti dal fumo mediatico benpensante, con l&#8217;aggravante del taglio dei servizi pubblici essenziali, non è né più né meno che un tappeto rosso srotolato all&#8217;estrema destra, dato che un numero sempre più grande di persone si sente espropriato e ingannato.</p>
<h3 style="text-align: right;" align="JUSTIFY"><span style="color: #999999;"><strong>(Il collettivo) NO THT 05 è in mobilitazione: http://notht05.noblogs.org</strong></span></h3>
<h1 align="JUSTIFY"> <a href="http://www.inventati.org/cantiereresistente/wp-content/uploads/DSC_01632.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-4837" title="DSC_0163" src="http://www.inventati.org/cantiereresistente/wp-content/uploads/DSC_01632.jpg" alt="" width="900" height="632" /></a></h1>
<p><a href="http://www.inventati.org/cantiereresistente/wp-content/uploads/DSC_0181.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-4838" title="DSC_0181" src="http://www.inventati.org/cantiereresistente/wp-content/uploads/DSC_0181.jpg" alt="" width="900" height="606" /></a></p>
<p><a href="http://www.inventati.org/cantiereresistente/wp-content/uploads/DSC_02033.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-4839" title="DSC_0203" src="http://www.inventati.org/cantiereresistente/wp-content/uploads/DSC_02033.jpg" alt="" width="900" height="581" /></a></p>
<h1 align="JUSTIFY"><strong><span style="color: #ff6600;">CONTRO LA THT, IL NUCLEARE E IL SUO MONDO</span></strong></h1>
<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.inventati.org/cantiereresistente/wp-content/uploads/DSC_0099-crop6.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-4855" title="DSC_0099-crop6" src="http://www.inventati.org/cantiereresistente/wp-content/uploads/DSC_0099-crop6.jpg" alt="" width="195" height="550" /></a>Il progetto delle linee ad altissima tensione avanza poco a poco. Un traliccio dal design dimostrativo all&#8217;Argentière, la Dichiarazione d&#8217;Utilità Pubblica firmata dai ministri e dalla Prefettura, picchetti d&#8217;individuazione che spuntano qua e là&#8230;</p>
<p align="JUSTIFY">Lo Stato e RTE pensano di aver vinto la partita, ma non tengono conto degli abitanti della valle e dei dintorni, i loro amici, tutti coloro che non vogliono vedere questo progetto realizzarsi e che demoliranno il loro “bel traliccio dal modernissimo design”!</p>
<p align="JUSTIFY">Col pretesto della modernizzazione, ci vendono nuove linee THT per continuare a tessere la rete europea di trasporto dell&#8217;energia nucleare. E&#8217; chiaro, solo il nucleare può fornire un energia tanto potente da alimentare le reti che vanno da 225.000 a 400.000 volts su migliaia di chilometri. Queste linee, da qualche anno a questa parte, si sono moltiplicate e ovunque hanno incrociato resistenze e sabotaggi: dalla lotta contro linea Cotentin-Maine, progettata per distribuire la produzione del futuro reattore EPR, all&#8217;opposizione in Catalogna alla MAT (Muy Alta Tension), che servirà ad esportare il nucleare fino al sud del Mediterraneo.</p>
<p align="JUSTIFY">Si poteva pensare che dopo Fukushima il nucleare avrebbe conosciuto un rallentamento, ma niente affatto. La Francia lo sviluppa e lo esporta un po&#8217; dappertutto: centrali EPR (Reattore europeo ad acqua pressurizzata) a Flamville e in Cina, centrale sperimentale ITER (Reattore internazionale termonucleare) prevista per il 2020 a Cadarache, THT ovunque&#8230; Bisognerà dunque imparare a vivere con un dosimetro e una tuta?</p>
<p align="JUSTIFY">Senza dimenticare che il nucleare civile non si può dividere da quello militare: sia nella produzione che nella ricerca i due sono strettamente legati. Niente bomba atomica senza centrale, niente centrale senza bomba atomica.</p>
<p align="JUSTIFY">Qui, questo progetto dovrebbe premettere di connettere future linee aumentando la potenza trasportabile tra la Provenza e la Maurienne: linee ad altissima tensione collegheranno le centrali del Rodano alla Maurienne e la Maurienne all&#8217;Italia. Il circuito verrà così chiuso, la tela di RTE si stende su tutti i territori.</p>
<p align="JUSTIFY">Questo reticolato di linee dovrà altresì servire a trasportare l&#8217;elettricità prodotta dalla futura centrale a legna di Gardanne, costruita da E.ON, che si nutrirà del legname delle foreste del Sud-Est: da Cevennes alle Hautes-Alpes, passando per la Provenza. In prospettiva, boschi rasi al suolo! Si pensi, infine, anche al devastante progetto TAV Lione-Torino che, se un giorno sarà terminato, non potrà che essere straordinariamente energivoro&#8230;</p>
<p align="JUSTIFY">Noi ci opponiamo alla THT perché è l&#8217;arteria dell&#8217;energia nucleare</p>
<p align="JUSTIFY">Perché il nucleare è la guerra e il cancro</p>
<p align="JUSTIFY">Perché esistono delle alternative</p>
<p align="JUSTIFY">Perché questo ucciderà sempre più la valle</p>
<p align="JUSTIFY">Perché lottare ci rende più forti e più solidali</p>
<p align="JUSTIFY">Perché solamente lo Stato e i padroni si fregano le mani</p>
<p align="JUSTIFY">Perché noi possiamo fermare i loro progetti</p>
<p align="JUSTIFY">Non lo permetteremo né in Haute-Durance né altrove</p>
<h3 style="text-align: right;" align="JUSTIFY"> <span style="color: #999999;"><strong>notht05@riseup.net</strong></span></h3>
<p><a href="http://www.inventati.org/cantiereresistente/wp-content/uploads/DSC_01901.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-4858" title="DSC_0190" src="http://www.inventati.org/cantiereresistente/wp-content/uploads/DSC_01901.jpg" alt="" width="900" height="583" /></a></p>
<p><a href="http://www.inventati.org/cantiereresistente/wp-content/uploads/DSC_02651.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-4866" title="DSC_0265" src="http://www.inventati.org/cantiereresistente/wp-content/uploads/DSC_02651.jpg" alt="" width="900" height="524" /></a></p>
<p><a href="http://www.inventati.org/cantiereresistente/wp-content/uploads/DSC_01761.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-4859" title="DSC_0176" src="http://www.inventati.org/cantiereresistente/wp-content/uploads/DSC_01761.jpg" alt="" width="900" height="618" /></a></p>
<h1 align="JUSTIFY"><strong><span style="color: #ff6600;">RTE, NON MI AVRAI!</span></strong></h1>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #ff6600;">Appunti sulla lotta in corso contro l&#8217;altissima tensione (THT), il nucleare e il suo mondo in Haute-Durance</span></p>
<p align="JUSTIFY">Da alcuni anni dei collettivi, l&#8217;associazione Avenir Haute-Durance e singole persone si oppongono e si organizzano per contrastare i progetti delle linee ad altissima tensione nella valle che si stende fra Gap e Briançon. RTE (Réseau de Transport Electricité) prende a pretesto il rinnovamento di una rete per aumentarne ampiamente la capacità.</p>
<p align="JUSTIFY">Si prevede la realizzazione di due linee THT (225.000 volts) aeree: una prima tra la stazione di trasformazione di Pont Sarrazini e una stazione in costruzione nella zona di Pralong a Embrun e una seconda tra la stazione della diga di Serre-Ponçon e la stazione dell&#8217;Argentière-la-Bessée. La vecchia linea a 125.000 volt scomparirà e quelle a 63.000 volt sono in corso di parziale interramento. Verrà inoltre realizzata una linea a 63.000 volt tra l&#8217;Argentière e Briançon, in gran parte aerea.</p>
<p align="JUSTIFY">RTE sta cercando di intensificare e aumentare la capacità della propria rete, creando delle connessioni nazionali e internazionali. Questo in vista di facilitare gli scambi e la speculazione sul mercato europeo dell&#8217;energia. Un altro progetto di linee THT è previsto nella Maurienne per una nuova interconnessione con l&#8217;Italia. I progetti che interessano la Haute-Durance potranno altresì essere collegati a questa interconnessione o anche direttamente all&#8217;Italia attraverso il Monginevro, sebbene RTE neghi questa ipotesi.</p>
<p align="JUSTIFY">Queste interconnessioni permetteranno di migliorare gli scambi tra i paesi che si vendono reciprocamente l&#8217;energia elettrica su un mercato altamente speculativo. Ciò che appare, su scala europea, è la volontà di costruire un grande mercato unico dell&#8217;energia elettrica. La Francia, che grazie alle sue centrali nucleari può produrre una quantità di energia ingente e costante, esporta più di quanto non importi, ma ha bisogno di energia elettrica durante i picchi di consumo, in particolare nelle regioni in cui la produzione è scarsa, come le Alpi, o il consumo aumenta mostruosamente durante la stagione degli sport invernali. Questo picco corrisponde all&#8217;aumento massiccio della popolazione in inverno e al consumo delle stazioni sciistiche (impianti di risalita, pompaggio per la neve artificiale, ecc.). In più, RTE calcola un forte aumento del consumo nella valle della Haute-Durance nei prossimi anni. Questa stima consentirà di avere un margine sufficiente per sviluppare dei nuovi progetti turistici nella valle (più cannoni sparaneve, nuovi complessi turistici a Vars-Risoul, ecc.). La questione è capire se il turismo sia veramente un beneficio per la valle e i suoi abitanti o se esso sia, invece, nocivo. Il turismo ci rende completamente dipendenti dal buono stato dell&#8217;economia capitalista. Forse è il tempo di sviluppare una nuova autonomia, di riprendere in mano le nostre vite.</p>
<p align="JUSTIFY">Quando si guarda la carta nazionale della rete di RTE, si osserva che mancano delle grandi capacità di trasporto di elettricità da questa parte del Massiccio degli Ecrins. I progetti della Haute-Durance e della Maurienne permetteranno dunque di allacciare tutto questo, in particolare le centrali nucleari del Rodano come Marcoule, all&#8217;Italia attraverso la Val di Susa, ma anche di collegare la regione della PACA (Provenza-Alpi-Costa Azzurra) alle Alpi, pensando specialmente alla centrale a legna di Gardanne o al progetto nucleare ITER a Cadarache.</p>
<p align="JUSTIFY">Dalla presentazione del progetto alla Dichiarazione di Utilità Pubblica, la maggior parte dei collettivi e l&#8217;associazione Avenir Haute-Durance hanno sostenuto l&#8217;interramento delle linee THT. Oggi il discorso è in parte cambiato, visto che è iniziato il progetto di costruzione delle linee aeree. Altrove ci si può interrogare sull&#8217;interramento di queste linee. Come si è potuto leggere recentemente, riguardo alla nuova interconnessione ad altissima tensione tra la Francia e la Spagna, il primo ministro francese Valls ha reso omaggio ai militanti anti-THT che hanno permesso che il progetto fosse interrato. Vittoria o sconfitta? Quando si sa che dal lato spagnolo le linee sono aeree e che ovunque le lotte contro i progetti capitalistici sono duramente represse dallo Stato. Inoltre, in aerea o in sotterranea, la questione della produzione e del consumo di elettricità, in gran parte nucleare, non è affatto risolta.</p>
<p align="JUSTIFY">L&#8217;altra questione posta dalle linee THT, sia interrate che aeree, riguarda infatti la produzione di elettricità e il modello di società che ne consegue. E&#8217; attraverso le infrastrutture che il capitalismo e lo stato pianificano il controllo sulle nostre vite, sui fiumi, le valli, le foreste. Tutto deve essere valorizzato, tutto è una merce.</p>
<p align="JUSTIFY">Dal dicembre dell&#8217;anno scorso, si è formato un collettivo intorno alla proposta di una manifestazione contro i progetti delle linee THT in Haute-Durance, incentrata sulla produzione di elettricità in generale e sul nucleare in particolare (che rappresenta più di due terzi della produzione elettrica in Francia). Questa manifestazione ha riunito 300 persone ed è stata seguita da un&#8217;assemblea. Dall&#8217;assemblea sono nate riunioni che hanno permesso di rilanciare alcuni collettivi locali (Embrunais, Pays des Ecrins, Guillestrois).</p>
<p align="JUSTIFY">In seguito, sono state organizzate delle serate con proiezioni di video che presentavano altre lotte (“Remballe ton elek” contro la THT Cotentin-Maine e il nucleare, contro la MAT (Muy Alta Tesion) in Catalogna , ecc.), un&#8217;assemblea e un concerto. L&#8217;obiettivo di queste serate è quello di avere un momento di discussione e d&#8217;incontro nella valle, al fine di poter cominciare ad organizzarci e coordinarci in un&#8217;assemblea orizzontale contro i progetti RTE, il nucleare ma anche contro il mondo che li accompagna.</p>
<p align="JUSTIFY">Questa opposizione, che è ripresa negli ultimi anni in numerose lotte, significa che esiste una critica del mondo che produce e che è prodotto dal progetto e dall&#8217;infrastruttura in questione; che il problema non è solamente la THT, bensì il mondo che ne consegue, le ideologie del progresso, della merce e del controllo.</p>
<p align="JUSTIFY">Le assemblee della valle potevano sembrare talvolta non molto preparate, forse perché si è fatta l&#8217;abitudine alle “riunioni pubbliche”. L&#8217;obiettivo di queste assemblee non era solamente d&#8217;informare, ma soprattutto di ritrovarsi, di discutere per poter organizzarsi. L&#8217;assemblea orizzontale, l&#8217;assemblea di coordinamento è uno strumento che può servire ad organizzarsi in maniera non gerarchica e diretta, senza rappresentanti, per criticare nelle parole e nei fatti ciò che ci devasta, ma anche per pensare delle solidarietà, degli scambi al di fuori del sistema del mercato e dello Stato.</p>
<p align="JUSTIFY">Spesso, durante queste assemblee, si sono manifestati proposte e punti di vista molto differenti, talvolta divergenti; tra le iniziative prese in esame ricordiamo: essere solidali con le persone che rifiutano le proposte di RTE, marciare lungo il tracciato, sostenere le iniziative locali di produzioni di energia elettrica rinnovabili, proporre una manifestazione, chiamare uno sciopero, bloccare i lavori&#8230; Ora non resta che queste idee continuino ad essere messe in pratica: questo non è che un inizio.</p>
<p align="JUSTIFY">Intorno a questa assemblea di valle e ai vari collettivi, sono nati diversi strumenti: mailing-lists, un blog, un collettivo di stampa. Si stanno intrecciando dei rapporti da Briançon a Gap e oltre. Sono stati pubblicati e diffusi documenti, libri, opuscoli. Spesso riportano l&#8217;indirizzo mail &#8220;<span style="line-height: 1.5;">notht05@riseup.net&#8221; </span><span style="line-height: 1.5;">come firma. Ma si tratta veramente di una firma? Questo indirizzo è uno strumento utilizzato da individui differenti e da vari collettivi. Non è l&#8217;espressione di un&#8217;unità, piuttosto di una molteplicità. L&#8217;espressione “NO THT” vuole essere una strizzata d&#8217;occhio alla lotta contro la linea ad alta velocità tra Francia e Italia: il movimento NO TAV. Il “NO THT” deve appartenere a tutti o, meglio, a nessuno. E&#8217; l&#8217;espressione di coloro che sono in lotta contro la THT e il suo mondo, coloro che pensano che lottare significhi smetterla con la rassegnazione, al fine di riappropriarsi della vita.</span></p>
<h3 style="text-align: right;" align="JUSTIFY"> <span style="color: #999999;"><strong>Alcuni/e attivisti/e contro la THT e molto di più!</strong></span></h3>
<p><a href="http://www.inventati.org/cantiereresistente/wp-content/uploads/DSC_02131.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-4867" title="DSC_0213" src="http://www.inventati.org/cantiereresistente/wp-content/uploads/DSC_02131.jpg" alt="" width="900" height="536" /></a></p>
<p><a href="http://www.inventati.org/cantiereresistente/wp-content/uploads/DSC_0221.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-4869" title="DSC_0221" src="http://www.inventati.org/cantiereresistente/wp-content/uploads/DSC_0221.jpg" alt="" width="900" height="590" /></a></p>
<p><a href="http://www.inventati.org/cantiereresistente/wp-content/uploads/DSC_0271.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-4868" title="DSC_0271" src="http://www.inventati.org/cantiereresistente/wp-content/uploads/DSC_0271.jpg" alt="" width="900" height="533" /></a></p>
<h1 align="JUSTIFY"><strong><span style="color: #ff6600;">TURISMO 2.0</span></strong></h1>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #ff6600;">Perché non vogliamo la THT?</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #ff6600;">Il turismo e il suo mondo</span></p>
<p align="JUSTIFY"> La valle della Durance prende il nome dal fiume, un tempo capriccioso, che attraversa gran parte della regione PACA (Provenza-Alpi-Costa Azzurra) da nord a sud. Questa valle è un&#8217;importante e antica via di comunicazione, che dal Colle del Monginevro segna il confine con l&#8217;Italia fino al suo sbocco nel Rodano e sotto Avignone. Porta aperta verso il sud, il clima secco di tipo mediterraneo domina largamente l&#8217;alta valle (da Tallard a Briançon), circondata da elevate montagne.</p>
<p align="JUSTIFY">E&#8217; in questo contesto geografico delle Hautes-Alpes che, dall&#8217;inizio del XX secolo, è stata operata la sistemazione dei corsi d&#8217;acqua delle catene montuose limitrofe. C&#8217;era l&#8217;esigenza di irregimentare l&#8217;acqua per produrre l&#8217;energia elettrica per le fabbriche, come quella dell&#8217;Argentière-la-Bessée fondata nel 1909 (Industria Pechiney, che chiuderà i battenti nel 1987). Si potenziava, nel contempo, il turismo climatico e di montagna tipico del secolo scorso, come ci ricordano le gare di sci organizzate al Monginevro nel 1907. In seguito, con il declino industriale l&#8217;economia della valle si orienta principalmente verso il turismo.</p>
<p align="JUSTIFY">Le Haute-Alpes contano 142.000 abitanti ed hanno una capacità d&#8217;accoglienza di 387.000 posti letto. Ciò significa che il dipartimento è orientato verso il settore delle attività ricreative, che può rappresentare fino al 75% dell&#8217;attività nelle Queyras o il 50% nel Brianzonese. Il prodotto interno lordo del dipartimento è dato per l&#8217;80% dal turismo.</p>
<p align="JUSTIFY">Il progetto della THT è ufficialmente legato a questa economia del turismo. Necessità di ammodernare una rete elettrica che sta invecchiando da una parte e previsione dell&#8217;aumento del consumo energetico dall&#8217;altra. Se un traliccio ne nasconde sicuramente un altro, è anche perché il dibattito sulla THT mira troppo spesso a camuffare certe realtà economiche e di pianificazione territoriale.</p>
<p align="JUSTIFY">Nel 2007 9.100 persone dipendevano direttamente dal turismo nel dipartimento. E&#8217; un fatto, il turismo è essenziale qui, il discorso rimane importante, ma esprimere delle critiche e delle riserve sul suo sviluppo sembra vietato. Ci sono, malgrado tutto, delle buone ragioni per apportare degli elementi al fine di alimentare un dibattito su questo argomento.</p>
<p align="JUSTIFY">L&#8217;attività turistica viene senza posa messa in discussione dai professionisti del mercato, eterni insoddisfatti dei risultati mai sufficientemente rilevanti in termini di volumi d&#8217;affari, di presenze, di qualità, di trasporti, quando non si tratta di prendersela con il clima.</p>
<p align="JUSTIFY">Il Consiglio Generale della Haute-Alpes ha convocato il 5 giugno 2014 delle riunioni sul turismo. A causa di un bilancio apparentemente in “stato d&#8217;urgenza”, è stato necessario ridefinire delle priorità: minor concorrenza interna al dipartimento, maggiore distribuzione delle risorse, accrescimento della frequentazione, aumento delle ricadute economiche e miglioramento delle rendite.</p>
<p align="JUSTIFY">Cosa significa esattamente?</p>
<p align="JUSTIFY">Il turismo in tutte le sue forme necessita dell&#8217;installazione di infrastrutture capaci di supportare il flusso generato dal proprio sviluppo (strade, reti ferroviarie, costruzione di alloggi, trasporto di elettricità&#8230;). Il Consiglio Generale è stato attratto dalle cifre esorbitanti dei Paesi della Savoia (sorta di marchio ed entità territoriale che raggruppa i dipartimenti della Savoia e dell&#8217;Alta Savoia) e vuole competere su un terreno in cui il “potere d&#8217;incantamento dell&#8217;industria turistica si basa sulla sua capacità di far dimenticare il suo carattere precisamente industriale” (R. Christin).</p>
<p align="JUSTIFY">Il consenso alla THT s&#8217;inscrive in questo percorso. Accettare questo significa altresì approvare dei progetti parimenti nocivi per i territori e far ingoiare la pillola per altri progetti futuri (per esempio, il progetto di tunnel verso l&#8217;Italia) dicendo che, in ogni caso, l&#8217;infrastruttura esiste di già, perché non accettarne una in più?</p>
<p align="JUSTIFY">Come una curva impennata in un grafico Excel, lo scenario di crescita della linea THT passa dai 180 MW nel 2008 a una previsione di 300 MW nel 2020. In questo brutto film, in prospettiva, agli operatori del turismo piacerebbe che il copione si allineasse a queste curve meravigliose.</p>
<p align="JUSTIFY">Sviluppo industriale del turismo e THT sono dunque due aspetti dello stesso problema.</p>
<p align="JUSTIFY">E&#8217; in queste prospettive di sviluppo che si forgiano simili mentalità. Linee elettriche per rinforzare la rete in caso di picco di consumo, come le stazioni sciistiche richiedono con la creazione della neve artificiale. Un articolo in Charlie Hebdo dedicato a questo turismo e alle sue condizioni, ci ricorda queste cifre impressionanti: 25.000 kw/ora all&#8217;anno per un ettaro di pista, senza contare l&#8217;astronomico consumo d&#8217;acqua. Si tratta di un futuro senza territorio in cui la tecnologia e le reti a flusso continuo supportano perennemente pratiche che non sono mai state messe in discussione.</p>
<p align="JUSTIFY">Un articolo più recente nel Courrier International, intitolato “Le Alpi viste dalla stampa straniera”, sembra muoversi nella stessa direzione. Il giornalista svizzero, che conosce particolarmente bene l&#8217;impatto delle stazioni degli sport invernali nel proprio paese, parla di “fuga in avanti di stazioni e impianti sciistici superattrezzati” per ciò che riguarda la Francia (nella fattispecie Rodano-Alpi). Con i loro 7 miliardi di euro annui, gli sport invernali rappresentano non meno del 18% dell&#8217;economia turistica nazionale.</p>
<p align="JUSTIFY">Le Hautes-Alpes non sono certo risparmiate da nuovi investimenti, come testimonia la recente apertura del centro ludico balneare “Durancia” al Monginevro, 3.600 metri quadrati di piscine riscaldate a gas e un lounge bar dalle finiture vellutate dei palazzi parigini del XIX secolo (presentazione sul sito ufficiale).</p>
<p align="JUSTIFY">I promotori di tali artifici mantengono i consumi al grado più alto affinché, in occasione di una nuova stagione, sia i turisti che i lavoratori di questo settore possano far perdurare questa fantasmagoria del merchandising (nuovi equipaggiamenti per non avere l&#8217;aria da sfigati, provare una nuova disciplina per distinguersi dai colleghi d&#8217;ufficio&#8230;) e del comfort assoluto.</p>
<p align="JUSTIFY">Il turismo è dunque anche la mentalità che adotteranno gli abitanti locali per accogliere al meglio i vacanzieri e soprattutto per non opporsi criticamente a questo sistema. Sanno che essi stessi ormai sono dei turisti in altri momenti. Ogni disciplina sportiva ha i suoi codici così come ogni stazione sa fidelizzare una propria clientela (famiglie, ricchi budgets, brevi permanenze&#8230;). Le stazioni creano allora il loro marchio e i loro idoli che vengono eretti ad orgoglio locale (Serre-Chevalier, la stazione di Luc Alphand).</p>
<p align="JUSTIFY">Preparare la stagione, accumulare i soldi per avere infine un profitto con la partenza dei turisti e sperare di essere turista a propria volta, come un piccolo rentier è fiero del proprio gruzzolo. Allora si potrà spendere il proprio denaro su altre montagne scoprendo che la vita è cara e constatando che 48,50 euro al giorno per persona è il limite accettabile (si tratta della spesa media di una persona nelle Hautes-Alpes e che resta la più bassa della regione PACA).</p>
<p align="JUSTIFY">Il problema dunque è qui e altrove, come il nucleare. La montagna è un luogo di miseria nel XIX secolo fino al forte sviluppo del turismo invernale del dopoguerra, tanto che la si abbandona per stabilirsi altrove per beneficiare di condizioni di vita più favorevoli. Decenni più tardi, le montagne per sciare sono divenute zone di un ambiente di vita privilegiato. Sulla strada tracciata dall&#8217;ufficio del turismo, centinaia di alloggi rimangono vuoti per la maggior parte dell&#8217;anno, dotati dell&#8217;ultimo comfort alla moda. Lo scenario pare diventato troppo banale per essere descritto. Le vecchie linee elettriche vengono dismesse o rinnovate, altre vengono realizzate, aeree o interrate. Tutto sarà in funzione per le prossime vacanze, non occorre, soprattutto, cambiare modello. Lo stagionale si trasforma in lavoratore dell&#8217;edilizia e dei lavori pubblici nel periodo fuori stagione, i lavori possono riprendere.</p>
<p align="JUSTIFY">I turisti tornano con le stagioni, i lavoratori si adoperano nel rendere la cartolina più bella della stagione precedente e il gioco è fatto, o quasi. Consumo dei territori in ciò che hanno di più ricreativo e consumo degli individui in ciò che hanno di più fragile.</p>
<p align="JUSTIFY">Sono molti coloro che considerano i territori in modo diverso da un parco di divertimenti allacciato direttamente ad una centrale nucleare (o una centrale a biomasse in questo specifico caso).</p>
<p align="JUSTIFY">Non è scontato scendere in strada, mettersi in movimento quando il bollettino meteo ha previsto cielo sereno dopo una forte nevicata. Eppure, è questo quello che sta accadendo nella valle.</p>
<p align="JUSTIFY">Allora se alcuni dichiarano che non c&#8217;è nessuno che non conosca le Hautes-Alpes, questo forse non avviene per il tipo di turismo per il quale il dipartimento cerca di essere conosciuto, ma dal coraggio dei suoi abitanti nelle lotte portate contro di esso e le sue infrastrutture.</p>
<p align="JUSTIFY">No, nessun tappeto rosso sarà srotolato né per la THT né per il Tour de France! Questa economia turistica che si poggia essenzialmente sulla società del salario con le sue cinque settimane di ferie all&#8217;anno va rifiutata. Quando il 65% dei francesi non parte mai per vacanze invernali, esistono delle ragioni per non piegarsi alle leggi del mercato turistico. Nonostante che i media evochino le vacanze invernali come una pratica diffusa alla maggior parte della società, la differenza tra le classi sociali è ben marcata (solo l&#8217;8% dei francesi parte per le vacanze invernali).</p>
<p align="JUSTIFY">I territori sono essenzialmente percepiti come vetrine in cui ognuno dovrebbe partecipare attivamente senza indugiare troppo sul rovescio di tale quadro idilliaco: degradi ecologici, condizioni deplorevoli del lavoro stagionale, nessuna possibilità decisionale per gli abitanti, forti disparità economiche entro la stessa valle, accettazione della tecnologia del controllo e riduzione a gadget delle attività (microchip a radio-frequenza per l&#8217;identificazione negli skipass nei pacchetti sciistici dell&#8217;e-tourism).</p>
<p align="JUSTIFY">In breve, il marketing rimodella i contorni di un&#8217;economia turistica fortemente ancorata al sistema capitalistico globalizzato. I territori non devono far altro che rivendere un&#8217;immagine di ciò che già sono: zone pervase dall&#8217;ideologia della crescita e dello sport spettacolo.</p>
<h3 style="text-align: right;" align="JUSTIFY"><strong> <span style="color: #999999;">Attivisti NO THT della Durance</span></strong></h3>
<p><a href="http://www.inventati.org/cantiereresistente/wp-content/uploads/DSC_0307.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-4870" title="DSC_0307" src="http://www.inventati.org/cantiereresistente/wp-content/uploads/DSC_0307.jpg" alt="" width="900" height="535" /></a></p>
<p><a href="http://www.inventati.org/cantiereresistente/wp-content/uploads/DSC_0298.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-4871" title="DSC_0298" src="http://www.inventati.org/cantiereresistente/wp-content/uploads/DSC_0298.jpg" alt="" width="900" height="577" /></a></p>
<p><a href="http://www.inventati.org/cantiereresistente/wp-content/uploads/DSC_0227.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-4873" title="DSC_0227" src="http://www.inventati.org/cantiereresistente/wp-content/uploads/DSC_0227.jpg" alt="" width="900" height="621" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<h1 align="JUSTIFY"><strong><span style="color: #ff6600;">NUOVE VENE PER IL CAPITALE</span></strong></h1>
<p align="JUSTIFY">Nella valle della Durance, da qualche tempo, è iniziata una lotta contro il progetto di linea elettrica ad alta ed altissima tensione dell&#8217;impresa RTE (Réseau de Transport Electricité, Rete di Trasporto Elettricità). RTE è un&#8217;impresa francese, filiale della EDF (Electricité De France), e gestisce più di 100.000 km di linee elettriche (da 63.000 a 400.000 volts).</p>
<p align="JUSTIFY">RTE, firmataria di un contratto con lo Stato per la fornitura di un servizio pubblico, ha stimato che il fabbisogno energetico della Haute-Durance e lo stato attuale della sua rete elettrica giustificano la realizzazione di lavori di rinnovamento per il periodo 2010-2020.</p>
<p align="JUSTIFY">Questo progetto si inscrive nel quadro di un&#8217;opera più ampia: RTE ha infatti elaborato sei progetti complementari, da realizzarsi progressivamente, al fine di migliorare i flussi di corrente elettrica e garantire una costante disponibilità della stessa, anche in periodi e orari con più alta domanda.</p>
<p align="JUSTIFY">La prima fase dell&#8217;opera sarà realizzata nel 2016 e comporterà la sostituzione della linea a 150.000 volts tra l&#8217;Argentière-la-Bessée e Serre Ponçon, con una a 250.000. La seconda fase è prevista per il 2020 e consisterà nella sostituzione della linea di Embrun a 63.000 volts con una a 250.000, la sostituzione della linea dell&#8217;Argentière-la-Bessée con una a più alta capacità e infine l&#8217;abbandono di una linea a 125.000 volts.</p>
<p align="JUSTIFY">Questa è la versione presente sul sito web di RTE. In realtà diverse coincidenze fanno pensare che il progetto finale sia quello di estendere la nuova linea fino alla frontiera italiana, passando attraverso il Monginevro.</p>
<p align="JUSTIFY">Il corrispettivo italiano di RTE, Enel Energia, ha depositato alla Commissione Europea un programma per l&#8217;interconnessione delle reti italiana e francese attraverso il prolungamento della linea a 130.000 volts da Cesana a Briançon. Questo progetto (E135), potrà essere approvato e finanziato dalla Commissione solo se il trasporto di energia supererà i 130.000 volts. E&#8217; quindi scontato che RTE non possa non sapere della richiesta italiana e che stia spianando la strada ad una linea ben più potente di quella annunciata. Guarda caso, il ministro per l&#8217;ecologia francese Ségolène Royale ha firmato (6 ottobre 2014) due decreti che autorizzano la costruzione di altrettante linee aeree da 250.000 volts tra Gap e Briançon, ma i piloni che verranno posati possono supportare una linea ben più importante da 400.000 volts.</p>
<p align="JUSTIFY">Perché dunque aumentare la capacità della linea o quanto meno supporre l&#8217;ineluttabile incremento dei consumi elettrici, quando i dati degli ultimi anni in Francia non mostrano un aumento in questo senso?</p>
<p align="JUSTIFY">RTE ha inoltre pubblicato dei dati falsi sul tasso di crescita della popolazione della Haute-Durance nel periodo tra il 2009 e il 2020, fissandolo all&#8217;1%, con un conseguente aumento di 20 MW del consumo elettrico, mentre l&#8217;INSEE (Istituio Nazionale di Statistica e Studi Economici) dichiara che il tasso di crescita sarà solo dello 0,68%, con un aumento di 13 MW.</p>
<p align="JUSTIFY">Quest&#8217;opera di interconnessione tra l&#8217;Italia e la Francia si inscrive in un più ampio progetto di connessione tra i paesi europei attraverso linee ad alta ed altissima tensione. Il progetto tra Chambéry (Grande-Ile) e Torino (centrale di Piossasco) traduce bene la volontà di perseverare nella politica delle grandi opere, siano esse ferroviarie (TAV Torino-Lione) o concernenti la distribuzione di energia elettrica. Questa linea tra Savoia e Piemonte sarebbe di fatto un&#8217;anticipazione del progetto in sé, dato che la corrente continua a 320.000 volts seguirebbe interrata il tracciato dell&#8217;autostrada e del tunnel del Fréjus. L&#8217;Italia esporta 1.000 MW verso la Francia e ne importa 1.900 e queste linee mirano a mettere in sicurezza ed ottimizzare le rispettive reti energetiche, ovvero ad approvvigionarsi di energia sul mercato (il nucleare rappresenta il 74% della produzione energetica francese) al prezzo più conveniente.</p>
<p align="JUSTIFY">I progetti di RTE preoccupano una parte degli abitanti delle Hautes-Alpes, che si sono organizzati in un&#8217;associazione chiamata Avenir Haute-Durance nel 2011, con l&#8217;arrivo delle prime notizie sull&#8217;opera. Quest&#8217;associazione ha svolto un&#8217;importante lavoro di ricerca in merito ai tracciati, alla loro nocività e sull&#8217;alternativa dell&#8217;interramento dei cavi elettrici, così da preservare il panorama e l&#8217;ambiente circostante. L&#8217;associazione si è sempre mossa attraverso metodi legali, come petizioni, conferenze informative per la popolazione e ricorsi giudiziari. Una parte degli abitanti della valle, però, non si riconosce nei metodi utilizzati da questa associazione e ha creato alcuni collettivi che si propongono di utilizzare altre strade per opporsi ai progetti di RTE. Questi collettivi, inoltre, rifiutano l&#8217;ipotesi di interrare i cavi ad alta tensione, ribadendo che il problema non è solo il danno paesaggistico, ma la logica che sta dietro queste grandi opere, legate a doppio filo alla produzione di energia nucleare.</p>
<p align="JUSTIFY">L&#8217;obiettivo è quello di creare uno spazio di informazione, discussione e d&#8217;azione diretta, cercando di non soffermarsi solo sulla problematica locale, ma allargando la discussione a situazioni simili, limitrofe e non, e creando legami di solidarietà con altre lotte.</p>
<h3 style="text-align: right;" align="JUSTIFY"> <span style="color: #999999;"><strong><em>Articolo tratto da</em> Nunatak</strong></span></h3>
<p><a href="http://www.inventati.org/cantiereresistente/wp-content/uploads/DSC_01421.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-4874" title="DSC_0142" src="http://www.inventati.org/cantiereresistente/wp-content/uploads/DSC_01421.jpg" alt="" width="900" height="970" /></a></p>
<p><a href="http://www.inventati.org/cantiereresistente/wp-content/uploads/DSC_01702.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-4875" title="DSC_0170" src="http://www.inventati.org/cantiereresistente/wp-content/uploads/DSC_01702.jpg" alt="" width="900" height="577" /></a></p>
<p><a href="http://www.inventati.org/cantiereresistente/wp-content/uploads/DSC_0175.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-4876" title="DSC_0175" src="http://www.inventati.org/cantiereresistente/wp-content/uploads/DSC_0175.jpg" alt="" width="900" height="669" /></a></p>
<p><a href="http://www.inventati.org/cantiereresistente/wp-content/uploads/DSC_02001.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-4877" title="DSC_0200" src="http://www.inventati.org/cantiereresistente/wp-content/uploads/DSC_02001.jpg" alt="" width="900" height="603" /></a></p>
<p><a href="http://www.inventati.org/cantiereresistente/wp-content/uploads/DSC_02181.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-4878" title="DSC_0218" src="http://www.inventati.org/cantiereresistente/wp-content/uploads/DSC_02181.jpg" alt="" width="900" height="561" /></a></p>
<p><a href="http://www.inventati.org/cantiereresistente/wp-content/uploads/DSC_02381.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-4879" title="DSC_0238" src="http://www.inventati.org/cantiereresistente/wp-content/uploads/DSC_02381.jpg" alt="" width="900" height="584" /></a></p>
<p><a href="http://www.inventati.org/cantiereresistente/wp-content/uploads/DSC_02471.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-4880" title="DSC_0247" src="http://www.inventati.org/cantiereresistente/wp-content/uploads/DSC_02471.jpg" alt="" width="900" height="580" /></a></p>
<p><a href="http://www.inventati.org/cantiereresistente/wp-content/uploads/DSC_0258.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-4881" title="DSC_0258" src="http://www.inventati.org/cantiereresistente/wp-content/uploads/DSC_0258.jpg" alt="" width="900" height="590" /></a></p>
<p><a href="http://www.inventati.org/cantiereresistente/wp-content/uploads/DSC_02611.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-4882" title="DSC_0261" src="http://www.inventati.org/cantiereresistente/wp-content/uploads/DSC_02611.jpg" alt="" width="900" height="579" /></a></p>
<p><a href="http://www.inventati.org/cantiereresistente/wp-content/uploads/DSC_02861.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-4883" title="DSC_0286" src="http://www.inventati.org/cantiereresistente/wp-content/uploads/DSC_02861.jpg" alt="" width="900" height="541" /></a></p>
<p><a href="http://www.inventati.org/cantiereresistente/wp-content/uploads/DSC_0290.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-4884" title="DSC_0290" src="http://www.inventati.org/cantiereresistente/wp-content/uploads/DSC_0290.jpg" alt="" width="900" height="528" /></a></p>
<p><a href="http://www.inventati.org/cantiereresistente/wp-content/uploads/DSC_0295.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-4885" title="DSC_0295" src="http://www.inventati.org/cantiereresistente/wp-content/uploads/DSC_0295.jpg" alt="" width="900" height="582" /></a></p>
<p><a href="http://www.inventati.org/cantiereresistente/wp-content/uploads/DSC_0310.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-4886" title="DSC_0310" src="http://www.inventati.org/cantiereresistente/wp-content/uploads/DSC_0310.jpg" alt="" width="900" height="587" /></a></p>
<p><a href="http://www.inventati.org/cantiereresistente/wp-content/uploads/DSC_0315.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-4887" title="DSC_0315" src="http://www.inventati.org/cantiereresistente/wp-content/uploads/DSC_0315.jpg" alt="" width="900" height="526" /></a></p>
<p><a href="http://www.inventati.org/cantiereresistente/wp-content/uploads/DSC_03171.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-4888" title="DSC_0317" src="http://www.inventati.org/cantiereresistente/wp-content/uploads/DSC_03171.jpg" alt="" width="900" height="733" /></a></p>
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		<title>CARREFOUR: PRODURRE E CONSUMARE 24/7</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Jun 2015 16:14:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>cantiereresistente</dc:creator>
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		<description><![CDATA[ Conversazione con tre dipendenti del punto vendita Carrefour di Lucca. Le mirabolanti strategie dei supermercati per venderci qualche merce in più, alla faccia dei diritti dei lavoratori. E meno male che c&#8217;è il sindacato&#8230; Un moderno centro commerciale sintesi esemplificativa dei complessivi rapporti sociali; il produciconsumacrepa (e sii anche felice) l&#8217;imperativo a cui conformarsi o [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3><em><a href="http://www.inventati.org/cantiereresistente/wp-content/uploads/Presidio1.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-4790" title="Presidio" src="http://www.inventati.org/cantiereresistente/wp-content/uploads/Presidio1.jpg" alt="" width="1484" height="864" /></a> </em><span style="color: #ff0000;"><strong><em style="line-height: 1.5;">Conversazione con tre dipendenti del punto vendita Carrefour di Lucca. Le mirabolanti strategie dei supermercati per venderci qualche merce in più, alla faccia dei diritti dei lavoratori. E meno male che c&#8217;è il sindacato&#8230;</em></strong><em style="line-height: 1.5;"></em></span></h3>
<h3 align="JUSTIFY"><span style="color: #ff0000;"><strong><em>Un moderno centro commerciale sintesi esemplificativa dei complessivi rapporti sociali; il produciconsumacrepa (e sii anche felice) l&#8217;imperativo a cui conformarsi o rischiare l&#8217;esclusione; l&#8217;ideologica scissione di produttore e consumatore; il modello presente e futuro di un asservimento alle esigenze del totalitarismo del mercato.</em></strong></span></h3>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Lucca Libera: quanti sono attualmente i dipendenti del punto vendita Carrefour a Lucca?</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Layla:</strong> sono 140, per la maggior parte con contratti part-time.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Lucca Libera: quando ha aperto questo punto vendita?</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Layla:</strong> è stato inaugurato il 4 aprile del 2000, sono 15 anni che è aperto.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Lucca Libera: a vostra conoscenza, che tipo di sviluppo ha avuto questo supermercato?</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Salvatore:</strong> all&#8217;inizio funzionava abbastanza bene, anche se i dirigenti si sono più o meno sempre lamentati che le cose non andavano come volevano. Poi, da quattro o cinque anni a questa parte, la situazione è andata effettivamente peggiorando e, per almeno tre volte, hanno minacciato la messa in mobilità di una parte consistente del personale. I problemi si sono fatti più acuti negli ultimi due anni.<span id="more-4787"></span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Lucca Libera: come è cambiata la vostra condizione lavorativa a causa di questo andamento negativo del Carrefour?</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Layla:</strong> due anni fa sono stati fatti i contratti di solidarietà. In base ad essi i dipendenti si decurtano una parte dell&#8217;orario di lavoro e ricevono per le ore non lavorate, ma previste nel contratto, l&#8217;80% dello stipendio, che viene pagato dall&#8217;Inps. Questi contratti sono scaduti lo scorso febbraio. Ci sono stati, già prima della solidarietà, il blocco degli straordinari e il blocco della maggiorazione straordinaria del turno domenicale. Il blocco degli straordinari significa l&#8217;impossibilità da parte del lavoratore di farli, perché non vengono pagati: nel caso in cui per esigenze di servizio uno faccia una mezz&#8217;ora in più, questa deve essere recuperata, non viene retribuita. Nel caso un lavoratore si dimentichi di recuperarla oppure non sia possibile a causa dell&#8217;organizzazione del lavoro, essa non viene proprio pagata. Praticamente finisce che hai lavorato gratis per mezz&#8217;ora.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Aurora:</strong> non è che viene richiesto di rimanere di più, però in casi particolari è necessario lavorare di più, come quando c&#8217;è l&#8217;inventario.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Lucca Libera: per cercare di frenare il calo delle vendite quali misure ha adottato l&#8217;azienda?</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Salvatore:</strong> innanzitutto le domeniche lavorative. Sono state istituite due anni e mezzo fa col decreto Monti. Non è stato firmato alcun contratto apposito. All&#8217;inizio erano volontarie ed essendo pagate bene, 130% di maggiorazione sulle ore in più lavorate di domenica, alcuni lavoratori le facevano volentieri.  In seguito la paga è scesa, hanno imparato il giochino. E&#8217; cominciata la scelta tra lavoro straordinario e ordinario, che significava semplicemente avere un giorno di riposo in più. Per un periodo è stata istituita anche la “banca ore”, ovvero c&#8217;era solo la maggiorazione straordinaria e le ore lavorate di domenica venivano recuperate come giorni di permesso o ferie. Ora è rimasta solo la maggiorazione del 30% per il giorno festivo; in busta paga significa avere solo 10-12 euro lorde in più a fine mese, dopo che abbiamo lavorato anche di domenica.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Aurora:</strong> ovviamente all&#8217;inizio il consistente aumento dello stipendio faceva sì che molti lavoratori accettassero le domeniche lavorative, quando poi l&#8217;incentivo della paga è andato scemando è diminuita anche la volontarietà dei dipendenti.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Lucca Libera: e l&#8217;azienda come ha risposto a questa diminuita disponibilità a lavorare di domenica?</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Aurora:</strong> assumendo lavoratori interinali. Poi però hanno visto che questi incidevano troppo sul bilancio, per cui hanno stipulato un accordo coi sindacati, Cgil-Cisl-Uil, secondo il quale si prevede di lavorare sedici domeniche l&#8217;anno con la sola maggiorazione del 30% per il giorno festivo. Ogni lavoratore deve fare quattro domeniche in tre mesi, senza altra possibilità di scelta; anzi, nel caso in cui l&#8217;azienda non ne abbia bisogno, alla fine, decide lei quando ci devi andare.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Layla:</strong> la cosa ci è stata presentata così: o accettavamo l&#8217;accordo oppure avrebbero aperto la mobilità, con il rischio di perdere 40 posti di lavoro.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Lucca Libera: e i sindacati hanno dunque firmato l&#8217;accordo&#8230;</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Layla:</strong> sì, tutti e tre, all&#8217;unanimità. Prima hanno fatto le assemblee, in cui per alzata di mano ha vinto il sì all&#8217;accordo. Naturalmente i dipendenti avevano paura di perdere il posto di lavoro e sono stati in sostanza costretti ad accettare.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Salvatore:</strong> però, quando i lavoratori sono stati chiamati a firmare singolarmente e hanno letto il contratto, si sono accorti che le cose scritte erano diverse da quelle dette in assemblea dai rappresentanti sindacali. Ad esempio, in assemblea non si era parlato dei tre giorni di ferie che saranno persi nel 2016, così come è scomparsa la facoltà di scelta da parte dei dipendenti di quali domeniche lavorare. Ovviamente la maggior parte dei lavoratori si è arrabbiata di fronte a queste discordanze.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Aurora:</strong> i sindacati si sono per un po&#8217; rimbalzati la palla l&#8217;un con l&#8217;altro e poi hanno finito col dire che avevamo capito male noi oppure che si erano spiegati male loro&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Layla:</strong> successivamente l&#8217;accordo è stato rivisto e, a detta dei sindacati, è stato migliorato; in realtà non cambiava molto. L&#8217;hanno dunque riproposto e, mentre la prima volta undici lavoratori non l&#8217;avevano firmato, la seconda volta non è stato firmato da una ventina di dipendenti.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Lucca Libera: un&#8217;altra misura dell&#8217;azienda per cercare di contrastare la crisi di vendite è stato il prolungamento dell&#8217;orario giornaliero fino a mezzanotte&#8230;</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Salvatore:</strong> sì, un mese e mezzo dopo la firma di questo accordo, imposto con l&#8217;obiettivo di risparmiare sui costi, ovvero non utilizzare gli interinali, il Carrefour esce fuori con l&#8217;apertura del punto vendita fino a mezzanotte. Nel prendere questa decisione l&#8217;azienda non ha consultato nessuno, ha scavalcato anche il sindacato. Per prolungare l&#8217;orario ha assunto una decina di interinali e una guardia giurata, alla faccia del contenimento dei costi.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Aurora:</strong> noi dipendenti fissi, ad oggi, non siamo obbligati a fare l&#8217;orario prolungato, dalle 21.00 alle 24.00, ma hanno già cominciato a chiederlo a qualcuno, e qualcuno, pur essendo facoltativo, ha cominciato ad andarci. Ovviamente i capireparto hanno fatto la proposta a dei soggetti che sapevano che avrebbero acconsentito.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Lucca Libera: quando è iniziato precisamente l&#8217;orario prolungato?</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Layla:</strong> il primo di giugno, noi l&#8217;abbiamo saputo il 27 maggio.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Lucca Libera: come interpretate questa strategia del Carrefour?</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Layla:</strong> a Lucca ci sono diversi soggetti della grande distribuzione in concorrenza tra loro: Esselunga, Coop, Conad, Carrefour&#8230; Attualmente, in una situazione di consumi stagnanti, il Carrefour lamenta un calo delle vendite perché evidentemente subisce più di altri la concorrenza dei nuovi punti vendita comparsi nel territorio. Per contrastare questa tendenza prova ad allungare gli orari d&#8217;apertura con le domeniche e le sere al fine di conquistare una fetta maggiore della clientela complessiva.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Lucca Libera: a vostro avviso gli altri supermercati imiteranno la strategia del Carrefour?</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Salvatore:</strong> sicuramente. Già l&#8217;hanno fatto con le domeniche: il Carrefour è stato il primo ad introdurle a Lucca. Anche se, bisogna dire, che sia l&#8217;Esselunga che la Coop tengono aperti i propri punti vendita molto meno di noi.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Lucca Libera: temete che l&#8217;orario di apertura serale venga ulteriormente prolungato?</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Layla:</strong> sì, circola la voce di tenere aperto il punto vendita 24 ore su 24. A Massa questa sperimentazione del Carrefour dovrebbe partire a luglio.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Salvatore:</strong> anche a Lucca la proposta iniziale prevedeva l&#8217;apertura 24 su 24, ma il direttore avrebbe rinunciato perché non ce la faceva per l&#8217;organizzazione e la situazione economica era talmente critica che non era possibile pagare gli interinali per tutta la notte.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Aurora:</strong> l&#8217;apertura prolungata fino a mezzanotte è comunque un esperimento che durerà fino al 30 di settembre: vogliono vedere se funziona.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Lucca: anche l&#8217;orario serale costituirà un esempio da imitare per gli altri supermercati?</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Aurora:</strong> sì, sicuramente. La concorrenza oggi è spietata, se vedono che funziona lo faranno anche gli altri. Anzi, ci sono voci che anche Mediaworld, a partire da luglio, potrebbe aprire fino a mezzanotte.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Lucca Libera: i dipendenti come hanno preso questa serie di allungamenti dell&#8217;orario di lavoro?</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Salvatore:</strong> con grosso disagio, i prolungamenti hanno suscitato il malcontento generale.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Aurora:</strong> e il primo giugno è stato fatto uno sciopero, indetto da Cgil-Cisl-Uil, con un presidio davanti all&#8217;entrata del Carrefour.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Lucca Libera: e come ha reagito la direzione?</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Layla:</strong> ha minacciato la mobilità se avesse fatto sciopero anche una sola persona. Ha chiamato in privato le RSU e ha detto loro che sarebbe stata aperta la procedura di mobilità per 40 dipendenti.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Aurora:</strong> che poi sono sempre 40-45 i lavoratori a rischio mobilità, nonostante che negli ultimi 10 anni i dipendenti complessivi siano già notevolmente diminuiti.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Lucca Libera: cosa pensate della strategia di prolungare gli orari di apertura fino a mezzanotte per cercare di risollevare le vendite?</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Aurora:</strong> il punto vendita del Carrefour si trova fuori San Vito, praticamente in mezzo ai campi. Pensiamo che rischi di risolversi in un ulteriore grosso buco di bilancio, perché gli interinali o i dipendenti dovranno comunque essere pagati e in orari in cui difficilmente ci sarà una grossa affluenza di clientela.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Layla:</strong> il movimento di clienti c&#8217;è fin verso le 22.30 e bisogna considerare che siamo praticamente in estate. In inverno credo che ci saranno molte meno persone.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Salvatore:</strong> noi, comunque, ci auguriamo che questa cosa non vada in porto.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Lucca Libera: che rapporto avete con il sindacato? Ad esempio, come è stato preso dai lavoratori l&#8217;accordo sulle domeniche lavorative firmato da Cgil-Cisl-Uil?</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Salvatore:</strong> riguardo a quell&#8217;accordo molti si sono sentiti obbligati a cedere per mantenere il numero di posti di lavoro. Certamente con rassegnazione, ma è stato accettato.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Layla:</strong> quasi tutti, però, hanno disdetto le tessere della Cgil, gli iscritti da circa 50 che erano sono rimasti una quindicina.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Lucca Libera: oltre a sfiduciare la Cgil, è stata intrapresa qualche altra iniziativa da parte dei lavoratori?</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Aurora:</strong> alcuni hanno deciso di provare a costituire un Comitato di Base. Sinceramente, molti dipendenti non si sentono più tutelati dalle altre sigle sindacali, hanno assistito ad una gestione spesso poco chiara delle trattative per firmare gli accordi con l&#8217;azienda. Per tutelare i propri diritti con più trasparenza e determinazione hanno così deciso di intraprendere la strada di difendersi in prima persona, pur sapendo che si tratta di un percorso non facile e pieno di incognite.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Salvatore:</strong> d&#8217;altronde i sindacalisti durante una recente assemblea hanno esplicitamente attaccato chi non voleva firmare l&#8217;accordo sulle domeniche. E anche in modo concitato. Inoltre hanno fomentato una specie di conflitto fra i dipendenti, dicendo che alcuni non avevano voglia di lavorare. Tant&#8217;è che qualche dipendente è arrivato al punto di suggerire al direttore di mettere in mobilità coloro che non volevano fare le domeniche. Addirittura, la Cgil ha detto che, in caso di difficoltà di questi dipendenti non firmatari, il sindacato non li avrebbe difesi. Non ci sembra questo il modo stare dalla parte dei lavoratori che non accettano di buon grado i voleri della direzione aziendale.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Layla:</strong> oggi la Cgil tiene informati solo quelli che hanno la tessera, hanno anche costituito un gruppo whatsapp chiuso. E fanno anche delle riunioni nella loro sede, senza venire in azienda.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Salvatore:</strong> la Cgil ha voluto prima dividere i lavoratori, innanzitutto tra quelli full-time e part-time, per poi cercare di rendere più manovrabile la situazione.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Aurora:</strong> sembra quasi che il sindacato abbia tutto l&#8217;interesse a tenere succubi del proprio potere i lavoratori. Quando poi accade che il sindacato non sia in grado di mantenere questa sottomissione, allora si mette a fare il gioco dell&#8217;azienda, che ha strumenti e mezzi molto più convincenti.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Lucca Libera: e cosa pensate dello sciopero indetto il primo giugno? Perché la Cgil ha voluto farlo?</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Layla:</strong> perché voleva uscire sul giornale e farsi un po&#8217; di pubblicità. Aveva perso tante tessere nel mese precedente e aveva bisogno di ricostruirsi un po&#8217; di credibilità di fronte ai lavoratori.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Salvatore:</strong> il malcontento dei dipendenti per i precedenti accordi sulle domeniche ha fatto sì che tentasse di recuperare qualche adesione. In realtà, alla Cgil non gliene frega niente dei problemi dei lavoratori.</p>
<p style="text-align: justify;" align="JUSTIFY"><strong>Aurora:</strong> ha chiamato tutti i mezzi d&#8217;informazione per apparire ancora una volta ciò che non è&#8230; Intanto, almeno finora, la tessera non l&#8217;ha rifatta nessuno.</p>
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		<title>DATE I VOSTRI VOTI, CITTADINI!</title>
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		<pubDate>Thu, 28 May 2015 10:18:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>cantiereresistente</dc:creator>
				<category><![CDATA[Avvisi]]></category>

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		<description><![CDATA[&#160; Clicca sulla foto per ingrandirla (potrebbe richiedere un po&#8217; di tempo). Disclaimer: l&#8217;immagine ha uno scopo puramente illustrativo. Coloro che già vi hanno tolto tutto vi chiedono ancora qualcosa. Andate! Andate, popolo! Andate elettori! Alle urne&#8230; E non lamentatevi più. Basta. Non cercate di impietosire sul destino che vi siete costruito. Non insultate, successivamente, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.inventati.org/cantiereresistente/wp-content/uploads/00.jpg"><img class="aligncenter size-large wp-image-4774" title="00" src="http://www.inventati.org/cantiereresistente/wp-content/uploads/00-1024x682.jpg" alt="" width="558" height="371" /></a></p>
<p><em><span style="color: #ff0000;">Clicca sulla foto per ingrandirla (potrebbe richiedere un po&#8217; di tempo). Disclaimer: l&#8217;immagine ha uno scopo puramente illustrativo.</span></em></p>
<h4 style="text-align: justify;"><strong><em>Coloro che già vi hanno tolto tutto vi chiedono ancora qualcosa.</em></strong><br />
<strong> <em>Andate! Andate, popolo! Andate elettori! Alle urne&#8230; E non lamentatevi più. Basta. Non cercate di impietosire sul destino che vi siete costruito. Non insultate, successivamente, i padroni che vi siete dati.</em></strong> Zo d&#8217;Axa</h4>
<p>&nbsp;</p>
<h4 style="text-align: justify;"><strong><em>Il sistema rappresentativo, ben lungi dall&#8217;essere una garanzia per il popolo, crea e garantisce, al contrario, l&#8217;esistenza permanente di un&#8217;aristocrazia governativa contro il popolo stesso ed il suffragio universale è unicamente un mezzo eccellente per opprimere e rovinare un popolo in nome proprio di una pretesa volontà popolare, presa come pretesto, o un gioco di prestigio grazie al quale si nasconde il potere realmente dispotico dello Stato, basato sulla Banca, la Polizia, l&#8217;Esercito.</em></strong> M. B.</h4>
<p>&nbsp;</p>
<h4 style="text-align: justify;"><strong><em>If voting changed anything, they&#8217;d make it illegal.</em></strong> E. G.</h4>
]]></content:encoded>
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		<title>CENTENARIO PRIMA GUERRA MONDIALE</title>
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		<pubDate>Sat, 23 May 2015 08:52:32 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Avvisi]]></category>

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		<description><![CDATA[Ricordiamo i cento anni dall&#8217;entrata dell&#8217;Italia nella Prima Guerra Mondiale (24 maggio 1915). Spregiamo l&#8217;esposizione del tricolore e ci dissociamo radicalmente dal minuto di silenzio istituzionale. E per questo cantiamo così: La mattina del cinque d&#8217;agosto si muovevano le truppe italiane per Gorizia, le terre lontane e dolente ognun si partì Sotto l&#8217;acqua che cadeva [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h4><strong><span style="color: #ff0000;">Ricordiamo i cento anni dall&#8217;entrata dell&#8217;Italia nella Prima Guerra Mondiale (24 maggio 1915).</span></strong></h4>
<h4><strong><span style="color: #ff0000;">Spregiamo l&#8217;esposizione del tricolore e ci dissociamo radicalmente dal minuto di silenzio istituzionale. E p<span style="line-height: 1.5;">er questo cantiamo così:</span></span></strong></h4>
<p><strong><span style="color: #c0c0c0;"><span style="font-family: 'Times New Roman', Times, serif;"><span style="font-size: large;">La mattina del cinque d&#8217;agosto</span></span></span></strong><br />
<strong><span style="color: #c0c0c0;"> <span style="font-family: 'Times New Roman', Times, serif;"><span style="font-size: large;">si muovevano le truppe italiane</span></span></span></strong><br />
<strong><span style="color: #c0c0c0;"> <span style="font-family: 'Times New Roman', Times, serif;"><span style="font-size: large;">per Gorizia, le terre lontane</span></span></span></strong><br />
<strong><span style="color: #c0c0c0;"> <span style="font-family: 'Times New Roman', Times, serif;"><span style="font-size: large;">e dolente ognun si partì</span></span></span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #c0c0c0;"><span style="font-family: 'Times New Roman', Times, serif;"><span style="font-size: large;">Sotto l&#8217;acqua che cadeva al rovescio</span></span></span></strong><br />
<strong><span style="color: #c0c0c0;"> <span style="font-family: 'Times New Roman', Times, serif;"><span style="font-size: large;">grandinavano le palle nemiche</span></span></span></strong><br />
<strong><span style="color: #c0c0c0;"> <span style="font-family: 'Times New Roman', Times, serif;"><span style="font-size: large;">su quei monti, colline e gran valli</span></span></span></strong><br />
<strong><span style="color: #c0c0c0;"> <span style="font-family: 'Times New Roman', Times, serif;"><span style="font-size: large;">si moriva dicendo così:</span></span></span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #c0c0c0;"><span style="font-family: 'Times New Roman', Times, serif;"><span style="font-size: large;">O Gorizia tu sei maledetta</span></span></span></strong><br />
<strong><span style="color: #c0c0c0;"> <span style="font-family: 'Times New Roman', Times, serif;"><span style="font-size: large;">per ogni cuore che sente coscienza</span></span></span></strong><br />
<strong><span style="color: #c0c0c0;"> <span style="font-family: 'Times New Roman', Times, serif;"><span style="font-size: large;">dolorosa ci fu la partenza</span></span></span></strong><br />
<strong><span style="color: #c0c0c0;"> <span style="font-family: 'Times New Roman', Times, serif;"><span style="font-size: large;">e il ritorno per molti non fu</span></span></span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #c0c0c0;"><span style="font-family: 'Times New Roman', Times, serif;"><span style="font-size: large;">O vigliacchi che voi ve ne state</span></span></span></strong><br />
<strong><span style="color: #c0c0c0;"> <span style="font-family: 'Times New Roman', Times, serif;"><span style="font-size: large;">con le mogli sul letto di lana</span></span></span></strong><br />
<strong><span style="color: #c0c0c0;"> <span style="font-family: 'Times New Roman', Times, serif;"><span style="font-size: large;">schernitori di noi carne umana</span></span></span></strong><br />
<strong><span style="color: #c0c0c0;"> <span style="font-family: 'Times New Roman', Times, serif;"><span style="font-size: large;">questa guerra ci insegna a punir</span></span></span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #c0c0c0;"><span style="font-family: 'Times New Roman', Times, serif;"><span style="font-size: large;">Voi chiamate il campo d&#8217;onore</span></span></span></strong><br />
<strong><span style="color: #c0c0c0;"> <span style="font-family: 'Times New Roman', Times, serif;"><span style="font-size: large;">questa terra di là dei confini</span></span></span></strong><br />
<strong><span style="color: #c0c0c0;"> <span style="font-family: 'Times New Roman', Times, serif;"><span style="font-size: large;">Qui si muore gridando assassini</span></span></span></strong><br />
<strong><span style="color: #c0c0c0;"> <span style="font-family: 'Times New Roman', Times, serif;"><span style="font-size: large;">maledetti sarete un dì</span></span></span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #c0c0c0;"><span style="font-family: 'Times New Roman', Times, serif;"><span style="font-size: large;">Cara moglie che tu non mi senti</span></span></span></strong><br />
<strong><span style="color: #c0c0c0;"> <span style="font-family: 'Times New Roman', Times, serif;"><span style="font-size: large;">raccomando ai compagni vicini</span></span></span></strong><br />
<strong><span style="color: #c0c0c0;"> <span style="font-family: 'Times New Roman', Times, serif;"><span style="font-size: large;">di tenermi da conto i bambini</span></span></span></strong><br />
<strong><span style="color: #c0c0c0;"> <span style="font-family: 'Times New Roman', Times, serif;"><span style="font-size: large;">che io muoio col suo nome nel cuor</span></span></span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #c0c0c0;"><span style="font-family: 'Times New Roman', Times, serif;"><span style="font-size: large;">Traditori signori ufficiali</span></span></span></strong><br />
<strong><span style="color: #c0c0c0;"> <span style="font-family: 'Times New Roman', Times, serif;"><span style="font-size: large;">che la guerra l&#8217;avete voluta</span></span></span></strong><br />
<strong><span style="color: #c0c0c0;"> <span style="font-family: 'Times New Roman', Times, serif;"><span style="font-size: large;">schernitori di carne venduta</span></span></span></strong><br />
<strong><span style="color: #c0c0c0;"> <span style="font-family: 'Times New Roman', Times, serif;"><span style="font-size: large;">questa guerra ci insegna così</span></span></span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #c0c0c0;"><span style="font-family: 'Times New Roman', Times, serif;"><span style="font-size: large;">O Gorizia tu sei maledetta</span></span></span></strong><br />
<strong><span style="color: #c0c0c0;"> <span style="font-family: 'Times New Roman', Times, serif;"><span style="font-size: large;">per ogni cuore che sente coscienza</span></span></span></strong><br />
<strong><span style="color: #c0c0c0;"> <span style="font-family: 'Times New Roman', Times, serif;"><span style="font-size: large;">dolorosa ci fu la partenza</span></span></span></strong><br />
<strong><span style="color: #c0c0c0;"> <span style="font-family: 'Times New Roman', Times, serif;"><span style="font-size: large;">e il ritorno per molti non fu.</span></span></span></strong></p>
<p>Per ascoltare la versione dei <em>Les Anarchistes</em>: <span style="color: #ff0000;"><strong><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.inventati.org/cantiereresistente/wp-content/uploads/O-Gorizia.mp3"><span style="color: #ff0000; text-decoration: underline;">O Gorizia</span></a></span></strong></span></p>
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		<title>CARRARA: SGOMBERI IL SINDACO E LA SUA GIUNTA</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Feb 2015 20:08:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>cantiereresistente</dc:creator>
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		<description><![CDATA[All&#8217;indomani dello sgombero della Sala di Rappresentanza del Comune di Carrara abbiamo incontrato Naila e Manuel del Presidio Permanente. Lucca Libera: come avete accolto lo sgombero, deciso e ordinato dal sindaco Zubbani, avvenuto il 27 gennaio? Manuel: sicuramente con sdegno. Innanzitutto per quanto riguarda il giorno, perché è stato effettuato nel Giorno della Memoria, in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2 lang="zxx" align="JUSTIFY"><strong><span style="color: #ff0000;">All&#8217;indomani dello sgombero della Sala di Rappresentanza del Comune di Carrara abbiamo incontrato Naila e Manuel del Presidio Permanente.</span></strong></h2>
<p><a href="http://www.inventati.org/cantiereresistente/wp-content/uploads/DSC_00392.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-4745" title="DSC_0039" src="http://www.inventati.org/cantiereresistente/wp-content/uploads/DSC_00392.jpg" alt="" width="900" height="583" /></a></p>
<p lang="zxx" align="JUSTIFY"><strong><span style="font-size: small;">Lucca Libera: come avete accolto lo sgombero, deciso e ordinato dal sindaco Zubbani, avvenuto il 27 gennaio?</span></strong></p>
<p lang="zxx" align="JUSTIFY"><span style="font-size: small;"><strong>Manuel:</strong> sicuramente con sdegno. Innanzitutto per quanto riguarda il giorno, perché è stato effettuato nel Giorno della Memoria, in cui tutta la Giunta e tutto il Consiglio erano a Massa per un Consiglio congiunto. Già questa è stata una mossa, dal punto di vista etico, molto brutta. Poi l&#8217; orario: alle sei di mattina, questo precisamente per non richiamare attenzione mediatica, per fare le cose nel modo più silenzioso possibile. Soprattutto, una cosa obiettivamente non democratica è stato il dispiegamento di forze: l&#8217; utilizzo di tre, quattro, e la sera erano cinque, camionette con circa 50 agenti tra polizia e carabinieri in tenuta antisommossa. Forze ben chiare e ben disposte. E&#8217; stata veramente una cosa da Comune non democratico. Soprattutto da parte di una maggioranza di sinistra, con partiti come Rifondazione Comunista e il Partito Socialista che si dichiarano a favore del popolo. Ricordiamo che lo stesso sindaco è del Partito Socialista. I fatti, per come si sono svolti, richiamano di più tattiche di tipo dittatoriale, diciamo di destra. E&#8217; incomprensibile come, senza dialogare prima con i cittadini, senza cercare un approccio di tipo più tranquillo, più pacifico, sia stato effettuato uno sgombero in modo così pesante e militarizzato.</span></p>
<p lang="zxx" align="JUSTIFY"><span style="font-size: small;"><strong>Naila:</strong> quello che fa effetto è come il sindaco non tratti la questione dell&#8217;Assemblea Permanente come un fatto politico, ma appunto come un fatto di ordine pubblico, lasciando in mano tutto alla polizia. Anche durante i mesi di presidio noi avevamo sempre delle guardie della Municipale che stavano lì a fare gli straordinari per vedere se tutto andava bene. Lui non ha mai preso in esame la possibilità parlare con noi come in un contesto politico. Lui ha sempre fatto riferimento a una questione di ordine pubblico.</span></p>
<p lang="zxx" align="JUSTIFY"><span style="font-size: small;"><span id="more-4743"></span><br />
</span></p>
<p lang="zxx" align="JUSTIFY"><strong><span style="font-size: small;">Lucca Libera: da parte sua Zubbani sostiene di essere sempre stato disponibile al dialogo. In questi mesi quali segnali avete ricevuto in questo senso?</span></strong></p>
<p lang="zxx" align="JUSTIFY"><span style="font-size: small;"><strong>Naila:</strong> zero, nessuno. Loro erano sì disponbili al dialogo, ma con una nostra delegazione e a porte chiuse. Siccome noi non deleghiamo più nessuno, li abbiamo invitati in Sala di Rappresentanza ad avere un dialogo e un confronto. Loro hanno risposto picche, riproponendoci di scegliere sei o sette persone dell&#8217;assemblea per andare a parlare con loro. Noi non ci siamo stati. L&#8217;aspetto fondamentale è che loro parlavano con noi solo attraverso la polizia, cioè parlavano con la polizia che poi la mattina veniva e diceva: &#8220;ragazzi, il sindaco ha detto questo, il sindaco ha detto quello&#8230;&#8221;. Questo per noi è vergognoso.</span></p>
<p lang="zxx" align="JUSTIFY"><strong><span style="font-size: small;">Lucca Libera: l&#8217;episodio che ha portato all&#8217;occupazione dell&#8217;edificio comunale è stato in sostanza il fatto che il sindaco respingesse ogni responsabilità riguardo al disastro. In questi mesi è cambiato qualcosa nell&#8217;atteggiamento della Giunta Zubbani?</span></strong></p>
<p lang="zxx" align="JUSTIFY"><span style="font-size: small;"><strong>Naila:</strong> rispetto alle assunzioni di responsabilità non c&#8217;è stato alcun cambiamento. Però il nostro Presidio è riuscito a creare un po&#8217; di caos all&#8217;interno della maggioranza. Quindi ci sono ora delle sedie che potrebbero cadere da un momento all&#8217;altro.</span></p>
<p lang="zxx" align="JUSTIFY"><span style="font-size: small;"><strong>Manuel:</strong> ricordiamo anche la dichiarazione che è stata fatta in Consiglio Comunale giovedì scorso: riferendosi ai rinvii a giudizio, imminenti per quanto riguarda l&#8217;indagine della tassa marmi del 2009, il sindaco ha dichiarato che loro sono sempre stati a favore dei cittadini e della cittadinanza. Questo fa capire quanto non ci sia nemmeno un&#8217;ombra di ammissione di responsabilità da parte del sindaco e della Giunta.</span></p>
<p lang="zxx" align="JUSTIFY"><strong><span style="font-size: small;">Lucca Libera: l&#8217;argine distrutto dall&#8217;alluvione è stato ricostruito? E, più in generale, sono stati presi dei provvedimenti per la messa in sicurezza e il riassetto del territorio?</span></strong></p>
<p lang="zxx" align="JUSTIFY"><span style="font-size: small;"><strong>Naila:</strong> a tre mesi dall&#8217;alluvione i lavori sull&#8217;argine sono ancora quasi nulli, se non proprio bloccati. Tant&#8217;è che la scorsa settimana le ditte che erano state completamente inondate hanno dichiarato in un articolo che, se il Comune non interverrà prontamente per finire i lavori, loro occuperanno le strade con le ruspe. Questo anche perché, due settimane fa, c&#8217;è stato un temporale fortissimo e i loro piazzali sono stati nuovamente allagati. Inoltre, sempre due settimane fa, la Procura di Massa ha messo sotto sequestro un altro pezzo di argine in località Nazzano e, la settimana scorsa, è stato messo sotto sequestro anche un pezzo di argine davanti. Quindi vuol dire che non c&#8217;è alcun controllo su questi argini da parte del Comune. Anche in località Avenza, sull&#8217;argine destro crollato, i lavori vanno a rilento perché hanno cercato di sistemare alla bell&#8217;e meglio, ma il problema sussiste.</span></p>
<p lang="zxx" align="JUSTIFY"><span style="font-size: small;"><strong>Lucca Libera: le problematiche, però, non sono solo relative agli argini, interessano il corso del fiume nel suo complesso&#8230;</strong></span></p>
<p lang="zxx" align="JUSTIFY"><span style="font-size: small;"><strong>Manuel:</strong> i problemi del fiume, chiaramente, partono da monte e arrivano a valle. Se facciamo un&#8217;analisi a partire dalla foce troviamo un problema di tappo. A quanto pare il piazzale &#8220;Città di Massa&#8221;, sulla destra della foce del fiume, funge da tappo. Infatti, qui la sedimentazione è continua: fanno asporti in continuazione, ma seguitano a riformarsi montagne e montagne di detriti.</span></p>
<p lang="zxx" align="JUSTIFY"><span style="font-size: small;"><strong>Naila:</strong> per ovviare a questo problema si dovrebbe rivalutare il progetto del piazzale &#8220;Città di Massa&#8221; e iniziare i lavori di demolizione almeno di una parte di questa struttura. Bloccando completamente la foce, essa blocca anche l&#8217;immissione delle acque del fiume nel mare. Questo è dovuto sia alla mala amministrazione dei lavori sia al fatto che stanno andando contro natura: non puoi deviare il corso di un fiume, non puoi imporre una barriera ad una foce, il fiume andrà sempre a cercare il suo letto e la sua foce naturale.</span></p>
<p lang="zxx" align="JUSTIFY"><span style="font-size: small;"><strong>Manuel:</strong> passando alla parte a monte, c&#8217;è un problema di detriti che vengono giù lungo il corso del fiume. Nei bacini a monte del Carrione, in tutti e tre i rami, Colonnata Gragnana e Torano, non vengono assolutamente regolamentate le escavazioni del marmo e quindi c&#8217;è uno sversamento continuo di detriti e di terre. Infatti, ogni volta che piove un po&#8217; di più il Carrione diventa marrone, proprio perché le terre tolte dalle cave non vengono smaltite, vengono lasciate lì. Considerando anche che i nostri monti hanno una forte pendenza, chiaramente tutte le terre e i detriti, e anche i ravaneti che non sono in sicurezza, vanno a finire nell&#8217;alveo del fiume, contribuendo nel tempo ad alzarne il letto di metri. Ci sono alcuni tratti del fiume che sono più alti rispetto all&#8217;alveo originario di due o tre metri. Una volta, in estate, quando il letto era quasi asciutto, venivano asportati i detriti con le gru e con le ruspe, ovvero si puliva il letto del fiume. Ora questa cosa non viene più fatta e quindi nel Carrione c&#8217;è un accumulo sempre maggiore. Loro come soluzione migliore trovano quella di alzare gli argini e alzare i ponti. Penso che sia folle.</span></p>
<p lang="zxx" align="JUSTIFY"><span style="font-size: small;"><strong>Naila:</strong> questa pulizia del fiume oggi non viene fatta anche perché si è talmente velocizzato il lavoro a monte che non si riesce più a contenerlo. A partire dall&#8217;alluvione del 2003 hanno iniziato i lavori in via Carriona, dal ponte della Bugia fino al ponte della Lugnola: sono dieci anni che stanno facendo i lavori e ogni anno devono ricominciare da capo, perché finché non regolamentano la produzione di detriti a monte più di tanto non si può fare in uno spazio di 500 metri. In più, se tutte le volte che piove ritornano giù tutti i detriti, loro devono iniziare il lavoro da capo. E sono milioni e milioni di euro. Però si guardano bene dal rimetterlo in mente, perché è competenza del Comune questa.</span></p>
<p lang="zxx" align="JUSTIFY"><strong><span style="font-size: small;">Lucca Libera: in definitiva, quindi, cosa è stato fatto dall&#8217;Amministrazione nei tre mesi che ci separano dall&#8217;alluvione?</span></strong></p>
<p lang="zxx" align="JUSTIFY"><span style="font-size: small;">Manuel: una cosa è stata fatta: le piste di terra nel letto del Carrione. Vengono portate continuamente terre, vengono fatte le piste e chiaramente, quando piove un po&#8217; di più, le piste di terra se le porta via l&#8217;acqua. Queste sono le cose che fanno.</span></p>
<p lang="zxx" align="JUSTIFY"><strong><span style="font-size: small;">Lucca Libera: secondo il Presidio Permanente la Giunta Zubbani in oltre sette anni ha attuato una politica volta alla sola tutela dei poteri forti a discapito della cittadinanza. Potete evidenziare alcuni passaggi di questa politica e specificare quali poteri forti ne sono beneficiati?</span></strong></p>
<p lang="zxx" align="JUSTIFY"><span style="font-size: small;"><strong>Naila:</strong> i poteri forti nella città di Carrara sono le famiglie e gli industriali legati al marmo, all&#8217;oro bianco. In tutti questi anni di amministrazione, Zubbani ha fatto di tutto tranne che rendere la città vivibile. Dal punto di vista socioculturale ha chiuso tutti i teatri, tutti i cinema, non c&#8217;è più un punto di aggregazione in questa città. Tutto questo si riflette poi sulla vita delle persone e inoltre, non portando a termine la regolamentazione degli agri marmiferi, ha contribuito e contribuisce a mantenere uno status alto di questi industriali, di questi padroni delle cave a discapito della città. Tutta Carrara, negli ultimi dieci anni, ha vissuto una crisi dal punto di vista del lavoro: più di 200 laboratori e segherie di marmo sono stati chiusi creando una disoccupazione ai limiti dell&#8217;assurdo. Tutto questo è dovuto al fatto che questa regolamentazione degli agri marmiferi non viene fatta. Abbiamo perciò un&#8217;esportazione massiccia all&#8217;estero, il marmo non viene più lavorato in loco. Questo comporta la situazione degradante della nostra città.</span></p>
<p lang="zxx" align="JUSTIFY"><span style="font-size: small;"><strong>Manuel:</strong> riguardo alle cave siamo ancora in regime di bene estimato. Ora, secondo la Legge Regionale del 1994 le cave devono essere in concessione temporanea onerosa e l&#8217;ex sindaco Fazzi-Contigli aveva veramente fatto, nello stesso anno, un regolamento giusto e equo che dava riscontro anche alla città. Regolamento appoggiato, oltretutto, anche da una sentenza della Corte Costituzionale del &#8217;95 che sottolineava appunto che le cave dovevano essere in concessione temporanea onerosa e che i beni estimati non esistono e non dovevano esistere: è assurdo che una proprietà comunale, un bene comune, sia in regime di proprietà privata. Purtroppo quel regolamento non passò. La mancata regolamentazione delle cave contribuisce in primis ad agevolare gli industriali, perché comunque sono minori le possibilità che vengano controllati, non avendo una regolamenazione possono scavare quanto gli pare e fare ciò che vogliono. C&#8217;è, poi, anche un mancato riscontro economico: il sindaco, il vicesindaco, tutta la giunta, tre ex assessori, due o tre dirigenti e alcuni titolari di associazioni, tra cui Confartigianato e Api-Carrara (l&#8217;associazione piccole e medie imprese) rischiano oggi di essere rinviati a giudizio per un ammanco erariale di 25 milioni di euro in sei anni. In pratica, nel 2009 c&#8217;è stato un accordo fra il sindaco, la giunta e queste associazioni in cui in sostanza vi era una sottostima sulla tassa marmi. Ad esempio, si tassavano dei blocchi di marmo che valevano 4.000 o 5.000 euro come se valessero 300 o 400 euro. Il mancato guadagno per le casse comunali ammonterebbe dunque a 25 milioni di euro. La stessa presenza di cave in regime di bene estimato fa perdere alla collettività circa 4 o 5 milioni di euro l&#8217;anno. Questo fa capire chiaramente quanto loro, comunque, si schierino sempre a favore degli industriali e quanto poco stiano dalla parte della cittadinanza. Lo stato di degrado della città e del territorio in generale lo fa ben capire.</span></p>
<p lang="zxx" align="JUSTIFY"><strong><span style="font-size: small;">Lucca Libera: uno dei problemi relativi all&#8217;escavazione del marmo è sicuramente rappresentato dal nero alle cave. In questi mesi è stato fatto qualcosa per intensificare i controlli o accelerare l&#8217;iter del regolamento degli agri marmiferi?</span></strong></p>
<p lang="zxx" align="JUSTIFY"><span style="font-size: small;"><strong>Naila:</strong> no, sono ormai 18 mesi che è pronto il nuovo regolamento, ma loro continuano a rinviarne l&#8217;approvazione, tant&#8217;è che anche nell&#8217;ultimo Consiglio, pochi giorni fa, alcuni esponenti dell&#8217;opposizione gliel&#8217;hanno detto di portare a termine l&#8217;iter o comunque sia di presentare il regolamento in Consiglio per farlo votare. Loro hanno detto sì, che lo faranno, &#8230;come fanno tutte le cose. Intanto, un consigliere di maggioranza della Federazione di Sinistra, entrato in maggioranza con Rifondazione Comunista, ha presentato le dimissioni ed è passato all&#8217;opposizione. Ha detto che si dimetteva soprattutto perché non c&#8217;è stato il rispetto del programma elettorale del sindaco di due anni fa.</span></p>
<p lang="zxx" align="JUSTIFY"><strong><span style="font-size: small;">Lucca Libera: in questo periodo sono mai stati chiamati causa come corresponsabili dell&#8217;alluvione i concessionari delle cave?</span></strong></p>
<p lang="zxx" align="JUSTIFY"><span style="font-size: small;"><strong>Manuel:</strong> solitamente si tende un po&#8217; a nascondere quelle che sono le responsabilità dei concessionari. In realtà, poi, in regime di concessione ci sono pochissime cave, cinque o sei, rispetto al totale delle cave attive, circa ottanta. La maggior parte sono in regime di bene estimato o hanno autorizzazioni di escavazione che non offrono assolutamente nessuna garanzia sulla regolamentazione o sulla tassazione. Comunque, quasi nessuno sottolinea, men che meno la stampa, che ci siano delle responsabilità da parte di questi industriali. Già viene attribuita poca responsabilità all&#8217;Amministrazione, ancor meno ai poteri economici forti. A parte, ovviamente, l&#8217;Assemblea Permanente e molti cittadini che cercano di far capire quali siano le problematiche. Da parte della stampa c&#8217;è poco interesse da questo punto di vista.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: small;"><strong>Naila:</strong> infatti, è per quello che noi vorremmo avere un eco nazionale, richiamare anche delle altre testate e altri programmi, perché almeno sono slegati dai poteri locali. Qua abbiamo il Tirreno e la Nazione che sono diretti da questi poteri, è un&#8217;informazione legata e imbavagliata. Ad esempio, questa mattina un articolo sulla Nazione ha creato da un fotomontaggio un servizio shock dal titolo “In Consiglio spunta il bazooka”, un titolo davvero fuorviante.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: small;"><strong>Manuel:</strong> rischiando di creare anche delle problematiche di ordine pubblico&#8230;</span></p>
<p align="JUSTIFY"><strong><span style="font-size: small;">Lucca Libera: potete raccontarci in breve questa esperienza di democrazia dal basso del Presidio Permanente durata 80 giorni? Quali le forme organizzative sperimentate?</span></strong></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: small;"><strong>Naila:</strong> innanzitutto diciamo che oggi non c&#8217;è più il Presidio, ma l&#8217;Assemblea Permanente e tutti i cittadini ci sono sempre. Forse il sindaco pensava che con uno sgombero potesse finire tutto, invece ciò non è accaduto. Stiamo continuando a portare avanti sempre le stesse battaglie degli 80 giorni passati in Sala di Rappresentanza. Dagli inizi di novembre abbiamo organizzato un sacco di conferenze e varie manifestazioni. Soprattutto abbiamo informato i cittadini, la cui partecipazione è sempre stata alta. Ci siamo formati giorno per giorno, per molti di noi è stata un&#8217;esperienza nuova, altri magari avevano già alle spalle esperienze di partecipazione in altre associazioni o comitati. Per me è stato fondamentale che tutta la cittadinanza si sia spogliata dei propri ideali politici, lasciandosi alle spalle vecchie idee per combattere insieme una lotta che ha veramente unito tutti i partecipanti ai lavori svolti dall&#8217;Assemblea Permanente. Noi vogliamo andare avanti così, vogliamo essere la spina nel fianco dell&#8217;Amministrazione Comunale finché la Giunta non darà le dimissioni. E non credano che noi smetteremo il nostro lavoro nemmeno in quel caso. Continueremo a lavorare per vigilare sull&#8217;operato di qualsiasi futura Amministrazione.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: small;"><strong>Manuel:</strong> dall&#8217;inizio è stato deciso dall&#8217;Assemblea di non costituirsi come comitato, come associazione o in qualsiasi altra forma giuridica. Questo per non rischiare di diventare un gruppo chiuso, ma essere invece una parte della cittadinanza che vuole sempre coinvolgere altri cittadini e aumentarne la partecipazione. Non avere un&#8217;identità a livello giuridico penso che sia una cosa fondamentale. Anche per non assomigliare a qualcosa di già visto, di vecchio, e riuscire ad essere così più larghi e partecipativi possibile. Stiamo spingendo anche riguardo ai mezzi di democrazia partecipativa: uno dei punti cardine dell&#8217;assemblea è quello di riuscire a risvegliare un po&#8217; le coscienze, rendere più partecipe e attiva la cittadinanza per quanto riguarda la gestione della cosa pubblica, la gestione del proprio territorio e della propria città. Perché, una volta che hai delegato la gestione di queste cose a un&#8217;Amministrazione, non ti puoi esimere dal controllo. Ci devono essere controllo e partecipazione continui da parte della cittadinanza. Penso poi che la nostra esperienza sia molto significativa dal punto di vista sociale e di aggregazione: si riscopre quello che è fondamentalmente lo stare assieme. Siamo tutti volontari, non siamo pagati né altro, c&#8217;è proprio una spinta da dentro che ti porta a fare quello che fai ed è anche bello riuscire a farlo insieme agli altri, riscoprendo quella che è la vita di comunità. Per quanto riguarda l&#8217;organizzazione, chiaramente le decisioni vengono prese dall&#8217;assemblea dopo le discussioni. Fin dall&#8217;inizio si sono formati dei gruppi di lavoro che sviluppano le varie tematiche: gruppo tecnico, gruppo della partecipazione, gruppo manifestazione, gruppo comunicazione, gruppo cultura, gruppo aiuti&#8230; Poi ogni gruppo porta il proprio lavoro in assemblea e ne discutiamo tutti insieme.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: small;"><strong>Naila:</strong> con il gruppo aiuti si è pure organizzata una squadra di muratori che anche questa settimana era a Marina di Carrara nella zona rossa, quella più colpita dall&#8217;alluvione, a ristrutturare le case.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><strong><span style="font-size: small;">Lucca Libera: ma ci sono stati aiuti alla popolazione colpita da parte delle istituzioni? Sono arrivati dei contributi?</span></strong></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: small;"><strong>Naila:</strong> i politici a Natale se ne sono lavati le mani dando un contributo finanziato dalla Regione: 5.000 euro a tutte le famiglie che hanno fatto un&#8217;autocertificazione dei danni subiti. E poi basta, non hanno più fatto niente. Per cui ci sono ancora persone che non sono neppure rientrate in casa. Il numero delle autocertificazioni è stato inferiore al previsto, perciò è avanzata una somma di circa un milione e duecentomila euro che in teoria dovrebbe essere reinvestita sul territorio carrarino. Il problema è che questi soldi vengono dati sostanzialmente a caso, senza un criterio. L&#8217;autocertificazione prevedeva le famiglie con una fascia di reddito dai 10.000 ai 36.000 euro. Ora, una famiglia con un reddito di 15.000 euro che ha subito veramente danni per 5.000 euro riceve la stessa cifra di una famiglia con un reddito di 36.000 euro che magari ha subito solo 2.000 euro di danni. E&#8217; chiaramente ingiusto che abbiano lo stesso contributo. Con i controlli che dovevano fare, ma non hanno fatto, dovevano garantire alle persone più in difficoltà un contributo maggiore. Hanno invece scatenato una sorta di guerra tra vicini, perché hanno addirittura chiesto ai vicini di casa di chi aveva presentato la richiesta di contributo di vedere se davvero c&#8217;erano dei danni. Questo è palesemente assurdo, volevano innescare una guerra tra poveri, hanno creato un gran casino.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><strong><span style="font-size: small;">Lucca Libera: qual è stato l&#8217;impatto della vostra esperienza a livello cittadino?</span></strong></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: small;"><strong>Naila:</strong> l&#8217;Amministrazione attualmente in carica ha portato alla morte della città. Negli ultimi sette anni sono scomparsi tutti i teatri e i cinema: gli edifici sono quasi tutti pericolanti. Ha tolto anche tutti i centri di aggregazione. La città viveva una vera e propria decadenza, era svuotata. Da quando abbiamo iniziato il Presidio e le assemblee abbiamo registrato un risveglio della città: le strade sono più vive e con molte più attività rispetto a prima, quando avevamo davanti una città di morti viventi.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: small;"><strong>Manuel:</strong> sottolineerei un paio di eventi che abbiamo organizzato a Natale sotto il Comune. Parecchi gruppi musicali della zona si sono offerti di venire a suonare e centinaia di persone hanno assistito a quattro o cinque ore di concerto. Siamo in procinto di organizzare un altro evento simile con varie iniziative artistiche. Il tutto, naturalmente, avviene gratuitamente, e l&#8217;intento è quello di riuscire a coinvolgere le persone anche sul piano culturale e artistico. I contributi che ognuno sarà libero di lasciare verranno utilizzati per finanziare gli aiuti alle persone alluvionate.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: small;"><strong>Naila:</strong> ricordiamo che la musica live era completamente sparita da Carrara a causa di tutte le ordinanze sui decibel. Gli stessi titolari dei bar e dei pub avevano smesso di organizzare concerti perché ogni volta gli arrivavano le multe.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><strong><span style="font-size: small;">Lucca Libera: tra le richieste all&#8217;Amministrazione Comunale da parte del Presidio Permanente ci sono: uno Statuto comunale partecipato, il bilancio partecipato e la pianificazione partecipata del territorio. Vi sono state delle risposte da parte delle istituzioni?</span></strong></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: small;"><strong>Manuel:</strong> in uno dei Consigli comunali a cui abbiamo presenziato è stato abbozzato l&#8217;inizio di un percorso che avrebbe portato al bilancio partecipato. Ovviamente l&#8217;Amministrazione ha mollato lì la cosa, perché non se ne è più sentito parlare. La mozione è passata, ma all&#8217;atto pratico non si sa ancora niente. A livello partecipativo loro hanno cercato di creare i cosiddetti Consigli dei Cittadini. Sono state individuate cinque sezioni sul territorio, ogni sezione dovrebbe eleggere undici consiglieri che facciano da interfaccia tra popolazione e amministrazione. Chiamiamolo un abbozzo di democrazia partecipativa. Le elezioni si devono fare sei mesi dopo l&#8217;insediamento della Giunta: due anni fa le hanno indette ma non le hanno poi fatte. La cosa è rimasta sotto silenzio per oltre due anni. A causa della pressione del Presidio Permanente, l&#8217;Amministrazione ha deciso ultimamente di fare queste benedette elezioni. Il problema è che le ha indette con una scadenza di soli due mesi, cosicché siamo andati incontro a risultati sotto gli occhi di tutti: su 55 posti da consigliere c&#8217;erano solo 66 candidati; in una delle zone non possono nemmeno fare le elezioni perché manca il numero minimo di candidature. In questi due mesi chiaramente la cittadinanza non è stata adeguatamente informata su queste elezioni, non c&#8217;è stata divulgazione. Così non c&#8217;è stata possibilità di reale partecipazione attiva. Non hanno nemmeno affisso i manifesti 45 giorni prima delle elezioni, come prescritto dalla norma, per cui come Assemblea Permanente avevamo chiesto un rinvio di un mese. Ma ci siamo trovati di fronte a un muro e le elezioni non sono state spostate. C&#8217;è stata una palese mancanza di interesse a far partecipare la gente. Oltretutto hanno anche stravolto il regolamento originario secondo il quale non dovevano essere esposti simboli partitici, si sono poi mossi, di conseguenza, per cercare di occupare i vari posti disponibili come partiti. Questo, in generale, dà l&#8217;idea di quanto non ci sia assolutamente, né per il presente né per il futuro, l&#8217;obiettivo di concedere dei mezzi di partecipazione attiva.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: small;"><strong>Naila:</strong> dimostrano la volontà di continuare con questa politica, chiusa all&#8217;interno dei loro circoli del Partito Democratico, del Partito Socialista e di Rifondazione sparsi nella zona, luoghi in cui poi hanno pescato i nomi dei candidati. Di questa volontà politica ci siamo stancati.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><strong><span style="font-size: small;">Lucca Libera: voi attraverso quali strumenti vorreste mettere in atto una democrazia partecipativa?</span></strong></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: small;"><strong>Manuel:</strong> circa un mese fa è intervenuto ad una nostra iniziativa Paolo Michelotto, che si occupa a livello nazionale di democrazia partecipativa. Ci ha esposto i mezzi di partecipazione esistenti in Italia, ancora molto esigui, ma presenti in qualche modo a Parma e in alcune città del nord. La situazione è invece più avanzata in Svizzera, in Baviera o in alcune zone degli Stati Uniti. In questi paesi ci sono mezzi più forti, come la revoca del mandato, una specie di controelezione in cui si vota per sfiduciare una persona nel caso non abbia rispettato il programma con cui è stata eletta. Ci sono poi i referendum a quorum zero, anche vincolanti. Nella nostra attuale realtà comunale esiste solo il referendum “50% più uno” o la proposta di un regolamento da presentare al Comune attraverso la raccolta di 250 firme. Quest&#8217;ultima deve comunque passare dal Consiglio Comunale, luogo in cui, in genere, viene stoppata. Qui da noi Lega Ambiente presentò nel 2005 una proposta per un regolamento alternativo degli agri marmiferi, ma ovviamente fu totalmente bocciato. E&#8217; chiaro che se il parere ultimo lo dà comunque l&#8217;Amministrazione, alla fine non c&#8217;è alcuna valenza come strumento di proposta. Un altro esempio di strumento interessante sono le “giornate di democrazia”, in cui i cittadini si riuniscono per fare delle proposte da presentare alle amministrazioni. C&#8217;è poi il bilancio partecipato, secondo il quale una quota del bilancio comunale viene riservata alla cittadinanza per finanziare eventuali progetti. A livello italiano la Costituzione e il Testo Unico sui regolamenti provinciali e comunali limitano un po&#8217; questi strumenti. Noi comunque cerchiamo di spingere nel senso di un allargamento dei diritti di partecipazione. Chiaramente la democrazia diretta di gestione cittadina è ancora utopistica, ma quanto meno si possono introdurre dei mezzi partecipativi anche per aumentare la consapevolezza della cittadinanza.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: small;"><strong>Naila:</strong> vorremmo almeno che si instaurasse un feedback di ascolto tra Amministrazione e cittadinanza, in modo che la politica e le decisioni non vengano più prese in stanze chiuse, ma con la partecipazione totale dei cittadini.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><strong><span style="font-size: small;">Lucca Libera: come prosegue la vostra attività ora che siete stati sgomberati della Sala di Rappresentanza del Comune?</span></strong></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: small;"><strong>Naila:</strong> ribadisco che loro con quello sgombero pensavano di fermarci e questo, intanto, non è successo. Siamo riusciti ad ottenere una sala per conferenze ad Avenza, in cui abbiamo già fatto tre assemblee. La sala ci è stata concessa dal Comune, naturalmente dopo molta insistenza. La Sala di Rappresentanza che hanno sgomberato non possiamo richiederla per le assemblee, perché l&#8217;Amministrazione sostiene che deve essere ristrutturata in quanto trovata in pessime condizioni igieniche&#8230; Questo non è assolutamente vero, lo dimostrano le foto e i filmati fatti durante gli 80 giorni. Inoltre, tutti i partecipanti alle conferenze che abbiamo organizzato, tra cui anche assessori e consiglieri, hanno trovato la Sala come è sempre stata. Abbiamo poi ottenuto un ufficio proprio di fronte al Comune, concesso in comodato gratuito da un cittadino che appoggia l&#8217;assemblea, di cui paghiamo solo le utenze. Qui continua il lavoro dei vari gruppi che si riuniscono in orari diversi. Intanto speriamo che si sbrighino a terminare i lavori nella Sala di Rappresentanza in modo da continuare a fare le nostre tre assemblee settimanali nel luogo deputato a questo tipo di attività. Tra l&#8217;altro, lo spostamento delle assemblee ad Avenza si è rivelata anche una cosa positiva sia perché abbiamo interessato un&#8217;altra zona della città sia perché tante persone non potevano partecipare alle assemblee in centro, perché qua alle 20 non c&#8217;è più un autobus. Gli stessi alluvionati che hanno perso l&#8217;auto non potevano venire in centro proprio per questa mancanza di autobus.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: small;"><strong>Manuel:</strong> la Sala di Rappresentanza è certo importante, perché espressamente aperta al pubblico per conferenze e varie iniziative. La pretestuosa chiusura per un mese è un mezzo prettamente politico per tentare di ostacolare l&#8217;Assemblea. Ma anche adottare una forma itinerante di coinvolgimento della popolazione è sicuramente interessante. Domenica scorsa siamo andati sul molo per incontrarci con le persone all&#8217;aperto, anche per cercare di aumentare la partecipazione in un rapporto diretto con la cittadinanza.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: small;"><strong>Naila:</strong> volendo fare un dispetto all&#8217;Assemblea Permanente chiudendo la Sala, hanno fatto in realtà un dispetto a tutta la cittadinanza. Solo per parlare del mese di febbraio, infatti, la sala era già stata prenotata due volte a settimana da forze politiche e associazioni. Nel periodo in cui abbiamo portato avanti il Presidio è stato possibile farci ogni sorta di iniziativa, abbiamo sempre garantito la disponibilità della Sala a tutti.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: small;"><strong>Manuel:</strong> anzi, probabilmente era il Comune che, quando noi eravamo dentro, diceva che la Sala era occupata e quindi indisponibile.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><strong><span style="font-size: small;">Lucca Libera: la partecipazione alle vostre assemblee e iniziative è ancora la stessa dopo lo sgombero?</span></strong></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: small;"><strong>Naila:</strong> sì, c&#8217;è una partecipazione ancora molto alta. In primis da parte dei cittadini che hanno subito sulla propria pelle l&#8217;alluvione, ma intervengono anche altri che hanno avuto a che fare con molti disagi. Si sono tutti uniti in questa lotta, perché è evidente a tutti lo stato di degrado in cui versa la nostra città e non ci stanno più. La cosa fondamentale è che partecipano cittadini di ogni fascia di età, di qualsiasi estrazione sociale o condizione lavorativa. C&#8217;è l&#8217;avvocato che parla col muratore e il ragazzo diciottenne che conversa col pensionato settantenne.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: small;"><strong>Manuel:</strong> un vero e proprio abbattimento delle differenze.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: small;"><strong>Naila:</strong> esatto, e questo per me è fondamentale. L&#8217;empatia che si è creata è bellissima&#8230; una cosa bellissima.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.inventati.org/cantiereresistente/wp-content/uploads/DSC_00293.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-4751" title="DSC_0029" src="http://www.inventati.org/cantiereresistente/wp-content/uploads/DSC_00293.jpg" alt="" width="900" height="587" /></a></p>
<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.inventati.org/cantiereresistente/wp-content/uploads/DSC_00491.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-4752" title="DSC_0049" src="http://www.inventati.org/cantiereresistente/wp-content/uploads/DSC_00491.jpg" alt="" width="900" height="436" /></a></p>
<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.inventati.org/cantiereresistente/wp-content/uploads/DSC_00615.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-4753" title="DSC_0061" src="http://www.inventati.org/cantiereresistente/wp-content/uploads/DSC_00615.jpg" alt="" width="900" height="556" /></a></p>
<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.inventati.org/cantiereresistente/wp-content/uploads/DSC_00633.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-4754" title="DSC_0063" src="http://www.inventati.org/cantiereresistente/wp-content/uploads/DSC_00633.jpg" alt="" width="900" height="434" /></a></p>
<p align="JUSTIFY">
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		<title>Carrara: in assemblea permanente</title>
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		<pubDate>Thu, 20 Nov 2014 11:13:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>cantiereresistente</dc:creator>
				<category><![CDATA[Avvisi]]></category>
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		<description><![CDATA[Carrara. Notte tra il 4 e il 5 novembre. Il fiume Carrione rompe l&#8217;argine destro nella zona di Avenza. In pochi minuti vengono allagati interi quartieri. 450 gli sfollati, 1.600 le abitazioni danneggiate, 5.000 le famiglie coinvolte. I lavori all&#8217;argine destro del fiume erano stati conclusi tra il 2006 e il 2007. Pare che il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3 style="text-align: justify;"><span style="color: #ff0000;">Carrara. Notte tra il 4 e il 5 novembre. Il fiume Carrione rompe l&#8217;argine destro nella zona di Avenza. In pochi minuti vengono allagati interi quartieri. 450 gli sfollati, 1.600 le abitazioni danneggiate, 5.000 le famiglie coinvolte.</span><br />
<span style="color: #ff0000;">I lavori all&#8217;argine destro del fiume erano stati conclusi tra il 2006 e il 2007. Pare che il costo complessivo ammontasse a 2 milioni di euro, divisi in quattro lotti di 500.000 euro ciascuno probabilmente per evitare i collaudi che sono obbligatori quando le opere superano tale cifra. Indagherà la Procura&#8230; (?).</span><br />
<span style="color: #ff0000;">Sabato 8 novembre. Una folla di migliaia di persone si raduna sotto il palazzo comunale di Carrara, chiedendo a gran voce e con determinazione le dimissioni del sindaco Zubbani, a capo di una giunta, scusate il termine, PD.</span><br />
<span style="color: #ff0000;">Inizia parlando di questi ultimi fatti la nostra conversazione con Matteo e Silvia del Presidio Permanente presso la Sala della Resistenza del Comune di Carrara.</span></h3>
<h4 style="text-align: justify;"><span style="color: #ff0000;">(Alla fine dell&#8217;intervista, foto del Presidio Permanente e della manifestazione di sabato 22 novembre)</span></h4>
<p><a href="http://www.inventati.org/cantiereresistente/wp-content/uploads/DSC_00363.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-4708" title="DSC_0036" src="http://www.inventati.org/cantiereresistente/wp-content/uploads/DSC_00363.jpg" alt="" width="900" height="507" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Lucca Libera: quando e come è iniziata la protesta?</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong></strong><strong>Matteo:</strong> la protesta è scoppiata l&#8217;8 novembre: una folla di circa tremila abitanti di Carrara si è ritrovata sotto il palazzo del Comune in una manifestazione organizzata tramite passaparola sui social networks. Una folla inferocita che protestava contro l&#8217;amministrazione comunale ed il sindaco. A seguito di un&#8217;irruzione all&#8217;interno dell&#8217;edificio comunale, si è creato un presidio permanente che chiede, essenzialmente, le dimissioni del sindaco e dell&#8217;intera giunta. Siamo di fronte ad un&#8217;amministrazione che negli ultimi anni ha devastato Carrara sia dal punto di vista economico che idrogeologico; un&#8217;amministrazione che, a seguito dell&#8217;alluvione, non ha saputo dire nient&#8217;altro che: “noi non ci dimettiamo, noi non siamo i responsabili diretti di ciò che è successo”. Con queste parole comincia da subito uno scaricabarile infinito. Il Comune dà la colpa alla Provincia, che è l&#8217;ente preposto agli interventi nell&#8217;alveo e sugli argini dei fiumi, mentre il Comune dovrebbe solo vigilare, controllare, ma di fatto manda solo pochi tecnici quando ci sono da fare dei lavori. Il rimpallo delle competenze può sì salvare, sul piano giuridico, il nostro sindaco dalle accuse, anzi la stessa Provincia, per bocca del presidente Buffoni, si è assunta la completa responsabilità riguardo al crollo dell&#8217;argine. Ma la responsabilità morale del sindaco Zubbani è nettissima. E&#8217; un sindaco che non è riuscito ad esprimere, neppure nei primi momenti di fronte alla folla di cittadini, una sola parola di solidarietà. Nonostante alcuni dicano che la folla fosse costituita solo da anarchici, ultras e gente violenta, in realtà vi erano mamme, bambini e ragazzi molto giovani. La folla era sì arrabbiata, ma comunque aveva un atteggiamento pacifico. Ebbene, nemmeno una parola di solidarietà o di cordoglio per tutti coloro che avevano perso qualcosa è uscita dalla bocca del sindaco. Non ha espresso un solo sentimento umano né ha avuto un approccio solidale con noi popolazione alluvionata. Dinanzi alla folla ha detto: “il sindaco e l&#8217;amministrazione non si sentono responsabili per ciò che è successo”. Forse è proprio a causa di tale atteggiamento che è scattata in noi l&#8217;idea di dare vita a questo presidio permanente. Solo dopo otto giorni Zubbani ha espresso le proprie scuse ufficiali alla cittadinanza attraverso gli organi di stampa. Nel contempo adducendo giustificazioni ridicole: ha detto che la sua era stata una provocazione. Il fatto, a mio avviso è veramente pesante, ovvero: il sindaco ha provocato la propria cittadinanza e solo dopo otto giorni è venuto a scusarsi, avendo finalmente compreso di essersi comportato in modo deplorevole.<span id="more-4707"></span><br />
<strong>Lucca Libera: qual è stata la reazione della folla a quelle parole del sindaco?</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong></strong><strong>Matteo:</strong> davanti alla folla il sindaco ha certamente sbagliato l&#8217;incipit del discorso e la folla è esplosa in un boato, c&#8217;è stata quindi una corsa in direzione del sindaco, ma era una corsa assolutamente pacifica e non violenta; la celere faceva da scudo al sindaco e le persone in prima fila tenevano le mani dietro la schiena. Non c&#8217;è stata alcuna colluttazione con le forze dell&#8217;ordine. E&#8217; vero che due poliziotti si sono presentati al pronto soccorso, ma ciò è avvenuto molte ore dopo i fatti. E comunque un referto di sei e dieci giorni a noi pare piuttosto esagerato, tant&#8217;è che le stesse forze dell&#8217;ordine hanno parlato di mantenimento della posizione e hanno escluso un contatto fisico evidente.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Lucca Libera: a seguito dell&#8217;irruzione nell&#8217;edificio comunale e della costituzione dell&#8217;assemblea permanente, quali sono state le risposte delle istituzioni?</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong></strong><strong>Matteo:</strong> le risposte delle istituzioni sono state nulle. Noi abbiamo ricevuto gli inviati di trasmissioni televisive da tutta Italia i quali in un paio di occasioni ci hanno proposto un colloquio con il sindaco Zubbani. Inizialmente abbiamo rifiutato qualunque tipo di colloquio: quello che poteva dirci l&#8217;8 novembre si è guardato bene dal dirlo. Nelle prime ore si è sempre negato, per cui noi, oltre a chiedergli perché non si fosse ancora dimesso dopo due mandati fallimentari, non avevamo proprio nulla da dirgli. Poi attraverso un&#8217;emittente locale, dopo un voto a maggioranza da parte dell&#8217;assemblea, abbiamo acconsentito ad un confronto il 13 novembre. Il confronto si è svolto seguendo la classica logica politica dello scaricabarile. Zubbani, anche di fronte ad articoli di diritto amministrativo come, ad esempio, quello sulla sicurezza e l&#8217;incolumità del cittadino che recita, in sostanza, che quando ci sono situazioni di grave pericolo, anche se la competenza effettuale spetta alla Provincia, il sindaco deve vigilare e controllare perché non ci siano dissesti idrogeologici che mettano in pericolo l&#8217;incolumità del cittadino, ha insistito sulla linea dello scaricabarile. Zubbani dice: se sul fiume c&#8217;è già un vasto personale della Provincia e c&#8217;è qualche addetto della Regione, per noi è sufficiente mandare un tecnico del Comune a vigilare che tutto vada per il meglio e così la nostra responsabilità è a posto. Secondo noi, oltre al fatto che la responsabilità morale spetta totalmente a lui, abbiamo una legge fallace che consente questi continui rimbalzi di responsabilità.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Lucca Libera: oltre alla Provincia e al Comune esistono altri responsabili di quanto è accaduto?</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong></strong><strong>Silvia:</strong> sulle responsabilità vanno fatte tutte le distinzioni del caso. Sicuramente è responsabile la Provincia: l&#8217;appaltatore per la costruzione dell&#8217;argine che ha ceduto era la Provincia. In questo caso si tratta di una responsabilità legale, civile e probabilmente anche penale. Ci sono stati, infatti, degli errori, o meglio vogliamo sperare si tratti di errori, perché si fa fatica a crederlo. Errori tecnici ed errori nella scelta dei tecnici. C&#8217;è quindi, certamente, la responsabilità di un tecnico che ha realizzato il progetto e ha seguito i lavori della ditta che li ha realizzati. Questo oltre all&#8217;errore dell&#8217;ente, la Provincia, che ha emesso il bando. D&#8217;altra parte noi individuiamo una grossa responsabilità a carico del Comune, perché, indipendentemente da questo specifico crollo, qui avvengono alluvioni in continuazione da oltre dieci anni. Quindi, se il nostro territorio si trova in queste condizioni, incapace di assorbire l&#8217;acqua e mantenerla all&#8217;interno dei canali, significa che il territorio non è stato gestito in modo corretto. Questa colpa ricade inevitabilmente su chi amministra la città e la giunta Zubbani amministra la città ormai da due legislature. Questa situazione, in realtà, a Carrara si protrae da diversi decenni, siamo di fronte ad un habitus mentale per cui si utilizzano le istituzioni per curare gli interessi particolari, soprattutto dei concessionari delle cave e del porto, a scapito degli interessi della collettività. Ciò che è avvenuto con l&#8217;ultima alluvione è la classica goccia che fa traboccare il vaso. Ma la responsabilità del sindaco riguarda anche proprio il crollo di quello specifico muro, perché si tratta di un&#8217;opera costruita su territorio carrarese e il sindaco è il primo responsabile della sicurezza dei cittadini; in caso di emergenza, il sindaco diviene in pratica il capo della protezione civile. Oltretutto esiste una relazione effettuata dai vigili del fuoco, relazione consegnata al sindaco almeno un anno fa, in cui si specificava che quel muro non sarebbe stato in grado di contenere una grossa piena.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Matteo:</strong> sindaco che continua a ripetere che lui, però, ha allertato la Provincia. Come dice Giulio Golia delle Iene, si sono scambiati un paio di foglietti e tutto si è fermato lì. Veri interventi non se ne sono visti. Quest&#8217;estate, addirittura, una signora, pur essendoci solo un rigagnolo d&#8217;acqua nel Carrione, denunciava continue fuoriuscite proprio nel punto in cui poi si è rotto l&#8217;argine. Se ci sono problemi in estate, figuriamoci cosa può accadere con le piogge autunnali.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Lucca Libera: esiste un rapporto tra l&#8217;escavazione selvaggia del marmo a monte di Carrara e il dissesto idrogeologico che negli anni si è andato aggravando in questo territorio?</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong></strong><strong>Silvia:</strong> quello dell&#8217;escavazione selvaggia nelle cave di marmo è sicuramente un problema, ma le ricadute idrogeologiche derivano soprattutto dal fatto che si scava al di fuori delle regole. Quando si apre una cava ci sono delle regole da seguire: stabilizzare i ravaneti, mettere in stato di sicurezza il territorio, ripristinare e bonificare le aree. Il fatto è che qui nessuno vigila. Mettere in sicurezza e ripristinare il territorio comporta dei costi e le ditte che escavano il marmo non li vogliono sostenere e nessuno li obbliga a sostenerli. C&#8217;è quindi la responsabilità del singolo concessionario, che non fa quello che dovrebbe, ma c&#8217;è di nuovo la responsabilità dell&#8217;amministrazione che non fa rispettare le regole. Alla fine, così, ci troviamo in questa situazione, perché poi i detriti scendono a valle: il letto dei fiumi si alza e l&#8217;acqua scivola giù veloce portando con sé i pezzi di marmo. Possiamo anche fare degli argini altissimi e belli solidi, per poi vivere in un bunker&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Matteo:</strong> &#8230;se non puliamo il letto del fiume e non ne abbassiamo l&#8217;alveo è inutile fare interventi sugli argini. In una qualsiasi giornata piovosa il fiume può esondare.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Lucca Libera: c&#8217;è stata quindi una cattiva gestione dei ravaneti?</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong></strong><strong>Matteo:</strong> sì, ma c&#8217;è anche da dire che se avessimo un Comune virtuoso che eliminasse con continuità questi detriti, il problema avrebbe sicuramente un&#8217;incidenza minore. Sarebbe necessaria una prevenzione e una pulizia costante degli alvei, non una volta ogni vent&#8217;anni. In questo caso il marmo sarebbe solo una concausa, non una delle cause preponderanti. Ora abbiamo un fiume che esce dagli argini dopo poche ore di pioggia.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Silvia:</strong> inoltre, adesso, l&#8217;acqua accelera in modo impressionante, perché con l&#8217;ultima pulizia del fiume hanno spianato tutte le cascatelle naturali a monte, le quali servivano a rompere e rallentare la discesa dell&#8217;acqua. Ma si tratta di un intervento a cui sono stati costretti, perché i detriti di marmo continuavano a scendere innalzando il letto del fiume. Abbiamo un letto che è più alto del piano di campagna fuori dell&#8217;argine. In sostanza, la pulizia che viene fatta è scarsa e spesso fatta male. A valle di tutto abbiamo anche il problema del mare che non riceve. E&#8217; una cosa normale durante le mareggiate, ma per aggravare il problema hanno pensato bene, nel 2009, di costruire proprio in prossimità della foce del fiume un nuovo piazzale del porto. Utilizzando Google Earth e andando indietro nel tempo a prima della costruzione, si vede quanto sia avanzato il deposito del fiume da quando è stato realizzato questo “Piazzale Città di Massa” che svolge in pratica la funzione di un tappo: i detriti che scendono dai monti rimangono lì.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Lucca Libera: i proventi della tassa sul marmo non dovrebbero essere utilizzati anche per mettere in sicurezza e bonificare il territorio?</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong></strong><strong>Matteo:</strong> forse non tutti sanno che stiamo parlando di una giunta e di un sindaco che qualche mese fa hanno ricevuto avvisi di garanzia proprio riguardo a questo. Detto in sintesi: qui a Carrara la tassa del marmo c&#8217;è, ma non la paga nessuno. In base ai protocolli del 2008 e del 2009 gli amministratori sono sotto indagine, in quanto sembrerebbe che il marmo venisse svalutato. Faccio un esempio: se un marmo pregiato doveva pagare 450 euro di tasse su un valore di mercato per la vendita di 4.500 euro a tonnellata, veniva in realtà fatto valere 450 euro al momento della tassazione ed erano pagati così solo 45 euro. L&#8217;evasione in base ai suddetti protocolli raggiunge il rapporto di uno a dieci: il potente del marmo doveva pagare dieci, in realtà pagava uno. Il Comune per adesso si difende dicendo che una delle associazioni coinvolte nei protocolli, cioè l&#8217;Associazione degli Industriali, non era stata firmataria di uno dei due protocolli. Il problema è che pochi mesi prima era scoppiato uno scandalo incredibile riguardo al nero alle cave. Il nero alle cave è dilagante, nessuno controlla. Su dieci blocchi che scendono a valle va bene se tre vengono dichiarati, alcuni esperti fanno una stima del 60% del nero alle cave. Qui rientra anche la faccenda allucinante che il regolamento degli agri marmiferi di Carrara sia di epoca settecentesca, con rimodernazioni avvenute nell&#8217;Ottocento e in epoca mussoliniana. E&#8217; logico, dunque, che sia un regolamento che difende quella che una volta era la nobiltà delle cave, riconoscibile oggi in un gruppo di poche ricche aziende. Qui a Carrara una frase comune è: il marmo, ricchezza per pochi. Dal marmo ci guadagnano in pratica dieci famiglie e non c&#8217;è la minima redistribuzione sul territorio. Una delle proposte a cui stiamo lavorando nei nostri tavoli di assemblea dovrebbe essere quella di una tassazione molto più alta per lo sfruttamento del marmo e, di conseguenza, molto più bassa per tutta la cittadinanza, cavatori compresi. E&#8217; ridicolo che un cavatore sulla sua busta paga debba pagare il 40-50% di tasse mentre i potenti del marmo pagano l&#8217;1%, il 10% se va bene. La sperequazione è incredibile. Teniamo conto, inoltre, che l&#8217;operaio passa tutta la vita lavorativa alle cave, con frequenti rischi di infortuni, anche mortali.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Lucca Libera: riguardo all&#8217;enorme evasione, com&#8217;è possibile che non vi siano controlli più stringenti sulle pochissime strade che dalle cave scendono a valle?</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong></strong><strong>Matteo:</strong> il controllo alle pese del marmo è praticamente inesistente. Le pese sono a monte e a valle, durante il controllo bisogna vedere quanti blocchi di marmo sono portati a valle e, poi, stabilire la tassa a seconda della quantità e della qualità del marmo. Però, se chi deve controllare è in sostanza connivente con l&#8217;evasore, è facile la creazione di tutto il nero che abbiamo detto. Noi chiediamo maggiore vigilanza sulle pese, maggiore vigilanza nei piazzali, maggiore vigilanza sull&#8217;effettiva estrazione in cava. Qua, però, è necessario chiamare in causa anche altri enti, come la guardia di finanza, che spesso dorme un sonno profondo e solo dopo si accorge dell&#8217;evasione, quando ormai i buoi sono scappati e si contano ammanchi erariali incredibili. Denaro che potrebbe essere investito in tanti diversi settori, fra cui il riassetto idrogeologico. I soldi qui a Carrara ci sono e sappiamo dove trovarli, è che non li vogliono trovare, perché ci sono delle logiche massoniche e di carattere mafioso. Logiche che devono essere combattute. Noi oggi possiamo sì dire che siamo qui contro Zubbani e la sua giunta, ma ci sono delle logiche di potere molto più alte. Da tanti anni, ma è uscito sui giornali solo negli ultimi tempi, la famiglia Bin Laden ha acquisito il 50% delle cave di marmo di Carrara. La Bin Laden Corporation è tra le prime dieci conglomerate mondiali per fatturato, specializzata nel settore edile, ed è giunta fino a qua perché evidentemente ha trovato la possibilità di far soldi. Se un territorio come il nostro fa gola addirittura a una multinazionale del genere, significa che il denaro gira, il denaro però deve, secondo loro, girare solo fra i soliti.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Lucca Libera: insomma, non è proprio possibile costringere questi potenti del marmo a contribuire in qualche maniera al risanamento del territorio?</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong></strong><strong>Silvia:</strong> dovrebbero già farlo per legge, oltre a pagare la tassa del marmo. Ma noi abbiamo una giunta comunale e il sindaco indagati per un enorme danno erariale all&#8217;ente comunale&#8230; è possibile che non venga loro in mente di dimettersi? Sono loro che non fanno rispettare le regole, è loro compito. Intanto dovrebbero cominciare ad applicare il regolamento degli agri marmiferi, cosa che non fanno. Il regolamento dice che le cave non sono dei “proprietari di cava”, perché i “proprietari di cava” non esistono, le cave sono del Comune. I “concessionari di cava” dovrebbero essere in possesso di accordi di concessione scritti, ma non li hanno. E&#8217; per questo che il nostro caro sindaco perde i ricorsi sulla tassa marmi e così noi alla fine dobbiamo pagare, con i pochi soldi incassati con la tassa, i concessionari che vincono pure i ricorsi in tribunale.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Matteo:</strong> finché la legge non si smuoverà un po&#8217;, noi non sappiamo a chi appellarci. Sono ormai diversi anni che si parla di un nuovo regolamento, ma nessuno in Comune ha mai mosso un dito per aggiornare il vecchio e nessuno muove un dito per alzare la pressione fiscale. Basterebbe un modello come quello francese: 75% di oneri fiscali per chi sfrutta il marmo e 10% per la popolazione. Qui avviene il contrario: il popolo paga tanto di tasse, che oltretutto non vengono reinvestite, invece il potente non paga nulla e alla fine ci guadagna anche un sovrappiù attraverso i ricorsi. Questa situazione va avanti da centinaia di anni e questo divario nei tempi moderni è aumentato. Bisogna poi ricordare che una volta non si escavava così indiscriminatamente, le statistiche dicono che negli ultimi vent&#8217;anni si è escavato quanto i precedenti duemila anni. Oltretutto con sempre meno cavatori all&#8217;opera, perché la meccanizzazione ha portato a una drastica riduzione della manodopera: se negli anni &#8217;80 cave e indotto occupavano 20.000 cavatori, oggi si parla di 550 cavatori e circa 1.000 occupati nell&#8217;indotto. Alla fine, quindi, i potenti, pagando meno manovalanza, possono ampliare a dismisura i loro guadagni.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Lucca Libera: quanto è consapevole la popolazione di Carrara di questa situazione?</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong></strong><strong>Silvia:</strong> la popolazione di Carrara proviene da una storia in cui con il marmo si mangiava. I blocchi uscivano dalle cave, arrivavano nella piana, entravano nei laboratori e diventavano lastre o opere d&#8217;arte. Si lavorava e tutti mangiavano con il marmo. Per il carrarese di una certa età il marmo e le cave sono intoccabili, e chi ha le cave è a sua volta intoccabile. C&#8217;è proprio una sorta di riverenza, dovuta al fatto che davvero la popolazione mangiava con il marmo. Oggi queste persone faticano ad ammettere che questa cosa è esplosa. I blocchi di marmo non passano nemmeno più dal territorio, la strada dei marmi serve per portare i blocchi al porto e spedirli altrove, non ci sono segherie allo sbocco della strada dei marmi.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Matteo:</strong> sarebbe intelligente pretendere anche una legge che imponga, ad esempio, il 70% della lavorazione in loco. Ma non la faranno mai, perché perderebbero i partner cinesi e indiani che li ricoprono di denaro liquido. I concessionari si fanno ingolosire vendendo blocchi in India e in Cina e agli indiani e ai cinesi sono stati i carrarini ad insegnare a lavorare il marmo; forse vent&#8217;anni fa avremmo dovuto far qualcosa per cercare quantomeno di tutelarci. Allora, perché non farglielo pagare di più, tassarglielo di più questo marmo esportato direttamente in blocchi e lastroni? A nostro avviso il Comune è sempre l&#8217;anello debole tra il cittadino e il potente del marmo.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Lucca Libera: ma perché, secondo voi, c&#8217;è questa specie di collusione tra le amministrazioni succedutesi negli anni e i concessionari?</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong></strong><strong>Matteo:</strong> non ho paura a dire che ciò avviene perché sono asserviti a logiche di potere e di denaro, dove ci sono i soldi non c&#8217;è onestà, ma prendono campo logiche mafiose. Il flusso di denaro è veramente incredibile e viene così meno ogni rispetto per i cittadini.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Lucca Libera: come avete intenzione di proseguire la protesta? Quali i prossimi passi?</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong></strong><strong>Matteo:</strong> la nostra lotta proseguirà ad oltranza, perché il nostro obiettivo primario è quello delle dimissioni del sindaco Zubbani e di tutta la sua giunta. Non sarà facile, perché Zubbani in questi giorni ha più volte dichiarato che lui non si dimetterà, almeno fino a che non sarà terminata l&#8217;emergenza di sicurezza sul territorio che, ai punti in cui siamo arrivati, potrebbe essere anche decennale. Non è certo possibile rimettere in sesto il nostro territorio in pochi mesi. Quindi l&#8217;intendimento comune di tutta l&#8217;assemblea è di non muoversi di qua finché il sindaco non darà le proprie dimissioni. Se non le darà, cercheremo di rimanere qui, perché vogliamo comunque creare un organo alternativo a tutte queste logiche di potere. Più in là, magari, potrà essere una specie di comitato, un&#8217;assemblea di cittadini, che vigili costantemente su ciò che viene fatto nelle stanze del potere. Naturalmente dobbiamo ancora pensare al futuro, perché cerchiamo di vivere il presente. Quindi, giustamente, chiediamo intanto le dimissioni di una giunta corrotta. Per il futuro poi ci piacerebbe non disunirci, si sono creati anche dei vincoli umani tra di noi&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Lucca Libera: &#8230;ecco, come valutate la partecipazione di questi giorni all&#8217;assemblea permanente?</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong></strong><span style="line-height: 1.5;"><strong>Matteo:</strong> molto bene. A parte qualche piccolo screzio che ovviamente ci sta, vista la presenza di persone di idee politiche completamente diverse. Ma sono cose naturali. Ci sono tanti anarchici, perché la culla dell&#8217;anarchia, fino a prova contraria e lo si legge anche nei libri di storia, è sempre stata qui e in poche altre città europee; ci sono tanti ultras che, nonostante qualcuno abbia detto il contrario, hanno finora tenuto un comportamento perfetto; ci sono tanti del Movimento 5 Stelle; ci sono tanti giovani che magari non hanno ancora scelto una posizione politica ben precisa; ci sono tanti studenti delle superiori&#8230;</span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong style="line-height: 1.5;">Silvia:</strong><span style="line-height: 1.5;"> ci sono anche alcuni che hanno votato Zubbani&#8230;</span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong style="line-height: 1.5;">Matteo:</strong><span style="line-height: 1.5;"> &#8230;è vero, alcuni di quelli che hanno votato Zubbani ora, pentiti, sono qui a contestarlo, quasi per una sorta di purificazione della propria coscienza. E&#8217; bello, comunque, che tutte queste persone si siano unite in un qualcosa che, forse, possiamo già definire come un organismo di democrazia dal basso. Qui veramente il cittadino può venire ed esporre le proprie idee, cosa che altrove non è consentita, si pensi ad un consiglio comunale&#8230; sì ci sono i consigli comunali aperti, ma tanto poi lì il cittadino non viene ascoltato. Da noi, invece, tutto viene messo ai voti, da che cosa si mangia all&#8217;ordine del giorno dell&#8217;assemblea successiva. La nostra speranza è quella di rimanere qua fissi e di creare uno zoccolo duro di persone che veramente vogliono rompere le scatole al sistema. Solamente vigilando, informandoci sempre di più, consultando esperti in ogni campo è possibile cercare di distruggere le attuali logiche di potere. Noi stiamo facendo appello a ingegneri, geologi, economisti, avvocati, esperti in regolamenti affinché ci diano una mano nella nostra battaglia.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Lucca Libera: avete già ipotizzato i passaggi successivi dell&#8217;assemblea permanente nell&#8217;eventualità delle dimissioni della giunta Zubbani?</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong></strong><strong>Matteo:</strong> ne stiamo a tutt&#8217;oggi parlando, però l&#8217;unica cosa sensata da dire ora è: speriamo che Zubbani si dimetta! Avremmo già ottenuto un ottimo risultato. Nel momento in cui ciò dovesse accadere, rivendicando la nostra piena democrazia, l&#8217;assemblea si riunirà e tutti insieme decideremo che cosa fare, in che forma costituirsi anche per il futuro. Magari qualcuno potrà avere anche aspirazioni politiche, tra di noi ci possono essere personaggi che in passato si sono candidati per alcune liste o partiti politici, non siamo tutti anarchici o ultras. Però, il bello è che per ora queste differenze ideologiche si sono appiattite per far emergere l&#8217;elemento comune, ovvero dire basta nei confronti di una classe amministrativa assolutamente corrotta. La cosa più importante, dopo le dimissioni del sindaco, sarebbe non disunirci, rimanere tutti insieme proprio per combattere chi eventualmente potrà venire dopo. In caso di dimissioni, una delle soluzioni potrebbe essere il commissariamento, ma, è un mio personale parere, non credo che mettere una città come Carrara, con le logiche che la governano, nelle mani di un prefetto possa essere un effettivo passo in avanti. Comunque anche di fronte a un commissariamento a noi piacerebbe rimanere lì, vigili su qualunque dinamica.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Silvia:</strong> aggiungo che parte della cittadinanza ci ha già riconosciuti, viene a chiederci delle cose, ci porta segnalazioni su problematiche del territorio, ci chiede di aiutarla in qualche modo per le cose più piccole ma anche per le cose più grandi. Portano direttamente a noi le denunce, dicendoci: &#8220;tenetele voi, le abbiamo già portate in Procura ma lì non le considera nessuno&#8221;. Se la stessa cittadinanza ci ha riconosciuti come un presidio che può aiutarli, perché un domani un&#8217;amministrazione non ci potrà riconoscere come un organo che rappresenta la voce di tanti cittadini? Ciò non significa voler amministrare questa città, almeno io non credo. Credo che la persistenza del presidio, oltre alla funzione di vigilare, possa rappresentare un insegnamento all&#8217;amministrazione e agli stessi cittadini affinché imparino che la responsabilità non finisce una volta messa una croce sulla scheda elettorale. La responsabilità non finisce mai, abbiamo la responsabilità civile su tutto quello che succede; anche sulle cose brutte siamo in parte responsabili, di tutto questo scempio, dal monento che loro, gli amministratori, ce li abbiamo messi noi nel posto che occupano. In conclusione vogliamo restare qua perché vogliamo dire a loro che noi siamo qua e i cittadini devono imparare a venire qui dentro a dire: questi sono i nostri diritti e tu li devi rispettare e difendere.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Matteo:</strong> significa anche crescere e quindi: basta delegare, prendiamoci noi stessi più a cuore i problemi, perché delegando e delegando abbiamo visto alla fine dove siamo finiti. Basta con l&#8217;ottica della delega. Questo potrebbe essere l&#8217;inizio di una partecipazione dal basso, abbiamo bisogno di idee che vengano dal basso, perché tanto le idee dall&#8217;alto portano sempre a devastazione.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.inventati.org/cantiereresistente/wp-content/uploads/DSC_00266.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-4709" title="DSC_0026" src="http://www.inventati.org/cantiereresistente/wp-content/uploads/DSC_00266.jpg" alt="" width="900" height="1273" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.inventati.org/cantiereresistente/wp-content/uploads/DSC_00322.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-4710" title="DSC_0032" src="http://www.inventati.org/cantiereresistente/wp-content/uploads/DSC_00322.jpg" alt="" width="900" height="581" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.inventati.org/cantiereresistente/wp-content/uploads/DSC_00313.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-4711" title="DSC_0031" src="http://www.inventati.org/cantiereresistente/wp-content/uploads/DSC_00313.jpg" alt="" width="900" height="506" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.inventati.org/cantiereresistente/wp-content/uploads/DSC_00415.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-4712" title="DSC_0041" src="http://www.inventati.org/cantiereresistente/wp-content/uploads/DSC_00415.jpg" alt="" width="900" height="1454" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.inventati.org/cantiereresistente/wp-content/uploads/DSC_00379.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-4713" title="DSC_0037" src="http://www.inventati.org/cantiereresistente/wp-content/uploads/DSC_00379.jpg" alt="" width="900" height="438" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.inventati.org/cantiereresistente/wp-content/uploads/DSC_00282.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-4718" title="DSC_0028" src="http://www.inventati.org/cantiereresistente/wp-content/uploads/DSC_00282.jpg" alt="" width="900" height="598" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.inventati.org/cantiereresistente/wp-content/uploads/DSC_00346.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-4719" title="DSC_0034" src="http://www.inventati.org/cantiereresistente/wp-content/uploads/DSC_00346.jpg" alt="" width="900" height="504" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.inventati.org/cantiereresistente/wp-content/uploads/DSC_00442.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-4720" title="DSC_0044" src="http://www.inventati.org/cantiereresistente/wp-content/uploads/DSC_00442.jpg" alt="" width="900" height="486" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.inventati.org/cantiereresistente/wp-content/uploads/DSC_00553.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-4721" title="DSC_0055" src="http://www.inventati.org/cantiereresistente/wp-content/uploads/DSC_00553.jpg" alt="" width="900" height="443" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.inventati.org/cantiereresistente/wp-content/uploads/DSC_00564.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-4722" title="DSC_0056" src="http://www.inventati.org/cantiereresistente/wp-content/uploads/DSC_00564.jpg" alt="" width="900" height="598" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.inventati.org/cantiereresistente/wp-content/uploads/DSC_00503.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-4723" title="DSC_0050" src="http://www.inventati.org/cantiereresistente/wp-content/uploads/DSC_00503.jpg" alt="" width="900" height="496" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.inventati.org/cantiereresistente/wp-content/uploads/DSC_00614.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-4724" title="DSC_0061" src="http://www.inventati.org/cantiereresistente/wp-content/uploads/DSC_00614.jpg" alt="" width="900" height="508" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.inventati.org/cantiereresistente/wp-content/uploads/DSC_00644.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-4725" title="DSC_0064" src="http://www.inventati.org/cantiereresistente/wp-content/uploads/DSC_00644.jpg" alt="" width="900" height="517" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.inventati.org/cantiereresistente/wp-content/uploads/DSC_00672.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-4726" title="DSC_0067" src="http://www.inventati.org/cantiereresistente/wp-content/uploads/DSC_00672.jpg" alt="" width="900" height="572" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.inventati.org/cantiereresistente/wp-content/uploads/DSC_00721.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-4727" title="DSC_0072" src="http://www.inventati.org/cantiereresistente/wp-content/uploads/DSC_00721.jpg" alt="" width="900" height="598" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.inventati.org/cantiereresistente/wp-content/uploads/DSC_00702.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-4728" title="DSC_0070" src="http://www.inventati.org/cantiereresistente/wp-content/uploads/DSC_00702.jpg" alt="" width="900" height="578" /></a></p>
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		<title>Elettrodotto Oltreserchio: perché No!</title>
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		<pubDate>Wed, 15 Oct 2014 15:34:13 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Avvisi]]></category>

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		<description><![CDATA[Pubblichiamo Le Tante Ragioni del No all&#8217;elettrodotto progettato da Terna nell&#8217;Oltreserchio. Ben 64 motivi (per ora) per opporsi alla devastante opera che la società Terna S.p.A intende imporre alla popolazione. Clicca sull&#8217;immagine qui sotto per aprire il documento in formato pdf. &#160; Per la versione stampabile in bianco e nero clicca qui.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3 style="text-align: justify;"><strong><span style="color: #ff0000;">Pubblichiamo <em>Le Tante Ragioni del No</em> all&#8217;elettrodotto progettato da Terna nell&#8217;Oltreserchio. Ben 64 motivi (per ora) per opporsi alla devastante opera che la società Terna S.p.A intende imporre alla popolazione.</span></strong></h3>
<h3><span style="color: #ff0000;">Clicca sull&#8217;immagine qui sotto per aprire il documento in formato pdf.</span></h3>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.inventati.org/cantiereresistente/wp-content/uploads/Le-Ragioni-del-No.pdf" target="_blank"><img class="aligncenter size-full wp-image-4702" title="0001-s" src="http://www.inventati.org/cantiereresistente/wp-content/uploads/0001-s.jpg" alt="" width="500" height="354" /></a></p>
<h3 style="text-align: left;"></h3>
<h3 style="text-align: left;"><strong><span style="color: #ff0000;">Per la versione stampabile in bianco e nero clicca <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.inventati.org/cantiereresistente/wp-content/uploads/Le-Ragioni-del-No-Versione-BN-stampabile.pdf" target="_blank">qui</a></span>.</span></strong></h3>
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		<title>Ciao, Toscano</title>
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		<pubDate>Sun, 03 Aug 2014 13:35:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>cantiereresistente</dc:creator>
				<category><![CDATA[Avvisi]]></category>
		<category><![CDATA[comandante partigiano]]></category>
		<category><![CDATA[lilio giannecchini]]></category>
		<category><![CDATA[Toscano]]></category>

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		<description><![CDATA[Lucca Libera! è onorata di averti conosciuto e ti ricorda con affetto&#8230;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3><strong><span style="color: #ff0000;">Lucca Libera! è onorata di averti conosciuto e ti ricorda con affetto&#8230;</span></strong></h3>
<p><a href="http://www.inventati.org/cantiereresistente/wp-content/uploads/5.9.2011_Lilio-Giannecchini-024.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-4680" title="5.9.2011_Lilio-Giannecchini-024" src="http://www.inventati.org/cantiereresistente/wp-content/uploads/5.9.2011_Lilio-Giannecchini-024.jpg" alt="" width="900" height="670" /></a></p>
<p><a href="http://www.inventati.org/cantiereresistente/wp-content/uploads/5.9.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-4681" title="5.9" src="http://www.inventati.org/cantiereresistente/wp-content/uploads/5.9.jpg" alt="" width="900" height="647" /></a></p>
<p><a href="http://www.inventati.org/cantiereresistente/wp-content/uploads/DSC_00096.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-4682" title="DSC_0009" src="http://www.inventati.org/cantiereresistente/wp-content/uploads/DSC_00096.jpg" alt="" width="900" height="758" /></a></p>
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		<title>NON E&#8217; SOLO UN ELETTRODOTTO</title>
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		<pubDate>Sun, 13 Jul 2014 13:24:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>cantiereresistente</dc:creator>
				<category><![CDATA[Avvisi]]></category>

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		<description><![CDATA[Intervista a Nicoletta Dosio del movimento No Tav. Attraverso le sue parole una riflessione sulle mega infrastrutture e le lotte contro di esse, dagli elettrodotti alle linee ferroviarie ad alta velocità: la devastazione e il saccheggio dei territori perpetrati per mezzo delle grandi opere inutili. Cliccando qui puoi leggere l&#8217;intervista in formato pdf. Lucca Libera: [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3 style="text-align: justify;"><strong><span style="color: #ff0000;"><em>Intervista a Nicoletta Dosio del movimento No Tav. Attraverso le sue parole una riflessione sulle mega infrastrutture e le lotte contro di esse, dagli elettrodotti alle linee ferroviarie ad alta velocità: la devastazione e il saccheggio dei territori perpetrati per mezzo delle grandi opere inutili.</em></span></strong></h3>
<p><em><span style="color: #ff0000;">Cliccando <strong><a href="http://www.inventati.org/cantiereresistente/wp-content/uploads/Non-è-solo-un-elettrodotto.pdf" target="_blank"><span style="text-decoration: underline; color: #ff0000;">qui</span></a></strong> puoi leggere l&#8217;intervista in formato pdf.</span></em></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.inventati.org/cantiereresistente/wp-content/uploads/DSC_00761.jpg"><img class="aligncenter  wp-image-4669" title="DSC_0076" src="http://www.inventati.org/cantiereresistente/wp-content/uploads/DSC_00761.jpg" alt="" width="378" height="534" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Lucca Libera: puoi introdurre brevemente la questione dell’elettrodotto che stanno realizzando in Val di Susa?</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Nicoletta:</strong> questa linea viene costruita in collaborazione tra due società, Terna e Transenergia, quest’ultima formata dalla Compagnia Italiana Energia e dalla Sitaf, la società che gestisce l’autostrada A32. Si tratta della linea Grand’Ile-Piossasco, lunga 190 km di cui 95 in Italia, che dovrebbe unire con un elettrodotto interrato il Piemonte e la Savoia. Tra l’altro, al confine con la Francia dovrebbe sfruttare la nuova galleria dell’autostrada A32, prima chiamata “canna di sicurezza” ora definita “canna di servizio”, perché vogliono potenziare il traffico stradale. Aumentare il traffico stradale potrebbe sembrare in contraddizione con il progetto Tav, in realtà la nuova canna serve perché è molto costosa. Come al solito, il primo significato di opere come queste è: buttarci dei soldi. Il secondo significato è quello di poter occupare i territori. Ciò vale anche per l’elettrodotto, in più con questo c’è la possibilità di entrare nel business del controllo internazionale delle risorse. Comunque, alla base di tutto c’è sempre il tentativo di costruire una grande opera e attraverso questa distruggere il territorio e l’ambiente. La distruzione porta soldi: si distrugge per poi rimettere a posto, è come la guerra. Con la guerra si spende nel farla e poi nel ricostruire, in più viene occupato per sempre il territorio conquistato.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Lucca Libera: facciamo un passo indietro: la faccenda del mega elettrodotto inizia negli anni ’80, con un progetto che prevedeva una linea aerea a 380 kV lungo la Val di Susa…</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Nicoletta:</strong> sì, allora la linea si chiamava Grand’Ile-Moncenisio-Piossasco e in Valsusa ne venimmo a conoscenza nel 1986. Ci venne detto che volevano costruire questo mega elettrodotto a 380 kV per portare l’energia elettrica dalla Francia all’Italia, partendo dalla centrale nucleare Super-Phénix, la cui attività era iniziata nel 1985, per arrivare al nodo di Piossasco, in provincia di Torino. Nel 1986 noi stavamo già penando per la questione dell’autostrada, allora ancora in costruzione.<span id="more-4666"></span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Lucca Libera: dunque il territorio valsusino era già in subbuglio per la questione dell’autostrada A32?</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Nicoletta:</strong> i disastri che questa infrastruttura comportava per la Valle di Susa, non solo ambientali ma anche economici e rispetto alla qualità della vita e del lavoro, erano nel 1986 sotto gli occhi di tutti. Di autostrada si era cominciato a parlare nei primi anni ’80. Anche lì partirono, come vogliono fare adesso con la questione dell’alta velocità, dal traforo. Quindi la prima cosa che fecero fu il tunnel del Frejus e lo misero immediatamente in funzione. Ovviamente il traffico scese subito lungo le strade della Valle, soprattutto i camion. Partirono con la costruzione del tunnel per far percepire l’autostrada come un modo per risolvere il problema del traffico che passava per i paesi. Quando si costruisce una mega infrastruttura è chiaro che si apre la via all’inquinamento, all’occupazione e allo spreco del territorio, alla distruzione della salute e dell’ambiente. Inoltre, i costi si vanno sempre a moltiplicare: questa autostrada aumentò di dieci volte i preventivi originari. La percezione tra la popolazione di cosa significasse un’autostrada all’interno di una valle che nel tratto di massima ampiezza arriva a un chilometro e mezzo e che già conteneva due statali, due strade intercomunali e una ferrovia internazionale, oltre all’unica cosa naturale rappresentata dal fiume Dora, be’ chiaramente non poteva essere positiva. Immettere una nuova, pesante, infrastruttura costituiva un problema notevole di dispendio del territorio ma anche di distruzione urbanistica: bisognava pur farla passare da qualche parte. E, infatti, la fecero passare in buona parte sulla Dora, con tutto il pericolo che la cosa comporta soprattutto per l’inquinamento delle acque. Per questa autostrada passano anche sostanze pericolose che non passano da altre parti. Inoltre, nella bassa Valle, nella zona di Avigliana e Almese, l’autostrada comportò la distruzione di tutta un’economia: l’orticoltura e la frutticoltura, piccoli interessi economici rispetto ai loro grandi progetti, ma fondamentali per intere famiglie. La prima risposta della popolazione valsusina fu di grande preoccupazione: il degrado, anche urbanistico, divenne notevole, si cominciarono a costruire svincoli autostradali, parcheggi ed enormi capannoni, poi rimasti vuoti. Insomma, tutta la porcheria che nasce intorno a queste grandi infrastrutture: la distruzione va sempre oltre il terreno occupato materialmente dalla singola infrastruttura. Si cominciava ad avvertire la desolazione di tutto quanto un territorio, la gente lo capiva. Anche alcuni sindaci, in un primo momento, si dissero preoccupati. Ma l’opera era data come inevitabile da una gran parte delle amministrazioni comunali. Su questo non tutti eravamo d’accordo: a Bussoleno fondammo un comitato spontaneo per un no integrale all’opera, per cercare di fermarla. Precedentemente ci eravamo opposti anche al traforo, ma non eravamo molti. La nostra realtà non era solo ambientalista, metteva in luce anche la questione di un lavoro che non uccidesse, dell’uso delle risorse pubbliche a fini pubblici, della qualità della vita, del paesaggio. Rispetto al problema del lavoro, eravamo ben consapevoli che queste grandi male opere sono pericolose anche per chi le costruisce. Sono alla luce del sole i morti sul lavoro all’interno delle mega infrastrutture, anche se nessuno vuole vederli. Lo stesso avviene per le malattie professionali. I lavori che distruggono l’ambiente sono anche quelli che distruggono la salute delle persone. Con un’unica perenne finalità, quella del profitto. Questi danni, queste nocività non sono mitigabili, il profitto non cerca mitigazioni, sono fasulle le mitigazioni che dovrebbero migliorare la qualità del lavoro. Dire che si può fare un lavoro rispettando anche la qualità della vita di chi questo lavoro lo fa è un’enorme bugia, perché non lo vogliono fare, non renderebbe abbastanza. La pericolosità del lavoro e la distruzione del territorio sono le due facce della stessa medaglia. La radice è sempre quella: i grandi interessi, i grandi capitali di chi è pronto ad usare e gettare le persone, le professionalità, oltre alla vita e al futuro di tutti. Le grandi opere sono sempre grandi male opere.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Lucca Libera: come si svolse la protesta contro l’autostrada?</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Nicoletta:</strong> a un certo punto tutto fu affidato alle grandi associazioni ambientaliste che entrarono nella partita come rappresentanti degli interessi diffusi, cioè della popolazione in generale, della salute, dell’ambiente. Come tali, tuttavia, non dissero no all’opera. Dissero che l’opera poteva e doveva essere mitigata, era inevitabile farla ma si poteva fare in forma migliore. Fu quindi istituito un tavolo tecnico a Torino, presso la sede della Sitaf, in cui si vedevano periodicamente. Noi come comitato non sedemmo mai a quel tavolo, in parte perché eravamo i guastafeste di sempre e continuiamo ad esserlo e finché vivremo speriamo di continuare ad esserlo, perché quei festini non ci piacciono. Dunque, loro andarono e trattarono. E quale fu il risultato finale? Quello di dare a questa mega infrastruttura il fregio di autostrada ecologica della Valle di Susa, in quanto costruita con la partecipazione e i consigli degli ambientalisti. Noi però continuammo a lottare e infatti Bussoleno fu l’ultimo paese in cui passò l’autostrada. Essa funzionava da Torino a Bussoleno e dal Frejus a Bussoleno: qui tutto il traffico entrava nel paese. Alla fine ci presero un po’ per fame, perché ovviamente la gente protestava, nonostante tutti avessero partecipato con noi nel fronte dell’opposizione. Oltretutto Bussoleno avrebbe dovuto essere divisa in due dall’autostrada con un trincerone. Allora si arrivò all’ultima mediazione, cioè una galleria per salvare il paese. Sapevamo benissimo che era una mediazione al ribasso e non poteva che essere tale. Infatti comportò il taglio delle falde acquifere per tutta una zona. In più, a causa della fretta con cui volevano portare a termine il lavoro, si ebbe la morte di un lavoratore all’interno della galleria. Anche sulla galleria noi come comitato ci rifiutammo di mediare. Con essa, tuttavia, la gente tirò un sospiro di sollievo: almeno i terreni e il paese non erano distrutti dall’autostrada. Fu davvero una magra consolazione e mostrò in modo inequivocabile che rispetto a queste grandi male opere non c’è mediazione possibile, anche quando ti danno l’impressione di stare a sentire i tuoi bisogni in realtà loro pensano ai loro grandi interessi. E fu così per tutto, anche per le compensazioni, davanti alle quali i Comuni alla fine cedettero. Così avviene adesso per la questione dell’alta velocità: ai tavoli sulle compensazioni si è arrivati a dire che il 5% dell’intera opera sarà utilizzato per migliorare la vita in Valle di Susa. Noi lo sappiamo come loro migliorano: altre infrastrutture. Nel caso dell’autostrada furono proposte misere compensazioni: campi da calcio e piste ciclabili lungo l’autostrada. La compensazione delle compensazioni era la messa in sicurezza della Valle rispetto alle alluvioni e il magistrato del Po affidò quest’opera ai costruttori dell’autostrada, i quali si peritarono di mettere in sicurezza… l’autostrada! Risultato: alla prima grande pioggia la Valle fu completamente allagata e si dovettero spendere altri soldi. Il patto con Mefistofele è sempre valido…</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Lucca Libera: l’autostrada, dunque, veniva portata a termine nei primi anni ‘90, proprio quando interveniva pesantemente la questione dell’elettrodotto…</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Nicoletta:</strong> sì, l’elettrodotto che rientrava sempre nella logica dei cosiddetti corridoi di traffico. Infatti, in Europa stava andando avanti l’Unione Europea, che andava a sostituire la Comunità Economica Europea. Rispetto alla CEE, la UE era molto più centrata sulle privatizzazioni, sui grandi poteri, sulle banche: era l’Europa di Maastricht, città dei Paesi Bassi in cui nel 1992 fu firmato il Trattato sull’Unione Europea. Sono gli anni in cui si inizia il discorso dell’alta velocità, in cui si inaugura l’autostrada, in cui si progetta il mega elettrodotto. Tutte infrastrutture funzionali alla visione dell’Europa di Maastricht, l’Europa dei grandi corridoi di traffico per merci ed energia. La prospettiva era da lontano a lontano: chi si trovava in mezzo ai corridoi doveva subire. Un corridoio non è bello neanche in una casa e noi cominciammo a dire che volevano vivere anche in una bella cucina, in un salotto, non in corridoio. Di qui si iniziò a ragionare anche rispetto all’attuale modello di sviluppo, una critica generale che però nasceva dalla vita reale dei territori. Si prende consapevolezza e coscienza di come stanno le cose soprattutto quando le si vivono. Da parte nostra ci fu sempre la volontà di allargare questa consapevolezza. La lotta contro l’elettrodotto fu un segno di questo: la portammo avanti collegandoci anche ai grandi temi, non trattando solo i temi del dissesto idrogeologico. Il dissesto era già di per sé evidente, infatti noi abbiamo già un elettrodotto che passa sul versante orografico sinistro della Dora, in una zona ad alto rischio. Loro volevano farne un altro, in parallelo, a 200 metri da quello esistente, sullo stesso versante e sulla stessa fascia abitata, con i conseguenti enormi rischi per la salute. Decidemmo di dire no, e questa volta non furono più le associazioni ambientaliste a portare avanti l’opposizione, ma fondammo fin da subito un comitato. Partimmo con una raccolta di firme in modo da coinvolgere le persone nei mercati, nei paesi, e nacque il comitato contro il mega elettrodotto Grand’Ile-Moncenisio-Piossasco. Evitammo anche di partire dalle amministrazioni comunali, che furono coinvolte solo in seguito per gli atti formali che erano comunque necessari. Cominciammo, dunque, da uno zoccolo duro fatto di cittadini che prendevano coscienza di quale era il problema. La loro visione andava già al di là dell’orticello di casa, anche se in pratica si partiva di lì, perché si parlava del diritto alla sopravvivenza delle piccolissime località. Non credo che esistano lotte <em>nimby</em> (<em>not in my backyard</em>, “non nel mio giardino”) tra le popolazioni, perché il diritto a vivere è fondamentale ed è di tutti, anche delle piccole realtà. Quando questo è chiaro non c’è possibilità di arrivare a compromessi, perché se la gente capisce che è messa in discussione la sua nuda esistenza, trova la forza per dire no e cresce e comprende. Comunque, la nostra lotta fu anche contro il nucleare: in Italia nel 1986 c’era stato il referendum contro il nucleare e dalla Francia volevano trasportare energia proveniente dalle centrali nucleari. L’Enel era azionista per un terzo della centrale Super-Phénix e tentava di importare l’energia non perché in Italia fosse insufficiente, questa era una favola, ma perché volevano importarla a prezzo minore, facendola pagare però a noi allo stesso prezzo della produzione locale: di qui il business. L’Enel investì in questo anziché potenziare la ricerca sulle energie alternative, pulite e rinnovabili. Ciò avvenne solo quando servì a fare business, con lo sfruttamento dei grandi impianti del solare e dell’eolico. Così oggi ci troviamo intere campagne lastricate di pannelli fotovoltaici e interi crinali collinari pieni di pale eoliche, soprattutto nel meridione. In questo modo si perde il senso delle energie alternative, ossia del controllo popolare e dal basso di tutte le risorse e del loro uso ai fini della vita vera, non del profitto. Quindi il discorso delle energie alternative è decollato allora solo nel senso delle grandi infrastrutture calate dall’alto.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Lucca Libera: nonostante gli enormi interessi in gioco, riusciste tuttavia ad organizzarvi per portare avanti la lotta contro l’elettrodotto. Quali furono i passaggi più importanti?</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Nicoletta:</strong> ci collegammo con la parte francese, dove c’erano dei gruppi che avevano cominciato a lottare contro il degrado della Valle della Maurienne e contro il nucleare, a dimostrazione del fatto che non è vero che i francesi sono tutti allineati sulla questione del nucleare. Si sviluppò, nel caso dell’elettrodotto, una vera lotta popolare, nata dal basso, senza leader e che riuscì a coinvolgere anche le amministrazioni locali. In particolare, ci fu un sindaco, Romano Perino di Mompantero, che era uno di quelli che avevano dato l’assenso all’autostrada. Da quell’opera il suo paese era stato penalizzato tantissimo, ciò lo fece crescere notevolmente, per cui ci dette un forte aiuto contro il mega elettrodotto, fino a divenire punto di riferimento in Comunità Montana, mettendosi anche contro gli altri amministratori. In questo senso riuscimmo a coinvolgere le amministrazioni locali: senza deleghe. Per quanto riguarda le associazioni ambientaliste, ci diede una mano Pro Natura della Valsusa, molto meno le altre, perché continuavano ad avere la visione della rappresentanza, della delega, ovvero io come grande associazione mi prendo una delega e faccio i tuoi interessi. Noi dicevamo che la gente doveva imparare a fare i propri interessi collettivamente, partendo dal basso, dalla realtà vera della vita. Con questo metodo cominciammo a trovarci e a fare assemblee. I luoghi erano le piazze, non i palazzi. Di convegni, alla fine, ne facemmo solo uno ad Avigliana, quando già ormai stavamo vincendo e riuscivamo a creare contraddizioni, addirittura all’interno della Regione Piemonte. L’aspetto importante fu dunque andare nelle piazze, nei mercati, parlare alle persone. Facevamo anche delle manifestazioni, che erano piccole, non erano le grandi manifestazioni No Tav. Ma erano comunque capaci di mettere insieme tante storie, anche di origini diverse, perché l’argomento era forte e importante. Fu così che andammo avanti e nel cammino riuscimmo anche a sfatare tante bugie che venivano dette. Ci mettemmo in collegamento con tutta una serie di realtà, sempre di tipo popolare, che lottavano in Italia e lì scoprimmo che il problema non era solo la linea Grand’Ile-Moncenisio-Piossasco: dopo Piossasco c’era un tracciato che portava in Liguria e dalla Liguria un pezzo giungeva a La Spezia, mentre sul versante orientale c’erano i comitati veneti che lottavano anch’essi contro i mega elettrodotti che distruggevano l’economia agricola. Un tema importante, allora sconosciuto, che venne fuori proprio grazie ai comitati fu quello della salute. Si cominciò a parlare allora della questione dei campi elettromagnetici e furono coinvolte delle università: all’università di Bologna il professor Maltoni faceva degli studi su questi temi. Avemmo a un certo punto anche dei contrasti, perché lì facevano degli studi sui topi, mentre noi non volevamo assolutamente esperimenti su animali, visto anche che già esisteva tutta una serie di dati informatizzati su cui era possibile fare delle indagini epidemiologiche. Volevamo evitare di fare altre vittime: nel momento in cui difendi l’ambiente e la vita, le difendi anche nelle sue forme animali, non era necessario far morire un povero topo per provare per l’ennesima volta che l’elettromagnetismo è nocivo. Quindi approfondimmo le nostre conoscenze partendo anche da studi che erano stati fatti in Unione Sovietica negli anni ’50 e ’60 sull’incidenza delle malattie di tipo genetico e delle leucemie sui macchinisti delle ferrovie. Loro, infatti, sulle locomotive vivevano all’interno di campi elettromagnetici. Era a quel punto ormai chiaro che l’esposizione a campi elettromagnetici faceva male alla salute ed erano notevoli le incidenze leucemiche sui bambini. Approfondimmo poi il fatto che quest’opera era assolutamente inutile e costosissima. Perché farla, dunque, se non era affatto indispensabile alla vita reale delle persone?</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Lucca Libera: di fronte a queste evidenze come reagirono i promotori dell’opera?</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Nicoletta:</strong> ci risposero: ah, ma voi vi mettete contro la pubblica utilità. E noi scoprimmo che non può esserci pubblica utilità dalla somma di mali individuali e vedemmo che ogni territorio aveva gli stessi nostri problemi. In Veneto e in Lombardia, nella zona di Franciacorta, si scoprì una cosa curiosa e allo stesso tempo preoccupante: esistevano già degli elettrodotti che passavano sulle vigne e l’Enel aveva inviato delle lettere ai vignaioli affinché mettessero a terra i fili metallici delle vigne, perché c’era il rischio di folgorazioni. Noi tirammo fuori tutte queste cose e la gente cominciò a riflettere sui problemi. Inoltre, la popolazione aveva bisogno di una battaglia: come sempre, e ciò vale anche per il Tav, la lotta ricrea comunità. Avere un obiettivo comune, importante, generoso serve anche dal punto di vista sociale, avvicina le persone e ti dà un altro spazio e un’altra dignità nella vita. La storia dell’autostrada ci aveva un po’ messi in ginocchio, la gente si sentiva umiliata e c’era un senso d’impotenza. La lotta contro il mega elettrodotto ridiede spazio e speranza, voglia di vivere e di lottare: cominciò a ricrearsi quel senso della collettività che chiaramente non serve ai grandi costruttori né ai grandi banchieri né al grande capitale, anzi è ciò che da essi è maggiormente temuto. La lotta divenne per loro preoccupante, addirittura il Politecnico di Torino, che aveva creato un dipartimento di studi sulla mitigazione dei conflitti, istituì un master sull’esperienza della nostra lotta. Vennero anche degli intervistatori a farci delle domande. Cosa volevano dimostrare? Semplicemente come potevano continuare a vincere coinvolgendo le popolazioni: per loro il vero male stava nel fatto che non ci avevano coinvolti e non ci avevano spiegato l’infrastruttura. Il master iniziò quando la battaglia contro l’elettrodotto era ancora in corso e quindi era finalizzato a capire come fare a rimetterci in ginocchio. Era una sorta di laboratorio che indagò qui e in altre parti d’Italia. Tuttavia la Valsusa era la situazione per loro più preoccupante, anche perché avevano altri progetti: cominciavamo allora a sentire cose sul treno superveloce e sulla modernizzazione della ferrovia. Proprio nei primi anni ‘90 iniziava la privatizzazione delle Ferrovie dello Stato, il piano Necci, e si prevedeva esplicitamente il potenziamento di 5.000 km di ferrovie compatibili con l’alta velocità contro il taglio e la dismissione di 11.000 km di reti ferroviarie. A questo punto inizia anche la vicenda del Tav, ma è importante capire, e lo si vede benissimo, che tutto è concatenato. Siamo di fronte a un progetto complessivo, un sistema. Quindi, lottare contro un mega elettrodotto o contro una linea ad alta velocità significa mettersi contro il sistema, è per questo che dopo, allora, loro reagiscono con la repressione o con l’inganno, cercando magari di comprarti. Non possono esserci mediazioni, perché nel momento in cui accetti di mediare sei già sconfitto, non avrai futuro. Fingeranno di concederti una piccola vittoria, una piccola compensazione, ma in realtà ti prenderanno tutto, riusciranno a fagocitarti: nel momento in cui accetti il compromesso entri nel sistema, se provi a dire un mezzo sì, loro ti tirano dentro, ti risucchiano. In quel momento, dunque, tentarono l’inganno del secolo: innescare, come sempre avviene, la guerra tra poveri.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Lucca Libera: nel caso dell’elettrodotto in cosa consistette questo inganno?</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Nicoletta:</strong> misero di mezzo le acciaierie Ferrero. A un certo punto la Regione doveva decidere, ma nicchiava, perché si rendeva conto che esisteva un’opposizione abbastanza forte, la lotta popolare aveva tirato dalla propria parte i sindaci, nessuno di loro si schierò a favore dell’elettrodotto. Invece, la giunta della Comunità Montana, nonostante il parere contrario del consiglio, si espresse a favore dell’elettrodotto col parere vincolante dell’assessore al lavoro della Valle, perché era scoppiato il caso delle acciaierie Ferrero. Venne posta la solita questione: meglio morire d’inquinamento domani che di fame oggi. Ferrero era anche proprietario di centrali idroelettriche in Valle d’Aosta che vendevano il surplus all’Enel, quindi erano in affari fra loro. Ferrero accettò quindi di farsi parte in causa rispetto a questo: se non si fa il mega elettrodotto si chiude l’acciaieria. Si trattava di almeno 700 posti di lavoro. Però chi lavorava lì erano gli stessi che in quel territorio vivevano e l’acciaieria stessa inquinava moltissimo l’ambiente. La contraddizione ambiente-lavoro è la peggiore delle contraddizioni, tra le tante schifezze del capitale la più grande è quella di far amare agli schiavi le proprie catene, ti dice che puoi vivere solo grazie a questa catena, altrimenti crepi. Lì bisognava fare una scelta: noi andammo davanti alle acciaierie con dei volantini e cercammo di spiegare ai lavoratori che non era possibile che la sopravvivenza dell’acciaieria fosse improvvisamente legata al mega elettrodotto e dicemmo che con la sua realizzazione sarebbero peggiorate anche le condizioni lavorative, perché avrebbero aumentato i turni e i ritmi produttivi. Naturalmente non ci fu verso, il sindacato non riuscì a comportarsi decentemente, a parte una minoranza della Cgil. Così la bugia andò avanti. L’acciaieria, nel momento in cui la Regione doveva decidere, fece uno sciopero indotto, infatti gli operai furono pagati e portati in pullman davanti al palazzo della Regione. Fu fatta poi una manifestazione a Bussoleno a cui andammo anche noi del no. Lì vedemmo che per i lavoratori non era poi tutto così chiaro e non erano nemmeno tutti allineati, tuttavia ci prendemmo tanti insulti, ma era una cosa che dovevamo fare. La Regione, intanto, non decise nulla, mentre a Roma i procedimenti andavano avanti. Ma anche noi non stavamo fermi, a Mantova fondammo con le altre realtà italiane il Comitato contro i Campi Elettromagnetici e andammo insieme in parlamento e alla Commissione Ambiente. Qui trovammo un mondo di un’ignoranza totale, qualcuno venne ancora a dirci: eh, ma voi volete tornare al lume di candela. Ovviamente rispondemmo che la luce c’era, ma non solo: c’erano industrie che stavano chiudendo e non per mancanza di energia elettrica, era cominciata da tempo la deindustrializzazione della Valle. Strano che l’energia che prima alimentava tante industrie ora non bastasse per sostenerne molte meno. Credevano, poi, che la parte francese avesse già fatto tutto, erano convinti che l’elettrodotto fosse già al Moncenisio e che soltanto noi rompevamo i coglioni per quanto riguardava la parte italiana. Ovviamente non era assolutamente vero. Erano anche convinti che il tutto fosse anche supportato da un patto Italia-Francia, mentre il patto era solo fra l’Edf e l’Enel, non tra i due paesi. Addirittura la responsabile della Commissione Industria, una tal Costanza Pera, aveva già mandato al presidente della Confindustria un telegramma che diceva di stare tranquilli perché l’elettrodotto sarebbe stato fatto e avrebbero messo a tacere tutte le proteste. Il presidente della Commissione Ambiente andò a Parigi, vide che non c’era niente e quando tornò facemmo una grossa assemblea in Valle in cui lui disse chiaramente che avevamo ragione noi. Così il Ministero dell’Ambiente diede parere sfavorevole. Naturalmente ciò non avvenne per la questione della salute, perché questa è sempre stata considerata controversa: devono esserci almeno 10.000 morti accertati, come per l’amianto, per dire che determinate cose fanno male. La cosa assurda è che la facoltà di prova che un’opera fa male spetta alle vittime, mentre dovrebbero essere i proponenti a dimostrare che non fa male, ma questo nella legislazione italiana non è passato. Il famoso garantismo qui non esiste.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Lucca Libera: la lotta contro l’elettrodotto, dunque, si concluse con una vittoria della popolazione…</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Nicoletta:</strong> sì, lì vincemmo. E fu una vittoria che diede sicuramente ossigeno alla nuova lotta che era agli albori: il movimento No Tav.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Lucca Libera: e qual è stato il destino dell’acciaieria?</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Nicoletta:</strong> l’acciaieria non chiuse, anzi fu potenziata. Chiusero un’unità produttiva a Chivasso, che si trovava in area urbana, e portarono tutto qui. Le condizioni dei lavoratori peggiorarono drasticamente, la fabbrica fu intasata dai macchinari, ci misero un altro forno e altri laminatoi. I ritmi di lavoro aumentarono spaventosamente e lo spazio risultava sempre più ridotto. Purtroppo in quel periodo ci furono anche degli infortuni mortali sul lavoro. Questo è il lavoro dato dalle grandi male opere, questo è il lavoro che non vogliamo.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Lucca Libera: oggi, però, la questione elettrodotto torna ad essere all’ordine del giorno, con la novità dell’interramento.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Nicoletta:</strong> sì, questa volta propongono un mega elettrodotto interrato con un costo di un miliardo e mezzo di euro, pagato per metà dalla Transenergia e per metà dalla Terna, la quale un po’ in tutta Italia sta realizzando e progettando mega elettrodotti. In realtà non sarà tutto interrato, sono previsti anche dei piloni esterni, uno dei quali lo vorrebbero mettere in Val Clarea, dove ora c’è il Campo della Memoria realizzato dal movimento No Tav accanto al cantiere per il tunnel geognostico di Chiomonte. Per quel minuscolo terreno hanno offerto ai proprietari ben 10.000 euro, per fortuna l’offerta è stata rifiutata, visto che il figlio dei proprietari è un No Tav. Ovviamente procederanno con l’esproprio, ma evidentemente hanno fretta di entrarne in possesso. Non lo dicono chiaramente, ma una delle funzioni che avrà questo elettrodotto sarà quella fornire energia per potenziare i cantieri del Tav. Per questo motivo siamo contrari anche a questo progetto, oltre al fatto che per il resto è assolutamente inutile e darebbe un tipo di lavoro soltanto negativo. Infine, continuiamo a dire che le mega infrastrutture non vanno costruite, perché costituiscono una servitù dei territori, espropriano le popolazioni dell’autodeterminazione. E’ chiaro che l’interramento causerebbe meno problemi alla salute, ma è il sistema che non va: la sovranità popolare sui territori è una cosa importante. Non vuol dire “non nel mio giardino”, ma significa solidarietà in rete tra popolazioni diverse. Meno che mai in questo momento è necessario potenziare queste linee elettriche, se non per la finalità di trasportare elettricità prodotta dannosamente e pericolosamente: qui c’è in ballo il ripotenziamento delle centrali nucleari francesi e la sottomissione di altri popoli attraverso la fornitura di energia. I territori vengono occupati anche rendendoli schiavi delle energie prodotte e trasportate in un certo modo. La guerra all’uomo e al territorio si porta in tanti modi: c’è la guerra guerreggiata e c’è la guerra delle mega infrastrutture. Portare elettricità in grandi quantità in certi territori significa appropriarsi della popolazione e del suolo, perché l’elettricità non è della popolazione ma del privato che ce la porta o del nord del mondo che porta qualcosa al sud per privarlo di molto di più. Portano elettricità ma in realtà portano la guerra, non benessere ma schiavitù, il controllo delle fonti non viene dato ai popoli ma rimane nelle mani di pochi. Il dominio sul mondo di questo sistema maledetto va avanti anche con questi mezzi: i corridoi di traffico dell’Europa di Maastricht sono corridoi di potere. Contro questo bisogna essere molto chiari e bisogna combattere: si deve fare quello che serve nella vita reale e con generosità nei confronti di tutti. Così come portano l’energia, portano anche l’acqua, il gas, il petrolio. Cos’è l’Europa di Maastricht e del <em>fiscal compact</em>? E’ quella che ingenera la crisi per tagliare diritti. E’ l’Europa del trattato transoceanico con gli Stati Uniti per i commerci e gli investimenti, in cui le multinazionali diventano anche padrone delle leggi a livello nazionale. E’ l’Europa della deregolamentazione e delocalizzazione totale del lavoro, lo si porta là dove si può sfruttare meglio e inquinare di più. E’ un sistema complesso, non è solo un elettrodotto: quell’elettrodotto lì è tutto. Ecco perché in questo momento l’unica opzione possibile è l’opzione zero. Chiaramente non sempre riusciamo a imporla, ma deve esserci la coscienza che una determinata cosa non serve.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Lucca Libera: naturalmente tutto questo ragionamento comprende anche il Tav.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Nicoletta:</strong> è la nostra storia. La storia del Tav è la storia di un qualcosa di nuovo che vogliono costruire mentre abbiamo la ferrovia internazionale che funziona soltanto più per il 12% delle sue capacità. E’ la storia della rete ferroviaria piemontese, dove a fine anno scorso hanno tagliato 13 linee di grande traffico pendolare. E’ la storia di una Sicilia e di una Sardegna che hanno ferrovie ancora tutte a binario unico, così come quasi tutta la Liguria. Allora, vuoi dare lavoro? Fai le cose che servono alle persone, raddoppia la ferrovia là dove serve, metti in sicurezza i territori, crea un’energia alternativa che sia reale… invece no, avviene l’esatto contrario. Nel periodo della questione dell’elettrodotto hanno anche costruito la centrale in caserma di Venaus, quella dell’Irem. E’ una centrale che non ha mai funzionato a pieno, perché costruirla ha significato tagliare tutte le falde acquifere della zona e per anni e anni hanno lavorato le idrovore, e continuano a lavorare, perché c’è un lago sotterraneo, tutte le falde acquifere sono precipitate nel terreno. Oltre ad essere pericolosa e costosa è pure inefficiente e ha drenato tutte le acque della zona. Continua a creare problemi, scaricano le acque che passano dai macchinari nelle rogge, quindi non sono acque pulite. Questo è il mondo che non vogliamo, la nostra Valle dice: ne abbiamo già avuto abbastanza, ma non lo vogliamo neanche per gli altri. Da soli non ci si salva, non è che dici “non fatela qui, fatela altrove”. La storia del movimento No Tav è anche questa: nel 1996 andammo a Modena perché ci avevano detto che c’era una manifestazione contro il Tav. Quando arrivammo scoprimmo però che il Tav l’avevano accettato: c’erano due partiti, uno diceva che non doveva passare ai confini della città, l’altro che non doveva passare per la campagna. La lotta si riduceva a quello: l’accettiamo, però passi di lì e non passi di là. Alla fine l’hanno fatto passare da tutte le parti, hanno fatto gli svincoli, i nodi elettrici a servizio delle linee ad alta velocità ecc. La gente deve capire che in questo momento l’opzione zero è l’unica opzione possibile. Bisogna curare e rimettere in funzione l’esistente, migliorarlo. Chiediamoci perché qui in Valsusa possono interrare l’elettrodotto e altrove no. Perché per noi interrarlo sarebbe una compensazione, ma la salute non si compensa: è un diritto, non una compensazione. Allora facciano l’interramento degli elettrodotti già esistenti là dove sono utili e si smantellino quelli ormai inutili. Perché non mettere in sicurezza l’esistente anziché costruire il nuovo e magari poi abbandonare l’esistente al disastro annunciato? La stessa cosa vale per le linee ferroviarie e per le grandi fonti di energia, e qui ci troviamo di fronte a un discrimine: le cose le fai per il tuo portafoglio o le fai per il bene comune? Le fai per il tuo potere o per una vita collettiva e un futuro decente per tutti? Il discorso è sempre questo e lì si sceglie, ecco perché non può esserci compromesso, o si sta da una parte o dall’altra.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.inventati.org/cantiereresistente/wp-content/uploads/DSC_01052.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-4670" title="DSC_0105" src="http://www.inventati.org/cantiereresistente/wp-content/uploads/DSC_01052.jpg" alt="" width="900" height="544" /></a></p>
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