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BLITZ DIAZ; ANNA E JOSE',PICCHIATI CON MANGANELLI E SEDIE
by Ansa Friday, Jul. 27, 2001 at 12:21 AM mail:

Anna Martinez, 25 anni, assistente sociale, e Jose' Luis Sicilia, 41, impiegato delle poste, entrambi di Saragoza (Spagna), ''rifugiati'' nel loro consolato a Genova dopo essere stati dimessi dall' ospedale, hanno accettato oggi di raccontare la loro notte ''da dittatura sudamericana''

   (ANSA) - GENOVA, 26 LUG - ''Stavamo entrando nei sacchi a  
pelo quando abbiamo sentito urlare 'arriva la polizia'. Qualcuno  
ha chiuso il portone della scuola, noi ci siamo messi contro il  
muro con le mani alzate. Non e' servito a nulla. Gli agenti  
hanno cominciato a picchiarci con il manico dei manganelli, a  
tirarci addosso sedie e banchi. Ci riparavamo la testa con le  
mani. Ma non si sono fermati finche' nella scuola non hanno  
fatto il loro ingresso dei funzionari in borghese''. 
   Anna Martinez, 25 anni, assistente sociale, e Jose' Luis  
Sicilia, 41, impiegato delle poste, entrambi di Saragoza  
(Spagna), ''rifugiati'' nel loro consolato a Genova dopo essere  
stati dimessi dall' ospedale, hanno accettato oggi di raccontare  
la loro notte ''da dittatura sudamericana'' - cosi' la  
definiscono - nella scuola Diaz quando la polizia ha fatto  
irruzione, la notte tra il 21 e il 22 luglio. 
   Erano venuti a manifestare a Genova insieme con altri 11  
militanti spagnoli del ''Movimento di resistenza alla  
globalizzazione'', un' organizzazione eco-pacifista di impronta  
anticapitalista. 
   Loro non sono stati raggiunti dal provvedimento di  
espulsione, ma partiranno ugualmente con i loro compagni espulsi  
dall' Italia per 5 anni: ''Poliziotti italiani non vorremmo  
vederne mai piu'', dicono. 
   Anna Martinez ha ecchimosi in varie parti del corpo e un  
braccio rotto, ''spezzato - racconta - da una manganellata  
mentre cercavo di ripararmi la testa, rannicchiata contro il  
muro durante il pestaggio''. 
   Jose' Luis Sicilia, accanto a lei, mostra ai fotografi la  
schiena: tutto il fianco sinistro, la spalla e il braccio sono  
violacei e blu, ecchimosi estese. Sulla testa ha una ferita,  
ricucita con cinque punti dai medici. 
   ''E' stato terrore puro - racconta Jose' Luis - la gente  
gridava, cercava di scappare ai piani superiori. Io e Anna siamo  
rimasti al piano terreno con le mani alzate, appiattiti contro  
il muro. Gli agenti hanno sfondato la porta e sono entrati:  
avevano addosso i caschi, il volto coperto dai fazzoletti, e in  
mano i manganelli e le mazze, proprio quelle mazze che oggi  
abbiamo visto nelle fotografie pubblicate sui giornali tra le  
armi che la polizia dice di aver trovato nella scuola''. 
   ''Mentre ci picchiavano - prosegue Jose' Luis - urlavano  
'bastardi comunisti, adesso vi ammazziamo'. Noi spagnoli eravamo  
in 11: ci siamo accucciati, cercando di ripararci a vicenda. Mi  
hanno colpito alla testa e poi, mentre stavo rannicchiato, al  
fianco, ripetutamente. Erano in dieci, sembravano impazziti.  
Quando non arrivavano le manganellate, date con il manico per  
lasciare il segno, ma non squarciare la pelle, ci colpivano a  
calci. Ma non bastavano i manganelli, erano infuriati,  
prendevano le sedie e i banchi e ce li sbattevano addosso''. 
   Sara' durato tutto forse 20 minuti - rammenta l' impiegato  
delle poste spagnole -, ma sono sembrate un' eternita'. ''E'  
accaduto tutto a luce spenta - precisa -, sentivamo le urla e i  
pianti degli altri accanto a noi e ai piani superiori''. 
   ''Quando sono entrati i funzionari in borghese - prosegue  
Anna Martinez - hanno proseguito perquisendo i nostri zaini, ma  
non era una perquisizione, era solo un rovesciare tutto per  
terra, rompere. Poi, sono arrivate le ambulanze, ci hanno  
portati all' ospedale: anche li' polizia dappertutto, non ci  
lasciavano avvisare i famigliari e neppure il nostro  
consolato''. 
   Chabier Nogueras Corral, 36 anni, artigiano laureato in  
giurisprudenza, non ha avuto la stessa fortuna dei due compagni  
Anna e Jose' Luis: lui ha una gamba ingessata fino all' inguine  
(frattura del perone) ed ecchimosi in diverse parti del corpo,  
ma soprattutto, dopo essere stato medicato, e' stato trasferito  
nella caserma della celere a Bolzaneto. 
   ''Con una sedia, dentro la scuola - racconta - mi hanno  
spezzato la gamba e picchiato. Ma il peggio, dal punto di vista  
psicologico, e' venuto dopo, nella caserma: sono arrivato con le  
radiografie sotto braccio, un agente me le ha strappate di mano  
e le ha sparse per terra. Poi sono state ore di insulti e  
umiliazioni. Appena arrivavamo ci marcavano con un pennarello  
sulla faccia, prima dell' identificazione. Un agente mi ha  
sferrato un calcio alla gamba ingessata''. 
   ''Io mi chiedo - conclude - come la polizia abbia potuto  
agire in una situazione di totale impunita'. Ho paura per voi  
italiani, perche' ho l' impressione che nel vostro Paese ci sia  
un regresso agli anni del fascismo. Un' impunita' simile puo'  
essere garantita solo da una copertura politica''.  (ANSA).

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