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	<title>Nueter &#187; Debs</title>
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	<description>Foglio di agitazione anarchica di Bologna e provincia</description>
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		<title>Editoriale</title>
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		<pubDate>Sun, 17 Jul 2011 13:31:47 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Tagli a stipendi, sussidi sociali, pensioni e borse di studio; i contratti scaduti non sono rinnovati, la disoccupazione dilaga. Con il pretesto della crisi i governi europei stanno procedendo a una macelleria sociale senza precedenti. In Grecia, come in Spagna, come in Portogallo, come in Italia questo è lo scenario presente e prossimo venturo. La [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em> Tagli a stipendi, sussidi sociali, pensioni e borse di studio; i contratti scaduti non sono rinnovati, la disoccupazione dilaga. Con il pretesto della crisi i governi europei stanno procedendo a una macelleria sociale senza precedenti. In Grecia, come in Spagna, come in Portogallo, come in Italia questo è lo scenario presente e prossimo venturo. La risposta dei potenti alla crisi economica e finanziaria è la solita: lacrime e sangue per chi da sempre è sfruttato, a favore di quei pochi che la crisi l’hanno scatenata speculando sulle vite di quelli che considerano nel migliore dei casi “risorse umane” da impiegare nella folle corsa al profitto. </em><br />
<em>Le mobilitazione dei lavoratori, degli studenti e dei disoccupati vanno moltiplicandosi. In Grecia, Spagna e Portogallo centinaia di migliaia manifestano contro questa situazione che appare ormai irrecuperabile. Sono centinaia le mobilitazioni, grandi e meno grandi, che paiono scuotere alle fondamenta il sistema neo-liberista che è andato imponendosi negli ultimi decenni. La coscienza che il capitalismo non può essere discusso o mitigato ma solo distrutto sembra farsi strada prepotentemente.</em><br />
<em>Siamo coscienti che chi ci sfrutta, vedendosi alle strette, tenterà in ogni modo di rovinare il mondo lasciandosi solo macerie alle spalle; chi ha il potere non vi rinuncerà di certo facilmente. Ma questo non deve intimorirci; siamo noi, studenti e studentesse, stagisti, commessi, ricercatori e operaie, ovviamente precari e precarie ad avere le capacità e le conoscienze per costruire su quelle macerie una nuova società.</em></p>
<p><em>“Non abbiamo paura delle rovine, perché abbiamo un mondo nuovo nei nostri cuori … questo mondo sta crescendo in questo momento“</em><br />
<em>B. Durruti</em></p>
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		<title>Fra repressioni e solidarietà</title>
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		<pubDate>Sun, 17 Jul 2011 13:31:20 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Se l’Onda ha smesso di infrangersi contro le scogliere del sistema, sono oggi i resti dalla risacca lasciati sulla spiaggia a ferire, a far male e a dimostrarsi più pericolosi della stessa marea. A fronte dello scemare delle mobilitazioni e, soprattutto, dello scomporsi di quei legami di solidarietà e di vicinanza strettisi durante cortei e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Se l’Onda ha smesso di infrangersi contro le scogliere del sistema, sono oggi i resti dalla risacca lasciati sulla spiaggia a ferire, a far male e a dimostrarsi più pericolosi della stessa marea.</p>
<p>A fronte dello scemare delle mobilitazioni e, soprattutto, dello scomporsi di quei legami di solidarietà e di vicinanza strettisi durante cortei e occupazioni, viene ora presentato il conto per l’aver tentato di costruire cambiamento e di opporre resistenza agli attacchi perpetrati al mondo del lavoro e dell’istruzione, all’ambiente, alla pace e ai diritti dei migranti.<br />
Nelle ultime settimane sono scattate in varie parti d’Italia una serie di misure cautelari contro compagni attivi nelle lotte di questo inverno che non avevano smesso di tener alta l’attenzione  e la capacità d’azione. Da Roma a Firenze, da Torino a Padova in decine hanno subito denunce, perquisizioni e misure cautelari giustificate con riferimento a fatti (o presunti tali) di qualche mese fa.<br />
Senza tardare troppo rispetto al resto del paese, anche a Bologna sono scattati ulteriori provvedimenti restrittivi che si vanno ad aggiungere alle pesantissime conseguenza della cosiddetta operazione “outlaw” dell’aprile scorso: ricordiamo che a più di due mesi dagli arresti cinque compagni sono ancora in carcere, a fronte di accuse labilissime (vedi . Arresti e perquisizioni. La polizia vuole terrorizzare in UN n. 13)<br />
Apparente motivazione per quest’ultima stretta repressiva “in salsa bolognese” scatenata nei confronti di cinque compagni è stata quella di aver allontanato una macchina della DIGOS che stazionava nei pressi di Piazza dell’Unità durante i festeggiamenti del 1°maggio. A qualche ora dallo scambio di battute i cinque sono stati fermati su un autobus che li riportava in città, fatti scendere e successivamente portati in questura, dove sono stati schedati. Prima del rilascio è stato loro addebitata una denuncia per violenza e minaccia a pubblico ufficiale ed oltraggio, cui è stato aggiunto il danneggiamento aggravato e la resistenza, reati per i quali non sono stati segnalati elementi provanti specifici.<br />
A due dei denunciati è stato inoltre notificato un foglio di via da parte della DIGOS di Bologna, che si è presentata nelle loro case il 23 maggio sera, mentre ad un terzo è stata presentata una notificazione verbale, invito cioè ad un cambio di comportamento con la minaccia di una possibile esecuzione di misure cautelari. È importante sottolineare il fatto che i compagni oggetto di questa stretta repressiva avevano partecipato attivamente all’occupazione di Scienze Politiche, realtà già ampiamente presa di mira da infamanti campagne di stampa dopo il 14 dicembre e dopo gli arresti di aprile.<br />
Il foglio di via, eredità del regime fascista, non è una novità nel panorama bolognese: essendo una misura cautelare esercitabile con celerità e con la sola approvazione del questore, nell’arco degli anni più volte ha colpito quegli attivisti e militanti, soprattutto studenteschi, che non avevano residenza in città.</p>
<p>Il dato politico che ci troviamo costretti a segnalare è che ancora una volta  cittadinanza bolognese ed i movimenti tardano a dare una risposta collettiva alla repressione, faticando a prendere coscienza del pericolo che si annida dietro questi attacchi individuali tendenti a dividere e ad isolare il singolo dal movimento, usando la possibile riprovazione nei confronti dell’azione messa sotto accusa.<br />
Ma se «alle compagne ai compagni spetta di restare al proprio posto con lucidità e fermezza, continuando l’attività di anarchici inseriti nelle lotte sociali […] ai democratici spetterebbe di avere, almeno, un sussulto in cuor loro […]. Sul terreno della lotta alla repressione è indispensabile allargare il coinvolgimento, l’inclusione, la partecipazione anche a quella “società civile” che non necessariamente (sia per condizioni oggettive che soggettive) partecipa ai movimenti di lotta oggetto della repressione. Per far questo, in una prospettiva plurale e solidale, è necessario dare vita e/o rafforzare le associazioni, le reti, i patti di “mutuo soccorso”; reti che abbiano mezzi e strumenti di contrasto alla repressione (anche nel campo giuridico) ma che siano principalmente il luogo della solidarietà comune, il contesto nel quale si sconfigge l’isolamento, il mezzo per contrastare l’annientamento che una politica della normalizzazione vuole imporre.»</p>
<p>Questo, tra l’altro, hanno scritto gli anarchici e le anarchiche del Circolo Berneri in un loro documento dal titolo “Repressione, solidarietà, violenza” in distribuzione e scaricabile qui: <a href="http://circoloberneri.indivia.net/approfondimenti/repressione-solidarieta-violenza" target="_blank">http://circoloberneri.indivia.net/approfondimenti/repressione-solidarieta-violenza</a></p>
<p>Jacopo Frey</p>
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		<title>Piazza Verdi: specchi per le allodole</title>
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		<pubDate>Sun, 17 Jul 2011 13:30:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Debs</dc:creator>
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		<description><![CDATA[“Piazza Verdi cambia. Riflettiamoci”. Così si legge sulle pareti del cantiere che ha sequestrato Piazza Verdi e che si è coperto di specchi. Un gioco di parole che esprime la speranza delle burocrazie che amministrano la città. Perché Piazza Verdi è, volenti o nolenti, un simbolo della rivolta alla normalizzazione autoritaria e alla socialdemocrazia repressiva. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>“Piazza Verdi cambia. Riflettiamoci”. Così si legge sulle pareti del cantiere che ha sequestrato Piazza Verdi e che si è coperto di specchi. Un gioco di parole che esprime la speranza delle burocrazie che amministrano la città. Perché Piazza Verdi è, volenti o nolenti, un simbolo della rivolta alla normalizzazione autoritaria e alla socialdemocrazia repressiva. È il luogo in cui un partito uscito dalla tradizione del movimento operaio ha represso duramente la grande contestazione di massa degli anni Settanta.<br />
Hanno fatto di tutto per cancellare quella memoria: hanno tolto i totem di Giò Pomodoro al centro della piazza, nei luoghi dell’Università deputati alla «socializzazione degli studenti» è stato aperto un costoso locale alla moda, ora rifanno la pavimentazione affinché nessuna pietra sia quella di un tempo. Quanti soldi per cancellare uno spettro!</p>
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		<title>Radar di guerra a Poggio Renatico</title>
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		<pubDate>Sun, 17 Jul 2011 13:30:28 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[La puzza dei cadaveri libici si sente da Ferrara Poggio Renatico è un piccolo comune in provincia di Ferrara. Apparentemente una cittadina come tante se non che ospita  la base NATO che gestisce la campagna aerea sulla Libia. Infatti nella base ferrarese è ubicato il Caoc5 (Combined Air Operations Center Five) dipendente dal Comando delle [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La puzza dei cadaveri libici si sente da Ferrara</p>
<p>Poggio Renatico è un piccolo comune in provincia di Ferrara. Apparentemente una cittadina come tante se non che ospita  la base NATO che gestisce la campagna aerea sulla Libia. Infatti nella base ferrarese è ubicato il Caoc5 (Combined Air Operations Center Five) dipendente dal Comando delle Forze Aeree Alleate del Sud Europa composto da 13 paesi Nato. La giustificazione alla sua esistenza e alle dispendiose  operazioni di controllo è la difesa dello spazio aereo che comprende Italia, Ungheria, Croazia, Slovenia e Albania; inoltre si occupa della pianificazione delle operazioni aeree e del supporto ai massacri di civili e interessi economici chiamati più comunemente “missioni di pace”. Da marzo sotto il controllo di Poggio Renatico c’è anche la zona sud orientale europea e quindi sotto i suoi occhi l’intero Mediterraneo: da qui infatti l’aeronautica controlla gli attacchi Nato alla Libia.</p>
<p>L’intervento militare libico è partito da singoli stati, primo fra tutti quello francese — successivamente  gli attacchi militari sono stati unificati sotto l’operazione Unified Protector guidata dalla Nato -  il 19 marzo rifacendosi alla risoluzione 1973 del Consiglio di Sicurezza dell’Onu del 17 marzo che stabilisce una no-flyzone sul territorio dello stato nordafricano e la libertà nell’utilizzare tutti i mezzi necessari per proteggere i ribelli libici repressi da Gheddafi. Probabilmente si è pensato che uno dei modi migliori per difendere i civili sia eliminarli: già dal primo aprile si contano i civili morti per mano occidentale. Alla guerra contro un dittatore — con cui i paesi europei non si sono fatti scrupoli a trattare per affari economici — vogliono dare un alone di angelico aiuto: si tratta invece di colonialismo che mentre finge di sistemare la situazione sparge più sangue del necessario e sghignazza immaginando i futuri interessi. Tutto questo non è così lontano come sembra, anzi è è vicinissimo: a solo 50km da Bologna.<br />
Deborah Sannia</p>
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		<title>Presidio di solidarietà No-tav</title>
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		<pubDate>Sun, 17 Jul 2011 13:30:10 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[È bastato un anticipo modesto per chiamare in piazza circa 300 persone per gridare a gran voce la massima solidarietà alle compagne e ai compagni che portano avanti ormai da anni la battaglia contro la Tav. Proprio oggi le forze dell’ordine hanno violentemente sgomberato il presidio nella zona di Maddalena di Chiomonte (To) dopo giorni [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>È bastato un anticipo modesto per chiamare in piazza circa 300 persone per gridare a gran voce la massima solidarietà alle compagne e ai compagni che portano avanti ormai da anni la battaglia contro la Tav. Proprio oggi le forze dell’ordine hanno violentemente sgomberato il presidio nella zona di Maddalena di Chiomonte (To) dopo giorni di intensa resistenza. La solidarietà risuona oltre Torino con concentramenti in varie città.<br />
A Bologna l’appuntamento è in piazza Nettuno intorno alle 18:00, per iniziare un piccolo corteo circa un ora dopo bloccando il traffico. Da via Ugo Bassi i manifestanti imboccano via Porta Nuova, sfilano davanti al palazzo della Prefettura (rappresentante istituzionale del governo in città) dove sale alta la protesta contro le cariche che in mattinata hanno colpito le resistenti ed i resistenti della Vala di Susa per giungere poi via IV novembre dove il corteo incrocia, seduti in un bar, i consiglieri comunali Manes Bernardini (Lega Nord), candidato sindaco del centro destra alle ultime elezioni amministrative e Daniele Carella ( Pdl) . I manifestanti li riconoscono e calorosamente li costringono a scappare e nascondersi dentro il bar intonando cori contro la Lega, mentre qualcuno grida “Bernardini paga il conto” sotto il lancio di qualche moneta. Arrivano quindi alcuni carabinieri in tenuta anti-somossa e il corteo al grido di “NO Tav” prosegue lasciando i consiglieri  eroicamente acquattati dietro una saracinesca abbassata. La manifestazione abbastanza partecipata– tra cui le/i cittadine/i del comitato via Carracci attivi contro il cantiere TAV bolognese — si scioglie sotto il Nettuno intorno alle 20:00.<br />
Anche da Bologna, come da moltissime città italiane, si è levato il grido: “SARA’ DURA!!!”<br />
Solidarietà alle lotte e alla resistenza dei No-tav!<br />
Al corteo si è unito anche il presidio pomeridiano– sempre in piazza Nettuno– del Collettvo Iqbal che promuove la campagna di solidarietà con il Circolo Arci Iqbal Masih che con quasi trent’anni di storia non si arrende allo sfratto.</p>
<p> </p>
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		<title>Verità e depistaggi sulla strage di Ustica</title>
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		<pubDate>Sun, 17 Jul 2011 13:29:29 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[strage di Ustica]]></category>

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		<description><![CDATA[l 27 giugno 1980 un DC9 con a bordo 81 passeggeri si squarciava in volo nei cieli di Ustica. Anche quest’anno, Carlo Giovanardi, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio per famiglia e tossicodipendenze, – noto per aver dichiarato che Stefano Cucchi era morto perché drogato, anoressico e sieropositivo, – continua a sostenere, contro tutte le evidenze, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>l 27 giugno 1980 un DC9 con a bordo 81 passeggeri si squarciava in volo nei cieli di Ustica.</p>
<p>Anche quest’anno, Carlo Giovanardi, sottosegretario alla Presidenza  del Consiglio per famiglia e tossicodipendenze, – noto per aver  dichiarato che Stefano Cucchi era morto perché drogato, anoressico e  sieropositivo, – continua a sostenere, contro tutte le evidenze, che  quella strage non fu l’effetto di un missile militare di un qualche  Stato, ma di una «bomba nella toilette».<br />
Non è che l’ennesima fandonia patriottica, dopo decenni di  depistaggi, di depistaggi dei depistaggi, con più di una decina di  «morti sospette» fra i pochi testimoni diretti dei tracciati radar.<br />
«L’inchiesta», si legge nella sentenza del 1999, «è stata ostacolata da reticenze e false testimonianze, sia  nell’ambito dell’Aeronautica italiana che della NATO, le quali hanno  avuto l’effetto di inquinare o nascondere informazioni su quanto  accaduto. […] L’incidente al DC9 è occorso a seguito di azione militare di intercettamento, il DC9 è stato abbattuto, è stata spezzata la vita a 81 cittadini innocenti con un’azione, che è stata propriamente atto di guerra,  guerra di fatto e non dichiarata, operazione di polizia internazionale  coperta contro il nostro Paese, di cui sono stati violati i confini e i  diritti».<br />
Ora, dopo trentun’anni di menzogne, sono persino venute fuori le <a href="http://www.corriere.it/cronache/11_giugno_26/ustica-4-aerei-nascosti-andrea-purgatori_1cff96b4-9fc1-11e0-9ac0-9a48d7d7ce31_print.html">tracce radar di quattro aerei militari</a> ancora «sconosciuti», vicinissimi al DC9, su cui la NATO, dopo una  rogatoria avanzata un anno fa dalla Procura di Roma, starebbe decidendo  in questi giorni se apporre le bandierine d’identificazione.<br />
Ma a Giovanardi tutto questo non interessa. Oggi pare sia a Bologna  per una conferenza in cui sosterrà imperterrito la «bomba nella  toilette».<br />
D’altro canto, già il 10 marzo scorso era comparso sull’«Espresso» un  trafiletto significativo: «I familiari delle vittime sono avvertiti:  rischierà una sonora querela chiunque sosterrà che il DC-9 dell’Italia  fu abbattuto sui cieli di Ustica il 27 giugno del 1980 durante un  combattimento aereo tra velivoli militari o da un missile, tirando in  ballo depistaggi della nostra Aeronautica. Per il governo, che mette in  campo i risultati di tutti i processi e di tutte le commissioni di  esperti che hanno lavorato intorno alla tragedia, c’è una sola verità: a  far esplodere l’aereo fu una bomba. E 31 anni dopo ha incaricato il  sottosegretario Carlo Giovanardi di vigilare sul rispetto di questa  versione, anche tramite l’Avvocatura dello Stato, onde tutelare l’onore  dell’Aeronautica e dei suoi generali se qualche scettico dovesse tornare  a ipotizzare loro responsabilità».<br />
Come sempre, le istituzioni preferiscono tutelare il loro presunto «onore» piuttosto che la verità.</p>
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		<title>Della situazione in Grecia</title>
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		<pubDate>Sun, 17 Jul 2011 13:29:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Debs</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Antifascismo]]></category>
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		<description><![CDATA[La Grecia si trova ora in un punto di svolta, e molti cambiamenti critici si stanno verificando, sia sul piano sociale, che politico ed economico. La disintegrazione e la dissoluzione del modello di potere e sfruttamento dominante – fino ad oggi – è più che evidente e questo è ciò che viene chiamato ora generalmente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La Grecia si trova ora in un punto di svolta, e molti cambiamenti critici si stanno verificando, sia sul piano sociale, che politico ed economico. La disintegrazione e la dissoluzione del modello di potere e sfruttamento dominante – fino ad oggi – è più che evidente e questo è ciò che viene chiamato ora generalmente “crisi”. Ciò che stiamo vivendo ora è il fallimento totale di un sistema che, non potendo più garantire il consenso sociale, si impegna in un attacco incondizionato e senza alcun pretesto su tutti i fronti.</p>
<p>In un primo tempo, all’inizio di questa condizione che viene chiamata “crisi”, l’attacco si è manifestato in termini materiali. Con la svalutazione del lavoro, la diminuzione orizzontale dei salari, la “flessibilità” delle condizioni del lavoro, l’istituzionalizzazione della precarietà, l’aumento del prezzo dei beni e delle bollette, il rialzo delle tasse ed il taglio dei benefici del welfare state di questo paese. Allo stesso tempo hanno avuto inizio la svendita di beni pubblici ad “imprenditori privati”, la presenza della polizia in continuo aumento e diffusione per le strade, le vendite giudiziarie di proprietà confiscate per debiti, l’aumento della disoccupazione, etc. In parallelo con tutto ciò, è stata scatenata una campagna propagandistica senza precedenti. Con un ritmo incessante di catastrofismo, di presentazione da parte dei mass media controllati dallo stato e dal capitale di scenari di distruzione e di creazione di paure apocalittiche del tipo: “se la Troika [i tre delegati del Fondo Monetario Internazionale, Unione Europea e Governo, n.d.t.] non approva la prossima rata di prestiti, cadremo a pezzi…”; con tutto ciò, il meccanismo comunicativo del potere riesce ad intorbidire continuamente le acque ed a mantenere uno stato di terrore, assicurandosi così la paralisi della società attraverso il ricatto.<br />
A dispetto di tutto questo, la resistenza non si è mai fermata, almeno per una parte della società greca e per il proletariato. Sporadicamente, vengono proclamati scioperi generali che vengono sostenuti in diverso grado da persone che resistono attivamente ed esprimono la loro volontà di combattere contro le condizioni imposte dallo stato e dal capitale. Nello sciopero generale dell’11 Maggio ad Atene, ancora una volta, migliaia di manifestanti sono scesi per strada e hanno gridato la loro opposizione alla nuove misure “anti-sociali” del governo greco, che incidono negativamente sui lavoratori e sulla popolazione in generale. Durante la manifestazione, mentre una gran parte del corteo era già passato davanti al parlamento e si stava avviando verso il punto di arrivo della manifestazione, le forze anti sommossa hanno attaccato ferocemente e senza alcuna provocazione i blocchi dove si trovavano i dimostranti più radicali – anarchici, anti-autoritari, assemblee di quartiere, unioni sindacali, sinistra extra-parlamentare -, picchiandoli con una violenza selvaggia senza precedenti e sparando contro di loro centinaia di lacrimogeni, fino a quando tutti i blocchi non sono stati dispersi. In seguito a questo attacco più di 100 dimostranti sono stati portati in ospedale per ferite causate dalla violenza della polizia e molti di questi sono stati sottoposti a interventi chirurgici.<br />
Il compagno Yannis è il manifestante che si trova nella situazione di salute peggiore. Dopo aver subito, durante la manifestazione, un attacco potenzialmente omicida da parte della polizia che gli ha causato serie ferite alla testa, era stato trasportato in ospedale in una condizione – secondo il referto medico rilasciato più tardi – clinicamente definita “ante-mortem”. Dopo che i medici si sono accertati dell’ampiezza dell’emorragia cerebrale interna, è stato immediatamente sottoposto a più interventi chirurgici, e si trova ora nel reparto di terapia intensiva, sotto respirazione meccanica. La sua situazione rimane critica, ma stabile: non è ancora fuori pericolo.<br />
È ormai ovvio che questi attacchi omicidi contro i manifestanti hanno un unico scopo: l’intimidazione del popolo e di tutti quanti resistono agli attacchi del potere, statale e capitalista. È stato un atto di punizione esemplare che aveva come obbiettivo la sottomissione della gente e sembrava mandare un messaggio: rimanete a casa, buoni e disciplinati.<br />
Nel quadro generale di questo processo, il dominio mobilita sempre più spesso negli ultimi tempi i gruppi di estrema destra e/o i i gruppi fascisti e paramilitari con i quali ha più o meno rapporti e legami. Prendendo spunto dall’assassinio a sangue freddo di un abitante nel centro di Atene a scopo di rapina, per la quale sono stati ritenuti responsabili degli immigrati, è iniziata una caccia all’immigrato senza precedenti. Gruppi più o meno organizzati di fascisti, razzisti ed elementi di estrema destra hanno trovato l’occasione giusta per raccogliersi ogni sera ed attaccare immigrati, ferendo molti di loro; sembra tra l’altro che l’assassinio di un immigrato sia opera loro. Nello stesso tempo, i neo-nazi assieme alla polizia attaccano anche i centri sociali occupati nel centro di Atene, spingendo i compagni in una situazione di continua difesa, con pericolo costante per la propria vita, contro la brutalità della polizia e la barbarie fascista.<br />
Il fatto che ci troviamo in una situazione critica è ovvio. Nel momento stesso in cui la società è vittima di un attacco senza precedenti in termini materiali, le sue parti più radicali, e tra di loro gli anarchici come componente più importante, si trovano nel mirino (e questa volta letteralmente, considerando la loro furia assassina) della polizia e dei fascisti.<br />
La solidarietà è sempre stato uno dei valori principali degli anarchici. Su questa ci siamo basati sempre per sostenere le nostre lotte e per contrastare le logiche dell’isolamento e di allontanamento che promuove il dominio statale e la concezione di individualizzazione e di distruzione della collettività, promossa dal capitalismo.<br />
Della situazione in Grecia</p>
<p>La Grecia si trova ora in un punto di svolta, e molti cambiamenti critici si stanno verificando, sia sul piano sociale, che politico ed economico. La disintegrazione e la dissoluzione del modello di potere e sfruttamento dominante – fino ad oggi – è più che evidente e questo è ciò che viene chiamato ora generalmente “crisi”. Ciò che stiamo vivendo ora è il fallimento totale di un sistema che, non potendo più garantire il consenso sociale, si impegna in un attacco incondizionato e senza alcun pretesto su tutti i fronti.<br />
In un primo tempo, all’inizio di questa condizione che viene chiamata “crisi”, l’attacco si è manifestato in termini materiali. Con la svalutazione del lavoro, la diminuzione orizzontale dei salari, la “flessibilità” delle condizioni del lavoro, l’istituzionalizzazione della precarietà, l’aumento del prezzo dei beni e delle bollette, il rialzo delle tasse ed il taglio dei benefici del welfare state di questo paese. Allo stesso tempo hanno avuto inizio la svendita di beni pubblici ad “imprenditori privati”, la presenza della polizia in continuo aumento e diffusione per le strade, le vendite giudiziarie di proprietà confiscate per debiti, l’aumento della disoccupazione, etc. In parallelo con tutto ciò, è stata scatenata una campagna propagandistica senza precedenti. Con un ritmo incessante di catastrofismo, di presentazione da parte dei mass media controllati dallo stato e dal capitale di scenari di distruzione e di creazione di paure apocalittiche del tipo: “se la Troika [i tre delegati del Fondo Monetario Internazionale, Unione Europea e Governo, n.d.t.] non approva la prossima rata di prestiti, cadremo a pezzi…”; con tutto ciò, il meccanismo comunicativo del potere riesce ad intorbidire continuamente le acque ed a mantenere uno stato di terrore, assicurandosi così la paralisi della società attraverso il ricatto.<br />
A dispetto di tutto questo, la resistenza non si è mai fermata, almeno per una parte della società greca e per il proletariato. Sporadicamente, vengono proclamati scioperi generali che vengono sostenuti in diverso grado da persone che resistono attivamente ed esprimono la loro volontà di combattere contro le condizioni imposte dallo stato e dal capitale. Nello sciopero generale dell’11 Maggio ad Atene, ancora una volta, migliaia di manifestanti sono scesi per strada e hanno gridato la loro opposizione alla nuove misure “anti-sociali” del governo greco, che incidono negativamente sui lavoratori e sulla popolazione in generale. Durante la manifestazione, mentre una gran parte del corteo era già passato davanti al parlamento e si stava avviando verso il punto di arrivo della manifestazione, le forze anti sommossa hanno attaccato ferocemente e senza alcuna provocazione i blocchi dove si trovavano i dimostranti più radicali – anarchici, anti-autoritari, assemblee di quartiere, unioni sindacali, sinistra extra-parlamentare -, picchiandoli con una violenza selvaggia senza precedenti e sparando contro di loro centinaia di lacrimogeni, fino a quando tutti i blocchi non sono stati dispersi. In seguito a questo attacco più di 100 dimostranti sono stati portati in ospedale per ferite causate dalla violenza della polizia e molti di questi sono stati sottoposti a interventi chirurgici.<br />
Il compagno Yannis è il manifestante che si trova nella situazione di salute peggiore. Dopo aver subito, durante la manifestazione, un attacco potenzialmente omicida da parte della polizia che gli ha causato serie ferite alla testa, era stato trasportato in ospedale in una condizione – secondo il referto medico rilasciato più tardi – clinicamente definita “ante-mortem”. Dopo che i medici si sono accertati dell’ampiezza dell’emorragia cerebrale interna, è stato immediatamente sottoposto a più interventi chirurgici, e si trova ora nel reparto di terapia intensiva, sotto respirazione meccanica. La sua situazione rimane critica, ma stabile: non è ancora fuori pericolo.<br />
È ormai ovvio che questi attacchi omicidi contro i manifestanti hanno un unico scopo: l’intimidazione del popolo e di tutti quanti resistono agli attacchi del potere, statale e capitalista. È stato un atto di punizione esemplare che aveva come obbiettivo la sottomissione della gente e sembrava mandare un messaggio: rimanete a casa, buoni e disciplinati.<br />
Nel quadro generale di questo processo, il dominio mobilita sempre più spesso negli ultimi tempi i gruppi di estrema destra e/o i i gruppi fascisti e paramilitari con i quali ha più o meno rapporti e legami. Prendendo spunto dall’assassinio a sangue freddo di un abitante nel centro di Atene a scopo di rapina, per la quale sono stati ritenuti responsabili degli immigrati, è iniziata una caccia all’immigrato senza precedenti. Gruppi più o meno organizzati di fascisti, razzisti ed elementi di estrema destra hanno trovato l’occasione giusta per raccogliersi ogni sera ed attaccare immigrati, ferendo molti di loro; sembra tra l’altro che l’assassinio di un immigrato sia opera loro. Nello stesso tempo, i neo-nazi assieme alla polizia attaccano anche i centri sociali occupati nel centro di Atene, spingendo i compagni in una situazione di continua difesa, con pericolo costante per la propria vita, contro la brutalità della polizia e la barbarie fascista.<br />
Il fatto che ci troviamo in una situazione critica è ovvio. Nel momento stesso in cui la società è vittima di un attacco senza precedenti in termini materiali, le sue parti più radicali, e tra di loro gli anarchici come componente più importante, si trovano nel mirino (e questa volta letteralmente, considerando la loro furia assassina) della polizia e dei fascisti.</p>
<p>La solidarietà è sempre stato uno dei valori principali degli anarchici. Su questa ci siamo basati sempre per sostenere le nostre lotte e per contrastare le logiche dell’isolamento e di allontanamento che promuove il dominio statale e la concezione di individualizzazione e di distruzione della collettività, promossa dal capitalismo.</p>
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