La verità sul blitz alla "Diaz"
6 Agosto 2001
La verità sul blitz alla "Diaz" nei colloqui via radio La Procura sta acquisendo alcuni nastri registrati: l'appello lanciato da un vicequestore è significativo "Rinforzi, e li massacriamo"
MASSIMO CALANDRI MARCO PREVE
LA VERITA' sull'irruzione alla scuola Diaz e sui «ritardati» interventi delle forze di polizia dopo le richieste d'aiuto dei genovesi, potrebbe essere rivelata da alcuni nastri che la Procura sta acquisendo: contengono le registrazioni dei colloqui viaradio con la sala operativa della questura durante i giorni del vertice. «Mandate un contingente, che li massacriamo», dice al suo apparecchio un vicequestore dopo una giornata di guerriglia urbana: è la sera di sabato 21 luglio, quella del blitz all'istituto scolastico. Ma più o meno contemporaneamente, dalla questura parte una telefonata al servizio di emergenza medica «118»: la polizia chiede l'invio di ambulanze in via Cesare Battisti, nei pressi della Diaz. Anche questa chiamata entra a far parte del «filone» di indagine che fino a sabato è stato gestito direttamente dal procuratore aggiunto Francesco Lalla, e che a partire da oggi sarà curato dal collega Giancarlo Pellegrino insieme al pugno di sostituti procuratori che hanno preferito rinunciare alle vacanze. E lascia davvero perplessi scoprire che nell'operazione alla Diaz non si fosse preso in considerazione l'uso dei cellulari per portare via gli eventuali arrestati (alla fine saranno 93), ma fosse stato assolutamente previsto l'utilizzo di autolettighe. L'irruzione di quel sabato notte regala altri dubbi anche a dare un'occhiata alle relazioni interne della polizia: ad esempio quella sottoscritta dal dirigente della Digos genovese, Spartaco Mortola, che secondo indiscrezioni avrebbe fatto presente ai superiori romani le sue «forti perplessità» circa l'intervento nel complesso di via Battisti. Basta dare un'occhiata all'annotazione firmata dopo la ricognizione alla Diaz e un'ora prima dell'arrivo di La Barbera e duecento agenti: «A seguito dell'episodio (un lancio di pietre contro alcune auto della polizia, n.d.r.), ipotizzando la presenza dei responsabili degli incidenti di piazza, lo scrivente si recava sul luogo al fine di svolgere una opportuna ricognizione. Giunto in piazza Merani avevo modo di accertare che sulla stessa, con funzioni di 'vedette', intenti a bere birra sostavano alcuni giovani. La stessa situazione veniva rilevata nelle strade circostanti l'edificio scolastico Diaz. Davanti a questo, inoltre, sostavano circa 150 persone, nella quasi totalità vestite di nero, che erano in possesso di un consistente numero di bottiglie di vetro contenente birra». Ieri in tribunale hanno continuato a lavorare i sostituti procuratori Anna Canepa ed Enrico Zucca, che stamane proseguiranno con gli interrogatori. In programma c'è anche un sopralluogo alla Fiera del Mare, altro teatro delle presunte violenze della polizia. E oggi il Tribunale del Riesame decide anche sulle istanze di carcerazione presentate dai legali di tre manifestanti (due torinesi, un tedesco) coinvolti negli scontri. Intanto, alla questura di Genova ci si prepara alla rivoluzione, che comincerà con l'arrivo del sostituto di Francesco Colucci e si completerà a settembre con l'avvicendamento di buona parte dei funzionari che lo stesso Colucci aveva voluto nei postichiave del palazzo di via Diaz. In partenza ci sono il capo della Digos, Spartaco Mortola, vicequestore, che comunque avrebbe dovuto lasciare il capoluogo ligure prima dell'autunno. Difficilmente resterà a Genova, e lo ha più volte dichiarato, il suo braccio destro, quell'Alessandro Perugini filmato e fotografato mentre prende a calci un giovane manifestante romano in via Carlo Barabino e coinvolto come testimone (era uno dei funzionari responsabili della gestione degli arrestati) nell'inchiesta sui presunti «orrori» della caserma di Bolzaneto.
|