La «soglia minima» di Blair
NICOLA SCEVOLA
LONDRA
Il governo di Tony Blair si appresta a un cambio di passo nella lotta alle tossicodipendenze, rendendo obbligatorio un test antidroga per chi compie certi tipi di reati e stabilendo una soglia massima al di sopra della quale si è automaticamente accusati di spaccio. Mentre in Italia il governo si riunisce (da solo) a Palermo per esporre (a sé stesso) i vantaggi delle politiche ultra-proibizioniste, sembra che anche l'esecutivo di Blair si prepari a mettere in pratica un approccio più duro. Certo, rispetto all'ideologia criminalizzante contenuta nella proposta del ministro Giovanardi, la politica d'oltremanica pare ancora molto progressista. Così, mentre da noi si abolisce la differenza tra droghe leggere e pesanti, l'anno scorso il governo laburista ha declassificato il reato di detenzione di cannabis, mettendo la sostanza al livello di steroidi e antibiotici prescrivibili, per permettere alle forze dell'ordine di concentrarsi su reati più gravi. Per lo stesso motivo, inoltre, da più di quattro anni è in corso un progetto pilota nel quartiere londinese di Lambeth secondo il quale, al posto dell'arresto, il possessore di cannabis è semplicemente ammonito. Tutt'altro che dimenticata, però, la tentazione di una deriva proibizionista è sempre in agguato anche a Downing Street. Con una mossa tesa ad attirare i voti più conservatori, prima delle scorse elezioni il governo ha annunciato una revisione dell'approccio liberale alla marijuana che sembra però essere successivamente caduta nel dimenticatoio. Inoltre, quest'estate è emerso come l'esecutivo, dopo aver ordinato un'approfondita indagine sulle droghe, abbia cercato di censurarne le conclusioni che denunciavano l'inutilità delle politiche proibizioniste. E ora, al termine di un giro di consultazioni tenute la settimana scorsa nella cornice londinese della conferenza nazionale sulle droghe, è emersa una nuova proposta per creare una soglia minima oltre la quale l'attenuante dell'uso personale non potrà più essere applicata. Fino ad ora, nessun limite era stato individuato, essendo sempre stato un compito dei giudici stabilire se una persona fosse un consumatore o un dealer attraverso un'analisi delle circostanze. Secondo la nuova proposta avanzata dal ministro degli Interni Charles Clarke, invece, oltre un certo limite (10 ecstasy, 7 grammi di cocaina, eroina o crack e 100 grammi di fumo) dovrebbe scattare una presunzione che rende molto difficile per l'accusato dimostrare di non essere uno spacciatore. Clarke ha anche proposto di estendere l'obbligo di sottoporre ad un test antidroga chiunque sia accusato di reati come furto, rapina o possesso di beni rubati. Questi sono, infatti, considerati essere i tipici reati commessi da tossicodipendenti. E, nel caso in cui il test risulti positivo, il soggetto è obbligato a frequentare un programma di riabilitazione, anche nel caso in cui le accuse iniziali si siano rivelate infondate. Infine, sembra che anche il progetto pilota di Lambeth sia destinato ad essere messo nel dimenticatoio. Durante la conferenza, la polizia ha annunciato che dal prossimo lunedì si tornerà alla vecchia politica di arrestare chiunque sia sorpreso in possesso di cannabis. Nonostante sia molto probabile che la persona fermata sia subito dopo rilasciata, le forze dell'ordine hanno dichiarato di essere disposte a investire il tempo necessario per portare avanti il fermo, nella speranza di diminuire la presenza di spacciatori per le strade. Il problema maggiore del progetto, infatti, è che, essendo Lambeth l'unico quartiere di Londra in cui l'approccio soft era applicato, molto dello spaccio dell'intera città si è andato concentrando in quest'area. http://www.ilmanifesto.it/Quotidiano-archivio/06-Dicembre-2005/art53.html
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