Indymedia Italia


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Riflessioni sulla giornata di ieri a Milano (il funerale della Mayday?)
by collage Monday, May. 02, 2005 at 3:35 PM mail:

Prima di Domenica qualcuno a Milano diceva con ironia che si sarebbe assistito al funerale della Mayday. Mai profezia fu più veritiera! Da un progetto gioioso e vitale si è passati ad un'esperienza foriera di scazzi e mazzate con tanti compagni che purtroppo si sono fatti veramente male!

disobbetienti questurini:
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La vera faccia dei movimentisti
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indymedia complice?
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sull'aggressione milanese
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UNA RIFLESSIONE PER TUTTO IL MOVIMENTO
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Complimenti
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BULK vs KANTIERE X IL PRECARIATO NON CAMBIA NULLA !!!!
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Rispetto e intelligenza
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Senza i padovani più serenità nei cortei
http://italy.indymedia.org/news/2005/05/783656.php

[aggressione ala MayDay] tentativo di ricostruzione dei fatti e interpretazione
http://italy.indymedia.org/news/2005/05/783697.php

Comunicato di Malamanera sulle mazzate alla Mayday
http://italy.indymedia.org/news/2005/05/783729.php

mi spiegate
http://italy.indymedia.org/news/2005/05/783756.php

sugli scazzi in piazza della mayday di milano
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botte di ieri e milano. ecco perché
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Basta, non siete nessuno, noi 150.000
by toglietevi dai coglioni! Monday, May. 02, 2005 at 3:52 PM mail:

è morta solo la tua fantasia
è morto il cantiere

non è un dramma
tutti gli altri sono stati benissimo, impegnati in cose molto più sensare.

Seminatori di zizzania, infami e machos non ne vogliamo.

Quindi tu che hai fatto il post sei uguali agli idioti che litigano per la posizione dei carri, stessa pasta.

c'è chi ha di meglio da fare, cercati altri morti we are aliva and kicking :D


MAYDAY!

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Una riflessione sulla violenza
by un anarchico Tuesday, May. 03, 2005 at 6:14 PM mail:

Qui si tratta di un caso a mio avviso grave che dovrebbe trovare una risposta da parte delle diverse anime del movimento antagonista se non vogliamo che la prossima volta i risultati siano irreparabili. Ero presente ma preferisco non parlarne (ne hanno già parlato in tanti)ma le bottiglie e gli schiaffi volavano in mezzo alla calca e sembrava che molti si fossero trasformati da supereroi in bestie assetate di sangue.

Ho l'impressione che la storia e l'attuale situazione milanese, con gli agguati dei fascisti, le infiltrazioni, etc abbiano prodotto l'esasperazione di molte persone che sono pronte a scattare alle mani alla prima avvisaglia di discussione accesa senza guardare in faccia a nessuno. Aggiungiamo che in alcuni gruppuscoli il senso d'identità si riassume nell'aggressività e nella chiusura verso l'esterno e i processi tra compagni sono all'ordine del giorno. Concludiamo poi con il dato ormonale ed estremizzante tipico dell'adolescenza accoppiato ad una buobna dose di strumentalizzazione da parte dei soliti burattinai e forse riusciamo a capire anche queste altrimenti inspiegabili mazzate.

Purtroppo si tratta di atteggiamenti non episodici e piuttosto comuni. Alcune volte basta una scintilla che fortunatamente a volte non scatta. Non mi piacciono gli esempi che additano qualcuno al pubblico ludibrio e forse l'esempio seguente non è neanche particolarmente pertinente ma spero che faccia discutere e riflettere a distanza di qualche giorno.

Mi ha colpito il fatto che il 25 aprile ci fosse nel corteo un gruppo di persone con bandierine rosse cum mazza, prontamente fermati dai puffi nel bel mezzo del corteo. E loro cercavano di spiegare ai passanti che stavano li vicino che i poliziotti non permettevano le loro bandiere rosse (con bastone diametro 3 cm annesso) nel corteo dei partigiani. Anche i bambini a un certo punto hanno capito che qualcuno li voleva prendere per il culo e che, per una volta, non erano i poliziotti.

Ebbene, qualcuno potrebbe pensare che questi eroi dell'antifascismo fossero intenzionati a dare una bella lezione a qualche squadraccia ma purtroppo il 25 aprile i fascisti senza divisa sono al massimo in oltrepò a commemorare qualche camerata della muti e non sono nel corteo. E mi sembra anche il giorno meno opportuno per legnare i poliziotti...

In quella occasione mi sono accorto che, pur sentendomi antagonista e volendo lottare contro il fascismo, ero lontanissimo da queste persone e che se avessi detto loro quello che pensavo probabilmente mi sarei beccato una bastonata. Che forse avrebbe poi provocato una reazione etc. etc. etc.

Temevo anche che i poliziotti avrebbero esasperato il conflitto mettendo a rischio l'intera manifestazione.

A un certo punto dopo parecchie discussioni tra il gruppo antagonista e la polizia (le migliaia di persone erano assolutamente indifferenti e continuavano a passare ai lati e anch'io avevo di meglio da fare) la situazione si è risolta e il corteo si è sbloccato.

Non mi sono chiesto chi l'abbia avuta vinta...

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RIGUARDO FOTO (!)
by scusate ma è importante Thursday, May. 05, 2005 at 6:04 AM mail:

Scusatemi se posto qui,

ma è una questione importante per la sicurezza di alcuni nell'immediato, e sul lungo termine è importante per molti.

Vorrei avere cortesemente i link alle foto scattate quando oramai si era fermi alla sera in piazza castello e relativi dintorni.

Il motivo non è difficile da immaginare

Purtroppo vi è il solito vizio di fotografare (non intendo a distanza per riprendere le migliaia*) senza chiedere consenso (e già di per sè, ogni giorno, in ogni caso...è UNA CAFONATA, figuriamoci in certe ambiti..e certe persone) e poi "ovviamente" si fan gran furbate come postarle ovunque con la gente ben visibile (si son distinti solo quelli del ponte della ghisolfa, gli unici che han avuto il buonsenso di rendere non identificabile il volto).


C'è gente che già in passato ha avuto problemi per questi stessi motivi (io stesso e le persone che eran con me quel giorno, sono/siamo esasperati, alcune faccie de* fotograf* ce le ricordiamo pure...)...e se ne era anche parlato..

..possibile che bisogna a) prima di tutto mettere in pericolo alcune persone b) comportarsi come degli idioti con ste foto senza chieder consenso(dicevo anche sopra..) c) lamentarsi poi se non vi è partecipazione...ma certo se dobbiam eliminare proprio le persone più attive, per banalità del genere.. (perchè diamine si gioca a fare i "mediattivisti" ..magariper fare cool, quando non si comprendono nemmeno delle cose cosi facili? :| )

Invece niente il lupo perde il pelo ma non il vizio", diceva il detto popolare...
e devo anche tristemente ammettere che se il livello è questo sarà troppo arduo (temo impossibile) riuscire a cambiare in maniera abbastanza notevole(figuriamoci totalmente)!l'attuale stato di cose..ainoi,ahivoi.



Saluti, (e mi scusino il post "noioso" coloro che si rendon già conto di queste cose tanto semplici ma difficili da capire per alcuni)

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che problemi???
by che problemi??? Thursday, May. 05, 2005 at 2:10 PM mail:

Che problemi avete avuto? sono legati al fatto che siete apprarsi su fotografie? Ma voi siete pazzi....

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La MayDay è lontana
by ACTIon (Roma) Monday, May. 23, 2005 at 5:50 PM mail:

Agli attivisti e alle attiviste che hanno contribuito alla riuscita della Euromayday 2005 di Milano e alle reti di movimento e a* sindacalist* di base impegnat* contro la precarietà. A tutt* coloro che proseguono nel cammino delle lotte sfidando controllo e repressione, con un pensiero particolare a* compagn* di Bologna e a Vittorio, Carmine e Fabiano.

Abbiamo preferito prenderci tempo e non intervenire a caldo. Non solo perché
siamo stat* pres* da altre urgenze di cui forse sapete, ma anche perché
sentivamo la necessità di non entrare nel merito di fatti che non ci hanno
riguardato. Sarebbe stato facile ergersi a censori di tutti sputando
sentenze sugli uni o sugli altri; sarebbe stato facile sfruttare la felice
circostanza di non aver preso parte ai fatti (marginali rispetto alla grande
euromayday di quest’anno e tuttavia destinati a pesare nella prosecuzione
del lavoro di tutt* noi). Sarebbe stato facile ma anche dannoso, perché
sarebbe servito ad alimentare gli scontri, le divisioni, se non addirittura
gli odi.
Altr* hanno parlato e scritto a caldo ed è bene che lo abbiano fatto.
Noi non ci sentiamo di giudicare nessuno. Solo ci sentiamo di dire che
quando si arriva a colpirsi tra compagn* c’è qualcosa di marcio, uno stile,
dei comportamenti, una mentalità politica che non funzionano. Se si arriva a
menarsi vuol dire che si sta perdendo di vista l’obiettivo e si privilegiano
le identità, le mire egemoniche, i piccoli interessi di gruppo. Naturalmente
sappiamo che questo non vuol dire niente, perché ciascuna parte potrà sempre
considerare l’altra afflitta da un odioso desiderio egemonico e sentire sé
stessa immune da tale malattia e giustificare così i suoi comportamenti come
una sorta di legittima difesa.
E tuttavia il problema rimane, come rimangono i segni delle botte a chi le
ha
subite e cui anzitutto ci sentiamo e siamo vicin*.
Noi non vogliamo stare in
mezzo, fare da pacieri ed essere quell* che parlano con tutti e pertanto
evitare di prendere posizione. A Roma ci sembra che si stia lavorando
da un po’ di tempo con un altro spirito ed è di questo che vogliamo
parlarvi,
di una differenza (chissà se in meglio) che c’è da queste parti e che
forse costituisce una novità su cui riflettere insieme.

E’ qualche anno che nella nostra città abbiamo ripreso un lavoro sistematico
di iniziativa sociale. Abbiamo messo da parte la costruzione identitaria e
la polemica ideologica e ci siamo immers* in un’attività quotidiana a
contatto con le persone comuni, fuori quindi dagli ambienti tipici di
movimento. Si è trattato per noi di una sorta di reinizio che oggi quasi ci
fa sorridere. Ci siamo dedicat* a quello che sapevamo fare, la lotta per la
casa, ma strada facendo abbiamo capito e imparato molte altre cose che non
conoscevamo. Chi dice che la lotta per la casa a Roma c’è sempre stata ha
ragione, ma il modo come la stiamo conducendo non è uguale a quello degli
anni passati. Per almeno quattro importanti motivi: a) per la
professionalizzazione degli sportelli che abbiamo aperto che sono capaci di
intervenire su tutto il panorama della questione casa, dalle
cartolarizzazioni agli sfratti fino alle liste di nuova occupazione; b)
perché lo scontro aperto da Action è innanzitutto contro i grandi gruppi
privati, mentre da vent’anni a Roma si occupavano solo strutture pubbliche
dismesse, in gran parte scuole; c) perché si è costruita una unità non
formale tra tutti i movimenti di lotta per la casa, il che è un fatto
storico; d) perché la lotta ha un obiettivo di natura generale, la politica
della casa nel suo insieme, e non solo la soluzione del problema per un
settore specifico.
L’esserci dedicat* ad un lavoro molto concreto con la mentalità però di chi
vuole cambiare il mondo, ha prodotto degli effetti interessanti. Intanto ha
formato una nuova leva di attivist*, poco ideologizzata ma con una grande
capacità di comunicare con le persone. Attivist* con la vocazione all’unità
e non alla divisione. E poi ha messo le forze politiche, per così dire, con
le spalle al muro. Esponenti di partito che fino al giorno prima sostenevano
la non violenza venuti in soccorso di un’occupazione difesa con ogni mezzo
necessario. Una giunta e un sindaco che avevano chiesto più volte a Nunzio
di prendere le distanze dalle illegalità costretti a riconoscere le
occupazioni. Insomma un Laboratorio Roma, come lo chiamiamo qui, che
cerchiamo
di spingere all'opposto di quello cercato da Cofferati a Bologna proprio
in contrapposizione ad ogni prospettiva di un movimento articolato di
società.
Un "laboratorio" che, soprattutto, comincia a produrre risultati. Una
Delibera
quadro sulle politiche abitative è ormai in votazione in Consiglio Comunale
ed essa costituirà il riferimento più importante per incalzare le autorità
nei prossimi anni a dare una svolta nella politica della casa a Roma.
La casa è un bene comune diciamo noi, ma anche un pezzo di reddito. La
nostra proposta di canone sociale, cioè di una forma di affitto commisurata
al reddito, ancora non riesce a sfondare non solo per le ovvie resistenze
dei costruttori e dei proprietari che non vogliono che qualcuno metta bocca
sulla libera locazione di mercato, ma anche per una sorta di resistenza
ideologica di parti di movimento. Noi abbiamo sempre pensato che il canone
sociale rappresenti il ponte tra la lotta per la casa e quella per il
reddito: però rispetto a chi sostiene come priorità assoluta un rilancio
dell'edilizia popolare, che anche noi consideriamo un obiettivo ma come
uno tra gli strumenti necessari, non abbiamo certo intrapreso crociate
ideologiche. Semplicemente agiamo con più pazienza, dando all’unità nella
lotta e all’allargamento del movimento un’importanza superiore a quella
di portare tutt* sulle nostre posizioni.
Ci siamo dedicat* molto alla lotta per la casa ma con lo spirito di
costruire una sorta di sindacalismo metropolitano di nuovo tipo. Di nuovo
tipo perché forti sono state le trasformazioni del modo di produrre e della
composizione sociale e pertanto inedite crediamo debbano essere le forme di
organizzazione e di lotta, espressione di un tessuto sociale diverso dal
passato. Metropolitano perché consideriamo il territorio un fattore
strategico non solo nell’attuale sistema di produzione ma anche per
ripensare forme moderne di democrazia partecipativa. Sindacalismo, infine,
perché la rappresentanza e l’organizzazione degli interessi sociali crediamo
costituisca un punto irrinunciabile di ogni politica di cambiamento.
Per questo, per esempio, l’obiettivo di un decentramento radicale è una
delle priorità del nostro lavoro. Si può fare la lotta per la casa in modo
corporativo oppure ci si può porre obiettivi generali, tentando di incidere
sugli enti di prossimità come i Municipi ed allargando lo spettro delle
questioni in gioco. Un’occupazione per esempio è una comunità di famiglie
con un complesso di problemi, i figli e la scuola, i servizi sociali, i
diritti di cittadinanza per le/i migranti. Quelli che noi chiamiamo “diritti
dell’abitare” cioè quell’insieme di diritti che spettano a ciascun@ abitante
e per i quali ci battiamo. La lotta per la casa diventa così la lotta per
un’altra città.
Attraverso questo modo di lavorare, tra mille limiti e difficoltà, avviene
anche un lento ripensamento del ruolo dei centri sociali, che restano i
nostri luoghi di origine, la nostra consolidata retrovia. Roma è la capitale
dei centri sociali, talmente tanti sono i luoghi occupati e autogestiti
ancora in attività, nonostante la crisi che questi spazi hanno vissuto negli
anni.

Diciamo tutto questo per sottolineare come la stagione de* disobbedienti per
noi sia davvero alle spalle. Non semplicemente ridislocata, ma propriamente
conclusa.
Se in questi mesi i media hanno continuato ad identificarci come “i
disobbedienti romani” è stato per una sorta di abitudine ma anche di nostra
pigrizia ed in fondo perché non sentivamo l’urgenza di segnalare al mondo i
nostri cambiamenti.
Oggi, anche alla luce dei fatti di Milano, invece si: le/i disobbedienti
sono stat* una fase importante del percorso di una parte di noi, ma poi
siamo andat* oltre, siamo diventat* un’altra cosa e ci poniamo altri
obiettivi. Come la crescita di un movimento effettivo di reti di
autorganizzazione sociale, con una dotazione di mete, proposte e battaglie
condivise e capaci di aggredire anche lo spazio della politica e sostenere
il peso di una fase segnata dal carattere ordinativo della guerra.
Per dirla in metafora, un’organizzazione delle complicità tra Imbattibili
della precarietà, Inarrestabili delle lotte per i diritti, Insaziabili del
conflitto nelle aree metropolitane.

A vederla da lontano e con gli occhi di chi è immerso nel contesto di
conflitti e percorsi dentro la nostra città, l’euromayday 2005 ci riconsegna
un doppio messaggio. Da una parte ci dice che essa è ormai diventata una
data simbolo del precariato e dell’alternativa al sindacalismo confederale,
un dato di enorme importanza che dovremo custodire tutti con grande
accortezza. Dall’altra che le reti di movimento e le diverse anime che
cooperano alla realizzazione della mayday sono ancora complessivamente
troppo deboli per reggere il peso del ruolo che così andiamo assumendo:
debolezza misurata, anzitutto, su di noi che al percorso mayday ci siamo
finora solo affacciat*.
Le divisioni in questo senso costituiscono l’effetto e non la causa del
problema: che resta, così almeno ci pare, quello di avere tutti insieme una
capacità di aggregazione ed internità alla realtà sociale del paese ancora,
complessivamente, insufficiente e superficiale.
In conclusione ci sentiamo di avanzare un’idea, una sfida a noi stess* più
ancora che una proposta. E’ quella di estendere davvero il lavorìo di
ricerca e di intervento costruito intorno alla mayday dalle realtà lombarde
che l’hanno “accudita” e fatta crescere con cura, per verificare
concretamente un processo più ampio che investa altre aree del paese.
Sarebbe bello sfidarci, noi e quant* abbiamo incontrato nei comuni percorsi
di lotta, a “candidare” il prossimo anno Roma per la mayday: provando così a
portare nelle regioni centrali e meridionali quel lavoro sulla “complicità”
che tanto si è diffuso a Milano e dintorni ma che altrove non si è ancora
diffuso a sufficienza. E nello stesso tempo riempire la mayday di quelle
tematiche e di quei soggetti, senza casa, disoccupat*, migranti che sono,
accanto alle altre figure del precariato, parte fondamentale dei conflitti
del centro sud.
Potrebbe essere…: soprattutto, potrebbe essere un modo per dare un senso
ancora maggiore e ancor più vincolante di “costruzione collettiva” alla
preparazione della prossima mayday.

Manca un anno, la mayday è lontana, ci sono tante cose da fare. Buon lavoro
a tutt*.


ACTIon
Agenzia comunitaria diritti
"La più bella associazione a delinquere"

Roma, maggio 2005

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