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Resoconto di Luca di Rimini sulla permanenza a Ramallah della
by altremappe Monday, Apr. 01, 2002 at 9:04 AM mail:

x

Resoconto di Luca di Rimini sulla permanenza a Ramallah della
Delegazione di Action for peace e Disobbedienti.

Siamo arrivati a Ramallah venerdì pomeriggio siamo stati accolti in
una casa dove abbiamo trovato riparo. Da fuori il rumore degli spari e
del passaggio dei carri armati ci fa subito rendere conto della
gravità della situazione. Si fa buio e ci si ferma in un albergo ancora
in funzione.

Il mattino dopo ci si dirige verso la città fermandosi all’Hotel
Ramallah dove incontriamo la delegazione francese: 30 persone e fra
questi Bovè, altri 20 sono da un’altra parte. Si decide di realizzare
alcune azioni di solidarietà.

I palestinesi chiedono di andare all’ospedale dove c’è urgente
necessità di sangue e dove la presenza italiana è importante anche per
altre ragioni. L’ospedale è il punto di arrivo di numerose ambulanze
che trasportano feriti e alcuni che, viste le difficoltà di movimento,
sono già morti. Tra i feriti ci sono sia esponenti dell’autorità
palestinese, sia civili. L’arrivo degli italiani in ospedale è salutato
in modo estremamente caloroso: nonostante tutto un pezzo di umanità
entra nel ground zero dei diritti umani come sta diventando Ramallah in
queste ore.

Viene costituito un gruppo per portare medicinali e viveri per Arafat e
i suoi uomini. Il gruppo – composto anche da medici dell’ospedale,
parte. Lungo la strada numerosi tanks, spari, militari israeliani.
Proseguendo incontriamo i giornalisti che sembrano allibiti perché non
si aspettavano certo una delegazione di pacifisti italiani che cammina
in mezzo ai carri armati: comunque si sentono rincuorati e si
affiancano alla delegazione italiana. Dietro questa anche alcune
ambulanze (sette) per curare i feriti rimasti nei pochi edifici rimasti
in piedi nel quartier generale dell’Autorità Palestinese. Dopo una
breve ed apparentemente tranquilla contrattazione si entra e si
consegnano viveri e medicinali. Arriva anche una macchina della croce
rossa seguita da una jeep che tenta di portare un gruppo elettrogeno.
Questo convoglio viene intercettato e nonostante tutte le
rassicurazioni non viene fatto entrare, anzi: parte una raffica di
mitra che chiude ogni discussione. La jeep era guidata da civili
palestinesi. E se fosse stata guidata da un europeo sarebbe entrata?

Un gruppo di italiani, di francesi, alcuni brasiliani hanno un incontro
con Arafat che ripete la sua disperazione e il suo appello al mondo
cosiddetto civile.

Si rientra in albergo ed arriva la notizia che altri italiani sono
arrivati a Ramallah. Questi si dirigono direttamente all’ospedale. Poi
arriva il coprifuoco. Di fronte all’albergo si piazzano tre carri
armati da cui scendono tre soldati, evidentemente per impedire
qualunque nuovo movimento. Restano lì per ore.

Tutti i palestinesi incontrati confermano la gravità della situazione
anche in termini di vita sociale ed economica: il centro culturale
palestinese è stato bombardato. Un architetto che lavorava alla
costruzione di un edificio civile finanziato anche con fondi americani
ha visto bombardare la costruzione con missili made in Usa.

Si parte e un’altra grande delegazione italiana arriva.

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