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Bologna, eversore chi protesta per il caro-mensa
by da Liberazione Wednesday, Apr. 19, 2006 at 4:22 PM mail:

Bologna, eversore chi protesta per il caro-mensa Sotto le Due Torri è ancora “teorema”. Nove studenti denunciati, con l’ aggravante di eversione dell’ordine democratico, per un’autoriduzione pacifica di Checchino Antonini



Prendi una lotta, trattala
male, falla sentire eversiva.
A Bologna è di nuovo
teorema. Il reato è quello
consueto, gravissimo: eversione
dell’ordine democratico,
si può restare dentro
fino a 15 anni. Anche il pm è
quello solito, così come la
città e gli indagati. Paolo
Giovagnoli, pubblico ministero
sotto le due Torri punta
di nuovo l’indice contro
il movimento studentesco
tirando fuori dai cassetti le
micidiali aggravanti firmate
da Cossiga alla fine degli
anni ’70.
Dopo gli universitari del
collettivo “System error”,
che occuparono un negozio
vuoto per 23 ore per farci
una copisteria gratuita,
stavolta su altri nove universitari
pende l’incredibile
aggravante per aver dato
vita all’autoriduzione della
mensa più cara d’Italia.
Era il 19 aprile di un anno
fa quando la Rete universitaria
promosse un’iniziativa per rivendicare il diritto
allo studio e denunciare le
carenze dell’Arstud, l’azienda
regionale che ha affidato
a una società privata,
la stessa che fornisce i pasti
al Cpt di Via Mattei, la gestione
di una struttura da
tempo insufficiente rispetto
ai possibili utenti. Nei locali
di Piazza Puntoni, su
Via Zamboni, quella delle
facoltà, riescono a trovare
posto solo in 200 a fronte
degli oltre centomila iscritti.
Quel giorno in centinaia
(200 secondo la digos, un
po’ meno secondo i promotori)
entrarono al prezzo
politico di un euro anziché
5, 80 della tariffa canonica.
Un anno dopo, la procura
ha notificato a 9 promotori
della protesta, o presunti
tali, l’accusa di violenza
privata e ad altri 11 quella
di manifestazione non autorizzata.
Tutto condito,
per i primi 9, con l’aggravante,
quasi una formula
magica con cui la procura
cerca da anni di esorcizzare
il disagio sociale e i conflitti.
«Fu un’azione tranquillissima
- ricorda a Liberazione,
Alvin Palmi, 23 anni
studente di Scienze motorie,
uno dei 9 “eversori” - lo
stesso buttafuori, deponendo
in questura, ha ammesso
che il responsabile
della mensa diede l’ordine
di lasciar passare gli autoriduttori
e di limitarsi ad avvisare
il 113|. Non ci furono
né tensioni, né incidenti di
alcun tipo. Piuttosto, molti
studenti furono ben contenti
di risparmiare qualcosa.
Vicino alle casse c’erano
studenti con uno striscione
e da un megafono venne
spiegato il senso dell’iniziativa
di riappropriazione
simbolica. «Il
diritto allo studio passa anche
per una mensa a prezzi
popolari», dice ancora Alvin.
Per capire come l’università
fosse in fermento
sarebbero serviti solo pochi
altri mesi quando, per la
prima volta dal ’77, un’ondata
di occupazioni contro
il riordino Moratti-Zecchino
avrebbe interessato parecchie
facoltà bolognesi.
La denuncia viene percepita
come una doccia fredda
dai collettivi universitari.
Ed è l’ennesima volta che
l’aggravante viene adoperata
contro precari, studenti,
senzacasa. Gli studenti
oggi terranno una conferenza
stampa per chiedere
una presa di posizione al
rettore Calzolari e agli organi
accademici e di Arstud:
«Stavolta devono dire chiaramente
se pensano che sia
normale che 20 studenti
possano essere considerati
eversori per un’autoriduzione
». Ma tutti sono stati
invitati a schierarsi. In un
appello già firmato da numerosi
parlamentari ed
esponenti politici di Prc e
verdi come il presidente del
quartiere S. Vitale, Carmelo
Adagio. «Pensiamo che sia
giunto il momento di dare
una risposta forte a chi
continua a fare un uso strumentale
e politico del codice
penale - scrivono gli studenti
- e in particolare di
leggi speciali antiterrorismo
varate più di 25 anni fa
in ben altro clima politico.
Chiediamo una posizione
chiara contro un’aggravante
pesantissima che rischia
di condizionare la vita di
molte persone con l’obiettivo
di chiudere gli spazi
della politica e di lotte sociali
che mirano alla generalizzazione
dei diritti».
«Inaccettabile che iniziative
svolte pacificamente e
alla luce del sole vengano
colpite con le leggi speciali
», aggiunge Claudio Grassi,
neosenatore di Rifondazione
che invita partiti e
mondo sindacale a esprimere
solidarietà ai denunciati:
«E’ in gioco il diritto di
tutti a a praticare, senza ritorsioni,
il conflitto sociale
».
Ma a Bologna sembra ripetersi
sempre lo stesso copione:
accuse terribili per
chi agisce il conflitto, centri
sociali (è il caso del Livello
57 e di Crash) sotto sfratto,
rave-parade antiproibizionista,
in programma per i
primi di giugno ma fortemente
a rischio e la piazza
negata perfino ai goliardi
dell’università dal sindaco
Cofferati. Da parte loro, i
promotori del discutibile
carnevale non si lasciano
sfuggire l’occasione per polemizzare
con lo street-rave
“antipro” che farebbe alla
città più danni della parata
goliardica. Tra i denunciati
per manifestazione
non autorizzata c’è anche
Tiziano Loreti, segretario
cittadino del Prc si cui già
pendono denunce per l’occupazione
pacifica della
stazione nel giorno dello
scoppio della guerra, per lo
smontaggio - anche quello
pacifico - del Cpt di Via
Mattei e per il recente presidio
antifascista a S. Lazzaro,
pacifico anche quello
ma non autorizzato. Lo
stop ai goliardi sembra un
preludio al niet per la street
parade di giugno, tradizionale
appuntamento antiproibizionista
promosso,
tra gli altri, proprio da uno
dei centri sociali sotto
sfratto. Due questioni legate.
«Difficile che si trovi un
cavillo per proibire quella
manifestazione - dice Loreti
- i promotori si sono anche
resi disponibili a rivedere
il percorso. Ma è chiaro
che c’è chi lavora per non
fargliela fare».

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