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Sudan- colloqui per il Darfur
by mazzetta Saturday April 24, 2004 at 04:27 PM mail:  

da misna

SUDAN 24/4/2004 12:41
DARFUR: RIPRENDE NEGOZIATO DI NDJAMENA, 'OSCURATO' DA POLEMICHE INTERNAZIONALI
Politics/Economy, Standard


I protagonisti della guerra che da un anno sconvolge il Darfur, la remota regione occidentale del Sudan al confine con il Ciad, hanno ripreso i colloqui di pace avviati nelle scorse settimana a Ndjamena. La notizia, pur significativa, è stata quasi ignorata a causa delle polemiche soprattutto di marca statunitense sviluppatesi da New York a Ginevra intorno a un conflitto che veniva ignorato almeno tanto quanto oggi rischia di passare sotto silenzio la ripresa del negoziato di Ndjamena. Il testo sulla guerra del Darfur adottato ieri dalla Commissione per i diritti umani delle Nazioni Unite, un documento che alcuni hanno definito "edulcorato" e frutto soprattutto del lavoro del gruppo dei Paesi africani, ha scontentato fortemente gli Stati Uniti che avevano proposto una dura risoluzione nella quale venissero denunciate le violenze compiute in Darfur e le presunte relazioni tra il governo centrale islamico e i Janjaweed, i predoni arabi che da anni seminano morte e distruzione nella zona. Invece, il documento dell'organismo dell'Onu - una semplice "dichiarazione del presidente della Commissione" approvata con 50 voti a favore, uno contrario (quello degli Usa) e due astensioni - ha preferito limitarsi a chiedere al governo sudanese di "neutralizzare" le milizie combattenti che operano in Darfur, senza porre ulteriori distinzioni. In un intervento successivo di fronte alla Commissione, gli Stati Uniti hanno annunciato di voler chiedere una seduta speciale tutta dedicata alla crisi della regione sudanese. ''La situazione nel Darfur richiede un'azione decisa, la pulizia etnica ha già ucciso 30.000 persone e causato 900.000 sfollati mentre si agita lo spettro della carestia'' ha affermato ieri l'ambasciatore americano Richard Williamson parlando davanti alla Commissione prima che si chiudesse la sessione annuale. Polemiche che hanno fatto passare in secondo piano il fatto che Khartoum fosse tornata al tavolo del negoziato con lo Sla-m e lo Jem, i due movimenti che nel febbraio del 2003 si sono sollevati in armi. In un incontro a porte chiuse tenuto presso il ministero degli Esteri della capitale ciadiana, i belligeranti del Darfur hanno ripreso i colloqui dal punto in cui li avevano lasciati un paio di settimane fa, quando avevano firmato un 'cessate il fuoco' umanitario che consentisse alle agenzie e alle organizzazioni internazionali di soccorrere la popolazione civile del Darfur, vittima di un conflitto tanto recente quanto esplosivo. Una guerra che in poco più di 12 mesi ha già causato una crisi umanitaria la cui gravità emerge con tutta chiarezza dalle cifre: quasi un milione di sfollati interni, 130.000 profughi (quasi tutti riparati nel confinante Ciad) e almeno 10.000 persone uccise. Adesso le due parti, ribelli e governo, dovranno discutere l'agenda con cui affrontare le questioni politiche che sono alla base della guerra. Dopo le notizie e le smentite dei giorni scorsi su possibili violazioni della tregua sottoscritta, ieri 'Human Rights Watch', organizzazione statunitense con sede a New York, ha diffuso la notizia di un massacro compiuto a metà marzo e costato la vita a 136 persone, in cui avrebbero operato insieme in maniera coordinata Janjaweed e reparti dell'esercito sudanese. L'eco dei combattimenti e delle polemiche del Darfur non solo rimbalza da una parte all'altra dell'oceano, ma arriva sempre più forte anche a Naivasha, a qualche decina di chilometri dalla capitale Nairobi, dove da mesi sono in corso i colloqui di pace dell'altra più antica e un po' più nota guerra sudanese: quella che da vent'anni si combatte in Sud Sudan, ormai data per conclusa e su cui da dicembre dello scorso anno si annuncia "l'imminente" firma di un accordo di pace definitivo. Già da tempo gli osservatori più attenti avevano invitato a rimandare i festeggiamenti per la fine di un conflitto che in due decenni ha causato oltre due milioni di morti. Le parole di uno dei capi della delegazione dei ribelli sud sudanesi dello Spla (Esercito popolare di liberazione del Sudan) sembrano ora confermare i pessimismi sul futuro dell'intero Sudan e della sua gente. "Il processo di pace sta subendo battute negative" ha detto Pagan Amum, riferendosi alle notizie provenienti dal Darfur e da altre zone del Paese. "Se il governo continua a uccidere la gente, non ci sarà nessun punto su cui raggiungere un accordo, perché quello che vogliamo non è un pacifico cimitero, ma una pace che dia l'opportunità alle persone di vivere come esseri umani" ha concluso. (di Massimo Zaurrini)[MZ]

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