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	<title>Nueter &#187; n. 7</title>
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	<description>Foglio di agitazione anarchica di Bologna e provincia</description>
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		<title>Sacrosanta Frocessione</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Dec 2011 14:48:51 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Per secoli le gerarchie religiose hanno dominato la società, derubato i  contadini, bruciato «streghe», «giudei» ed «eretici», fatto il bello e il  cattivo tempo, e ancora oggi gli alti ecclesiastici sentono una viva nostalgia per i bei tempi andati. Così, basta che il Comune di Bologna ammetta nella Consulta per la famiglia anche associazioni non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Per secoli le gerarchie religiose hanno dominato la società, derubato i  contadini, bruciato «streghe», «giudei» ed «eretici», fatto il bello e il  cattivo tempo, e ancora oggi gli alti ecclesiastici sentono una viva nostalgia per i bei tempi andati. Così, basta che il Comune di Bologna ammetta nella Consulta per la famiglia anche associazioni non cattoliche perché l’arcivescovo Caffarra si stracci le vesti contro tutto quel che non è «rapporto monogamico tra persone di sesso diverso». Allo stesso modo, basta che un anziano intellettuale comunista scelga una morte assistita in Svizzera, perché vescovi e integralisti cattolici strillino insulti, veti e divieti. E se potessero, ci metterebbero di nuovo sopra i loro roghi purificatori.<br />
Non è un caso che l’anticlericalismo sia una delle più antiche e radicate tradizioni europee, floridissima già nel Medioevo quando si recitava in piazza il <em>Sanctum evangelium secundum marcas argenti</em> (cioè il Vangelo secondo i marchi d’argento, per far capire a cosa miravano i preti… di allora), florida sempre in ogni angolo dell’Europa cristiana per chi ha avuto cari i valori della libertà, della festa, dell’uguaglianza, della comprensione del reale. L’anticlericalismo ha avuto sempre un bisogno costitutivo di avvicinare beffardamente all’occhio i fulgidi misteri dell’autoritarismo religioso.</p>
<div class="wp-caption alignleft" style="width: 264px"><a href="http://www.myspace.com/adoart"><img class="   " title="Pigs" src="http://a2.ec-images.myspacecdn.com/images01/68/7f8284a73252f1c38f4a9cbd490c1eb8/l.gif" alt="Kardinale in Purgatorio" width="254" height="326" /></a><p class="wp-caption-text">by A.D.O.</p></div>
<p>Dante mette un sacco di pontefici cattolici all’Inferno, uno o due in Purgatorio, nessuno in Paradiso, e rimprovera alla Chiesa — con lungimiranza profetica — di «puttaneggiar coi regi» (cioè con il potere politico). Non parliamo poi del Decameron di Boccaccio, dove preti, frati, suore, abati e abbadesse derubano i poveri, s’ingozzano di cibo, si sbronzano e praticano tutte le forme della sessualità che non piacciono a Caffarra.<br />
E si potrebbe continuare…<br />
Ora, il (post?)fascista Galeazzo Bignami (figlio ed erede di un noto neofascista bolognese) ha chiesto al Prefetto di vietare la Frocessione dell’8 dicembre: «Fermate la Frocessione! Offende la Chiesa e il Papa». Se fosse conseguente, Bignami junior dovrebbe chiedere alle autorità di togliere dalle biblioteche comunali i Carmina burana, Dante, Boccaccio, Machiavelli e tutti quei numerosissimi autori che commettono vilipendio contro la Chiesa e i Papi e che costituiscono, come dice Bignami junior, «un’ignobile provocazione rivolta alla Città di Bologna, alla Comunità Cattolica e a tutti i bolognesi».<br />
In realtà, il discorso andrebbe rovesciato: «Fermate la Chiesa, il Papa e monsignor Caffarra! Offendono la Frocessione». Sono infatti le ragioni speculative dell’Azienda vaticana che rappresentano, oggi come nel passato, un’offesa alla libertà di tutti e tutte, un impoverimento delle risorse sociali, un appiglio per tutti i fascisti e tradizionalisti che pretendono di imporre le loro fantasie autoritarie.<br />
Empio e offensivo è monsignor Caffarra e i suoi emissari politici, sacrosanta la Frocessione!</p>
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		<title>Per una camera del lavoro autogestita</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Dec 2011 14:18:45 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Come laboratorio sul lavoro — nato all’interno del movimento degli “insolventi” bolognesi sulla proposta di costruire una Camera del Lavoro autogestita — stiamo ragionando sulle possibilità di creare un luogo autogestito in cui affrontare le esperienze della condizione di vita e lavoro, precarietà o disoccupazione di chi affronta questo periodo. La priorità è quella di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Come laboratorio sul lavoro — nato all’interno del movimento degli “insolventi” bolognesi sulla proposta di costruire una Camera del Lavoro autogestita — stiamo ragionando sulle possibilità di creare un luogo autogestito in cui affrontare le esperienze della condizione di vita e lavoro, precarietà o disoccupazione di chi affronta questo periodo.<br />
La priorità è quella di interconnettere diverse esperienze di lavoro, vita precaria e lotta. Per creare delle reti di solidarietà attiva. Con questo intendiamo un processo di riconoscimento reciproco e collettivo che possa sviluppare pratiche di lotta concrete e condivise.<br />
Con la consapevolezza che non partiamo da zero ma da una serie di esperienze già esistenti, ci proponiamo un approccio basato sull’orizzontalità del confronto e l’arricchimento reciproco, per costruire uno spazio in cui non ci siano utenti e fornitori ma soggettività in grado di autodeterminare i propri percorsi di lavoro ed esistenza, e allo stesso tempo essere in grado di supportarsi reciprocamente e di costruire nuove pratiche conflittuali.<br />
Questi i cardini del nostro progetto:<br />
1) Interconnessione. Connettere ciò che c’è (dalle realtà dei sindacati conflittuali e/o di base alle attività che si sviluppano nei “centri sociali” o negli spazi di movimento — sportelli, punti di ascolto, collettivi e coordinamenti) e ciò che non c’è (la molecolarità degli individui sconnessi e resi succubi anche per mezzo della divisione e dell’isolamento, sia indotto dalla leggi e dai contratti, sia percepito per cultura, mancanza di solidarietà o consuetudine alla delega)<br />
2) Solidarietà attiva. L’esempio della partecipazione al picchetto antisfratto è un paradigma; è un obiettivo quello di diffondere queste pratiche che permettono la ricomposizione e la costruzione di fronti di lotta più ampi.<br />
3) Metodo orizzontale. Il “non ci rappresenta nessuno” non è un grido lamentoso: è un metodo ed un programma di lavoro; pensiamo possibile costruire nuovi spazi ed iniziative di lotta a partire dal superamento della delega; dalla presa in mano delle nostre responsabilità e dei nostri destini.<br />
4) “Sportello legale” e luogo di ascolto e socializzazione. Attivare le competenze che esistono — riprendendo il criterio delle connessioni — per dare a tutte e tutti gli strumenti necessari per affermare la propria dignità; costruire un sapere consapevole che permetta di immaginare autonomia; attivare auto-inchiesta per aumentare la consapevolezza; rompere l’atomizzazione degli individui; l’esempio dell’incontro con alcuni collettivi<br />
di lavoratrici e lavoratori che si è svolto al VAG61 è una indicazione di lavoro.<br />
5) Ricerca di pratiche conflittuali da applicare agli ambiti lavorativi e non che possa dare la possibilità a soggetti sociali differenti di poter portare avanti delle lotte comuni e/o coordinate.<br />
6) Spazio inizialmente itinerante ma con una necessità di stabilità nel momento in cui si inizia con le attività nella fase di confronto ci si può vedere “ovunque” negli spazi sociali cittadini; ma nel momento nel quale si cominci ad operare pubblicamente la questione di un luogo pubblico è fondamentale; siamo consapevoli del dibattito generale sull’utilizzo degli spazi ma sottolineiamo l’urgenza di dare sbocco all’uso permanente di uno spazio che sia sempre quello.<br />
L’indirizzo email per scrivere al laboratorio lavoro è:<br />
lablavoro@autistici.org<br />
per leggere i report delle assemblee vedi il <a title="Blog di Santa Insolvenza" href="http://santainsolvenza.noblogs.org" target="_blank">Blog di Santa Insolvenza</a></p>
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		<title>All’assalto di Equitalia</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Dec 2011 14:08:37 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Attilio Befera è sicuramente uno dei volti più rappresentativi della interdipendenza fra capitalismo finanziario e apparato burocratico dello stato. Presidente di Equitalia SPA, la società concessionaria del servizio di riscossione delle imposte, dopo aver speso una vita nei consigli di amministrazione delle c.d. banche d’affari (quelle che come clienti hanno solo le grandi imprese), è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Attilio Befera è sicuramente uno dei volti più rappresentativi della interdipendenza fra capitalismo finanziario e apparato burocratico dello stato. Presidente di Equitalia SPA, la società concessionaria del servizio di riscossione delle imposte, dopo aver speso una vita nei consigli di amministrazione delle c.d. banche d’affari (quelle che come clienti hanno solo le grandi imprese), è oggi per ruolo e per vocazione la vera bestia nera dell’insolvente.<br />
Da anni ormai ha reso il sistema di riscossione “efficiente”, nel senso che il fisco si abbatte senza pietà sul più povero — per il quale l’insolvenza è l’anticamera della miseria nera — ben prima che sui grandi capitali, generalizzando l’applicazione di regole uguali in contesti assolutamente diversi.<br />
Da questo metodo è informata la ratio della riforma contenuta nella “manovra correttiva” di Luglio, in vigore dal 1° di Ottobre.<br />
Una riforma di gravità pari solo al silenzio tombale in cui è passata.<br />
In sintesi. L’accertamento della pubblica amministrazione, cioè l’atto che dichiara l’insolvenza del contribuente, diventa immediatamente esecutivo, affidando subito ad Equitalia la scelta sul come giustiziare la vittima: sfratto?ipoteca?pignoramento?<br />
Viene abolito il passaggio amministrativo che richiedeva a seguito dell’accertamento l’ iscrizione al ruolo dell’imposta non pagata, meccanismo che assicurava una certa garanzia al contribuente e ritardava l’esecuzione forzata di alcuni mesi. E proprio questo è il punto tanto centrale quanto sottile della nuova legge: attuare l’esecuzione con la medesima celerità per chiunque, famiglia indigente come multinazionale, è atto di sopruso e sprezzo — l’ennesimo — che ci riporta senza appello ad una logica medievale di riscossione del tributo, quella del re e del suddito. E’ infatti evidente come il cancellare l’iscrizione al ruolo, cioè il lasso temporale di diversi mesi intercorrente fra accertamento ed esecuzione, significhi mettere l’insolvente immediatamente sul lastrico senza “concedergli” la possibilità di riparare ad una condizione vitale già precaria.<br />
Risulta però che Equitalia SocietàPerAzioni non sia invincibile.<br />
Cominciano a svilupparsi esperienze che ci dimostrano quanto la solidarietà sia un’arma affilata, capace di mettere in crisi il peggiore dei nemici. Viene da un gruppo di donne sarde la prima vittoria schiacciante. Con uno sciopero della fame iniziato da alcune di loro a Cagliari davanti al palazzo della regione, e immediatamente seguito da centinaia di donne su tutto il territorio insulare, sono riuscite a sottrarre dal cappio di Equitalia le loro case, le loro botteghe e il futuro dei loro figli. E’ la loro forza ad indicare a tutto il movimento la strada giusta per la lotta: quella della determinazione e della solidarietà.</p>
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		<title>Costruire il presente dell’antifascismo</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Dec 2011 13:49:12 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Quella da sabato 20 a sabato 27 novembre è stata una settimana che ha visto anche a Bologna il riemergere delle formazioni fasciste. La crisi, il governo Monti e, probabilmente, la necessità di rilanciare la loro posizione all’interno del PdL in via di ristrutturazione postberlusconiana sono i motivi di insieme di questa riapparizione. Sabato 20 [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Quella da sabato 20 a sabato 27 novembre è stata una settimana che ha visto anche a Bologna il riemergere delle formazioni fasciste.<br />
La crisi, il governo Monti e, probabilmente, la necessità di rilanciare la loro posizione all’interno del PdL in via di ristrutturazione postberlusconiana sono i motivi di insieme di questa riapparizione.<br />
Sabato 20 al quartiere Barca, CasaPound ha tentato di saltare fuori dalle fogne, organizzando sotto malcelate spoglie la presentazione di un libro autoreferenziale sulla sua esperienza.<br />
La mobilitazione antifascista, lanciata dal Circolo Iqbal Masih, ha presidiato la sala dove si doveva svolgere l’infausta iniziativa, portando in extremis il sindaco in persona ad annullare l’iniziativa, per un cavillo di regolamento. Su questo punto meritano segnalazione le dichiarazioni di Merola che finalmente e chiaramente identifica CasaPound come organizzazione neo-fascista e giustifica l’annullamento dell’iniziativa proprio per il carattere fascista degli organizzatori.<br />
Era ora! Da anni gli antifascisti bolognesi denunciano questa presenza in città, prendiamo atto che anche l’amministrazione comunale se ne accorta, seppur con molto ritardo. Sabato 27 è la volta di Forza Nuova (come potevano mancare?). Annunciato un volantinaggio in piazza della Mercanzia – luogo caro ai forzanovisti, oltre che per la visibilità anche perché parte della sua “gloriosa” storia: nel 2008, il cantante del gruppo “nazirock” Legittima Offesa, Luigi Guerzoni, dirigente di Forza Nuova, insieme a due camerati, aggrediva e mandava all’ospedale due ragazzi “colpevoli” di avere un abbigliamento troppo “di sinistra” — anche in questo caso le autorità sono intervenute negando la piazza e spostando il presidio-volantinaggio in piazza Galvani.</p>
<div id="attachment_275" class="wp-caption alignleft" style="width: 220px"><a href="http://www.autistici.org/nueter/wp-content/uploads/2011/12/freccette-antifa.jpg"><img class="size-medium wp-image-275" title="freccetta antifa" src="http://www.autistici.org/nueter/wp-content/uploads/2011/12/freccette-antifa-210x300.jpg" alt="" width="210" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">By A.D.O.</p></div>
<p>Presidio che si è poi effettivamente svolto, contando qualche decina di teste rasate e doppiopetti. In questa occasione, la mobilitazione “spontanea” antifascista è stata onestamente insufficiente: solo una decina di compagni si sono presentati nelle vicinanze della piazza. Questi eventi ci portano, come antifascisti, a cogliere l’occasione per riflettere sullo stato dell’antifascismo oggi a Bologna. Se dal lato delle autorità possiamo registrare un timido interesse a negare agibilità alle formazioni neo-fasciste, dal fronte antifascista arrivano segnali discordanti. Se l’attenzione, e anche la volontà , di contrastare i fascisti in città è indubbiamente più ampia e diffusa di qualche anno fa, quando comunque le iniziative antifasciste vedevano la presenza di pochi compagni e portavano il movimento a trovare forme diverse di contrasto, quello che segnalano gli eventi di questa settimana è una carenza forte di coordinamento e cooperazione tra le diverse anime del movimento. Iniziative come quella della Barca hanno potuto realizzarsi e raggiungere un seppur minimo risultato solo grazie alla pronta risposta dei compagni del Circolo Iqbal Masih. Nessuno, o pochissimi, dei militanti degli altri gruppi cittadini ha partecipato.<br />
E se le forme più organizzate scontano una mancanza di partecipazione delle realtà organizzate, non va meglio per l’antifascismo “spontaneo”: le dieci persone che autonomamente si sono presentate in piazza contro Forza Nuova, con generosità e sincera attenzione al tema, non hanno potuto fare altro che presenziare all’infamia a causa della scarsissima partecipazione.<br />
La mobilitazione antifascista, che ad esempio in via Guerrazzi in occasione della notizia dell’apertura di un “circolo” di CasaPound, aveva sperimentato forme ancora diverse, con il lancio contemporaneo di più iniziative nella via, sconta oggi forse un minor investimento di energie al problema per via delle<br />
presenza di importanti movimenti sociali (evviva!) in città.<br />
A maggior ragione, riconoscendo l’assoluta importanza di investire energie in queste esperienze di contrasto alla crisi economica e alla macelleria sociale annunciata in forme diverse da nuovi e vecchi governi, ritorna d’estrema attualità la presenza di una qualche forma di coordinamento, cittadino e il più possibile ampio e variegato, che dedichi una parte del tempo e delle energie disponibili di tutt* all’iniziativa antifascista, che resta comunque diffusa e sentita come problematica in città. Nessuno vuole forzatamente riprendere il passato, sebbene ci sembri comunque intelligente<br />
non disperdere la ricchezza di pratiche, analisi e relazioni costruite negli anni. Si può ragionare sulle forme – coordinamento cittadino o passaparola organizzato – ma è necessario rimettere in comune la volontà di contrastare i nuovi fascismi che tentano di sfruttare la crisi come occasione di rialzare la<br />
testa e fare proseliti, e non ultimo di “scalare” posizioni all’interno dell’area politica del centro-destra. Ancora una volta, l’invito è di trarre un insegnamento dalla realtà degli eventi.</p>
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		<title>Why do we occupy? Sull’occupazione dell’Istituto d’Arte</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Dec 2011 13:39:33 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Nel quasi generale silenzio dei media mainstream tra ottobre e novembre diverse scuole bolognesi sono state occupate dagli studenti in segno di protesta contro la crescente opera di devastazione dell’educazione pubblica e del diritto allo studio, ma anche per denunciare l’attacco frontale contro tutti – studenti, lavoratori, precari, disoccupati – che le politiche di austerity [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>N<em>el quasi generale silenzio dei media mainstream tra ottobre e novembre diverse scuole bolognesi sono state occupate dagli studenti in segno di protesta contro la crescente opera di devastazione dell’educazione pubblica e del diritto allo studio, ma anche per denunciare l’attacco frontale contro tutti – studenti, lavoratori, precari, disoccupati – che le politiche di austerity stanno portando avanti senza pietà.</em><br />
<em>Una larga fetta degli studenti è disponibile a mettere in campo pratiche radicali, rifiutando anche la concertazione delle varie organizzazioni studentesche al traino della CGIL. A questo l’autorità risponde con la repressione: manganellate in piazza, minacce di presidi e professori, polizia e carabinieri chiamati a intervenire direttamente a scuola, denunce e rischi di 5 in condotta (e quindi la bocciatura). Con Berlusconi o con Monti nulla cambia: i bocconi da ingoiare anche per gli studenti sono sempre più amari, la situazione sociale è sempre più critica e le forze dell’ordine fanno il loro sporco lavoro, poco importa se a essere oggetto dei loro attacchi sono minorenni o ragazzi di nemmeno vent’anni. A questi studenti va tutta la nostra solidarietà. Pubblichiamo qui un comunicato del collettivo dell’Istituto d’Arte (ISART), dove a novembre i ragazzi hanno dato vita a sei giorni di un’occupazione matura e partecipata con laboratori di skating, arrampicata, pittura e serigrafia, pranzi sociali, assemblee di gestione e dibattiti su TAV, capitalismo e liberazione animale.</em></p>
<p><strong>Tutto va in malora, come possiamo cambiare le cose?</strong><br />
Per contrastare questo sistema non possiamo fare altro che creare disagio a chi ci sfrutta, proprio per farci sentire e chiedere a gran voce un cambiamento.<br />
Lo si fa anche bloccando flussi economici, ovvero il circolo di merci e danaro che permette alle caste di continuare a negarci la libertà.<br />
Per bloccare questi flussi possiamo occupare le strade, le stazioni, gli istituti finanziari ecc. uscendo dalle nostre scuole ed invadendo le piazze.<br />
<strong></strong></p>
<p><strong>E dentro le nostre scuole? Come dobbiamo agire?</strong><br />
È innegabile che manchino spazi liberi dedicati ai giovani, luoghi in cui dibattere, autorganizzarsi, collaborare e crescere insieme.<br />
Un luogo occupato è un luogo indubbiamente libero da qualsiasi gerarchia e una piattaforma di crescita personale e collettiva verso nuove lotte, per questo fa paura.<br />
Occupando una scuola possiamo creare coscienze discutendo e contemporaneamente mostrare che questo non è l’unico sistema possibile; a partire dalla nostra scuola possiamo dimostrare che ci sono metodi di gestione diretta efficaci, che impediscano ad un insieme di “Eletti” multimiliardari di gestire le sorti di un paese e del mondo.</p>
<p><strong>Ma la scuola è un bene, è giusto fermarla?</strong><br />
Durante l’occupazione le ordinarie lezioni sono interrotte, ma viene proposto un altro metodo didattico.<br />
In occupazione non c’è nessuno a zittirti, a impedirti di andare ai servizi, a importi i propri tempi e a obbligarti ad ascoltare, solo tu scegli le sorti del tuo presente e del tuo futuro. Le lezioni sono interrotte ma viene offerta l’occasione di imparare qualcosa di diverso dal solito, i problemi di oggi e del domani. La scuola attuale inoltre è strumentale a questo tipo di società ed economia, ti abitua a seguire i ritmi di una campana e ad obbedire a un capo, proprio come quando in fabbrica o in ufficio ti sfrutteranno, fermarla e farla gestire da chi la vive e non dal ministro di turno può davvero essere un reato?</p>
<p><strong>Ma quindi ad un occupazione che si fa? Come si tira avanti?</strong><br />
Un occupazione è un luogo libero in cui si fa tutto ciò che ci può sembrare utile e produttivo, senza danneggiare nulla. Durante l’occupazione possiamo organizzare gruppi di dibattito, gruppi di tipo artistico e creativo, cene e pranzi sociali a basso costo, possiamo chiacchierare tra noi a qualsiasi ora del giorno, possiamo vivere insieme a contatto con i nostri cari, possiamo fare sport, possiamo abbellire la nostra scuola, possiamo organizzare le lotte con cui provare a cambiare il mondo. Decidiamo tutto e lo facciamo tutti insieme, (prof, genitori, bidelli, collaboratori ed alunni uniti con intenzioni collaborative) cercando di far si che il nostro presente ed il nostro futuro vadano per il meglio.</p>
<p><strong>E se qualcuno viene ad infastidirci?</strong><br />
È un azione impegnativa, la possibilità che qualcuno venga ad approfittare delle nostre fatiche è da prendere in considerazione come una certezza, sta nella determinazione degli occupanti proteggere la scuola proprio nel momento in cui viene gestita direttamente. Lo si fa organizzando una selezione all’ingresso ed un servizio efficiente di sicurezza, fondamentale è anche il nostro rispetto reciproco e personale.</p>
<p><strong>Io che posso fare per aiutare?</strong><br />
Tu, chiunque tu sia, sei uno di noi e puoi venire e partecipare. Sarà benvenuto chiunque venga con l’intento di apprendere qualcosa di nuovo ed offrire la propria esperienza e le proprie conoscenze a tutti. L’occupazione è uno scambio reciproco di solidarietà e saperi, decideremo tutto insieme e faremo ciò che ci piace e ci interessa, ciascuno di noi avrà l’occasione di impegnarsi in prima persona per rendere questi giorni indimenticabili ed incredibilmente produttivi.<br />
Collettivo ISART</p>
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