solo che io non ricordo di aver visto un ducato che sfondava il cancello... io ricordo che il cancello è stato sfondato dai poliziotti a mani nude...
Lunedi 6 Agosto 2001 INTERNI Filmati smentiscono La Barbera: nessuna resistenza durante l'irruzione alla Diaz di Maria Annunziata Zegarelli
Si aggiungono nuove versioni dei fatti su quanto avvenuto la notte del blitz nella scuola Diaz a Genova. L'ultima novità è quella contenuta in due filmati - due dei tanti che la questura sequestrò ai manifestanti durante la perquisizione - che sembrano smentire clamorosamente il capo dell'Ucigos Arnaldo La Barbera. Avrebbe mentito l'alto dirigente quando ha fornito la sua versione dei fatti. Non ci fu alcun lancio di vetri, bottiglie e oggetti contundenti dalle finestre dell'edificio. Non è vero, dunque, che i ragazzi opposero resistenza. Tutta la violenza che seguì all'irruzione, dunque, non fu «conseguenza» del comportamento degli antiglobalizzatori. In procura hanno acquisito le cassette che, se non aggiungono nulla rispetto a chi effettivamete guidò l'operazione, possono contribuire a ricostruire il «clima». Ieri mattina, intanto, i magistrati hanno chiesto alla polizia un elenco dei responsabili dei vari reparti e dei turni di tutti i poliziotti che si sono avvicendati nella caserma di Bolzaneto, dove sono stati portati i ragazzi fermati durante il G8. Ormai sembra chiaro che in quella caserma ci furono torture e sorprusi, come confermano le testimonianze dei ragazzi «passati» loro malgrado in quella caserma in momenti diversi: le loro versioni - sulle canzoni fasciste cantate, le «punizioni» a cui erano sottoposti, le botte - coincidono. Come se ci fosse stata una sola regia a guidare la gestione dei detenuti. Come se chi agiva contro i manifestanti inermi, fosse tranquillo della propria impunità. La stessa sensazione che ha avuto chi quella notte del blitz alla Diaz era là fuori, e sentiva le urla dei no-global picchiati. È probabile, allora, che ad indagine conclusa, a pagare siano non solo gli esecutori materiali dei pestaggi, ma i responsabili dei vari reparti. Si potrebbe così far ricorso all'articolo 608, quello che prevede sanzioni per gli abusi dell'autorità nei confronti di arrestati o detenuti. Per ora sono solo ipotesi al vaglio degli inquirenti, anche se dalle deposizioni raccolte finora restano pochi dubbi. Ma sulla tabella di marcia dei magistrati è previsto anche un sopralluogo alla Fiera del Mare, dove sarebbero avvenuti altri pestaggi delle prime persone fermate, soprattutto i giovani presi durante gli scontri nella zona della Foce. Una volta bloccati i manifestanti sarebbero stati picchiati in strada, sulle camionette, alla Fiera e poi di nuovo a Bolzaneto. Dal quadro complessivo che emerge dalle varie ricostruzioni dei testimoni, delle vittime, di molti poliziotti che hanno parlato, si va via via delineando un'ipotesi inquietante: che forse quel vuoto di potere, di cui parla Pippo Micalizio, l'ispettore inviato dal ministro dell'Interno Scajola, per far luce sui fatti di Genova, in realtà non è stato casuale. Comunque sia, sarà dura, stavolta, per Arnaldo La Barbera, continuare a sostenere che l'assalto alla Diaz fu conseguenza della «dura opposizione» dei manifestanti chiusi all'interno dell'edificio. Sarà difficile ribadire quella prima versione dei fatti fornita dal prefetto: «Quando sono arrivato ho trovato i reparti già disposti davanti alla scuola. Gli uomini erano ancora fuori dai cancelli e dall'interno sono piovute pietre e oggetti di ogni genere...». Una versione, la sua, scoffessata dalle immagini, ancora una volta, catturate da un video amatoriale. Due cassette che i dirigenti della Digos di Genova, Spartaco Mortola e il suo vice, Alessandro Perugini (fotografato mentre durante la menifestazione di piazza pestava un calcio) si sono affrettati a consegnare in procura, subito dopo averle visionate attentamente. Sono due filmati che ripercorrono i momenti immediatamente successivi all'irruzione. Il primo: una telecamera inquadra la scena dall'alto, dall'edificio di fronte, che ospitava il centro stampa del Genoa Social Forum. Ci sono i poliziotti, ripresi di spalle, schierati - manganelli in mano - davanti al cancello chiuso della Diaz. In prima fila ci sono uomini in borghese, con il volto coperto dai fazzoletti, il giubbotto con su scritto Polizia. Subito dopo gli agenti in divisa. Un furgone, un Ducato, sfonda il cancello. Gli agenti si accalcano e si fermano davanti al portone, che viene sfondato in pochi istanti. Le luci dentro la Diaz sono accese, tanto che quando si apre il portono si distingue una panca messa di traverso. C'è qualche ragazzo. Ma dall'alto, dalle finestre, non si vede volare nessuno oggetto. Ci sono dei vetri che vanno i frantumi. Il secondo: sono gli stessi poliziotti a sfondare i vetri del pian terreno per entrare. L'orologio è fermo alle 23.06 del 21 luglio 2001 (forse la telecamera era ferma all'ora solare, visto che molti testimoni dicono che tutto è avvenuto intorno a mezzanotte). La telecamera rimanda l'immagine di decine e decine di poliziotti in borghese e in divisa, che entrano anche da un portone laterale. Cadono altri vetri, sotto i colpi dei manganelli. Non c'è traccia di alcuna resistenza nel giardino della scuola. Quale era «il forte contrasto» incontrato dagli agenti durante la perquisizione? Forse quello dei ragazzi che, sorpresi nel sonno, hanno cercato di sfuggire ai calci e alle manganellate? Vincenzo Canterini, capo del Reparto mobile di Roma, indicato come uno dei massimi responsabili diq uanto avvenuto quella notte - tanto che Micalizio ne suggerisce la destituzione - ha ribadito che incontrarono forte opposizione da parte dei ragazzi, tanto che lo sfondamento, ha riferito, è durato due o tre minuti. Ed ha aggiunto che quando entrarono c'erano già feriti a terra. Tante versioni, quelle di dirigenti e alti funzionari, che, queste no, non coincidono. Forse, a indagini concluse, la verità verrà fuori.
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