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Il trattato per le risorse genetiche
by IMC italia Tuesday, Jun. 11, 2002 at 10:03 AM mail:

Il trattato per la protezione delle risorse genetiche vegetali è stato varato dalla Fao nel corso della conferenza preparatoria di novembre 2001. Non è ancora operativo. Molto dipende anche dalla posizione che verrà presa nel corso del World Food Summit dagli Stati Uniti su tutto ciò che riguarda le risorse genetiche in generale.

L’ International treaty on plant genetic resources for food and agriculture (Itpgrfa) è il trattato varato dalla Fao ne corso della conferenza tenutasi a Roma nel novembre 2001, immediatamente precedente al World food summit + 5.
Il trattato è una tappa importante. E ha in teoria una enorme potenzialità. Potrebbe rappresentare il primo esempio di una governance globale in merito a temi particolarmente delicati, qule è in particolare quello della gestione delle risorse genetiche. Dovrebbe infatti assicurare che le risorse genetiche, in pratica la disponibilità di una ampia gamma di varietà di piante, continuino a rappresentare una fonte di approvvigionamento per le popolazioni rurali.
In particolare l’International treaty on plant genetic resources for food and agriculture dovrebbe stimolare la conservazione e l’uso non predatorio delle risorse genetiche di tutti i vegetali attualmente coltivati nel mondo e garantire che il ritorno economico dovuto a un eventuale uso commerciale (per esempio la vendita di una varietà resistente a una malattia o con particolari caratteristiche nutritive scoperta in un Paese e enduta poi da una azienda sementiera) venga spartito con il Paese nel quale la pianta è stata trovata.
La Fao vara trattati internazionali esattamente come fanno altre commissioni delle Nazioni Unite. La loro applicazione pratica però non ha effetto immediato, né, a differenza di quanto avviene per gli accordi del World trade organization che regola gli scambi economici, sono previste sanzioni economiche per i Paesi che non rispettano gli accordi. Perché abbiano effetto tra l’altro, devono essere ratificati da ciascun governo.
Il trattato infatti dovrebbe formare un sistema mulitlaterale di accesso a una lista delle pricipali piante che forniscono cibo , e rendere effettivo il Farmer’s right, ovvero il diritto di accesso delle risorse genetiche da parte delle comunità rurali, di usare, conservare e vendere semi, e partecipare alle scelte decisionali.

La potenzialità però si traduce in un nulla di fatto, soprattutto se, come avvenuto anche in questo caso, il trattato non viene ratificato dal principale Paese che sfrutta, invece che conservare, le riusorse genetiche: gli Stati Uniti. Inoltre è necessario aspettare che si formi il Governing body (corpo di governo) con i primi quaranta Paesi firmatari, perché vengano definiti alcuni punti che per ora sono solo in bozza.Punti non di secondaria importanza quali:
I diritti di proprietà intellettuale, che hanno in ogni caso (anche se ne viene concessa una parte al Paese di provenienza della pianta) una ricaduta negativa sugli agricoltori. Basta ricordare il caso dell’agricoltore canadese Percy Schmeiser, costretto a pagare una multa perché le sue coltivazioni, inquinate da polline transgenico trasportato dal vento, ricadevano a quel punto nel campo di applicazione del brevetto Monsanto.
Le rrelazioni con il trattato della World trade organization. Il Trattato potrebe essere riconosciuto indipendente dagli accordi Wto (come auspicato per altroda più parti anche durante il World food summit della Fao) oppure ricadere sotto la sua giurisdizione. E in questo caso sarebbe totalmente inefficace.
L’efettivo valore dei benefici economici. Come e quanto verra riconosciuto ad esempio il lavoro di conservazione del mais andino, in corso da più di 5 mila anni?
I segnali comunque non sono positivi. Secondo http://www.etcgroup.org una associazione canadese che si occupa del riconoscimento della diversità ecologica e culturale e di diritti umani, nella bozza di lavoro presentata dagli Stati Uniti sono presenti i segnli di un tentativo di risolvere alcuni problemi, tra i quali anche la gestione delle riorse genetiche, in modo unilaterale. Gli Usa hanno dichiarato infatti la loro disponibilità a firmare il trattato ma hanno sostenuto di esserne per ora “preclusi”, almeno finchè non verranno definiti alcuni punti. Contemporaneamente stanno proponendo un Global Conservation Trust, una struttura parallela, pubblica-privata, che grazie a un budget di 260 milioni di dollari dovrebbe finanziare le banche genetiche nazionali, ma anche quelle internazionali, in particolare quelle che fanno parte della rete Cgiar già esistente,e in particolare sulla riserva di 600 mila campioni di semi in esse conservati, sui quali, in questo caso, gli Usa sperano di non far valere il Trattato.

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