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A CUBA, LKA STORIA ITALIANA CON DANIELE BIACCHESSI
by ARCI METROMONDO Friday, Jul. 02, 2004 at 11:49 AM mail:

A Cuba, la storia dell'Italia delle stragi con Daniele Biacchessi

Il viaggio di solidarietà a Cuba organizzato da Arci Metromondo di Milano, via Ettore Ponti 40, dal 19 luglio al 7 agosto, si arricchisce quest'anno di un appuntamento itinerante con la storia contemporanea italiana. Il giornalista e scrittore Daniele Biacchessi porta in scena una narrazione incentrata sulla memoria del nostro paese. «Attraverso la voce, la musica e la tecnica del monologo, Biacchessi riannoda il lungo filo nero che conduce dalle stragi nazifasciste avvenute in Italia nel 1944 e 1945, alla scoperta del cosiddetto "armadio della vergogna" con i suoi centinaia di fascicoli rimasti sepolti per anni sugli eccidi a Sant'Anna di Stazzema, Marzabotto, Fosse Ardeatine. Il racconto attraversa poi gli anni Sessanta, Settanta e Ottanta con le stragi di Piazza Fontana e Questura di Milano, Piazza della Loggia di Brescia, Italicus, Stazione di Bologna, Rapido 904». "La storia e la memoria" sarà rappresentato a L'Avana, Trinidad, Santiago de Cuba e Niquero. Info: 0289159168, metromondo@tin. it, www. metromondo. it.

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LA STORIA E LA MEMORIA. DIARIO DI BORDO
by DANIELE BIACCHESSI Thursday, Jul. 22, 2004 at 3:10 PM mail:

Vi scrivo da Cuba dove e` in corso il viaggio di solidarieta` e di pace di Arci Metromondo. Sto portando in scena in varie citta` lo spettacolo sulla storia contemporanea italiana "La storia e la memoria". Un racconto, una narrazione in spagnolo che parte dalla strage di Sant`Anna di Stazzema e giunge alla stazione di Bologna attraverso gli occhi dei bambini. Lo spettacolo E` andato in scena con successo il 20 luglio sera all`Abvana, nel suggestivo scenario del PARQUE ALMENDARES gestito dal cantautore cubano Gerardo Alfonso. E` un punto di vista diverso, fuori dai circuiti del classico turismo di massa. E` stato un momento di conoscenza della nuova realta` cubana, del mondo giovanile che suona e produce cultura, uno scambio bellissimo tra sensibilita` e professionalita` diverse. Vi assicuro che recitare un monologo in lingua spagnola per un italiano E` cosa difficile e ardua. Ma penso di aver offerto l`altra sera un immagine di un paese, il nostro, dove verita` e giustizia sono stati a lungo negati:dalle stragi nazifasciste di Sant`Anna di Stazzema a quelle piu` vicine ai nostri giorni di Piazza Fontana, piazza della Loggia, Italicus, Questura di Milano, Rapido 904 e stazione di Bologna. Stasera lo spettacolo va in scena alla Casa dellaCultura di Trinidad.
Para no olvidar

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LA STORIA E LA MEMORIA. DIARIO DI BORDO
by Daniele Biacchessi Friday, Jul. 23, 2004 at 8:04 PM mail:

Prosegue il viaggio di Arci Metromondo a Cuba. Dopo L`Avana, tra ieri e oggi abbiamo toccato Trinidad, citta` straordinaria, di arte, cultura e conoscenze. Ieri sera e` andato in scena per la seconda volta il mio reading "La storia e la memoria". In scena racconto la storia contemporanea italiana ai cubani. C`e` un interesse vero.Alla Casa della Cultura, alla fine dello spettacolo, in decine mi hanno chiesto spiegazioni , documenti, libri, traduizioni. Segno che da queste parti la memoria non e` un optional, ma un bisogno quotidiano. Ricordare il passato, cio` che e` accaduto nel nostro paese significa ipotecare una speranza per il futuro. Raccontare che, ad esempio, l`Italia non e` solo il paese visto attraverso la televisione, ma che qui da noi sono rimaste uccise oltre mille persone nelle stragi di Stato, nel terrorismo politico,e di mafia e` compiere un gesto di buon senso. Contro tutti quelli che a destra come a sinistra intendono oggi riscrivere la storia. Domani siamo a Santiago de Cuba, nei giorni del carnevale. 600 chilometri. La carovana continua. E anche il nostro diario di bordo.
Besos

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LA STORIA E LA MEMORIA ,TESTO IN ITALIANO
by Daniele Biacchessi Friday, Jul. 23, 2004 at 8:13 PM mail:

La storia e la memoria
L’Italia delle verità negate


Testo teatrale in un atto e tredici quadri
di Daniele Biacchessi





































Copyright 2004


Una fotografia




Agosto 1944. Sant’Anna di Stazzema è un piccolo paese di montagna in provincia di Lucca, in Toscana. La storia parte da una fotografia in bianco e nero, leggermente sfuocata. Ritrae un gruppo di piccoli che giocano festosi davanti al parco della scuola. Cantano e ridono felici, si tengono per mano e compiono un girotondo. Le bambine vestite di bianco, con i grembiuli puliti e i cappellini in testa. I bambini con la camicia, i pantaloni corti e le bretelle.

<<Giro giro tondo, casca il mondo, casca la terra, tutti giù per terra.>>



Poco prima avevano scritto i loro sogni su fogli di carta. Poche righe, frasi di bambini che vivono spensierati dentro i loro giochi mentre intorno la guerra dei grandi distrugge e divide il mondo.



<<Sogno, sogno di fare il dottore per aiutare le persone. Sogno, sogno di vedere il mare perché da quassù è lontano. Sogno, sogno di diventare vecchio come mio nonno. Sogno di fare il pane con mia nonna. Sogno, sogno e ancora sogno di correre nel bosco con il mio cagnolino>>



Ma il 12 agosto 1944, quei sogni di bimbi vennero infranti da qualcosa più grande di loro, qualcosa che aveva a che fare con la morte e la violenza dei grandi. I razzi illuminarono il cielo di rosso. Poi apparvero i soldati nazisti delle SS della sedicesima divisione Himmler. Entrarono a Sant’Anna di Stazzema accompagnati da italiani fascisti in camicia nera. Bruciarono le case, misero a ferro e fuoco le chiese, il municipio. Alla fine si contarono 560 morti. In pochissimi riuscirono a sopravvivere da quel massacro.

Se andate a Sant’Anna di Stazzema c’è una lapide nella piazza principale:

<<In questo luogo la guerra ha strappato i bimbi dai girotondi.>>

Quella fotografia di bambini che corrono e ridono senza preoccuparsi delle cose del mondo, conserva ancora oggi il senso della storia e della memoria. Ancora oggi, dopo che il tempo è passato. Scriveva Cesare Pavese:

<<Ora che ho visto che cos’è la guerra, so che tutti, se un giorno finisse, dovrebbero chiedersi: <E dei caduti che facciamo? Perché sono morti?> Io non saprei cosa rispondere. Non adesso almeno. Non mi pare che gli altri lo sappiano. Poiché lo sanno unicamente i morti, soltanto per loro la guerra è finita davvero.>>




L’armadio della vergogna



Sapete quante cose si possono stipare in un armadio? Provate ad immaginare. Un armadio rimasto dimenticato dentro un palazzo del Cinquecento, a Roma, sede della Procura Generale Militare. Un armadio con le ante rivolte verso il muro, chiuse a chiave, protetto da un cancello e da un lucchetto. Nel maggio 1994, alcuni operai stavano compiendo lavori nel palazzo. Si accorsero della presenza di quell’armadio. Lo aprirono e venne fuori ciò che restava della memoria italiana.

695 fascicoli, stipati uno sull’altro. Un registro composto da 2273 voci annotava il contenuto di quel materiale in modo rigoroso, preciso, ordinato. C’erano le testimonianze dei sopravvissuti alle stragi dei nazisti e dei fascisti. C’erano i nomi dei colpevoli. Al numero 1, l’eccidio delle Fosse Ardeatine a Roma. In testa Herbert Kappler, seguito dai nomi di altri assassini. C’era Erich Priebke e Carl Hass. E c’erano quelli che colpirono a Marzabotto, Fivizzano e a Sant’Anna di Stazzema e in centinaia di paesi e città italiane tra il 1944 e il 1945. Tutto ordinato con una puntigliosità quasi encomiabile in una storia di vera ingiustizia, la più tremenda ingiustizia che un popolo possa subire. Fu una carneficina. Nazisti e fascisti, SS e repubblichini di Salò fecero migliaia di vittime. Gente senza armi, civili in fuga dalla guerra. Per lo più donne, bambini e vecchi, piccoli ancora in fasce. Non furono rappresaglie. La loro esatta definizione è omicidi. Come è stato possibile nascondere per tutto quel tempo una verità così importante e scomoda? Chi ha deciso lo spostamento di quei fascicoli?

Sapete qual’è la verità? Quei fascicoli rimasti sepolti per quasi 50 anni portavano due timbri: Comando alleato e Comando tedesco. Archiviati per sempre in nome del trattato di Yalta e della spartizione del mondo. Un silenzio colpevole dei Governi italiani che si sono avvicendati fino al 1994 e che in nome di quegli accordi hanno tenuto nascosto la storia del paese ai loro cittadini. Ma qualcuno nel 2004 conserva le inchieste sulle stragi nazi-fasciste in Italia dal ‘44 al ’45. E’ il Procuratore Capo di La Spezia Marco De Polis. Un giorno mi ha raccontato:

<<Pochi mesi fa ho sentito come persona informata dai fatti un signore. Nascosto in un bosco vicino a Marzabotto, aveva visto mitragliare la propria madre e la sorella insieme ad altre 170 persone. Chiuderemo le indagini entro l'anno se non muoiono prima gli imputati. Cerco di non pensarci troppo ma la verità è che sto facendo una Norimberga italiana, con sessant'anni di ritardo. Due anni fa, prima di cominciare le indagini, avrei detto che tutto questo lavoro non aveva molto senso. L'esercizio obbligatorio della funzione penale, avrei detto da magistrato. Poi ho conosciuto i superstiti, le vittime. E i loro carnefici. E ho cambiato idea. Questo lavoro enorme è utile. E' civile. E' un modo per rendere onore al dolore di persone che non hanno avuto la possibilità di avere giustizia dallo Stato.>>


Messaggi

Le bombe portano messaggi. Spesso sono nascosti, velati, non dichiarati. A volte non vengono neppure compresi. Del resto gli attentati in tempo di pace mettono paura, dividono il Paese, chiudono il dialogo tra le forze politiche e parlamentari, bloccano lo sviluppo di una democrazia compiuta, colpiscono vittime innocenti, fanno sentire tutti più vulnerabili, e soprattutto spengono le luci delle case. Ogni bomba però contiene un’impronta digitale indelebile. Non è sempre agevole giungere al suo Dna ma spesso ci si riesce. Servono laboratori, perizie, professionalità. Ci vuole comunque tempo, pazienza e molta fortuna. Poi quell’impronta lasciata su ogni ordigno diventa un marchio di fabbrica. Il messaggio delle bombe scoppiate in Italia dal 1969 ad oggi è qualcosa di più di una prova. Ora non servono analisi. Basta solo voler capire.





































Processo alla storia

Aula bunker di San Vittore. 30 giugno 2001. La campanella del processo alla storia squilla alle 16,05. In quell’attimo che precede la lettura della sentenza, è come udirle le emozioni che si rincorrono nell’aula. Le speranze dei familiari delle vittime, dell’accusa e della parte civile, le angosce e i dubbi degli avvocati della difesa.

Strage di Piazza Fontana, 12 dicembre 1969, 16 morti, 88 feriti. 32 anni dopo. Il Presidente della seconda Corte d’Assise di Milano, Luigi Martino è un uomo con i capelli grigi. Di cose ne deve aver viste prima di quel processo. Per mesi ascolta neofascisti, uomini legati ai servizi segreti, generali, faccendieri. Martino legge la sentenza.

I militanti di Ordine Nuovo Delfo Zorzi, Carlo Maria Maggi, Giancarlo Rognoni condannati all’ergastolo. Due anni a Stefano Tringali, per favoreggiamento nei confronti di Zorzi. Non luogo a procedere per il collaboratore di giustizia Carlo Digilio.

Eppure solo tre anni dopo quella sentenza viene ribaltata. I pentiti riconosciuti credibili nel processo di primo grado, ora per i giudici del secondo grado mentono. Perché a distanza di così tanti anni non si vuole fare luce sulle stragi italiane? Quali verità indicibili sono dietro a quegli attentati?

























Mi chiedete fatti e nomi?

Il 12 dicembre 1969 esplode una bomba alla Banca Nazionale dell’Agricoltura a Milano, 16 morti e 88 feriti. Un’altra viene collocata nella sede della Banca Commerciale. Possiede le stesse caratteristiche della prima ma non scoppia. Altri ordigni vengono piazzati nel passaggio sotterraneo della Banca Nazionale del Lavoro a Roma. Tredici feriti. Bombe di elevata potenza colpiscono l’Altare della Patria e l’ingresso del Museo del Risorgimento a Roma. Quattro feriti. Gli inquirenti indirizzano le indagini verso gli anarchici. Ottanta fermati e arrestati. Tra loro ci sono il ferroviere Giuseppe Pinelli e il ballerino Pietro Valpreda. Pinelli cade dal quarto piano della Questura di Milano durante un interrogatorio. Anni dopo i giudici scriveranno che Pinelli fu colpito da un malore attivo. Che coraggio….Valpreda viene rinchiuso in carcere fino al 1972. Innocente. Passano gli anni e la magistratura imbocca la pista giusta. Le valigette che contengono l’esplosivo del’69 sono state acquistate da Franco Freda e Giovanni Ventura, fascisti di Padova. Emerge un piano che deve sfociare in un tentativo di colpo di Stato militare.

E qualcuno lo organizza davvero, la notte dell’8 dicembre 1970. E’ il principe Junio Valerio Borghese. Reparti dell’esercito sono già operativi, così come uomini di Avanguardia Nazionale e di Ordine Nuovo ma il ministro dell’Interno Mariano Rumor non da il via libera. Anni dopo si è saputo che Licio Gelli, Gran Maestro della loggia Massonica P2 doveva rapire l’allora Presidente della Repubblica Giuseppe Saragat.

Il 22 luglio 1970 esplode una bomba sul treno Freccia del Sud a Gioia Tauro ma gli inquirenti dicono che è stato un incidente. Non si faranno indagini fino al 1993. La bomba è stata invece collocata da due criminali calabresi. I soldi provenivano dal Comitato d’azione per Reggio capoluogo , formato da esponenti e parlamentari del Msi.

E ancora. 31 maggio 1972. Vincenzo Vinciguerra è un militante di Ordine Nuovo. Organizza un attentato contro i carabinieri. Chiama i militari al telefono: sta andando a fuoco una macchina. I carabinieri giungono a Peteano di Sagrado. Si avvicinano ad una cinquecento imbottita di tritolo. Aprono la portiera ..tre carabinieri saltano in aria.

7 aprile 1973. Il fascista Nico Azzi si fa scoppiare tra le gambe un ordigno sul treno Torino-Roma. Alcuni testimoni lo avevano visto girare tra le carrozze con in mano una copia del quotidiano Lotta continua.

17 maggio 1973. Gianfranco Bertoli, vi ricordate dice di essere anarchico ma appartiene ai servizi segreti. Lancia una bomba a mano davanti alla Questura di Milano. 4 morti.Il progetto doveva culminare in un altro tentativo di colpo di Stato nel 1974. E sapete chi era l’uomo che guidava il golpe? Edgardo Sogno, il partigiano bianco, quello che ogni 25 aprile viene riabilitato dal Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, iscritto alla loggia massonica P2 e amico di Licio Gelli

Mi avete chiesto fatti e nomi. Qualcuno li ha già svelati. E’ il neofascista Vincenzo Vinguerra, vi ricordate, reo confesso della strage a Peteano di Sagrato,in Friuli.

“ Le stragi che hanno insanguinato l’Italia a partire dal 1969, appartengono ad un’unica matrice organizzativa. Tale struttura obbedisce ad una logica secondo cui le direttive partono da Apparati inseriti nelle Istituzioni e per l’esattezza in una struttura parallela e segreta del ministero dell’Interno. Posso oggi indicare i nominativi delle persone. Si tratta del gruppo che dette vita o aderì successivamente al Centro Studi Ordine Nuovo di Pino Rauti. Tale gruppo ha il suo baricentro nel Veneto, ma naturalmente ha agito anche a Roma e a Milano. E’ composto, fra gli altri da queste persone: a Trieste da Francesco Neami, Claudio Bressan e Manlio Portolan;a Venezia e Mestre da Carlo Maria Maggi, Delfo Zorzi e Giancarlo Vianello; a Verona da Marcello Soffiati e Amos Spiazzi; a Treviso da Roberto Raho; A Padova c’è l’intero gruppo di Franco Freda con Massimiliano Fachini e Aldo Trinco; a Trento è attivo Cristiano De Eccher; a Milano Giancarlo Rognoni; a Udine Cesare Turco dal 1973 in poi; a Roma Enzo Maria Dantini e il gruppo di Tivoli di Paolo Signorelli”.


Mi avete chiesto fatti e nomi, eh…Adesso tutto è più chiaro?
































Il giorno che in cielo si vide volare una bicicletta


Brescia, 28 maggio 1974. Il cielo non promette nulla di buono. Entrano in Piazza della Loggia diecimila sindacalisti, operai, studenti, disoccupati, giovani e vecchi, volti di gente comune. I manifestanti attendono un cenno, un gesto il segno di una civile protesta contro una violenza che dura ormai da settimane. Lo hanno giurato: quegli attentati, quelle bombe devono proprio finire. Parla Franco Castrezzati della Cisl. Sono le 10 e 12 minuti. La pioggia inizia a battere fitta su mille ombrelli aperti, sugli impermeabili, sui giubbotti. Le sue saranno parole ingoiate di traverso.


“Amici e compagni, lavoratori, studenti, siamo in piazza perché questi ultimi tempi una serie di attentati di chiara marca fascista ha posto la nostra città all’attenzione preoccupata di tutte le forze antifasciste. Sono così venuti alla luce uomini di primo piano che hanno rapporti con gli attentatori di Piazza Fontana e del direttissimo Torino- Roma, vengono pure alla luce bombe, armi, tritolo, esplosivi di ogni genere. Ci troviamo di fronte a trame intessute segretamente da chi ha mezzi e obietti precisi. A Milano…. State fermi…state calmi, state calmi. State all’interno della piazza, il servizio d’ordine faccia cordone intorno alla piazza, state all’interno della piazza. Invitiamo tutti a portarsi sotto il palco, venite sotto il palco, state calmi, lasciate il posto alla Croce Bianca, lasciate il passo, lasciate il passaggio delle macchine, tutti in piazza della Vittoria, tutti in piazza della Vittoria”.
Piazza della Loggia, 28 maggio 1974. Otto morti. Novantaquattro feriti, alcuni gravi. Cinque insegnanti, due operai, un pensionato. Neanche un sorriso, un sospetto, una parola, nemmeno una frazione di tempo, quanto basta per accorgersi che in un cestino dei rifiuti, sotto i portici della piazza, c’è chi ha piazzato poco prima un ordigno di alto potenziale. Alla fine moriranno sul colpo, nel giorno in cui dalla polvere nera e giallastra c’è chi vede perfino volare una bicicletta. Va su, verso il cielo, sembra uno strano mostro di metallo. Si alza oltre lo sguardo delle persone, poi si schianta sull’asfalto.

















Nel tunnel

80 chilometri separano Firenze da Bologna. In treno sono circa un'ora di cammino ma durano un’eternità. Ci puoi vedere un mondo dentro quelle lunghe gallerie, spesse di un buio intenso. Alla fine di un tunnel ce n’è un’altro ancora. Da Vernio a San Benedetto Val di Sambro c’è una galleria, diciotto chilometri, la più lunga d’Italia.


Il 4 agosto 1974 era una giornata di sole, di caldo. Io ero al mare, seduto su una sdraio. Guardavo l’orizzonte lontano, c’era chi faceva il bagno, chi leggeva, qualcuno ascoltava la radio. E in quell’agosto di 30 anni fa, un brano musicale venne interrotto bruscamente e andò in onda la sigla dell’edizione straordinaria del giornale radio. Dentro un vagone di seconda classe è scoppiata una bomba ad alto potenziale. E’ accaduto proprio nel tunnel ferroviario di San Benedetto Val di Sambro. 12 morti e un centinaio di feriti.

Quel giorno nessuno entrò più in acqua, mio padre si mise le mani nei capelli e iniziò a fumare, i bambini smisero di gridare. Un lungo silenzio. Lo stesso che avvertimmo il 23 dicembre 1984, sempre a San Benedetto Val di Sambro sul treno rapido 904. 15 morti.

Per le stragi sui treni Italicus e 904, a oggi non c’è ancora giustizia.




























Silenzi



Ci sono silenzi così pieni di rumori che spesso si annullano a vicenda. Frasi, azioni, gesti, sguardi, la vita si è congelata, ibernata, come quelle statue di gesso che non hanno colore, stanno lì immobili, ti guardano, non hanno più un’anima ma parlano. Cosa contengono due minuti di tempo dopo una strage? Ci sono silenzi in cui le parole non dette suonano ancora più forte. Frasi che risuonano nella testa, chiare e rotonde, pizzicano in gola, sul fondo della lingua, premono forte sulla laringe e schioccano, sonore e senza voce, contro il palato. Silenzi in cui le parole si trasformano in urla soffocate. Come vite sospese che non sono più corpo e spazio. D’inverno, ci sono mattine fredde e livide in cui un urlo è più acuto e veloce di un giorno di nebbia fitta. D’estate ci sono certe giornate di primo agosto, limpide, calde, dove non c’è ragione perché un urlo non possa fare lo stesso. E sul mare, quando il sole si riflette sull’acqua, sulla spiaggia giungono le voci di barche lontane alcune miglia, un urlo corre sul riverbero e salta come i sassi lanciati sulle onde. Quell’urlo lontano, straziante, indifeso, giunge come un fischio acuto. E compie il giro del mondo. In molti lo percepiscono, forte e chiaro, potente come una bomba. Nulla sarà più uguale a prima.
































Vite sospese



2 agosto 1980, stazione di Bologna. Sergio Secci ha 24 anni. La sera prima telefona ai suoi genitori, Torquato e Lidia: "Stasera sono a una festa. Domani vado su in Alto Adige, a Bolzano, prendo l'espresso delle 8,18 a Bologna". Ha la voce tranquilla, distesa, calma ma quel giorno Sergio non riesce a prendere il treno. Uno stupido ritardo di pochi minuti. Si reca all’ufficio informazioni e scopre che un altro convoglio sta per arrivare. E’ annunciato alle 10,50. Attende la sua coincidenza.

Anche Roberto Procelli è a Bologna. Viene da San Leo di Anghiari,Arezzo. E’ partito soldato. 121 Battaglione di artiglieria a Bologna. Ora si trova lì, sotto la pensilina, ad aspettare il suo treno di ritorno. Si mette sotto il vecchio orologio della stazione. Lancette che segnano il tempo, e treni in arrivo, e nuove partenze.



Lo può vedere quel fiume di gente, di treni in transito che si intersecano lungo binari affollati, di grida di venditori di panini e bibite. Del resto è il 2 agosto e un Paese vuole andare al mare. Le carrozze sono stipate fino all’inverosimile. C’è chi entra dalle porte. Enormi valige passano dentro a pochi centimetri di finestrini aperti. Una ressa. In biglietteria c’è una coda che non si vedeva da tempo, tutti spingono, i posti sono pochi, chi ha prenotato, chi non avrà mai un biglietto quel giorno.



I bambini non conoscono le regole degli adulti. Figuriamoci in una stazione d’agosto, in mezzo a quel chiasso è come sentirli. Scappano, si nascondono poi si riprendono e si rincorrono. Una danza che può andare avanti fino all’infinito. "Dai.....non mi prendi....non sai correre". I genitori non riescono proprio a tranquillizzarli. Ci sono i fratelli danesi Eckhardt, 14 anni e Kai Mader ,8 anni, un bambinone dalla faccia tonda. Margherete Mader, 39 anni, è la loro madre. I bambini corrono....corrono....senza sosta.

Nella sala entra un uomo con una borsa-valigia in mano, di quelle con la cerniera e piedini metallici. Si guarda intorno, tutti parlano, fumano, leggono. Non badano a quello che accade. Non prestano granché attenzione. Nessuno lo vede, nessuno lo scorge tra tanti volti. Un sospetto, una circostanza, una testimonianza. Niente. L’uomo piazza la valigia sul tavolino portabagagli, a cinquanta centimetri dal suolo, accanto al muro portante della sala, il timer è già azionato, puntato su dei numeri, 10,25.

Dieci minuti. Poi la strage. Venti, venticinque chilogrammi di esplosivo gelatinato Compound B, di tipo militare, compresso in una valigia, di aspetto normale. 10,25. Un vento forte spazza via ogni cosa, un tornado violento, più forte di un terremoto, qualcosa che ha il sapore della morte e di cose bruciate, di vecchi boati, e urla, e grida, polvere, fumo, odore di braccia. Una sala d’aspetto di seconda classe si è sbriciolata come fanno quei castelli di sabbia quando c’è l’alta marea, è entrata in quella di prima classe e ha travolto ogni cosa.

Centinaia di metri cubi di terra, travi lunghe duecento metri, pensiline in acciaio, traversine, sassi, binari troncati di netto, frammenti di rotaie, enormi blocchi di cemento armato ridotti a minuscoli pezzetti, con dentro uomini, donne, bambini, ragazzi, anziani, due carrozze del treno straordinario 13534 Ancona-Basilea, il ristorante Cigar, e ancora speranze, discorsi, progetti, sogni di una vacanza promessa solo per un’estate. Un onda lunga di tutto questo si é riversata in meno di un secondo nella piazza della stazione, verso il binario 1, infilata laggiù nel sottopassaggio. Un mondo compatto, fatto di cose e persone che poco prima erano vive, è venuto giù, sfaldato e si è dissolto. E in quel macello l’orologio si è fermato. 10,25. 85 morti, 200 feriti.

Strage alla stazione di Bologna. Sentenza della Corte di Cassazione.

Ergastolo per i neofascisti dei Nar Francesca Mambro e Valerio Fioravanti. Sette tribunali accertano che sono gli autori della strage. Dai 7 ai 10 anni di carcere per il capo della loggia P2 Licio Gelli, il faccendiere Francesco Pazienza, i vertici del Sismi, Pietro Musumeci e Giuseppe Belmonte. Sono i personaggi che hanno depistato le indagini.

Provate a chiedermi dove sono queste persone…
Oggi sono tutti liberi.



























LE RADICI DEL FUTURO



“………3,7,6,8,14,16,19,20,21,23,24,44,66,72. Anni vissuti che non sono numeri per statistiche. Scoprono che quella targa ha un'anima e a volte parla. Quelle parole spezzate è come se volassero. Ancora oggi, dopo che il tempo ha fatto il suo corso. Intorno a Bologna i treni compiono gli stessi percorsi. Sul primo binario c'é un signore con il grembiule bianco che vende panini e caffè. La locomotiva decelera, frena, si ferma, scarica passeggeri mentre altri rimangono affacciati al finestrino. Proprio come il 2 agosto 1980. Se ti metti dall'altra parte del vetro della sala d'aspetto puoi osservare i volti di chi passa veloce e di quanti si fermano e ricordano. Laura è un'insegnante di Modena. Tiene per mano due bimbi. Quel viaggio è una promessa mantenuta. Sull'Appennino Tosco-Emiliano, a Porretta Terme c'è un campeggio. I bambini scendono dal treno e Laura li porta a bere al bar. Quaranta minuti li separano dalla coincidenza con il locale Bologna-Firenze. Passano cantando davanti a quella lapide ma Laura si ricorda che oggi è il 2 agosto. E si mette proprio davanti a quella lista di nomi che non ci sono più e che non ha mai conosciuto. Ales, Alganon, Avati, Barbaro, Basso, Bandouban, Bergianti, Bertasi, Betti, Bianchi, Bivona, Bonora, Bugamelli, Burri........ Sono 85 i morti della strage. A quei bimbi che vanno in vacanza, Laura racconta:



"Era un giorno d'agosto proprio come oggi. Qui c'erano centinaia di persone che andavano in vacanza, come noi adesso. A un certo punto lo scoppio di bomba li ha travolti, uccisi. Molti di loro erano bimbi, come voi".


I due fanciulli la stanno ad ascoltare, in silenzio, impietriti. Uno si mangia le unghie, l'altro guarda verso i binari. Per pochi secondi hanno la sensazione di non essere immortali. Laura rimane ancora sotto la pensilina del primo binario ma l'altoparlante annuncia il treno per Firenze. Così prende i bambini e se ne va. Spariscono dietro all'angolo dell'ala della stazione dove partono i treni locali. Almeno Laura ha gli occhi della memoria ”.

Per non dimenticare, grazie.
Para no olvidar, gracias

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LA STORIA E LA MEMORIA
by DANIELE BIACCHESSI Friday, Aug. 13, 2004 at 11:24 AM mail:

Si é concluso il tour CUBA 2004 del giornalista e scrittore Daniele Biacchessi con il suo reading "La storia e la memoria. L'Italia delle verità negate".Il monologo, narrato in spagnolo, é stato portato in scena due volte a L'Avana (Parque Almendares e Fragua Martiana), alla Casa della Cultura di Trinidad e al Teatro di Niquero. Ovunque l'interesse é stato alto, non solo da parte dei novanta partecipanti al viaggio di solidarietà organizzato da Arci Metromondo di Milano, ma anche dei molti cubani presenti che hanno seguito la narrazione attraverso il testo distribuito. Al Parque Almendares di L'Avana, il 20 luglio, l'esibizione é avvenuta davanti ad un pubblico misto di giovanissimi e di quaranta-cinquantenni. Più selezionato era il pubblico della Casa della Cultura di Trinidad: i direttori hanno applaudito e ringraziato per il lavoro di sintesi e di teatro-musica di Daniele Biacchessi. A Santiago lo spettacolo non è andato in scena per impedimenti tecnici di difficile comprensione per un occidentale. Ma il vero successo é giunto al teatro di Niquero. Oltre alla narrazione e alla musica, sono state proiettate le immagini delle stragi a Sant'Anna di Stazzema, stazione di Bologna, Piazza della Loggia a Brescia. Il bis finale era l'ultima canzone-poesia "Somos in cinco mil", scritta da Victor Jara, l'11 settembre 1973,allo stadio di Santiago del Cile, prima di essere ucciso dagli aguzzini di Pinochet. Infine, lo spettacolo é stato seguito da un centinaio di cubani a Fragua Martiana, nel popolare barrio di San Lazaro, grazie all'interessamento di Froilan Gonzales, scrittore e intellettuale di L'Avana. In conclusione, é stata un'esperienza indimenticabile.

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LA STORIA E LA MEMORIA. TESTO IN SPAGNOLO
by DANIELE BIACCHESSI Friday, Aug. 13, 2004 at 11:36 AM mail:

La historia y la memoria
La Italia de las verdades negadas.

UNA FOTOGRAFIA

Agosto del 1994. Santa Anna di Stazzema es un pequeño pueblecito de montaña, en la Provincia de Lucca, en Toscana. La historia parte de una foto en blanco y negro, un poco desteñida, refleja un grupo de pequeños que juegan alegres delante al parque de la escuela. Cantan y rièn felices, se tienen de la mano y hacen una rueda: Las niñas vestidas de blanco, con los delantales limpios y los sombreritos en la cabeza. Los niños con la camisa, los pantalones cortos y las trabillas.

<< Giro giro tondo, casca il mondo, casca la terra, tutti giù per terra>>

Momentos antes habìan escrito sus sueños en hojas de papel. Pocas lineas, frases de niños que viven despreocupados dentro de sus juegos mientras alrededor la guerra de los grandes destruye y divide el mundo.

<<Sueño, sueño de hacerme mèdico para ayudar a las personas. Sueño de ver el mar porque desde acà arriba està lejos. Sueño, sueño de llegar a viejo como mi abuelo. Sueño de hacer el pan con mi abuela. Sueño, sueño y aùn sueño que corro en el bosque con mi perrito>>

Pero el 12 de agosto de 1944, esos sueños de niños vinieron quebrantados de algo màs grande que ellos, algo que tenìa que ver con la muerte y la violencia de los grandes. Los cohetes iluminaron el cielo de rojo. Despuès llegaron los soldados nazistas de las SS de la 16ma divisiòn Himmler.
Entraron a Santa Anna di Stazzema acompañados de italianos facistas con camisa negra.Quemaron las casas, destruyeron las iglesias, el municipio. Al final se contaron 560 muertos. Pocas personas lograron sobrevivir a esa matanza.

Si ustedes van a Santa Anna di Stazzema hay una targa en la plaza principal :
<< En este lugar la guerra arranccò a los niños de las rondas.>>

Aquella foto de niños que corren y rien sin preocuparse de las cosas del mundo, conserva aùn hoy el sentido de la historia y de la memoria. Todavìa hoy, despuès del tiempo que ha pasado. Escribìa Cèsar Pavese:
<< Ahora que he visto que cosa es la guerra, sé que todos, si un dìa se terminara, deberìan preguntarse : < Y de los caìdos que hacemos? Porque estan muertos? Yo no sabrìa que cosa responder. No ahora, al menos- No me parece que los demàs lo sepan. Porque lo saben solo los muertos, solamente para ellos la guerra se acabò de verdad.>>


EL ARMADIO DE LA VEGUENZA

Saben ustedes cuantas cosas se pueden amontonar en un armadio? Prueben a imaginarlo. Un armadio que se ha quedado olvidado dentro un edificio del año ‘500, a Roma, sede de la Fiscalia General Militar. Un armadio con las puertas contra la pared, serradas a llaves, protegido de una reja y un candado. En mayo del 1994 algunos obreros estaban trabajando en dicho edificio, se dieron cuenta de la presencia de ese armadio. Lo abrieron y saliò a la luz lo que quedaba de la memoria italiana.
695 fascìculos, amontonados unos arriba de los otros. Un registro compuesto de 2273 voces anotaba el contenido de aquel material en modo riguroso, preciso, ordenado. Estaban los testimonios de los sobrevividos a los estragos de los nacistas y de los fascistas. Estaban los nombres de los culpables. Al nùmero 1 la massacre de las Fosas Ardeatine en Roma. A la cabeza Herbert Kappler, seguido del nombre de otros asesinos. Estaba Erich Priebke y Carl Hass. Y estaban aquellos que golpearon a Marzabotto, Fivizzano y a Santa Anna di Stazzema y en centenares de pueblos y ciudades italianas entre el 1944 y el 1945. Todo ordenado con una puntillosidad casi encomiable en una historia de verdadera injusticia, la injusticia màs tremenda que un pueblo pueda sufrir. Fuè una carniceria. Nazista y fascista, SS y “republiquinis” de Salò hicieron miles de victimas. Gente sin armas, civiles que huìan de la guerra. La mayor parte mujeres, niños y ancianos, pequeños en pañales todavìa. No fueron represalias. La exacta definiciòn es homicidios. Como fu posible esconder por todo este tiempo una verdad tan importante e incomoda? Quièn decidiò el traslado de aquellos fasciculos?
Saben cual es la verdad? Esos fascìculos que se quedaron sepultados por casi cincuenta años traìan dos cuños: Comando aleado y Comando Alemàn. Archivados para siempre en nombre del tratado de Yalta y de la reparticiòn del mundo. Un silencio culpable de los gobiernos italianos que se alternaron hasta el 1994 y que en nombre de aquellos acuerdos han tenido escondido la historia del paìs a sus ciudadanos. Pero alguièn en el 2004 conserva las investigaciones sobre los estragos nazi- fascistas en Italia desde el 1944 al 1945. El Fiscal General de la Spezia Marco de Polis. Un dìa me contò:
“ unos meses atràs escuchè un testigo de los hechos. Escondido en un bosque cerca de Marzabotto, viò ametrallar a su madre y la hermana junto a otras 170 personas. Terminaremos las investigaciones en este año, si antes no mueren los imputados. Trato de no pensar en eso demaciado, pero la verdad es que estoy haciendo una Norimberga italiana, con 60 años de atraso. Dos años atràs, antes de comenzar las investigaciones, hubiera dicho que todo este trabajo no tenìa mucho sentido. El ejercicio obligatorio de la funciòn penal, hubiera dicho como magistrado. Despuès conocì los sobrevivientes, las victìmas y sus verdugos. Y cambiè idea. Este enorme trabajo es ùtil. Es civil. Es un modo para rendir homenaje al dolor de personas que no tuvieron la posibilidad de tener justicia de parte del Estado.


MENSAJES

Las bombas traen mensajes. Muchas veces estan escondidos. Velados, no declarados. A veces ni siquiera se entienden. Del resto los atentados en tiempo de paz meten miedo, dividen el paìs, cierran el diàlogo entre las fuerzas polìticas y los parlamentarios, blocan el desarrollo de una democracia cumplida, golpean victìmas inocentes, hacen sentir a todos màs bulnerables, y sobre todo apagan las luces de las casas. Cada bomba, però, contiene una huella digital imborrable. No siempre es fàcil llegar al su còdigo genètico, pero a menudo se logra. Sirven laboratorios, pericias, profesionalidad. De todas maneras se necesita tiempo, paciencia y mucha suerte. Luego aquella huella que se queda en cada artefacto se convierte en una marca de fàbrica. El mensaje de las bombas estalladas en Italia desde el 1969 hasta hoy es algo màs que una prueba. Ahora no sirven anàlisis. Es suficiente querer entender.


PROCESO A LA HISTORIA

Aula de maxima seguridad de la càrcel de San Victore, 30 de junio 2001. La campana del proceso a la historia suena a las 4.05 pm. En aquel momento que antecede la lectura de la sentencia, es como oir las emociones que se siguen en el aula. Las esperanzas de los familiares de las victìmas, de los acusados y de la parte civil, las angustias y las dudas de los abogados defensores.

Estrago de Plaza Fontana, 12 de diciembre 1969, 16 muertos, 88 heridos. 32 años despuès. El Presidente de la segunda Corte de Assise de Milano, Luigi Martino es un hombre con el pelo gris. Debe haber vito muchas cosas antes de aquel proceso. Por meses ha escuchado neofascistas, hombres unidos a lo Servicios Secretos, generales, maniobreros. Martino leè la sentencia.

Los militantes de Orden Nuevo (organizaciòn facista), Delfo Zorzi, Carlo Marìa Maggi, Giancarlo Rognoni condenados a cadena perpetua. Dos años a Stefano Tringali por complicidad con Zorzi. Absoluciòn para el colaborador de la justicia Carlo Digilio.

Sin embargo solo tres años despuès esa sentencia viene cambiada. Los arrepentidos reconocidos como creibles en el proceso de primer grado, ahora para los jueces de segundo grado mienten. Porquè despuès de tantos años no se quiere hacer luz sobre los estragos italianos? Cuales verdades indecibles estan detràs de esos atentados?

ME PIDEN HECHOS Y NOMBRES?

Me piden hechos y nombres?

El 12 de diciembre de 1969 estalla una bomba en el Banco Nazional de la Agricultura en Milàn, 16 muertos y 88 heridos. Otra viene colocada en la sede del Banco Comercial. Posee las mismas carcterìsticas de la primera pero no estalla. Otros ordiños vienen colocados en el pasaje subterràneo del Banco Nazional del Trabajo en Roma. Trece heridos. Bombas de potencia elevada golpean el Altar de la Patria y el ingreso del Museo del Risorgimiento en Roma. Cuatro heridos. Los investigadores encaminan las investigaciones hacia los anàrquicos. Ochenta detenidos y arrestados. Entre ellos estaban el ferroviario Giuseppe Pinelli y el bailarìn Pietro Valpreda. Pinelli se cayò del cuarto piso de la Fiscalìa de Milano durante un interrogatorio. Años despuès los jueces escribirìan que Pinelli tuvo un patatùs. Que corage...Valpreda fue encerrado en una càrcel hasta el 1972. Inocente. Pasan los años y la magistratura toma la pista justa. Los portafolios que contienen el explosivo del 69 fueron comprados por Franco Freda y Giovanni Ventura, fascistas de Padova. Aflora un plan que debe terminar en un intento de golpe de Estado militar.

Y alguièn lo organiza realmente, la noche del 8 de diciembre de 1970. Es el princìpe Junio Valerio Borghese. Repartos del ejèrcito estan ya operativos, asì como hombres de Avanguardia Nacional y de Orden Nuevo pero el ministro del Interior Mariano Rumor no da el via libre. Años despuès se supo que Licio Gelli, Gran Maestro de la logia Masonica P2 tenia que raptar el entonces Presidente de la Repùblica Giuseppe Saragat.
El 22 de julio de 1970 estalla una bomba en el tren “Flecha del Sur” en Gioia Tauro pero los investigadores dicen que ha sido un accidente. No se haràn investigaciones hasta el 1993. La bomba fue colocada por dos criminales calabreses. El dinero provenìa del Comitè de acciòn de la provincia de Reggio, formado por representntes y parlamentares del Msi.

Y aùn. 31 de mayo de 1972. Vincenzo Vinciguerra es un militante de Orden Nuevo. Organiza un atentado contra los carabinieres. Llama los militares por telèfono: se està quemando una màquina. Los carabinieres llegan a Peteano di Sagrato. Se acercan a una màquina modelo 500 rellenada de triol. Abren la puerta... tres carabinieres saltan en aire.

7 de abril 1973. El fascista Nico Azzi hace estallar entre sus piernas un ordiño en el tren Torino- Roma. Algunos testigos lo habìan visto caminando entre los vagones con una copia del periòdico “Lucha Continua” (periodico de la izquierda extrema) en la mano.

17 mayo de 1973. Gianfranco Bertoli, se acuerdan que decìa que era anàrquico pero pertenecìa a los servicios secretos. Tira una granada delante de la Fiscalìa de Milan. 4 muertos. El proyecto debìa terminar en otro intento de golpe de Estado en el 1974. Y saben quièn era el hombre que guiaba el golpe? Edgardo Sogno, el partisano blanco ese que cada 25 de abril viene rehabilitado del Presidente del Consejo Silvio Berlusconi, inscrito a la logia masonica P2 y amigo de Licio Gelli.

Me pidieron hechos y nombres. Algunos los he revelados. Es el neofascista Vincenzo Vinciguerra, se acuerdan?, reo confeso en el estrago a Peteano di Sagrato, in Friuli.

“Los estragos que han ensangrntado Italia a partir del 1969, pertenecen a una unica matriz organizativa. Dicha estructura obedece a una lògica segùn la cual las direcciones salen de Aparatos inseridos en las Instituciones y para la exactitud en una estructura paralela y secreta del ministerio del Interior. Puedo indicar hoy los nombres de las personas. Se trata del gupo que diò vida o adheriò sucesivamente al Centro Estudio Orden Nuevo de Pino Rauti. Dicho grupo tiene su sede en Veneto, pero naturalmente ha actuado tambèn en Roma y Milàn. Està integrado, entre otros , por estas personas: a Trieste por Francisco Neami, Claudio Bressan y Manlio Portolan, en Venecia y Mestre por Carlo Maria Maggi, Delfo Zorzi y Giancarlo Vianello, en Verona por Marcelo Soffiati y Amos Spiazzi; en Treviso por Roberto Raho; en Padova està el grupo entero de Frnco Meda con Massimiliano Fachini y Aldo Trinco; en Trento està activo Cristiano de Eccher; en Milano Giancarlo Rognoni; en Udine Cesare Turco desde el 1973 en adelante; en Roma Enzo Maia Dantini y el grupo de Tivoli di Paolo Signorelli”.

Me pidieròn hechos y nombres, eh... Ahora està todo màs claro?

EL DìA QUE EN EL CIELO SE VIò VOLAR UNA BICICLETA

Brescia, 28 de mayo de 1974. El cielo no promete nada bueno. Entran en la Plaza de la Logia diezmil sindicalistas, obreros, estudiantes, desempleados, jòvenes y ancianos, caras de gente comunes. Los manifestantes esperan una seña, un gesto el señal de una protesta civil contra una violencia que ya dura desde semanas. Lo han jurado: aquellos atentado, aquellas bombas se tienen que acabar. Habla Franco Castrezzati de la Cisl. Son las 10.12 am. La lluvia inizia a caer copiosa sobre miles de paraguas abiertos, sobre los impermiables sobre los chalecos. Las suyas seran palabras atragantadas.

“Amigos y compañeros, trabjadores, estudiantes, estamos en la plaza porque en estos ultimos tiempos una serie de atentados de clara marca fascista ha puesto nuestra ciudad a la atenciòn preocupada de todas las fuerzas antifascistas. Y asì han venido a la luz hombres de primer orden que tienen relaciones con los atentadores de Plaza Fontana y del tren Torino – Roma, vienen tambièn a la luz bombas, armas, tritol, explosivos de todo tipo. Nos encontramos de frente a tramas entretejidas secretamente de quièn tiene los meios y los objetivos precisos. A Milano... Esten parados... este tranquilos, esten tranquilos. Esten en la parte interior de la plaza, el servicio de orden haga un cordon alrededor de la plaza, esten al interno de la plaza. Inviamos a todos a dirigirse debajo del palco, vengn debajo del palco, esten tranquilos, dejen el puesto a la Cruz Blanca, dejen el paso, dejen el pao a las màquinas, todos en Plaza de la Victoria, todos en Plaza de la Victoria”.

Plaza de la Logia, 28 de mayo 1974. Ocho muertos. 94 heridos, algunos graves. Cinco maestros, dos obreros, un jubilado. Ni siquiera una sonrisa, una sospecha, una palabra, ni siquiera una fracciòn de tiempo, cuanto basta para darse cuenta que en un cesto de la basura, debajo de los pòrticos de la plaza, hubo quièn colocò poco antes un ordiño de alto potencial. Al final morirìan al instante, en el dìa en que del polvo negro y amarillento hubo quièn viò volar incluso una bicicleta. Va para arriba, parece un extraño monstruo de metal. Se alza màs allà de las miradas de las personas, despuès se destroza en el asfalto.

EN EL TUNEL

80 kilometros separan Florencia de Boloña. En tren es màs o menos una hora de camino, pero dura una eternidad. Puedes ver un mundo dentro aquellos tùneles, anchos de una oscuridad intensa. Al final de un tunel hay otro màs. Desde Vernio a San Benedetto Val di Sembro hay un tunel, dieciocho kilometros, la màs larga de toda Italia.

El 4 de agosto de 1974 era un dìa soleado, caluroso. Yo estaba en la playa, sentado en una tumbona. Miraba el horizonte lejano, habìa quièn se bañaba, quien leìa, alguièn escuchaba la radio. Y en aquel agosto de 30 años atràs, un fragmento musical fuè interrumpido bruscamente y mandaron en honda la sintonìa de la ediciòn extraordinaria del noticiero radio. Dentro un vagòn de segunda clase ha estallado una bomba de alto potencial. Sucediò propio en el tunel ferroviario de San Benedetto Val di Sembro. 12 muertos y un centenr de heridos. Aquel dìa màs nadie entrò en el agua, mi padre se puso las manos en la cabeza e iniciò a fumar, los niños dejaron de gritar. Un largo silencio. El mismo que advertimos el 23 de diciembre de 1984, siempre a San Benedetto Val di Sembro en el tren ràpido 904. 15 muertos.

Por los estragos en los trenes Italicus y 904, aùn hoy no se ha hecho justicia.


SILENCIOS

Hay algunos silencios tan llenos de ruidos que muchas veces se anulan recìprocamente. Frases, acciones, gestos, miradas, la vida se ha congelado, hibernada, como aquellas estatuas de yeso que no tienen color, estan ahì immobiles, te miran, ya no tienen un alma pero hablan. Que cosa contienen dos minutos de tiempo despuès de un estrago? Hay silencios en los que las palabras no dichas suenan màs fuertes. Frases que retocan en la cabeza, claras y redondas, pellizcan la garganta, en el fondo de la lengua, aprietan fuerte sobre la laringe y chasquean, sonoras y sin voz, contra el paladar. Silencios en los cuales las palabras se transforman en gritos sofocantes. Como vidas suspendidas que no son màs cuerpo y espacio. En invierno, hay muchas mañanas frìas y grises en las que un grito es màs agudo y màs veloz que un dìa de neblina espesa. En verano hay ciertos dìas de primero de agosto, transparentes, calurosas, donde no hay razòn para que un grito no pueda hacer lo mismo. Y en el mar, cuando el sol se refleja en el agua, a la playa llegan las voces de barcos lejanos algunas millas, un grito corre sobre el reflejo y salta como piedras lanzadas entre las olas. Aquel grito lejano, desgarrador, indefenso, llega como un silbido agudo. Y hace el giro del mundo. Muchos lo perciben, fuerte y claro, potente como una bomba. Nada serà ya igual que antes.

VIDAS SUSPENDIDAS

2 de agosto de 1980, estaciòn de Boloña. Sergio Secci tiene 24 años. La noche antes llama por telèfono a sus padres, Torquato y Lidia: “ esta noche estoy en una fiesta. Mañana voy para arriba en Alto Adige, a Bolzano, cojo el expreso de las 8.18 am a Boloña. Tiene la voz tranquila, serena, calma pero aquel dìa no logra coger el tren, Un estupido atraso de pocos minutos. Se dirige a la oficina de informaciòn y descubre que otro tren està por llegar. Està anunciado para las 10.50 am. Espera el transbordo.

Roberto Procelli tambièn està en Boloña. Viene de San Leo di Anghiari, Arezzo. Saliò de alì soldado. 121 Batallòn de artillerìa en Boloña. Ahora se encuentra ahì, debajo de la marquesina a esperar su tren de regreso. Se pone debajo del viejo reloj de la estaciòn. Manecillas que marcan el tiempo, y los trenes en llegada y las numerosas salidas.

Puede ver ese rìo de gentes, de trenes en trànsitos que se intersectan a traves de los andenes atestados, de los gritos de vendedores de bocaditos y bebidas. Del resto es el 2 de agosto y un Paìs quiere ir al mar. Los vagones estan abarrotados hasta el inverosimil. Hay quièn entra por la puertas. Enormes malets pasan dentro a pocos centìmetros de las ventallinas abiertas. Una multitud. En la billeterìa hay una cola que no se veìa desde hace tiempo, todos empujan, los asientos son pocos, quièn ha reservado, quien no tendrà nunca un billete ese dìa.

Los niños no conocen las reglas de los adultos. Imaginense en una estaciòn en agosto, en medio a ese alboroto es como sentirlos. Escapan, se esconden despuès se cogen y se ensiguen. Una danza que puede seguir hasta el infinito. “ Dale... no me coges... no sabes correr”. Los padres no logran tranquilizarlos. Hay dos hermanos daneses Eckhardt, 14 años y Kai Mader, 8 años, un niñote de la cara redonda. Margherete Mader, 39 años, es su madre. Los niños corren... corren ... sin parar.

En la sala entra un hombre con una bolsa- maleta en la mano, de esas con el ziper y las patas metàlicas. Mira alrededor, todos hablan, fuman, leen. No se dan cuenta de lo que ocurre. No prestan mucha atenciòn. Nadie lo ve, nadie lo distingue entre tantas caras. Una sospecha, una circunstancia, un testimonio. Nada. El hombre coloca la maleta en la mesita porta. Equipajes, a cincuenta centìmetros del suelo, al lado de la pared portante de la sala, el timer està ya activado, puntado en los nùmeros, 10.25 am.

Diez minutos. Luego el estrago. Veinte, venticinco kilogramos de explosivo gelatinado Compound B, de tipo militar, comprimido en una maleta de aspecto normal. 10.25 am. Un fuerte viento barre cada cosa, un tornado violento, màs fuerte que un terremoto, algo que tiene el sabor de la muerte y de cosa quemadas, de viejos estruendos, y gritos, polvo, humo, olor de brazos. Una sala de espera de segunda clase se ha desmenuzado como hacen lo castillos de arena cuando la marea està alta, entrò en aquella de primera clase y arrasò con todas las cosas.

Centenares de metros cubos de tierra, vigas largas docientos metros, marquesinas de acero, traviesas, piedras, andenes troncados de neto, fragmentos de raìles, enormes bloques de cemento reducidos pequeños pedacitos, con dentro hombres, mujeres, niños, muchachos, ancianos


LAS RAICES DEL FUTURO

“............3,7,6,8,14,16,19,20,22,23,24,44,66,72. Años vividos que no son nùmeros para estadisticas. Descubren que aquella targa tiene un alma y a veces habla. Aquellas palabras despedazadas es como si volaran. Todavìa hoy, despuès que el tiempo ha seguido su curso. Alrededor de Boloña los trenes hacen los mismos recorridos. En el primer andèn està un señor con el delantal blanco que vende bocaditos y cafè. La locomotora descelera, frena, se para, descarga pasajeros mientras otros se quedan pegados a las ventanillas. Propio como el 2 de agosto de 1980. Si te pones de la otra parte del cristal de la sala de espera puedes observar las caras de los que pasan veloces y de cuantos se paran y recuerdan. Laura es una maestra de Modena. Tiene cogidos de las manos dos niños. Ese viaje es una promesa mantenida. Encima del Apenino Tosco – Emiliano, en Porretta Terme hay un campismo. Los niños se bajan del tren y Laura los lleva al bar a que tomen algo. Cuarenta minutos los separan del transbordo con el local Boloña – Firenze. Pasan cantando delante a aquella làpide, pero Laura se recuerda que hoy es 2 de agosto. Y se pone propio delante a la lista de esos nombres que ya no existen y que no han conocido nunca. Ales, Algano, Basso, Banduan, Bergianti, Bertasi, Betti, Bianchi, bivona, Bonora, Bugamelli, Burri.... Son 85 muertos del estrago.


A aquellos niños que van de vacaciones, Laura les cuenta: “ Era un dìa de agosto propio como hoy. Aquì estaban centenares de persona que iban de vacaciones, como nosotros ahora. De momento el estallido de una bomba los aplastò, muertos. Muchos de ellos eran niños, como ustedes” Los dos muchachitos la escuchan en silencio, petrificados. Uno se come las uñas, el otro mira hacia los andenes. Por pocos segundos tienen la sensaciòn de no ser inmortales. Laura se queda aùn bajo la marquesina del primer andèn pero la bocina anuncia el tren para Firenze. Y asì coge a los niños y se va. Desaparecen detràs del àngulo del ala de la estaciòn donde salen los trenes locales. Al menos Laura tiene los ojos de la memoria”.

Para no olvidar, gracias



























































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































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