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BLITZ DIAZ; COWELL, FINTO MORTO MA POI ANCORA BOTTE
by Ansa Thursday, Jul. 26, 2001 at 11:48 PM mail:

Mark Cowell, il giovane inglese ancora ricoverato dopo il blitz di sabato notte, racconta la sua versione dei fatti dall' ospedale San Martino, dove si trova per un grave trauma toracico.

   (ANSA) - GENOVA, 26 LUG - ''Non ce la facevo piu',  
continuavano a prendermi a calci. Ad un certo punto ho finto di  
essere morto, ma un carabiniere e' venuto a tastarmi il polso, e  
quando si e' accorto che ero ancora vivo ha continuato a  
picchiarmi''. Mark Cowell, il giovane inglese ancora ricoverato  
dopo il blitz di sabato notte, racconta la sua versione dei  
fatti dall' ospedale San Martino, dove si trova per un grave  
trauma toracico. 
   ''La maggior parte dei giorni che sono rimasto a Genova - ha  
raccontato dal suo letto d' ospedale, con la testa china su un  
lato e la voce monocorde - li ho trascorsi nella scuola di  
fronte a quella dove e' avvenuto il blitz, dove lavoravo nello  
staff di Indymedia. Anche quel giorno ero stato li', ma alla  
sera, quando stavo cercando di raggiungere delle amiche  
nell'edificio di fronte, ho sentito arrivare i mezzi delle forze  
dell' ordine. Non ho fatto tempo a correre dentro la scuola che  
alcuni agenti mi hanno buttato a terra e hanno iniziato a  
prendermi a calci e a colpirmi con il manico del manganello''. 
   Cowell, 33 anni, e' originario di Londra, e scrive su alcune  
riviste di controinformazione. Durante la notte di sabato ha  
riportato la lesione di un polmone, diverse costole rotte e un'  
emorragia interna, che lo hanno fatto giungere all' ospedale di  
San Martino in condizioni gravi. 
   ''Ho pensato di morire - ha proseguito -, seriamente. Erano  
in cinque e continuavano a gridare in inglese 'kill the black  
bloc, kill the black bloc', anche se rispondevo che sono un  
pacifista, e che i black bloc li detesto anch' io. Arrivavano  
calci da tutte le parti, sembrata una partita di football''. 
   Cowell mentre parla fa lunghe pause, in cui, senza peraltro  
mai distogliere lo sguardo che punta dritto alla parete,  
riprende fiato, e si riposa dopo le numerose interviste di  
giornalisti britannici e i colloqui con il suo avvocato  
italiano. ''L' Italia e' un bel posto - ha concluso - dove molte  
persone sono state gentili con me, ma dopo quanto e' accaduto  
non credo di esagerare dicendo che i carabinieri e la polizia  
sono degli assassini. Io ero venuto a Genova per fare il  
giornalista indipendente, senza fare male a nessuno, e invece  
torno a casa con un polmone sfondato''.  (ANSA).

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