
Primo maggio, festa dei lavoratori, di chi produce ricchezza per altri, diventando a sua volte merce e contribuendo a costruire e plasmare il mondo che ci circonda fatto di oppressione. E se una volta il saper fare era uno degli elementi di forza di questo corpo sociale, ponendolo in una posizione di conflittualità almeno potenziale, oggi, grazie all’avanzare delle tecnologia, questa potenzialità è andata persa.
In un mondo dominato dalla tecnologia che ci accompagna, giorno dopo giorno, dalla culla alla bara, è sempre più facile assoggettarsi e perderci e sempre più difficile liberarci.
La tecnologia, in tutte le sue diverse manifestazioni, permea la nostra vita e informa il capitale, che ne fa buon uso per rinnovarsi, alienandoci fra uno smart e un green, immobilizzandoci senza tanti sforzi.
Grazie al suo utilizzo, guerra, sfruttamento degli uomini e delle risorse, alienazione e controllo sociale diventano prodotti trendy, distanti e virtuali come, per altro, noi stessi, che gradualmente ci uniformiamo in modo social.
Sempre più sporadicamente cerchiamo di abbandonare le strade controllate, sembriamo non essere più in grado di farlo, anzi tentiamo di rifarne il manto quando questo è dissestato. È pensabile un’inversione di rotta radicale che non preveda di distruggere completamente quelle strade?
Spazio di documentazione Il grimaldello – Genova
Fuori controllo – Savona