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G8, torna la guerriglia. Grave un manifestante
by rassegna stampa Monday, Jun. 02, 2003 at 7:51 AM mail:

Dal Corriere: La polizia taglia la corda che legava un militante no global al cavalcavia di un’autostrada.


GINEVRA - L’incubo di una nuova Genova dura appena un’ora, ma basta a far salire la tensione. La notizia arriva quando il lungo corteo di protesta contro il G8 partito da Ginevra è ormai al traguardo, alla frontiera con la Francia: «Un manifestante è morto cadendo da un ponte sull’autostrada che porta a Losanna. E’ stata la polizia a spingerlo». La voce corre, cresce il pericolo di una nuova guerriglia urbana dopo le devastazioni andate avanti tutta la notte e anche durante la mattinata. Gli agenti in tenuta antisommossa continuano a presidiare le due città elvetiche, sanno che la situazione può degenerare.

Martin Shaw, 39 anni, inglese, non è morto ma è ricoverato in gravi condizioni. Per bloccare le delegazioni dirette a Evian aveva teso una corda con uno striscione insieme ad altri attivisti e si era poi calato giù dal cavalcavia, verso il fiume. La polizia ha prima cercato di disperdere il gruppo. Poi ha deciso di tagliare il cavo. L’uomo ha fatto un volo di circa dieci metri ed è caduto sulle rocce. Con un comunicato ufficiale la Gendarmerie ammette di aver tranciato la corda. Quanto basta per scatenare nuove proteste. In serata il centro di Ginevra è di nuovo terreno di scontro. Da una parte i no global che cercano di sfondare gli sbarramenti, dall’altra gli agenti che rispondono con lacrimogeni, proiettili di gomma e bombe assordanti. Vanno avanti per ore. Ci sono uomini e donne di tutte le età e le razze, ma ci sono soprattutto i famigerati Black Bloc.

Da giorni la città è sotto l’esclusivo dominio dei «neri». Forse dopo aver fatto tesoro della disastrosa esperienza dei colleghi italiani a Genova, durante questo controvertice l’atteggiamento della polizia elvetica e francese è sempre stato passivo, mai di attacco. Sin da sabato sera, quando diversi gruppi di casseurs hanno assaltato decine di negozi del centro, sfasciando vetrine e tirando molotov. Verso mezzanotte l’episodio più grave: un enorme garage dato alle fiamme, decine di motorini e autovetture bruciati. E poi, altre macchine distrutte, cassonetti incendiati, supermercati saccheggiati, distributori di carburante distrutti.

Verso le 4 di notte sembrava tornata la calma. In realtà la protesta si era soltanto spostata di alcuni chilometri. Ad Annemasse, sede del «villaggio alternativo» dove sono stati creati blocchi per fermare il corteo dei potenti, e a Losanna, messa a ferro e fuoco sin dall’alba. Gli agenti hanno creato sbarramenti, hanno tentato di scoraggiare gli assalti con gas e armi di stordimento, ma hanno sempre evitato le «cariche». Alle 10, quando il lungo corteo parte da Ginevra (200.000 persone secondo gli organizzatori, 20.000 per le autorità) sono in molti a pensare che possa scatenarsi l’inferno. Non è così. Al di là di qualche episodio di violenza, la manifestazione fila liscia.

Molto meno tranquilla la situazione a Losanna. La polizia entra nel campeggio di Bourdonnet e arresta un centinaio di giovani. Il villaggio viene circondato, tutti sono identificati. «Hanno portato via anche molti italiani - racconta un ragazzo emiliano -, non sappiamo dove siano nè quando li libereranno». A tarda sera a Ginevra gli scontri proseguono. La polizia fa irruzione in un centro sociale, l’Usine , e dispone il fermo di venti ragazzi. E i contestatori promettono: «Andremo avanti».





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I disobbedienti italiani: "Non dobbiamo isolarli"
by dal corriere Monday, Jun. 02, 2003 at 7:56 AM mail:

Ma non tutti sono d’accordo sul «dialogo» con i violenti. Assente Luca Casarini.


GINEVRA - Di nuovo G8. Non è Genova. Non c’è il mare, ma il Lago Lemano. La «zona rossa» è più in là di 40 chilometri. A Ginevra, due anni dopo, i no global italiani (diventati, nel frattempo, new global) giocano in trasferta. E sono poche centinaia.
Però, le facce note - ovvero la «nomenklatura» che si formò durante la contestazione del 2001 - ci sono tutte: Agnoletto, Caruso, Bolini, don Vitaliano, Nicotra, Bernocchi... All’appello, manca solo il líder máximo dei disobbedienti, Luca Casarini.
Assenza notata. E interpretata: è rimasto a casa perché qui sarebbe stato uno dei tanti. Si è defilato perché i «veri duri» ormai lo considerano «troppo dialogante». In proposito, c’è chi ricorda Livorno, quando Luca (durante lo stop a treni e navi di guerra) fu salvato dalle ire di un gruppetto di ultrà che volevano menarlo. «Non sono indispensabile», taglia corto, lui, al telefono, dalla postazione padovana di Radio Sherwood . Dove svolge lavoro di collegamento e informazione, tra le mobilitazioni contro il Vertice di Evian e la Carovana di Ya Basta in Iraq e Palestina. «Se fossi a Ginevra - replica - starei con i miei disobbedienti. Che si sono fatti onore. Assieme a moltissimi giovani, hanno bloccato le strade, per impedire il passaggio dei partecipanti al G8. Pratiche di conflitto, mica convegni, tante chiacchiere e bla-bla-bla di alcuni burocrati del movimento, che hanno perso il contatto con la realtà. A questi bastano il corteo, lo striscione, la testimonianza. E no, cari. Con i pacifici e oceanici cortei abbiamo forse fermato la guerra?».
Casarini, da lontano, dice ciò che, a Ginevra, i suoi ripetono, a parole e a fatti. Brutalmente, mettiamola così: meglio i casseurs dell’eloquio di Agnoletto? «Lo sfascio indiscriminato delle vetrine è autolesionismo - risponde Francesco Caruso. Ciò premesso, noi con quelli che spaccano vogliamo parlarci, capire. Non isolarli». Del resto, il comunicato stilato dai disobbedienti elogia anche le «sanzioni dal basso». In concreto: i vetri rotte delle banche, delle agenzie di lavoro interinale, le devastazioni mirate dei distributori di benzina. Azioni praticate, durante il corteo, da alcuni giovani in maglietta e passamontagna neri.
Non sono gli stessi famigerati Black Bloc di Genova? Il fatto è che allora, dopo le cariche delle forze dell’ordine, la tragedia di Carlo Giuliani, e il tentativo di fare dei manifestanti di ogni erba un fascio, era assolutamente necessario tirare una linea netta di demarcazione. La stessa che, oggi, continua a tracciare Vittorio Agnoletto. «Tra noi e i casseurs c’è l’abisso - nota. Chiaro? Il movimento rifiuta ogni forma di violenza. Spiace, purtroppo, che il lavoro produttivo del Controvertice, impegnato a svelare gli imbrogli dei signori del G8, venga offuscato dalle performance degli insensati». «Il movimento cresce, alternando il dibattito alle mobilitazioni - dice Piero Bernocchi. Non capisco le critiche dei disobbedienti, sempre in cerca di visibilità mediatica. Le diversità restano la nostra ricchezza». Sarà. Ma che il collante stia per cedere è più che un’impressione. «La categoria violenti/non violenti si rivela sbagliata - affermano gli amici di Casarini. Che cosa sono venti vetrine rotte di fronte ai morti della guerra in Iraq, voluta da Bush e dai suoi alleati?». «Temiamo - insistono - che si torni a prima di Genova, a prima di Seattle, quando ci si accontentava di esprimere la propria opinione, senza praticare il conflitto contro i poteri globali. Ma noi, indietro, non torneremo».


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«Abbiamo filmato tutto. E lo mostreremo sul web»
by dal corriere Monday, Jun. 02, 2003 at 7:58 AM mail:


GINEVRA - «Eravamo tutti lì, abbiamo spiegato la situazione alla polizia ma loro si sono impanicati e alla fine hanno tagliato la corda. Martin è precipitato, credevamo fosse morto. Dall’altra parte del cavo c’era una ragazza inglese. Per fortuna siamo riusciti a tirarla su». Sono visibilmente sconvolti i 5 ragazzi di Indymedia che stavano partecipando, insieme a un gruppo di attivisti stranieri, al blocco sull’autostrada che da Ginevra porta ad Annemasse.
«E’ una tecnica che si usa spesso - spiega Francesca. Si tende una corda con uno striscione e due persone si mettono alle estremità a fare da contrappeso, restando sospese per aria. In questo modo si impedisce alla polizia di intervenire». Un calcolo che in questo caso si è rivelato sbagliato. «Quando gli agenti sono arrivati - racconta Andrea - hanno cominciato a strattonare il cavo. Poi lo hanno alzato per far passare le macchine. Gli abbiamo spiegato che in questo modo mettevano a rischio la vita di due persone, ma loro hanno finto di non capire».
Tutti e cinque sono poi stati portati alla gendarmeria di Losanna. «Volevamo essere interrogati - dicono -, ma ci hanno detto chiaramente che era meglio se facevamo finta di niente. Ci hanno minacciato. Noi comunque abbiamo filmato tutto e lo metteremo sul nostro sito perchè tutti possano vedere». In realtà la polizia ha ammesso di aver tagliato la corda. «Non potevano fare altrimenti, noi avevamo le prove».

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