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Un "giallo" italiano a base di SISDE, militari e nucleare?
by By Grande Fame Monday, Feb. 10, 2003 at 4:29 PM mail: grandefame@lycos.it

Un "giallo" italiano a base di SISDE, militari e nucleare?

Un "giallo" italiano a base di SISDE, militari e nucleare?

Una notizia che stranamente è stata trascurata da tutti i quotidiani risale al 21 novembre passato quando a Roma l’assemblea della "Società Gestione Impianti Nucleari" (Sogin S.p.A [1]), ha nominato il nuovo consiglio di amministrazione. La notizia sulle nuove nomine del consiglio è passata davvero in sordina. Come mai?
La Sogin S.p.A. è una società creata appositamente dalla riorganizzazione dell’ENEL, a partire dal 1 novembre 1999, su richiesta del Governo per la chiusura e smantellamento delle installazioni nucleari italiane, per la gestione e allontanamento delle scorie radioattive prodotte e per il ripristino e valorizzazione dei siti inquinati. Attualmente la Sogin S.p.A. possiede una forza lavoro di circa 600 unità (ereditati principalmente dalla gruppo Enel) che si occupano di quattro siti: Garigliano, Caorso, Trino e un reattore a Latina. Nel 1988, come conseguenza del referendum popolare dell’anno precedente in cui oltre l’80% dei votanti dice no alla costruzione di centrali nucleari in Italia, il governo decise di arrestare anche la costruzionedelle centrali di Montalto di Castro e Trino 2 il cui funzionamento doveva cominciare una decina di anni fa.
Anche il ministro dell’Ambiente, Altero Matteoli, intervenendo il 23 dicembre nel corso di un’audizione alla Commissione bicamerale d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti nucleari, ha detto che la Sogin risulta "il soggetto ideale" per individuare il sito nazionale destinato ad ospitare tutti i rifiuti nucleari presenti in Italia [2].
Alla fine del mese di Novembre dello scorso anno quindi durante l’ultima assemblea è stato nominato anche il nuovo presidente che si occuperà di coordinare questa delicatissima questione e che deciderà delle infrastrutture da smantellare (le ex-centrali nucleari) e da costruire (siti per i rifiuti delle centrali) con un giro di affari milionario, tale Carlo Jean.

Il nuovo presidente, che sostituisce il Prof. Maurizio Cumo Professore Ordinario di Impianti Nucleari presso l'Università degli Studi di Roma "La Sapienza", ha un passato al Centro Informazioni Studi Esperienze (CISE) e come docente nella Libera Università Internazionale degli Studi Sociali [3]. In particolare, quest’ultima università trae origine, e motivo di esistenza, negli anni settanta quando è riuscita ad avere nuova linfa vitale dall’interessamento economico di un gruppo di imprenditori, tra cui Umberto Agnelli, che decidono di investire risorse umane e finanziarie in un "innovativo progetto di formazione della classe dirigente"” in cambio di una scalata nel consiglio di amministrazione dell’Università di alcuni imprenditori italiani di successo.
In questo modo la storica ex-Università Pro Deo viene sostituita, nel 1977, dall’Università denominata "Luiss - Libera Università Internazionale degli Studi Sociali Guido Carli" e dopo un solo anno l'allora Presidente di Confindustria Guido Carli scalandola diventa Presidente dell'Università prendendone, di fatto, il comando decisionale [4].
E’ proprio in questo contesto di scalate cultural-imprenditoriali che ritroviamo a far lezione agli studenti delle aule affollate il Docente di Studi Strategici presso la Facoltà di Scienze Politiche il Prof. Carlo Jean a testimoniare sempre più la connessione fra economia e guerra.
Infatti, Carlo Jean è in realtà un Generale e Presidente del Centro Alti studi per la Difesa (CASD). Quest’ultimo centro, come si può leggere dalla home page, "e' l'organismo di studio di più alto livello nel campo della formazione dirigenziale e degli studi di sicurezza e di difesa". Il compito di questa istituzione è quello di fornire "ad un ristretto numero di qualificati ufficiali di grado elevato, la possibilità di conoscere gli aspetti della vita nazionale che si connettono con le questioni
militari e di esaminare, collegialmente, essenzialmente con fini propositivi, problematiche relative alla difesa del Paese" [5].

Il Generale Carlo Jean, ora diventato presidente della "Società Gestione Impianti Nucleari" in Italia, ha un passato di tutto rispetto nell’ambito militare entrando ed uscendo dall’Accademia Militare di Modena (dal 1953 al 1955) e dalla Scuola di Applicazione di Torino (1955 al 1957). Ha frequentato anche la Scuola Superiore di Guerra italiana e francese e il Centro Alti Studi per la Difesa oltre ad aver comandato il gruppo tattico "Susa" (componente italiana della Forza Mobile Nato) ed aver prestato servizio nelle Brigate Alpine "Julia", "Taurinense", "Orobica" e "Cadore" [6].

Per farsi un quadro completo del nuovo Presidente della Sorin S.p.A., il Generale Carlo Jean, bisogna considerare anche il suo pensiero politico oltre che alla posizione e alle amicizie all’interno dell’intellighenzia italiana.
Tra le opere letterarie del militare si può leggere il libro "L’uso della forza: Se vuoi la pace comprendi la guerra" [7] o l’articolo dal titolo "Russia dove vai?" uscito in "CHARTA MINUTA- Ogni mese una tappa. Per far crescere la destra" insieme a Davide D'Antoni [8].

Il fine pensiero politico di quest’ultimo personaggio è rintracciabile in alcuni articoli, usciti con la sua firma, direttamente nella rivista della nuova-destra "Diorama" [9] dell’ex-fuoriuscito dal MSI, negli anni ottanta per un dissenso con l’ala rautiana
del partito, Marco Tarchi [10].
Il generale Carlo Jean, tra i tanti articoli, affidava il suo lungimirante pensiero politico precorrendo i tempi sull’attuale assetto geopolitico ad egemonia americana, in tempi assolutamente non sospetti. Infatti, all’inizio del 1995, pubblicava l’articolo dal titolo "Geopolitica, geostrategia e geoeconomia nel mondo post-bipolare" sul sito del SISDE [11]. Questa sua florida collaborazione con il SISDE continua fino al 2000 quando compare il testo tratto dalla conferenza tenuta il 21/01/2000 presso la Sala Briefing della Direzione del SISDE dal titolo "Criminalità organizzata interna e stabilità nei Balcani" [12] dove è sostenuta la tesi che "...questa massa di immigrati balcanici crea in Europa presidi di capisaldi mafiosi" oltre ad un capitolo, dal titolo inquietante "armi nucleari", nel "Il Libro dell'Anno 2000" della Treccani [13].

Proseguendo nella sua pubblicistica, il nostro militar-e/ista Carlo Jean, scrive anche "Geoeconomia. Il dominio dello spazio economico" a quattro mani con Paolo Savona [14].
Quest’ultimo [15], oltre ad essere professore ordinario di politica economica anche lui proprio alla Luiss-Guido Carli di Roma [16], risulta essere, dal 14 dicembre 1999, il Presidente dell'Impregilo S.p.A.[17] per aspettare il 17 Ottobre 2002 quando l’Assemblea Straordinaria di Impregilo S.p.A. ha deliberato la fusione per incorporazione di Fisia Partecipazioni S.p.A. (controllata al 99,893% da Impregilo S.p.A.) in Impregilo S.p.A in modo che la fusione ha comportato l’assegnazione agli azionisti di Fisia Partecipazioni S.p.A. di 4 azioni ordinarie di Impregilo S.p.A. per ogni azione ordinaria di Fisia Partecipazioni S.p.A. [18].

La stessa dell'Impregilo S.p.A., appunto presieduta da Paolo Savona, ha costruito 21 Km del tratto autostradale "Ecovias dos Imigrantes" (3 gallerie e 4 Km di viadotto) che collega l’altopiano della metropoli di San Paolo (18 milioni di abitanti) con la regione costiera e con il porto di Santos, mediante finanziamenti (400 milioni di euro) e fondi ottenuti da diverse banche ed istituti di credito, tra cui: Banco Interamericano di Sviluppo (BID), Mediocredito Centrale, Banca Nazionale del
Lavoro (BNL), e Banco di sviluppo brasiliano (BNDES). Questi Istituti naturalmente saranno rimborsati con i flussi di cassa derivanti dai pedaggi della concessione autostradale [19].

Ma, tra le banche che hanno concesso il credito al Presidente Paolo Savona della Impregilo S.p.A. per costruire l’autostrada brasiliana, si può notare la presenza della BNL il cui Direttore Generale, e poi amministratore Delegato, è ancora una volta, con la dote dell’ubiquità, Paolo Savona.
Alla luce di questi documentabili fatti quindi il libro sopracitato "Geoeconomia - Il dominio dello spazio economico" di Paolo Savona con Carlo Jean prende forma e applicabilità nella quotidianità delle transizioni economiche quando gli stessi finanziamenti per la costruzione di grandi opere arrivano da banche amministrate dalle stesse persone che ne trarranno vantaggi.

Tra il "costruttore" e "autofinaziatore" Paolo Savona e colui che dovrà individuare i siti italiani e decidere la costruzione delle infrastrutture atte allo smaltimento delle scorie nucleari Carlo Jean i legami non sono tenui e non finiscono di certo con la stesura di un solo libro. Infatti troviamo entrambi all’interno dell’Aspen Institute Italia [20Aspen]. Quest’ultima è una "associazione internazionale non-profit dedicata alla discussione, all'approfondimento e allo scambio di conoscenze,
informazioni e valori" e la sua missione "...è l'internazionalizzazione della leadership imprenditoriale, politica e culturale del paese" [21].

Il Generale Carlo Jean collabora [22] anche con Istituto Affari Internazionali in cui uno dei membri del Comitato Direttivo è ancora una volta Paolo Savona [23].

Tra tutti questi incarichi trasversali il Professore Paolo Savona rimane comunque un prolifico scrittore politico non disdegnando di pubblicare l’articolo "Gran bazaar postmoderno: la scommessa del mercato globale: una sfida per l’occidente" per la rivista "Ideazione" [24] nota rivista "di cultura politica di area liberale e conservatrice" legata all’ideologo del centro-destra Domenico Menniti [25].

Sorprendentemente il cerchio si chiude quando si viene a scoprire che lo stesso Paolo Savona è stato anche il Presidente del "Consiglio Tecnico Scientifico della Programmazione Economica e della Commissione di Indagine sul Nucleare in Italia" [26].

Concludendo il Generale Carlo Jean dovrà smaltire i rifiuti nucleari italiani decidendo sia la collocazione dei siti atti a questo fine che appaltando la costruzione di questi.
Dopo tutte queste sue dimostrabilissime affinità politiche con riviste considerate comunemente di estrema destra e di amicizie legate ad una certa gestione del potere e delle operazioni finanziarie possiamo lasciare la società civile a trarre le giuste considerazioni sperando, al contempo, di aver dato modo di meditare almeno su una domanda: la "Società Gestione Impianti Nucleari" è in mano ad una presidente indipendente oppure il riciclaggio (di un patrimonio forse bellico non indifferente) dell’uranio proveniente dalle ex-centrali italiane per la produzione di energia elettrica mediante fissione nucleare sono in gestione alla cultura militare, con quello che può derivare nella gestione, e quali garanzie di trasparenza si possono pretendere dall’uso di queste scorie?

by GRANDE FAME

****************************
Riferimenti di approfondimento:

[1] http://www.sogin.it/
[2] copia cache di http://www.e-gazette.it/ecologia/a7.htm
[3] http://www.luiss.it/docenti/curricula/index.php?cod=593
[4] http://www.luiss.it/chisiamo/storia.html
[5] http://www.centroaltistudi.difesa.it/origini.htm
[6] http://www.luiss.it/docenti/curricula/index.php?cod=593
[7] Carlo Jean “L’uso della forza: Se vuoi la pace comprendi la guerra” Collana: Saggi Tascabili Laterza, Laterza, 1996.
[8] http://www.chartaminuta.it/charta/charta_45_jean.htm
[9] http://www.diorama.it/n252.html
[10] http://www.intermarx.com/ossto/marioBO.html
[11] http://www.sisde.it/sito/Rivista1.nsf/servnavig/3
[12] http://www.sisde.it/sito/Rivista16.nsf/servnavig/7
[13] http://www.treccani.it/opere/librodellanno2000.htm
[14] Carlo Jean e Paolo Savona"Geoeconomia. Il dominio dello spazio economico” Franco Angeli, 1995.
[15] http://www.educational.rai.it/railibro/babele/ospiti2.asp?link=3
[16] http://www.luiss.it/docenti/curricula/index.php?cod=045
[17] http://www.impregilo.it/news/documenti/comun97_it.htm
[18] http://www.impregilo.it/news/newsframe.htm
[19] http://www.impregilo.it/news/documenti/com163_it.html]
[20] “Tremonti style, preparativi di guerra” di Anemone L. Liberati, Panorama 1/10/2002 in http://www.panorama.it/economia/finanza/articolo/ix1-A020001014319
[21] http://www.aspeninstitute.it/AspenWeb/AspenWeb.nsf/All/Identita?Opendocument&Lingua=I&Area=10000
[22] http://www.iai.it:8500/sections/pubblicazioni/lo_spettatore_internazionale/volumi/n06_1991.htm
[23] http://www.iai.it:8500/sections/istituto/staff/staff_it.asp
[24] http://www.ideazione.com/Rivista/1997/gennaio_febbraio_1997/savona_1_97.htm
[25] http://www.ideazione.com/fondazione/speciale_mezzogiorno_mezzogiorno.htm
[26] http://www.clubeconomia.it/soci/savona.php

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DU - riciclaggio
by Mr K Monday, Feb. 10, 2003 at 5:00 PM mail:

Si parla tanto di riciclaggio e riuso.

Semplice.
Smaltisco l'uranio delle centrali costruendo bombe a base di DU (Depleted Uranium).

Non ho il problema di trovare il sito (bombardo una città, un deserto, che ne so...), non litigo con gli ambintalisti, non scarico i rifiuti sul registro dei rifiuti, etc...
Tante complicazioni in meno.

Comunque non c'è conflitto di interessi. Semplicemnte "sinergie".

Saluti

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aggiornamento 2.0
by grandefame Thursday, Feb. 20, 2003 at 2:10 PM mail:

da http://www.e-gazette.it/index.htm di giovedì 20 febbraio leggo:


ATOMI & NUCLEI - CONTINUA LA COMMEDIOLA DEL DEPOSITO ITALIANO - I CONTI AREVA

Roma, 17 febbraio - La francese Areva, leader mondiale dell'industria nucleare, ha registrato nel 2002 un calo del suo fatturato del 7,1% a 8,2 miliardi. Le operazioni a monte, che comprendono la produzione di uranio, hanno accusato un calo del 6,3% a 2,5 miliardi. Il polo reattori nucleari e servizi hanno registrato un aumento delle vendite del 2,8% a 1,9 miliardi mentre il polo connettori elettrici ha registrato una flessione del 20,7% a 1,5 miliardi. Anche la Francia, come tutti i Paesi civili, ha affidato la gestione delle scorie dopo il trattamento a una società indipendente e "terza" (come l'Areva) rispetto ai controllati, cioè i produttori di scorie atomiche (come è in Francia la Cogema). In Italia invece si spinge con una grande operazione per convincere dell'utilità del deposito nucleare da affidare al controllato, la Sogin presieduta dal generale Carlo Jean. Sull'urgenza
di una discarica atomica ora scendono in campo anche i Servizi segreti in una relazione al Parlamento. "In attesa della realizzazione di un deposito centralizzato di rifiuti radioattivi, la sicurezza del combustibile nucleare, delle scorie radioattive e degli altri materiali irraggiati ha assunto una crescente valenza nel quadro della continua evoluzione del rischio terroristico
nonché in relazione all'eventualità di traffici illeciti della criminalità organizzata. Conseguentemente l'intelligence ha rimodulato il proprio approccio ed è stata avviata, con le amministrazioni interessate, una concertata disamina della sicurezza dei siti/laboratori sensibili in territorio nazionale, onde incrementare, ovunque necessario, le misure e le procedure connesse alla movimentazione e conservazione di materiali pericolosi". Sono 55 mila metri cubi i residui nucleari pericolosi in Italia,
ai quali vanno aggiunte circa 300 tonnellate di combustibile irraggiato e residui da riprocessamento. Questi rifiuti, rileva la relazione dei servizi segreti, possono essere oggetto di attentati terroristici e sui siti sono quindi state rafforzate le misure di sicurezza. La maggiore quantità di rifiuti, 34.990 metri cubi, si trova nelle ex centrali nucleari di Caorso,
Garigliano, Latina e Trino. Ci sono poi i rifiuti degli impianti Enea-Fn di Trisaia, Casaccia, Saluggia e Bosco Marengo. Il combustibile irraggiato si trova a Caorso, Trino, Saluggia, Trisaia e Casaccia; 62 tonnellate di altro combustibile si trova attualmente in Francia, ma dovrà rientrare in Italia. I ministri dell'Ambiente Altero Matteoli, delle Attività Produttive Antonio Marzano e il Commissario dell'Enea, il Nobel Carlo Rubbia, hanno più volte denunciato l'urgenza di blindare in un luogo sicuro i 55 mila metri cubi di rifiuti radioattivi disseminati lungo lo Stivale. E il Parlamento ha avviato un'indagine conoscitiva. "Allo stato attuale non ci sono pericoli, ma se si perde tempo è possibile trovarsi in situazioni di emergenza.
Ecco perché le scorie devono essere smaltite al più presto e le centrali elettriche smantellate", dice Paolo Bartolomei dell'Enea di Bologna e componente del gruppo di lavoro sulla Condizione, gestione e sicurezza delle scorie radioattive che ha lavorato nell'ambito della Conferenza Stato-Regioni.



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AGGIORNAMENTO 15 aprile
by GRANDEFAME Tuesday, Apr. 15, 2003 at 11:14 AM mail: grandefame@lycos.it

da http://www.e-gazette.it/index.htm (15 Aprile) leggo:

AAA CERCASI DEPOSITO RADIOATTIVO - NEI FORTI FASCISTI SULLE ALPI O IN SARDEGNA?

Roma, 14 aprile - Entro metà giugno sarà indicato il luogo dove sorgerà il deposito nazionale delle scorie radioattive italiane, attualmente disperse in diverse aree della penisola. Lo ha detto il generale Carlo Jean, comissario all’emergenza rifiuti nucleari e presidente della Sogin (la società ex Enel che gestisce la dismissione delle ex centrali nucleari), al termine di un'audizione informale in commissione Ambiente della Camera.
"Noi indicheremo il luogo più adatto secondo criteri tecnico-scientifici - ha detto Jean - poi toccherà al Governo decidere. Si tratterà di zone scarsamente abitate, come gallerie dismesse dalle Ferrovie dello Stato, bunker che esistono nel Vallo Alpino a prova di bomba atomica, costruiti negli Anni 30, miniere abbandonate. Alcune nostre montagne sono come gruviera, con caverne che possono contenere anche battaglioni di 1.000 uomini".
Per individuare il posto adatto la Sogin ha preso ("stiamo valorizzando") tutti gli studi condotti finora, e non solo quello dell'Enea che aveva indicato circa 200 aree sul territorio nazionale adatte ad ospitare le scorie, mentre si sta cercando la una collaborazione dei tecnici internazionali e degli ingegneri che hanno costruito stoccaggi in altri Paesi.
Se i 200 luoghi adatti indicati dall’Enea sembravan tanti, ora se ne aggiungeranno altri. Jean infatti vuole rivedere i criteri di esclusione adottati dall’Enea, che aveva escluso le isole, la fascia a 50 chilometri dal confine, una distanza minima di 15 chilometri dalle città con più di 100mila abitanti e le montagne. Per esempio erano state escluse le isole per ridurre il rischio del trasporto via nave, sebbene in tutto il mondo le scorie viaggino in nave senza problemi.
Intanto continua la messa in sicurezza degli stoccaggi provvisori attuali.
E’ il caso dello sgombero dei rifiuti nucleari accumulati a Saluggia, sgombero avviato la settimana scorsa con un contestatissimo convoglio.
Ma - ha sottolineato Jean - la sicurezza assoluta ci sarà solo quando i siti saranno completamente demoliti: finché ci saranno, ci sarà sempre una condizione di rischio. "E’ materiale nucleare, non sono noccioline. Le misure antintrusione vanno bene se provano a entrare con la forza dieci persone, ma se arriva un battaglione, non lo ferma nessuno".
Il presidente della commissione Ambiente, Pietro Armani, ha affermato che lo stoccaggio atomico "dovrebbe ricadere sulle strutture del demanio militare, che hanno tutte le caratteristiche di sicurezza adeguate. Ad esempio, si potrebbe pensare ad alcuni poligoni di tiro, ce ne sono di molto vasti; naturalmente, bisognerà scegliere zone geologicamente stabili con una bassa densità di popolazione".
Non molto convinto appare Jean: "Bisogna considerare che i poligono di tiro dismessi non sono molti. Comunque tutto è aperto".
In Italia ci sono 268 poligoni di tiro militari, pari a 176.407 ettari. I due più estesi si trovano in Sardegna.
Il poligono interforze Salto di Quirra (13mila ettari) è il più grande d'Europa. E’ già stato oggetto di studi per il sospetto di casi di tumore attribuiti al ricorso a proiettili all’uraio impoverito.
Il secondo poligono di tiro è Capo Teulada, 7.200 ettari, attorno al quale ci sono 75mila ettari tra zone di restrizione dello spazio aereo e zone interdette alla navigazione.
La Sardegna è inoltre una regione a bassa densità di popolazione (66,4 abitanti per chilometro quadro contro i 186,9 della media italiana.
L’uso di basi militari scavalcherebbe con la forza l’opposizione locale.
Ovviamente, come prevedibile, all’ipotesi di costruire in Sardegna il deposito atomico si è riellata la Regione Sardegna. "Occorre contattare urgentemente il Governo nazionale per escludere categoricamente la Sardegna dalla scelta del sito dove, con decisione attesa entro la metà di giugno, dislocare 55mila metri cubi di scorie nucleari", dice il consigliere regionale Tonino Frau, di Alleanza nazionale (lo stesso partito del deputato Pietro Armani il quale ha suggerito il ricorso ai poligoni di tiro). "È una idea insana - sbotta Frau - pensare che la Sardegna possa essere considerata ancora una volta la discarica italiana, per di più, di materiale così pericoloso".
Nel frattempo, gli allarmi radioattività che dal 21 marzo si sono registrati per tre volte in Italia, in particolare nell'aeroporto militare di Capodichino, nella zona di Lonigo (Treviso) e a Massa Carrara sono stati causati dal malfunzionamento delle centraline di rilevamento. E' la teoria illustrata dal ministro dei Rapporti con il Parlamento, Carlo Giovanardi. "Del tutto false" - dice - le enunciazioni della deputata Titti de Simone (Rifondazione) che aveva posto un'interrogazione. Secondo Giovanardi sono assolutamente fantasiosi i collegamenti tra le zone in cui si sono verificati gli allarmi e basi Nato. L'ipotesi più probabile, dunque, "rimane quella del malfunzionamento" e insomma "non c'entra niente né la guerra né le basi statunitensi".
Replica la De Simone: "E’ stupefacente che in dieci giorni siano impazzite, casualmente, le centraline di rilevamento radioattivo guardacaso a ridosso di strutture militari. Vi è stato chiesto di aprire un'indagine e voi non potete continuare a dire bugie".

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Aggiornamento 3.0
by Grande Fame Tuesday, Apr. 15, 2003 at 12:05 PM mail: grandefame@lycos.it

da http://www.e-gazette.it/index.htm (in data 15 Aprile) leggo:

AAA CERCASI DEPOSITO RADIOATTIVO - NEI FORTI FASCISTI SULLE ALPI O IN SARDEGNA?

Roma, 14 aprile - Entro metà giugno sarà indicato il luogo dove sorgerà il deposito nazionale delle scorie radioattive italiane, attualmente disperse in diverse aree della penisola. Lo ha detto il generale Carlo Jean, comissario all’emergenza rifiuti nucleari e presidente della Sogin (la società ex Enel che gestisce la dismissione delle ex centrali nucleari), al termine di un'audizione informale in commissione Ambiente della Camera.
"Noi indicheremo il luogo più adatto secondo criteri tecnico-scientifici - ha detto Jean - poi toccherà al Governo decidere. Si tratterà di zone scarsamente abitate, come gallerie dismesse dalle Ferrovie dello Stato, bunker che esistono nel Vallo Alpino a prova di bomba atomica, costruiti negli Anni 30, miniere abbandonate. Alcune nostre montagne sono come gruviera, con caverne che possono contenere anche battaglioni di 1.000 uomini".
Per individuare il posto adatto la Sogin ha preso ("stiamo valorizzando") tutti gli studi condotti finora, e non solo quello dell'Enea che aveva indicato circa 200 aree sul territorio nazionale adatte ad ospitare le scorie, mentre si sta cercando la una collaborazione dei tecnici internazionali e degli ingegneri che hanno costruito stoccaggi in altri Paesi.
Se i 200 luoghi adatti indicati dall’Enea sembravan tanti, ora se ne aggiungeranno altri. Jean infatti vuole rivedere i criteri di esclusione adottati dall’Enea, che aveva escluso le isole, la fascia a 50 chilometri dal confine, una distanza minima di 15 chilometri dalle città con più di 100mila abitanti e le montagne. Per esempio erano state escluse le isole per ridurre il rischio del trasporto via nave, sebbene in tutto il mondo le scorie viaggino in nave senza problemi.
Intanto continua la messa in sicurezza degli stoccaggi provvisori attuali.
E’ il caso dello sgombero dei rifiuti nucleari accumulati a Saluggia, sgombero avviato la settimana scorsa con un contestatissimo convoglio.
Ma - ha sottolineato Jean - la sicurezza assoluta ci sarà solo quando i siti saranno completamente demoliti: finché ci saranno, ci sarà sempre una condizione di rischio. "E’ materiale nucleare, non sono noccioline. Le misure antintrusione vanno bene se provano a entrare con la forza dieci persone, ma se arriva un battaglione, non lo ferma nessuno".
Il presidente della commissione Ambiente, Pietro Armani, ha affermato che lo stoccaggio atomico "dovrebbe ricadere sulle strutture del demanio militare, che hanno tutte le caratteristiche di sicurezza adeguate. Ad esempio, si potrebbe pensare ad alcuni poligoni di tiro, ce ne sono di molto vasti; naturalmente, bisognerà scegliere zone geologicamente stabili con una bassa densità di popolazione".
Non molto convinto appare Jean: "Bisogna considerare che i poligono di tiro dismessi non sono molti. Comunque tutto è aperto".
In Italia ci sono 268 poligoni di tiro militari, pari a 176.407 ettari. I due più estesi si trovano in Sardegna.
Il poligono interforze Salto di Quirra (13mila ettari) è il più grande d'Europa. E’ già stato oggetto di studi per il sospetto di casi di tumore attribuiti al ricorso a proiettili all’uraio impoverito.
Il secondo poligono di tiro è Capo Teulada, 7.200 ettari, attorno al quale ci sono 75mila ettari tra zone di restrizione dello spazio aereo e zone interdette alla navigazione.
La Sardegna è inoltre una regione a bassa densità di popolazione (66,4 abitanti per chilometro quadro contro i 186,9 della media italiana.
L’uso di basi militari scavalcherebbe con la forza l’opposizione locale.
Ovviamente, come prevedibile, all’ipotesi di costruire in Sardegna il deposito atomico si è riellata la Regione Sardegna. "Occorre contattare urgentemente il Governo nazionale per escludere categoricamente la Sardegna dalla scelta del sito dove, con decisione attesa entro la metà di giugno, dislocare 55mila metri cubi di scorie nucleari", dice il consigliere regionale Tonino Frau, di Alleanza nazionale (lo stesso partito del deputato Pietro Armani il quale ha suggerito il ricorso ai poligoni di tiro). "È una idea insana - sbotta Frau - pensare che la Sardegna possa essere considerata ancora una volta la discarica italiana, per di più, di materiale così pericoloso".
Nel frattempo, gli allarmi radioattività che dal 21 marzo si sono registrati per tre volte in Italia, in particolare nell'aeroporto militare di Capodichino, nella zona di Lonigo (Treviso) e a Massa Carrara sono stati causati dal malfunzionamento delle centraline di rilevamento. E' la teoria illustrata dal ministro dei Rapporti con il Parlamento, Carlo Giovanardi. "Del tutto false" - dice - le enunciazioni della deputata Titti de Simone (Rifondazione) che aveva posto un'interrogazione. Secondo Giovanardi sono assolutamente fantasiosi i collegamenti tra le zone in cui si sono verificati gli allarmi e basi Nato. L'ipotesi più probabile, dunque, "rimane quella del malfunzionamento" e insomma "non c'entra niente né la guerra né le basi statunitensi".
Replica la De Simone: "E’ stupefacente che in dieci giorni siano impazzite, casualmente, le centraline di rilevamento radioattivo guardacaso a ridosso di strutture militari. Vi è stato chiesto di aprire un'indagine e voi non potete continuare a dire bugie".


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sempre interessante
by nicola Wednesday, Apr. 16, 2003 at 10:31 PM mail:

interessante. chissà che cosa ci combina il generale jean... secondo me, lo mette in puglia, in sardegna o in maremma

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re smentita del prof marco tarchi
by redbeppe Tuesday, Apr. 22, 2003 at 2:14 PM mail: giuseppe_scano@hotmail.com

pubblico qui la smentita a tale articolo arrivatami via posta dal diretto interessato .
Scopro casualmente proprio ora di essere citato in un suo scritto su SISDE, militari e nucleari. Vado a vedere il perché e, naturalmente, risulto il "fuoriuscito rautiano" dal Msi - nel gennaio 1981... - che avrebbe ospitato sulla sua rivista Diorama un articolo "firmato con il proprio nome" da tale Davide D'Antoni. Chi era costui? Seguo il link in nota e vedo che si tratta di un collaboratore di "Charta Minuta" che mi ha fatto un anno addietro un'intervista sui giovani di destra (in cui mi esprimevo molto criticamente verso questi ultimi). Io l'ho riproposta tal quale su Diorama. Che Lei ci creda o meno, di questo signore nulla sapevo prima dell'intervista telefonica e nulla ne ho saputo dopo. Quali legami abbia col generale Jean, le cui idee detesto, lo ignoro. Mi chiedo perché si debbano continuare a creare e nutrire equivoci chiamandomi in causa per presunti legami con perfetti sconosciuti, resi "credibili", evidentemente, dal fatto di aver militato nel Msi fino al 1981. Del mio percorso successivo ci sono infinite tracce pubbliche, tutte ispirate ad una radicale opposizione verso gli ambienti che, mi par di capire, Lei prende di mira nel suo articolo: golpisti, atlantisti, ossessionati dall'anticomunismo, ecc. Non le pare che sarebbe ora di prenderne atto?
Grazie dell'attenzione.
Marco Tarchi
Università di Firenze

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Mondialismo o globalismo?
by GRANDE FAME Wednesday, Apr. 23, 2003 at 11:40 AM mail: grandefame@lycos.it

Caro Prof. Marco Tarchi,

prendo atto sia della sua non-conoscenza dei legami che esistono tra il Generale Jean, attuale Presidente della "Società Gestione Impianti Nucleari", e Davide D'Antoni, collaboratore di "Charta Minuta" e intervistatore telefonico per la stessa rivista, sia sulla sua non-conoscenza del personaggio in questione ("di questo signore nulla sapevo prima dell'intervista telefonica e nulla ne ho saputo dopo").

Altresì prendo atto, con piacere intellettuale, della sua avversione per le idee sostenute del Generale Jean ("le cui idee detesto").

Naturalmente prendo atto anche del fatto che Lei, confermando ancora una volta quanto scritto nell’approfondimento "Un giallo italiano a base di SISDE, militari e nucleare?", ha effettivamente "militato nel Msi fino al 1981".

La sua nuova "radicale opposizione" a certi ambienti non può che trovarmi in accordo per quanto può essere convergente il concetto di "mondialismo" [1] con quello di "globalismo" e per quanto divergente può essere la loro strategia d’opposizione.

Grazie delle sue puntualizzazioni che trovo assolutamente preziose ma che non sminuiscono, mi permetta, il contesto dell'articolo e le problematiche sollevate.
Con il suo permesso farò delle sue puntualizzazioni tesoro in futuro.

Distinti saluti
GRANDE FAME


[1] Per inciso si vedano i numeri della rivista "Orion" risalente agli anna ’90 riguardanti il "mondialismo" di destra memoria (si possono trovare in Via Plinio 32 – Milano). Ricordo per i meno attenti che la rivista "Orion" è una pubblicazione "nazionalbolscevica" di Maurizio Murelli (condannato a 18 anni di carcere per il concorso nell’omicidio dell’agente di polizia Antonio Marino a Milano il 12 Aprile 1973), Marco Battarra, Claudio Mutti, Carlo Terracciano e Chicco Galmozzi (arrestato nel ’76).
Chi sono costoro e perche centrano (indirettamente)? Andiamo con ordine.
Se non erro Claudio Mutti (che Freda dovrebbe conoscere per trascorsi comuni) pubblica (opera n. 293 dal titolo "Ferenc Szalasi e le Croci Frecciate") per la casa editrice "Nuovi Orizzonti Europei" (ascia bipenne come simbolo e scritte gotiche di contorno in http://www.nuoviorizzontieuropei.com) in cui, se posso puntualizzare, tra le opere del filosofo Julius Evola (n.267) e opere sul "Mito dello sterminio ebraico" di Carlo Mattogno (n.286), troviamo "Padroni del mondo e dittatori del pensiero" (n.287) e "La cultura dell'intimidazione ed il dovere di resistere" (n.288).
Questi ultime opere, se posso diffondere la notizia, sono tutte a firma di Marco Tarchi.
Invece Carlo Terracciano, sempre appartenente alla rivista che contrasta il "mondialismo" attraverso la rivista "Orion" dal punto di vista della destra radicale, viene ospitato molte volte da "Gerarchia" (sito ufficiale della Associazione "Carpe Diem" in http://www.gerarchia.it/orientamenti.htm) dove all’apertura della nuova rubrica presente nel sito leggo fedelmente:
"perché pensiamo che possa essere utile per tutti, in un tempo come quello attuale "povero" di spunti e di riflessioni intelligenti, la rilettura di saggi di Grandi Pensatori "NazionalPopolari", o nondimeno l'approfondimento di Camerati comunque in grado di fare la differenza con il pensiero debole di una "certa destra" (degenere e degenerata!)".
Al sito citato si può notare che la comune visione dei grandi pensatori "NazionalPopolari" Marco Tarchi è citato 3 volte con i seguenti articoli: "La cultura dell'intimidazione e il dovere di resistenza", "Destra e Sinistra: due essenze introvabili" e "Gli italiani, la destra e la sinistra".

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Ancora guerroccultismo?
by Marco Tarchi Wednesday, Apr. 23, 2003 at 10:02 PM mail:

Mi spiace dedurre, dal tono di alcune osservazioni, che chi mi risponde mi pensa insincero. C'è un certo fondo di guerroccultismo, in una certa sinistra, davvero simile a quello dei "fratelli nemici" del fronte opposto. Ma io non mi stanco di farmi intendere, per puro amore di verità (ci si creda o no).
Quanto al contenuto, alcune precisazioni:
1. Non immagino neanche perché dovrei saperne di più di questo D'Antoni, dato che non frequento il suo ambiente. Posso solo dire che è persona poco corretta, visto che insiste, nel cappello di una sua recente intervista, a qualificarmi "di destra", sebbene sappia benissimo che non lo sono.
2. Ci mancherebbe altro che non prendesse del fatto che ho militato nel Msi fino al 1981. E' cosa nota. Ne sono stato anche un dirigente nazionale fino al gennaio 1981, per essere precisi. Cosa ciò abbia a che vedere con il Sisde, io davvero non lo so. Se lo sa lei, me lo comunichi.
3. La mia radicale opposizione agli ambienti dell'estrema destra non è affatto nuova. Ho scritto molti anni fa su "Diorama", la rivista mensile che dirigo, che l'espressione "mondialismo" mi puzzava di mimetismo per non scrivere "complotto giudeo-massonico" o qualcosa di simile, cioè per riproporre grotteschi stereotipi neofascisti. Se trova in qualche biblioteca il numero 76 della rivista (di quasi vent'anni fa), interamente dedicato alla contrapposizione tra queella che allora veniva definita Nuova Destra e la destra radicale, le sarà chiaro cosa pensavo già a quel tempo degli ambienti "antimondialisti"...
4. "Orion" mi ha pesantemente attaccato, anche con vere e proprie diffamazioni mistificanti, infinite volte. Visto che lei lo legge, lo saprà bene. Mi detestano da sempre, li ricambio di cuore.
5. Di questo sito "nuoviorizzontieuropei" sento parlare da lei per la prima volta. Gli articoli "Padroni del mondo e dittatori del pensiero" e "La cultura dell'intimidazione ed il dovere di resistere" sono usciti su "Diorama". Non posso impedire a chicchessia di riprodurre miei scritti, specialmente se ignoro che ciò è avvenuto. So che "Padroni del mondo e dittatori del pensiero" è stato ripubblicato anche da due siti no-global, con indignazione di taluni custodi dell'ortodossia. Evidentemente sono appestato; le mie origini politiche mi rendono biologicamente impuro. Ovviamente, se mi pubblicano a destra è una "prova" di questa mia condizione infetta; se lo fanno a sinistra è una vile provocazione. E dai, andiamo avanti così...
6. Gli articoli "La cultura dell'intimidazione e il dovere di resistenza", "Destra e Sinistra: due essenze introvabili" e "Gli italiani, la destra e la sinistra" sono usciti, rispettivamente, su "Diorama", su "Democrazia e diritto" (collegata al Crs, sinistra DS) e su "Palomar". Chiunque può riprodurli. Devo aggiungere "ohimè"? In ogni caso, se questi signori a me ignoti pensano che io sia un "grande pensatore nazionalrivoluzionario", sono fatti loro. Quello che scrivo chiunque può giudicarlo. Sarò lietissimo se vorrà farlo anche lei. Senza passare da siti ultrà, può andare su http://www.diorama.it, o procurarsi la rivista da Feltrinelli.
Grazie dell'attenzione.
Marco Tarchi

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Argomento: GENERALE CARLO JEAN e SOGIN S.p.A.
by GRANDE FAME Thursday, Apr. 24, 2003 at 9:23 AM mail: grandefame@lycos.it

Caro Prof. Marco Tarchi,
mi dispiace se ho dato impressione con i miei scritti di far trasparire dei dubbi sulla sua sincerità che ho sempre apprezzato. Molti altri al suo posto sarebbero rimasti dove si trovavano o si sarebbero riciclati a destra o a manca.

Sono convinto sinceramente che Lei nulla abbia a che fare con il Sisde e che molto probabilmente abbiamo perso il vero nucleo del discorso originario sull’ex Generale Carlo Jean neo presidente della "Società Gestione Impianti Nucleari".

Prendo atto del punto n. 4 del suo precedente messaggio quando dice che è stato "pesantemente attaccato" dalla rivista Orion "con vere e proprie diffamazioni mistificanti" (del fatto che Lei è detestato da sempre dal gruppo di Orion ne prendo atto, per mia mancanza, solo in questo momento).

La ringrazio per l’invito pubblico ad acquistare la sua rivista in cui (spero di sbagliare) non troverò mai traccia del coraggio redazionale ad approfondire l’argomento centrale del discorso riportato in "Un giallo italiano a base di SISDE, militari e nucleare?"

Quindi per semplicità rivolgerò direttamente a Lei, al di là dei facili schematismi ("e dai, andiamo avanti così..."), la domanda posta nel mio articolo, cioè:

<la "Società Gestione Impianti Nucleari" è in mano ad una presidente indipendente oppure il riciclaggio (di un patrimonio forse bellico non indifferente) dell’uranio proveniente dalle ex-centrali italiane per la produzione di energia elettrica mediante fissione nucleare sono in gestione alla cultura militare, con quello che può derivare nella gestione, e quali garanzie di trasparenza si possono pretendere dall’uso di queste scorie?>

Sarò felicissimo di trovare nel prossimo numero della rivista "Diorama" da Lei diretta una presa di posizione netta nei confronti del Generale Carlo Jean le cui idee, da quanto da Lei detto, detesta.

In attesa delle sue motivazioni la leggerò sempre con piacere.

GRANDE FAME





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Aggiornamento da "Liberazione"
by Grande Fame Friday, May. 23, 2003 at 9:36 AM mail: grandefame@lycos.it

PATTUMIERA NUCLEARE
Il generale dell’esercito Carlo Jean, grazie ai poteri speciali avuti dal premier Silvio Berlusconi,
dirotterà sull’isola le scorie attualmente sigillate a Caorso, Latina, Trino Vercellese e Garigliano
Sardegna.

http://www.liberazione.it/giornale/030520/pdf/XX_17-SOC-3.pdf

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Aggiornamento da l'Unione Sarda
by Grande Fame Friday, May. 30, 2003 at 9:03 AM mail: grande_fame@hotmail.com

http://www.unionesarda.it/notizia.asp?IDNotizia=3996&IDCategoria=1

IL CASO
Soldati sardi uccisi dall'uranio italiano
giovedì, maggio 29, 2003

Salvatore Vacca, 24 anni, caporalmaggiore di Nuxis, è morto nel 1999 per una leucemia fulminante che lo ha colpito al ritorno dalla Bosnia, dove cinque anni prima erano stati sparati diecimila proiettili radioattivi. E quando, nei primi anni ’80, il bambino futuro militare giocava con i soldatini, a Saluggia e Trino (Vercelli) le centrali atomiche italiane producevano l’uranio che - secondo centinaia di ricerche mediche internazionali - ha ucciso lui e altre decine di militari sardi, italiani, francesi, olandesi. Dal 1980 al 1993 l’Enel ha mandato in Inghilterra 51 tonnellate di combustibile atomico che la British Nuclear Fuel (Bnfl) ha trasformato nelle micidiali armi all’uranio impoverito. Ora queste spedizioni sono ricominciate. Il primo carico è partito il 6 aprile da qui, da Saluggia, dove le scorie italiane sono stoccate in attesa di una sistemazione definitiva. Il prossimo, è stato reso noto ieri dalla prefettura di Vercelli, partirà l’8 giugno. Destinazione, ancora una volta, la centrale atomica della Bnfl a Sellafield, dove il governo britannico ha imposto il segreto militare sulla quantità e l’uso dei materiali radioattivi che vengono “riprocessati”. Il prezzo lo paghiamo noi: cinque centesimi di euro su ogni kilowatt della bolletta Enel di ciascun cittadino. Cinque centesimi per le armi nucleari accanto alle quali lavorano e si ammalano di cancro e leucemia i nostri soldati in missione di pace nella ex Jugoslavia, Iraq, Afghanistan e Somalia: sono i paesi dove i proiettili anticarro sono stati adoperati e dove i loro residui, spesso invisibili, giacciono sul terreno, nelle case, nei campi di grano e verdure. Si teme siano stati usati anche a Quirra, dove tra la popolazione attorno al poligono si sono registrati 14 casi di tumori sospetti.
L’intera operazione, per altre 54 tonnellate altamente radioattive, costerà all’Italia - dati della Sogin, la società statale che gestisce le scorie - 15 milioni di euro per i trasporti, più un milione e 244 mila euro per ogni tonnellata di rifiuti nucleari dai quali estrarre plutonio (buono per le bombe atomiche) e uranio impoverito. I residui senza valore bellico-commerciale, radioattivi per “soli” trecento anni, torneranno poi in Italia e potrebbero venire dirottati in Sardegna.
Per trovare tracce e prove di questo traffico - tristemente lecito e autorizzato dai governi dal 1980 a oggi - bisogna arrivare fino a Saluggia, paese piemontese di quattromila abitanti: si trova nella provincia di Vercelli, il territorio che in Italia ha una delle più alte incidenze di tumori tra la popolazione, provocati da cause mai accertate né dalla Asl né dal ministero della Salute. “Chissà - dice il vicesindaco Carla Fontana - forse i pesticidi dell’agricoltura, forse i diserbanti”. A Saluggia però, in un reattore spento della Fiat Avio e in un centro di ricerca dell’Enea, si trovano 1.500 metri cubi di scorie radioattive, mentre trenta chilometri a nord-est, a Trino, nella centrale disattivata sono conservati altri 1.020 metri cubi.
L’Italia non ha né impianti né tecnologie per ridurre il rischio legato a questi materiali. Così, nel 1980, l’Enel ha stipulato un contratto per l’invio, il trattamento e la riconsegna all’Italia di 105 tonnellate di combustibili per centrali atomiche. L’altro contraente è la Bnfl, società governativa britannica che ha una consociata (dallo stesso nome) americana, anch’essa nel business: la compagnia da oltre trent’anni riceve e trasforma materiali contaminati italiani, giapponesi, australiani. Fino agli anni ’70 si pensava che l’uranio 238 (“impoverito”) fosse solo un rifiuto. Ma proprio nell’anno del contratto con l’Enel è avvenuta la scoperta del suo potere militare. Nel ’93 la Bnfl ha ammesso ufficialmente di aver fornito la sostanza al ministero della Difesa britannico: e il ministero riconosce di aver utilizzato quell’uranio in tempo di guerra. Uranio italiano, pagato da tutti noi con la bolletta Enel: anche dai genitori di Salvatore Vacca.
Marco Mostallino

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Aggiornamento da La Nuova Ecologia
by Grande Fame Tuesday, Jun. 03, 2003 at 1:37 PM mail: grande_fame@hotmail.com

SILENZIO GENERALE

Non era mai accaduto un omissis in Gazzetta Ufficiale. È il segnale della militarizzazione del settore, cominciata 6 mesi fa con la nomina dell'alto ufficiale Carlo Jean alla guida della società che deve occuparsi dell'uscita italiana dal nucleare
di Toni Mira

Arrivano gli omissis sulla gestione del rifiuti nucleari in Italia. E nessuno, purtroppo, se ne accorge. È il primo segnale negativo della militarizzazione del settore, cominciata il 21 novembre 2002 con la nomina del generale Carlo Jean alla guida della Sogin, la società del ministero del Tesoro che deve occuparsi dell'uscita
italiana dal nucleare, dallo smontaggio in sicurezza delle centrali allo smaltimento di scorie, rifiuti e combustibile radioattivo, fino all'individuazione e predisposizione dei siti nazionali di stoccaggio. La nomina dell'alto ufficiale, passata praticamente nel silenzio, è singolare. Il suo curriculum è di tutto rispetto, ma solo in campo militare: alla guida di divisioni degli alpini, comandante del gruppo tattico "Susa", addetto militare del presidente della Repubblica Cossiga, presidente del Centro alti studi per la difesa, professore di Studi strategici all'università Luiss di Roma. Grande amico del ministro del Tesoro Giulio Tremonti, ha addirittura scritto un libro: "Guerre stellari. Società ed economia nel cyberspazio". Collabora assiduamente con la rivista del Sisde e scrive, spesso, sulla necessità di rivedere il concetto di guerra. Ma tutto questo cosa c'entra col nucleare?

Eppure lo scorso 7 marzo il presidente del Consiglio Berlusconi lo ha ulteriormente nominato "Commissario delegato per la messa in sicurezza dei materiali nucleari", con amplissimi poteri, tra i quali quello di poter derogare a una ventina di leggi in materia. L'efficiente generale si è messo subito in movimento e in appena venti giorni,
tra il 21 marzo e l'11 aprile, ha sfornato ben cinque ordinanze. E qui sono comparsi gli omissis. Nella prima ordinanza, Criteri di protezione fisica delle centrali e degli impianti nucleari, si legge che il Commissario delegato «dispone l'immediato adeguamento ai criteri riportati nel documento allegato sotto la lettera A, delle misure di protezione fisica delle centrali nucleari di Sogin Spa e degli impianti dell'Enea». Ma poi, poche righe sotto, si legge ancora che lo stesso Commissario dispone «la pubblicazione della presente ordinanza nella Gazzetta ufficiale della Repubblica italiana, con omissione dell'allegato». Insomma "criteri" e "misure di protezione" restano segreti. Non era mai accaduto un omissis in Gazzetta Ufficiale, il più pubblico dei documenti, il massimo della trasparenza. Un caso? No.
Gli omissis tornano il 3 aprile con l'ordinanza numero 3: Piano delle misure preliminari di adeguamento della protezione fisica ed attività finalizzate alla progressiva riduzione del livello di rischio delle centrali e degli impianti nucleari, e l'11 dello stesso mese, con l'ordinanza numero 4, relativa agli impianti Eurex (Saluggia), Casaccia, Trisaia, Bosco Marengo. Insomma, segretezza assoluta.
26 maggio 2003


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GU n. 122 del 28-5-2001 DECRETO 7 maggio 2001 (SOGIN)
by Grande Fame Monday, Jun. 09, 2003 at 1:00 PM mail: grande_fame@hotmail.com

GU n. 122 del 28-5-2001
MINISTERO DELL'INDUSTRIA, DEL COMMERCIO E DELL'ARTIGIANATO

DECRETO 7 maggio 2001

Indirizzi strategici ed operativi alla Sogin - Societa' gestione impianti nucleari S.p.a., ai sensi dell'art. 14, comma 4 del decreto legislativo 16 marzo 1999, n. 79, di liberalizzazione del mercato elettrico.

IL MINISTRO DELL'INDUSTRIA DEL COMMERCIO E DELL'ARTIGIANATO

Visto il decreto legislativo 16 marzo 1999, n. 79, ed in particolare l'art. 13, comma 2, lettera e), che prevede la costituzione di una societa' per lo smantellamento delle centrali elettronucleari dismesse, la chiusura del ciclo del combustibile e le attivita' connesse e conseguenti, anche in consorzio con altri enti pubblici o societa' che, se a presenza pubblica, possono anche acquisirne la titolarita';
Visto l'art. 13, comma 4, del decreto legislativo 16 marzo 1999, n. 79 che prevede che gli indirizzi di tale societa' siano definiti dal Ministro dell'industria, del commercio e dell'artigianato;
Visto il documento "Indirizzi strategici per la gestione degli esiti del nucleare" trasmesso dal Ministro dell'industria, del commercio e dell'artigianato al Parlamento in data 21 dicembre 1999;
Visto il Titolo III del decreto del Ministro dell'industria, del commercio e dell'artigianato, di concerto con il Ministro del tesoro, del bilancio e della programmazione economica del 26 gennaio 2000 che disciplina gli oneri conseguenti allo smantellamento delle centrali elettronucleari ed alla chiusura del ciclo del combustibile;
Visto il decreto del Ministro dell'industria, del commercio e dell'artigianato di concerto con il Ministro del tesoro, del bilancio e della programmazione economica del 17 aprile 2001 che introduce modifiche al decreto di cui al punto precedente;
Considerato che il 31 maggio 1999 l'ENEL ha costituito la societa' per azioni Sogin per dare seguito all'art. 13, comm 2, lettera e) del citato decreto legislativo e che in data 3 novembre 2000 le azioni della Sogin S.p.a. sono state trasferite dall'ENEL al Ministero del tesoro, del bilancio e della programmazione economica;
Ritenuta l'opportunita' di definire alcuni primi indirizzi strategici ed operativi, necessari a far si che l'attivita' della Sogin S.p.a. sia in linea con gli obiettivi che il governo si e' dato per la gestione degli esiti del nucleare;

E m a n a

la seguente direttiva:

Art. 1.
La Sogin S.p.a. provvede a porre in essere tutte le attivita' necessarie a perseguire gli obiettivi di propria competenza indicati nel documento "Indirizzi strategici per la gestione degli esiti del nucleare" trasmesso dal Ministro dell'industria, del commercio e
dell'artigianato al Parlamento in data 21 dicembre 1999.
A tal fine in particolare la Sogin S.p.a. provvede a:
a) trattare e condizionare, entro dieci anni, subordinatamente all'ottenimento delle necessarie autorizzazioni da parte dei competenti Organi, tutti i rifiuti radioattivi liquidi e solidi in deposito sui suoi siti al fine di trasformarli in manufatti
certificati, temporaneamente stoccati sul sito di produzione, ma pronti per essere trasferiti al deposito nazionale;
b) completare gli adempimenti previsti nei contratti di riprocessamento sottoscritti con la BNFL (British Nuclear Fuel Ltd) e immagazzinare il restante combustibile irraggiato in appositi contenitori a secco nei siti delle centrali dove sono allocati in
attesa di trasferimento al deposito nazionale;
c) concorrere alla disattivazione degli impianti nucleari dismessi dei principali esercenti nazionali (ENEA, FN, ecc.), anche attraverso forme consortili;
d) provvedere alla disattivazione accelerata di tutti gli impianti elettronucleari dismessi entro venti anni, procedendo direttamente allo smantellamento fino al rilascio incondizionato dei siti ove sono ubicati gli impianti. Il perseguimento di questo
obiettivo e' condizionato dalla localizzazione e realizzazione in tempo utile del deposito nazionale dei rifiuti radioattivi.

Art. 2.
Nell'ambito delle azioni di specifico interesse comune, la Sogin S.p.a. collabora con il Ministero dell'industria, del commercio e dell'artigianato, attraverso opportune soluzioni organizzative da
definire mediante idonea convenzione, all'esecuzione delle attivita' di competenza del Ministero stesso in materia di:
individuazione e caratterizzazione del sito per il deposito dei rifiuti radioattivi, il relativo assetto del territorio e lo sviluppo economico e sociale della comunita' locale, oltre alla tutela dell'ambiente;
promozione dell'informazione della popolazione dei comuni sedi degli impianti nucleari sulle problematiche dello smantellamento e della energia nucleare in generale, dando, se del caso, vita ad uno specifico sistema informativo;
individuazione di tutte le azioni necessarie per la pianificazione dello sviluppo produttivo dei siti;
predisposizione del quadro di riferimento normativo e procedurale per la gestione degli esiti del nucleare;
predisposizione del deposito nazionale sia per lo smaltimento definitivo dei rifiuti condizionati di II categoria, che per lo stoccaggio temporaneo a medio termine, in una struttura ingegneristica, dei rifiuti di III categoria e del combustibile
irraggiato non riprocessato;
smaltimento definitivo dei rifiuti ad alta attivita' condizionati e del combustibile irraggiato non riprocessato;
risanamento territoriale ed ambientale dei siti nucleari nazionali.

Art. 3.
La Sogin S.p.a. puo' sviluppare l'attivita' per terzi sui mercati, anche con riguardo alla tutela dell'ambiente, con particolare iferimento a consulenze e servizi relativi alla caratterizzazione, agli studi, alle bonifiche ambientali, alla sicurezza e
radioprotezione, al trattamento dei rifiuti raioattivi ed allo smantellamento di centrali nucleari, al fine di una migliore utilizzazione e valorizzazione delle strutture, risorse e competenze
disponibili garantendo efficienza e professionalita' alle attivita' di smantellamento di cui al precedente art. 1.


Roma, 7 maggio 2001

Il Ministro: Letta

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DISCARICA NUCLEARE – ARRIVA LO STUDIO, LA SARDEGNA SI RIBELLA ANCORA
by Grande Fame Wednesday, Jun. 25, 2003 at 4:46 PM mail: grande_fame@hotmail.com

DISCARICA NUCLEARE – ARRIVA LO STUDIO, LA SARDEGNA SI RIBELLA ANCORA

mercoledì 25 giugno 2003 da http://www.e-gazette.it/index.htm


Cagliari, 23 giugno - Il commissario delegato per la sicurezza delle installazioni nucleari, e presidente della Sogin, generale Carlo Jean, è pronto a inviare alla Conferenza dei presidenti delle Regioni lo studio preliminare nel quale sono indicati i criteri tecnico-scientifici per definire l'area più adatta al deposito nazionale per le scorie radioattive. Lo studio definitivo sarà ultimato nei primi giorni di luglio e verrà consegnato al governo, cui spetterà poi decidere quale area del paese ospiterà il deposito nazionale. Lo si apprende in ambienti scientifici.
Le zone individuate saranno adatte ad ospitare sia un deposito superficiale che uno sotterraneo. L'individuazione del sito sarà accompagnata da una iniziativa di sviluppo del territorio. Non sarà quindi solo un deposito di scorie nucleari ma un centro tecnologico e di ricerca, un polo di eccellenza per il trattamento dei materiali nucleari cui il Governo stanzierà ingenti risorse ancora da definire. I criteri proposti sono quelli recepiti dall'Aiea (Agenzia internazionale energia atomica). Si tratta di criteri di esclusione: non sono, per esempio, adatte a ospitare il deposito nazionale le zone sismiche, quelle vulcaniche, vicine a fiumi e laghi, a falde poco profonde, a centri abitati, alle coste, in montagna, zone soggette a frane, trombe d'aria, nevicate intense, esondazioni. Se verrà scelto un deposito sotterraneo, il sito dovrà avere una ulteriore caratteristica: sarà realizzato a 50 metri di profondità e sopra e sotto dovrà avere almeno 15 metri di argilla. Nella scelta entrano anche criteri economici: saranno così preferiti i siti che minimizzano i costi del trasporto delle scorie e della realizzazione del deposito, nonché l'impatto delle varie fasi della realizzazione sulla salute degli abitanti e sull'ambiente.
Inoltre è previsto un "premio" per il territorio che accetta di ospitare il deposito di scorie nucleare. La realizzazione del deposito va presentata come facente parte di un Progetto di sviluppo integrato del Centro e del Territorio. Fulcro del documento è la relazione intitolata "Descrizione sintetica della procedura per la selezione di siti idonei al deposito definitivo dei rifiuti radioattivi a bassa e media attività", dove si legge che "i rischi di atti terroristici derivanti dalla situazione di crisi internazionale hanno indotto il Governo italiano a dichiarare lo stato di emergenza nucleare nelle aree che ospitano le installazioni nucleari di Lazio, Campania, Piemonte, Emilia-Romagna e Basilicata, con la necessità di iniziative straordinarie e urgenti per lo smaltimento dei materiali radioattivi giacenti". Per quanto riguarda il metodo, nel dossier viene specificato che "un tipico approccio graduale inizia con la definizione delle zone su cui effettuare le ricerche, ad esempio il territorio amministrativo di una regione. Quindi si individuano, con indagini di dettaglio crescente, le aree di potenziale interesse".
Jean era stato nominato commissario dal Governo e l'ordinanza della Presidenza del consiglio 3267 l’aveva incaricato di predisporre uno studio sulle modalità di gestione centralizzata dei materiali radioattivi, studio che deve essere predisposto d'intesa con la Conferenza dei presidenti delle Regioni.
Il generale ha istituito l’11 aprile un gruppo di lavoro (Sogin, Enea, Apat e alcune società di ingegneria) che sta elaborando lo studio nel quale sono indicati i criteri per giungere alla identificazione di una serie di aree che possono essere considerate idonee sul piano strettamente tecnico scientifico a ospitare il deposito nazionale per i materiali radioattivi.
La Conferenza delle Regioni sarà guidata dall’assessore all'Ambiente del Piemonte, Ugo Cavallera, designato come coordinatore fra le Regioni per tutte le questioni ambientali.
"Si tratta di decisioni tecniche che devono poi trovare un avallo politico. Il Governo sa benissimo che la Sardegna ha già fatto la sua parte sostenendo il peso di onerosissime servitù militari", dice il ministro dell'Interno Beppe Pisanu.
L’ipotesi che la discarica venga realizzata in Sardegna continua a scatenare polemiche sull’isola.
"Il progetto di stoccare le scorie nucleari in Sardegna già oggi sta danneggiando l'immagine dell'isola", protesta la Giunta di presidenza dell'Apisarda.
In una lettera aperta, un gruppo di esponenti politici, sindacali e imprenditoriali, personalità del mondo della cultura, dell’Università e dell’associazionismo, chiedono al presidente della Repubblica di sostenere la battaglia per impedire che la Sardegna si trasformi nella "pattumiera nucleare" del Mediterraneo. "La preghiamo, signor Presidente, di dare alla Sardegna notizie certe e rassicuranti che escludano ogni ipotesi di insediamento nell’Isola di scorie radioattive".
Sardegna Natzione indipendentzia propone che per protesta contro il progetto i consiglieri regionali e il presidente della Regione si presentino in aula indossando sul capo la tradizionale berrita. "Con un gesto semplice, cari eletti al governo della Sardegna", dice il coordinatore Bustianu Cumpostu ai consiglieri regionali, "avete l'occasione di interpretare l'indignazione del vostro popolo, far capire che in quest'occasione siete fermamente al suo fianco e che non permetterete che i suoi figli nascano con gli occhi spenti dal senso di impotenza e dal sangue malato".
Il sito dell'Istituto di biologia e patologia nucleare, che fa capo al Cnr, è stato attaccato da hacker sardi. Sulla home page è comparsa una bandiera blu con l'effige dei 4 Mori e la scritta "No alle scorie nucleari in Sardegna". La home modificata (http://www.cube.ibpm.cnr.it) è stata in linea per alcune ore.
Centinaia di lavoratori durante lo sciopero generale regionale hanno sfilato con una maglietta con lo slogan "sì al lavoro, no alle scorie". Scorsi scontri tra anarchici e giovani di estrema destra all'inizio della manifestazione a Cagliari. Una quarantina di anarchici sono venuti alle mani in piazza Garibaldi con una decina di manifestanti di Forza nuova. Sono volati colpi di bastone, calci e pugni. Il pronto intervento delle forze dell'ordine ha messo fine allo scontro nel quale sono rimasti feriti, in modo lieve, due giovani.
Il 29 giugno nell’Iglesiente ci sarà una "catena umana".
La Confesercenti della Sardegna, attraverso il segretario Carlo Abis, definisce una sciagura per l'isola l'ipotesi che possa essere scelta come luogo di smaltimento di scorie nucleari: "I sardi e tutto il mondo del commercio e del turismo devono ribellarsi unanimemente contro l'ennesimo sopruso ai danni della Sardegna e della sua popolazione".
"I sardi hanno detto no alle scorie, con eccezionali ragioni. Ditecelo anche voi, diteci una parola chiara, dite che queste scorie non arriveranno mai", dice al Governo il capogruppo An nell'Assemblea sarda, Bruno Murgia. "Non abbiamo bisogno di sorrisi. Ma, per esempio, di una decisa azione del Governo per ridurre il peso del Fisco nel Mezzogiorno e aumentare competitività e attrazione di investimenti; una decisa azione sull'infrastrutturazione del territorio o, quantomeno, dato che siamo inseriti nella legge Obiettivo, una velocizzazione degli appalti. E poi, per concludere, due grandi accordi di programma su agroalimentare e ricerca. La nostra è un'isola che può produrre molte cose di qualità".
"Le affermazioni rassicuranti del ministro Pisanu non ci rassicurano perché in realtà il commissario delegato per la sicurezza delle installazioni nucleari, nonché presidente della Sogin, Carlo Jean, ha totale carta bianca" afferma il deputato verde Marco Lion. "Mentre Pisanu lascia intendere che la decisione sarà politica, il commissario straordinario ha pieni poteri nella scelta del sito per lo stoccaggio dei rifiuti: si tratta di una contraddizione che merita una chiara spiegazione".
L'ex presidente della Giunta regionale della Sardegna, Federico Palomba, in qualità di presidente dell'associazione Rinascimento Sardo ha presentato un ricorso straordinario al Capo dello Stato Carlo Azeglio Ciampi per ottenere l'annullamento dell'ordinanza del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi con la quale, il 7 marzo, sono stati conferiti poteri straordinari a Jean.
La Caritas ha scritto una lettera a Berlusconi per una Sardegna senza scorie radioattive. L'intervento della Caritas mira a salvaguardare il patrimonio naturalistico di un'isola tra le più belle non solo del Mediterraneo che rischia di trasformarsi in un deposito di rifiuti radioattivi che si esaurirà solo fra 300mila anni. La destinazione più probabile del carico mortale sembrano essere le gallerie delle dismesse miniere del Sulcis-Iglesiente.
Il Wwf, dopo "le rassicurazioni del Governo che annuncia un dibattito pubblico prima della scelta finale", lancia un appello: "Non abbassiamo la guardia", mettendo in allerta sul tentativo di "attendere che la spinta contestatrice esaurisca la sua energia, per poi imbastire una strategia di persuasione con l'obiettivo di convincerci della necessità di mandar giù il boccone avvelenato (è il caso di dirlo) qualora fosse la nostra isola la prescelta per ospitare il materiale radioattivo".
Legambiente nazionale e regionale hanno intanto deciso di anticipare la campagna di Goletta Verde in Sardegna. L'arrivo dell'imbarcazione è stato fissato al 9 luglio (a Siniscola, nel Nuorese) e porterà sul fianco lo striscione "No alle scorie": in ogni porto, saranno poi organizzati iniziative, proteste e dibattiti sull'ipotesi del deposito nucleare in Sardegna.
"Bisogna riconoscere la fondatezza delle ragioni delle migliaia di persone che stanno manifestando in Sardegna contro l’individuazione nell’isola del sito nazionale delle scorie radioattive, che è ormai più che un’ipotesi", asserisce il deputato verde Mauro Bulgarelli. "La Sardegna già ospita, suo malgrado, i sottomarini nucleari americani, il cui impatto ambientale è ancora avvolto dal mistero. Forse il sito prescelto per allocare le pericolosissime scorie è davvero sicuro, ma i 30 anni previsti per mettere in sicurezza le centrali sono davvero troppi, tant’è che viene da chiedersi perché non lasciarle dove sono. Troppi anche i rischi di trasporto in un isola, sia per gli abitanti, sia per i lavoratori coinvolti".
Nel frattempo anche la Germania progetta di completare un piano di collocazione delle scorie nucleari entro fine anno. Ci sono già due discariche, a Gorleben e Ahaus, sufficienti a tutte le necessità di stoccaggio, ma ne viene progettato uno nuovo per ridurre i costi dovuti alle manifestazioni di opposizione degli antinucleari a ogni trasporto.

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Seduta del 24 giugno 2003
by Grande Fame Thursday, Jul. 17, 2003 at 10:55 AM mail:

Seduta della commissione parlamentare d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti.

Seduta della commissione parlamentare d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti.

Seduta del 24 giugno 2003

Audizione del presidente della Sogin, Carlo Jean.
La seduta comincia alle 13.45.
(La Commissione approva il processo verbale della seduta precedente).

PRESIDENTE. Avverto che, se non vi sono obiezioni, la pubblicità dei lavori della seduta odierna sarà assicurata anche attraverso impianti audiovisivi a circuito chiuso.
(Così rimane stabilito).

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca l'audizione del presidente della Sogin, Carlo Jean. Comunico che il generale Jean ha avanzato richiesta che l'audizione possa aver luogo in seduta segreta. Non essendovi obiezioni, proseguiamo i nostri lavori in seduta segreta. Dispongo la disattivazione del circuito audiovisivo interno.
(La Commissione procede in seduta segreta).

PRESIDENTE. Riprendiamo i nostri lavori in seduta pubblica. Dispongo la riattivazione del circuito audiovisivo interno. Ringrazio il generale Jean ed i colleghi intervenuti e dichiaro conclusa l'audizione.
La seduta termina alle 15.50.
___________________
PS.Da notare che un’audizione simile con Jean si è tenuta alla commissione Ambiente della Camera senza bisogno di tanti segreti.

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ORDINANZA 9 luglio 2003
by Grande Fame Tuesday, Sep. 09, 2003 at 12:57 PM mail:


ORDINANZA 9 luglio 2003

Trasferimento delle licenze e delle autorizzazioni degli impianti di
ricerca del ciclo del combustibile dell'Ente per le nuove tecnologie,
l'energia e l'ambiente (ENEA) a SO.G.I.N. S.p.a. e comando del relativo
personale. (Ordinanza n. 8/2003). (GU n. 203 del 2-9-2003)



IL COMMISSARIO DELEGATO PER LA
SICUREZZA DEI MATERIALI NUCLEARI


Visto il decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del
14 febbraio 2003 di dichiarazione dello stato di emergenza in
relazione alle attivita' di smaltimento dei rifiuti radioattivi
dislocati nelle regioni Lazio, Campania, Emilia-Romagna, Basilicata e
Piemonte, in condizioni di massima sicurezza, pubblicata nella
Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana - serie generale - n. 59
del 12 marzo 2003;
Vista l'ordinanza n. 3267 del 7 marzo 2003 del Presidente del
Consiglio dei Ministri, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della
Repubblica italiana - serie generale - n. 63 del 17 marzo 2003;
Vista l'ordinanza n. 1 del 21 marzo 2003 del commissario delegato,
pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana - serie
generale - n. 77 del 2 aprile 2003 e, in particolare, l'art. 1 comma
4;
Vista l'ordinanza n. 4 dell'11 aprile 2003 del commissario
delegato, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica
italiana - serie generale - n. 98 del 29 aprile 2003;
Visto lo scioglimento del Consorzio SICN, deliberato dal consiglio
direttivo del Consorzio stesso in data 19 giugno 2003, con efficacia
dal 1° luglio 2003;
Considerato
le gravi preoccupazioni espresse in sede parlamentare per i ritardi
nella messa in sicurezza degli impianti, dovuti al mancato
trasferimento della responsabilita' della gestione degli impianti
stessi a SO.G.I.N. S.p.a. entro i tempi inizialmente previsti, con
preoccupanti ricadute sulla sicurezza medesima, nonche' il pressante
invito ricevuto nelle medesima sede ad accelerare in ogni possibile
modo la realizzazione degli interventi;
che, in data 13 maggio 2003, e' stata stipulata tra il Commissario
delegato, l'Ente per le nuove tecnologie, l'energia e l'ambiente
(ENEA) e SO.G.I.N. S.p.a. la prevista convenzione per il
trasferimento a SO.G.I.N. S.p.a. stessa delle licenze e delle
autorizzazioni di qualsiasi genere per la gestione delle attivita' di
messa in sicurezza, smantellamento e bonifica degli impianti di
ricerca del ciclo del combustibile di proprieta' dell'Ente per le
nuove tecnologie, l'energia e l'ambiente (ENEA), con comando del
personale addetto agli impianti che esprima il suo consenso al
medesimo;
che, in data 25 giugno 2003, il direttore generale dell'ENEA con
lettera prot. DIRGEN/2003/2078, ha specificato il numero dei
dipendenti ENEA che hanno manifestato il loro consenso al comando;
l'impossibilita' di addivenire ad un'intesa di dettaglio, completa e
tempestiva, tra SO.G.I.N. S.p.a. ed ENEA, applicativa della predetta
convenzione;
che il numero dei dipendenti ENEA che hanno gia' espresso il loro
assenso al comando e' giudicato adeguato a garantire il mantenimento
in sicurezza degli impianti nelle attuali condizioni di esercizio
degli stessi;
che il Commissario straordinario dell'Ente per le nuove tecnologie,
l'energia e l'ambiente (ENEA) ha subordinato il suo consenso al
mantenimento all'Ente stesso dei laboratori di caratterizzazione del
Centro della Casaccia;
Sentito il Ministero delle attivita' produttive; il Ministero
dell'ambiente e della tutela del territorio e l'Autorita' per
l'energia elettrica e il gas;
Dispone:
1. Con efficacia dal 15 luglio 2003 sono trasferite dall'Ente per
le nuove tecnologie, l'energia e l'ambiente (ENEA) a SO.G.I.N. S.p.a.
le licenze e le autorizzazioni di qualsiasi genere per la gestione
dell'attivita' di messa in sicurezza, smantellamento e bonifica degli
impianti di ricerca del ciclo del combustibile nucleare di proprieta'
dell'Ente per le nuove tecnologie, l'energia e l'ambiente (ENEA):
EUREX del Centro di Saluggia (Vercelli), incluso il Laboratorio di
caratterizzazione; Impianti celle calde e plutonio, nonche'
l'impianto OPEC2 del Centro della Casaccia (Roma), quest'ultimo
necessario per la messa in sicurezza di materiali radioattivi ad alta
pericolosita' del deposito Nucleco e con esclusione di quelle
relative al laboratorio di caratterizzazione situato lo stesso Centro
della Casaccia (Roma) ITREC del Centro della Trisala (Matera). Le
aree circostanti gli edifici, necessarie per le opere di
cantierizzazione o comunque funzionali alle opere previste, verranno
individuate da SO.G.I.N S.p.a. e trasferite ad opera del Commissario
delegato. Esse verranno restituite ad Enea al termine delle
operazioni di smantellamento.
2. Il trasferimento di cui al precedente punto e' regolato dalle
disposizioni contenute nell'O.P.C.M. - n. 3267/2003, nella presente
ordinanza, nell'ordinanza commissariale n. 4 dell'11 aprile 2003,
nella convenzione sottoscritta tra il Commissario delegato, l'Ente
per le nuove tecnologie, l'energia e l'ambiente (ENEA) e SO.G.I.N.
S.p.a. in data 13 maggio 2003, riportata in allegato sotto la lettera
«A».
3. SO.G.I.N. S.p.a. subentra nella gestione degli impianti e delle
relative pertinenze, immobili e mobili, delle materie nucleari ivi
custodite, nei rapporti giuridici attivi e passivi ivi inclusi quelli
inerenti il personale comandato, nonche' in tutti i procedimenti
amministrativi in corso, inclusi quelli autorizzativi, gia' attivati
dall'Ente per le nuove tecnologie, l'energia e l'ambiente (ENEA) per
gli impianti di cui al precedente punto 1. le cui licenze ed
autorizzazioni sono state trasferite a SO.G.I.N. S.p.a.
4. SO.G.I.N. S.p.a. e l'Ente per le nuove tecnologie, l'energia e
l'ambiente (ENEA) provvederanno a redigere e sottoscrivere, entro il
31 luglio 2003, apposito verbale di consegna per ciascuno degli
impianti e per le relative pertinenze, immobili e mobili, delle
materie nucleari ivi custodite, e della documentazione necessaria ad
assicurare la corretta gestione dell'impianto e del personale
comandato.
5. SO.G.I.N. S.p.a. e l'Ente per le nuove tecnologie, l'energia e
l'ambiente (ENEA) invieranno all'Agenzia per la protezione
dell'ambiente e per i servizi tecnici (APAT) le proposte di
adeguamento dei regolamenti di esercizio degli impianti di cui al
precedente punto 1. per quanto necessario.
6. Ai sensi dell'art. 4 dell'ordinanza n. 3267 del 7 marzo 2003, ed
anche in considerazione del citato scioglimento del Consorzio SICN,
le risorse finanziarie previste dall'art. 13 del decreto ministeriale
26 gennaio 2000 per le attivita' relative agli impianti di cui al
punto 1. saranno erogate a SO.G.I.N. S.p.a.. A titolo di
anticipazione da parte di SO.G.I.N. S.p.a., con detti fondi si
procedera' anche al trasferimento dei materiali a piu' elevata
pericolosita' del deposito Nucleco di Casaccia in OPEC 2.
7. I terreni e gli immobili e gli impianti di cui non e' prevista
la demolizione, saranno restituiti ad ENEA al termine delle attivita'
di cui al punto 1.;
8. Come previsto dalla convenzione tra ENEA e SO.G.I.N. e
dall'allegato protocollo, il personale retribuito con risorse a
carico della componente A2 della tariffa elettrica, potranno
esprimere il consenso al comando direttamente alla SO.G.I.N., fermo
restando che, anche coloro che non avranno prestato il proprio
assenso in questa prima fase potranno comunque farlo fino all'atto
del conferimento degli impianti, concordato tra ENEA e SO.G.I.N. per
il 30 settembre 2003.
9. La comunicazione della presente ordinanza e dell'allegato «A» al
Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio, al Ministero
delle attivita' produttive, al Ministero dell'interno, al
Dipartimento della protezione civile, alla commissione
tecnico-scientifica della Presidenza del Consiglio dei Ministri,
all'Agenzia per la protezione dell'ambiente e per i servizi tecnici
(APAT), all'Ente per le nuove tecnologie, l'energia e l'ambiente
(ENEA), a SO.G.I.N. S.p.a. ed all'Autorita' per l'energia elettrica e
il gas.
10. La pubblicazione della presente ordinanza nella Gazzetta
Ufficiale della Repubblica italiana, con omissione dell'allegato.
Roma, 9 luglio 2003

Il commissario delegato: Jean



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"L'allegato fantasma"
by Grande Fame Wednesday, Sep. 17, 2003 at 5:11 PM mail:

da http://www.lanuovaecologia.it
Mercoledì 17 Settembre 2003

NUCLEARE
Tratto da La Nuova Ecologia di settembre, in edicola

"L'allegato fantasma"


Rifiuti radiattiviUn accordo organizzativo ed economico tra due società tenuto segreto. Perchè far calare il silenzio? Forse perché la convenzione è stata stipulata fra il commissario delegato allo stoccaggio dei rifiuti
delle centrali dismesse e il presidente della società Sogin: la stessa persona, il generale Carlo Jean

di Toni Mira

Ci risiamo. Non si fermano gli "omissis" del generale Carlo Jean sulla
gestione dei rifiuti radioattivi. Nuova ordinanza e nuovi "segreti". Ma
questa volta ancora più incomprensibili. Il nuovo provvedimento del
commissario delegato per la sicurezza dei materiali nucleari riguarda il
trasferimento dalla società FN-Nuove tecnologie


Carlo Jean
e servizi avanzati alla Sogin (la società del ministero dell'Economia che
gestisce l'uscita dal nucleare made in Italy) delle «licenze e
autorizzazioni di qualsiasi genere per la gestione dell'attività di messa in
sicurezza, smantellamento e bonifica» dell'impianto di fabbricazione del
combustibile nucleare di Bosco Marengo, in provincia di Alessandria.


L'ordinanza del generale-commissario spiega che tale trasferimento è
regolato da precedenti ordinanze (quelle già "omissate") e dalla convenzione
sottoscritta dal commissario delegato, dalla Sogin e dalla FN-Nuove
tecnologie e servizi avanzati, «riportata in allegato sotto la lettera A».
Una convenzione, dunque, un accordo tra due società. Un fatto organizzativo
ed economico. Eppure da tenere segreto. Infatti, anche questa volta, l'
ordinanza del generale-commissario termina con la frase: «la pubblicazione
della presente ordinanza nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana,
con omissione dell'allegato». E così, regolarmente, sulla Gazzetta n.157 del
9 luglio 2003 l'ordinanza viene pubblicata. Dell'allegato, ovviamente,
nessuna traccia. Ma cosa conteneva di tanto segreto?


La materia, a leggere il resto dell'ordinanza, dovrebbe riguardare l'
ordinaria e la straordinaria amministrazione. Si legge, infatti, che la
Sogin «subentra nella gestione dell'impianto e delle relative pertinenze,
immobili e mobili, delle materie nucleari ivi custodite, nei rapporti
giuridici attivi e passivi ivi inclusi quelli inerenti il personale
distaccato, nonché in tutti i procedimenti amministrativi in corso, inclusi
quelli autorizzativi già attivati».


Perché far calare il segreto su tutto ciò?
Sempre che di questi si parli nell'allegato A, omissato. Un'ultima notazione
riguarda l'intreccio di incarichi e poltrone in questa vicenda. La
convenzione, infatti, è stata stipulata tra il commissario delegato,
generale Carlo Jean, la società FN-Nuove tecnologie e servizi avanzati, e la
società Sogin, della quale è presidente sempre il generale Carlo Jean.
Nessuna problema? O siamo all'ennesimo conflitto di interessi?



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