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Un poliziotto racconta
by snowdog Thursday, Nov. 08, 2001 at 6:38 PM mail:

La notte dei pestaggi a Bolzaneto il lager dei Gom "Calci, pugni, insulti: i diritti costituzionali erano sospesi. E dicevano: tranquilli, siamo coperti"

Da http://www.repubblica.it


GENOVA - Un poliziotto
che presta servizio al
Reparto Mobile di
Bolzaneto, e di cui
Repubblica conosce il
nome e il grado ma che
non rivela per ragioni di
riservatezza, racconta la
"notte cilena" del G8.
"Purtroppo è tutto vero. Anche di più. Ho ancora nel
naso l'odore di quelle ore, quello delle feci degli
arrestati ai quali non veniva permesso di andare in
bagno. Ma quella notte è cominciata una settimana
prima. Quando qui da noi a Bolzaneto sono arrivati un
centinaio di agenti del Gruppo operativo mobile della
polizia penitenziaria".

E' il primo di uno dei molti retroscena sconosciuti del
drammatico sabato del G8. Il nostro interlocutore
ammette che "nella polizia c'è ancora tanto fascismo,
c'è la sottocultura di tanti giovani facilmente
influenzabili, e di quelli di noi che quella sera hanno
applaudito. Ma il macello lo hanno fatto gli altri, quelli
del Gom della penitenziaria".

E il pestaggio sistematico nella scuola? "Quello è
roba nostra. C'è chi dice sia stata una rappresaglia,
chi invece che da Roma fosse arrivato un ordine
preciso: fare degli arresti a qualunque costo.
L'intervento lo hanno fatto i colleghi del Reparto
Mobile di Roma, i celerini della capitale. E a dirigerlo
c'erano i vertici dello Sco e dirigenti dei Nocs, altro
che la questura di Genova che è stata esautorata. E'
stata una follia. Sia per le vittime, che per la nostra
immagine, che per i rischi di una sommossa
popolare. Quella notte in questura c'era chi
bestemmiava perché se la notizia fosse arrivata alle
orecchie dei ventimila in partenza alla stazione di
Brignole, si rischiava un'insurrezione".

La trasformazione della caserma di Bolzaneto in un
"lager" comincia lunedì con l'arrivo dei Gom, reparto
speciale istituito nel 1997 con a capo un ex generale
del Sisde, e già protagonista di un durissimo
intervento di repressione nel carcere di Opera.
Appena arrivati - vestiti con le mimetiche grigio verde,
il giubbotto senza maniche nero multitasche, il
cinturone nero cui è agganciata la fondina con la
pistola, alla cintola le manette e il manganello, e la
radiotrasmittente fissata allo spallaccio - prendono
possesso della parte di caserma che già alcune
settimane prima del vertice era stata adattata a
carcere, con annessa infermeria, per gli arrestati del
G8.

La palestra è stata trasformata nel centro di primo
arrivo e di identificazione. Tutti i manifestanti fermati
vengono portati qui, chi ha i documenti li mostra, a tutti
vengono prese le impronte. A fianco alla palestra,
sulla sinistra, accanto al campo da tennis, c'è una
palazzina che è stata appositamente ristrutturata per il
vertice ed è stata trasformata nel carcere vero e
proprio. All'ingresso ci sono due stanzoni aperti che
fungono da anticamera. Qui, la notte di sabato, fino a
mattina inoltrata di domenica, staziona il vicecapo
della Digos genovese con alcuni poliziotti dell'ufficio e
qualche carabiniere.

"Quello accaduto alla scuola e poi continuato qui a
Bolzaneto è stata una sospensione dei diritti, un vuoto
della Costituzione. Ho provato a parlarne con dei
colleghi e loro sai che rispondono: che tanto non
dobbiamo avere paura, perché siamo coperti".

Quella notte. "Il cancello si apriva in continuazione -
racconta il poliziotto - dai furgoni scendevano quei
ragazzi e giù botte. Li hanno fatti stare in piedi contro i
muri. Una volta all'interno gli sbattevano la testa contro
il muro. A qualcuno hanno pisciato addosso, altri colpi
se non cantavano faccetta nera. Una ragazza
vomitava sangue e le kapò dei Gom la stavano a
guardare. Alle ragazze le minacciavano di stuprarle
con i manganelli... insomma è inutile che ti racconto
quello che ho già letto".

E voi, gli altri? "Di noi non c'era tanta gente. Il grosso
era ancora a Genova a presidiare la zona rossa.
Comunque c'è stato chi ha approvato, chi invece è
intervenuto, come un ispettore che ha interrotto un
pestaggio dicendo "questa non è casa vostra". E c'è
stato chi come me ha fatto forse poco, e adesso ha
vergogna". E se non ci fossero stati i Gom? "Non
credo sarebbe accaduto quel macello. Il nostro
comandante è un duro ma uno di quelli all'antica, che
hanno il culto dell'onore e sanno educare gli uomini,
noi lo chiamiamo Rommel".

Che fine hanno fatto i poliziotti democratici? "Siamo
ancora molti - risponde il poliziotto - ma oggi abbiamo
paura e vergogna".

(26 luglio 2001)

http://www.repubblica.it/online/politica/gottododici/pestaggi/pestaggi.html

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