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ORA E SEMPRE ANTIFASCISMO. I compagni e le compagne di Napoli
by antifascismo militante Monday, Mar. 17, 2003 at 7:13 PM mail:

.......


ORA E SEMPRE ANTIFASCISMO

Milano, domenica notte.


Atto primo: l'agguato
Quattro compagni appena usciti da una birreria vengono assaliti da un gruppo di persone. Nascoste dalle macchine in sosta ne saltano fuori due armati di coltello, uno sulla trentina e l' altro piu' giovane; poi ne compare un terzo, piu' anziano. Teste rasate, abbigliamento da naziskin, un cane al guinzaglio di nome Rommel. I tre accoltellano più volte Davide Cesare, uno dei compagni, che viene raggiunto da un colpo anche alla gola.
Colpito dai fendenti anche Fabio Zambetta. Trasportato d'urgenza al pronto soccorso dell'ospedale San Paolo, Davide vi arriva già deceduto, mentre Fabio viene sottoposto ad un delicato intervento chirurgico perché un fendente gli ha trapassato un polmone.


Atto secondo: l'affondo
I compagni di Milano che, raggiunti dalla notizia, spontaneamente si sono
recati all'ospedale dove sono stati portati Davide e Fabio, vedono arrivare
le camionette dei reparti operativi della polizia e dei carabinieri. Scesi
dai loro mezzi le forze del disordine caricano i compagni che si erano
accalcati nel pronto soccorso per avere notizie dei feriti. Parte una
caccia all'uomo nei corridoi del nosocomio. A fine battuta si contano 17
feriti, tra i quali alcuni in modo grave.


Atto terzo: la propaganda
La Questura di Milano, megafonata dai velinari del Corriere della Sera e
della Repubblica, tenta di accreditare la versione che si sia trattato di
una rissa scoppiata per questioni di controllo del territorio da parte di
bande di spacciatori. In una successiva conferenza stampa i responsabili
del disordine pubblico parlano genericamente degli aggressori come <tre
giovani di destra>, e smentiscono il massacro sul modello Genova perpetrato
da polizia e carabinieri intorno e dentro il San Paolo.


Parte del copione non ancora messo in scena

L'inquietante sinergia tra i due attacchi è parte di una storia già
scritta, una scia di sangue che attraversa le strade di questo paese sin
dal dopoguerra. Alle cariche ai cortei, alle aggressioni giudiziarie si
accompagnano gli omicidi dei fascisti. La memoria di questo paese, ed oggi
anche qualche sentenza di tribunale, riconoscono le convergenze parallele
che da sempre hanno legato gli ambienti neofascisti e gli apparati di
sicurezza italiani. Dopo l'uccisione di Carlo a Genova ad opera di una
"pallottola vagante dirottata da un sasso", adesso è piombata sul movimento
la perdita di Davide, ucciso da una lama spuntata nel buio di una serata di
primavera. A quando le bombe sui treni?

Davide è stato assassinato al culmine di una escalation delle aggressioni di
stampo fascista, proprio mentre il governo italiano si allinea alla guerra
americana che sta per sconvolgere l'Iraq.

Una parte degli apparati repressivi di questo paese, come già in passato,
sta scatenando la feccia fascista come strumento di contrasto di un
imponente movimento di opposizione alla guerra, per attaccare (e magari poi
isolare e criminalizzare) le componenti più radicali di questo movimento.
Stanno cercando di trascinare anche questo movimento sul terreno della
strategia della tensione, come fecero trent'anni fa.
Per questo l'assassinio di Davide, come quello dell'attivista americana
travolta dai Bulldozers israeliani, interroga i milioni di donne e di uomini
che in questo paese sono scesi nelle piazze contro l'apartheid globale e la
guerra permanente.
Dentro questo movimento noi, che con compagni come Davide condividiamo
ancora di più, un progetto di trasformazione dell'esistente e
dell'esistenza, la pratica dell'autogestione e la necessità di difenderla
dal razzismo e dalla discriminazione sociale, noi avvertiamo oggi il
sentimento di una profonda ferita.
E dentro questa ferita la nostra rabbia...

Esprimiamo la massima solidarietà e vicinanza ai compagni di Milano, e
sappiamo che il modo più concreto per esprimerla è presidiare le sedi del
movimento, attivare tutti i canali di controinformazione, aprire luoghi e
momenti di discussione ampi ed aperti, e, soprattutto,
mobilitarsi contro i fascisti.


I compagni e le compagne di Napoli

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