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pubblicato il 21.10.08
La morte di Jörg Haider mette in luce la rinascita del fascismo in Austria e Italia.
·
di Richard J. Evans - da The Times

La morte di Jörg Haider mette in luce la rinascita del fascismo in Austria e Italia.

La morte del politico di estrema destra Jörg Haider ha focalizzato ancora una volta l'attenzione del mondo sull'atteggiamento ambivalente del suo paese nei confronti del proprio passato nazista. Figlio di un ufficiale delle SS, Heider è diventato famoso per aver lodato le politiche sociali di Hitler e per aver descritto i campi di concentramento come campi di lavoro. Niente di tutto ciò sembra aver turbato gli elettori austriaci, che hanno premiato Heider e i suoi alleati con un terzo dei voti nelle scorse elezioni.

Anche in Italia, i politici di destra hanno recentemente mostrato segnali positivi verso il regime fascista guidato da Mussolini dal 1922 al 1945. L'elezione di Gianni Alemanno a sindaco di Roma è stata salutata da sostenitori al grido di “Duce! Duce!” - il nome assunto da Mussolini e Hitler, mentre il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha dichiarato che il suo movimento è “la nuova Falange”, riferendosi al regime fascista di Franco, in Spagna.
Ciò che guida i politici radicali della nuova destra è, innanzitutto, l'ostilità verso gli immigranti, un sentimento che potrebbe facilmente inasprirsi con l'avanzare della recessione economica in Europa. A ciò si aggiungono i timori per il collasso di legalità e ordine pubblico. La retorica fascista si presta molto bene alla determinazione della destra di agire con fermezza nei confronti degli immigrati e dei criminali. Si oppone alla compiacenza dei politici convenzionali in Italia e Austria, i quali si sono adoperati, nei decenni successivi alla Seconda Guerra Mondiale, per il proprio tornaconto in governi di coalizione costruiti sul compromesso politico.
Questo sistema in Italia è crollato qualche anno fa e sembra che in Austria stia crollando ora. In entrambi i paesi, il voto all'estrema destra offre ai cittadini un mezzo ovvio per dar voce alla loro protesta e malcontento. Tale retorica suscita scarsa ostilità nell'opinione pubblica in quanto austriaci ed italiani non si sono mai sentiti colpevoli del proprio passato fascista, al contrario dei tedeschi.
In Germania al giorno d'oggi si vedono campi di concentramento trasformati in sobri monumenti alla crudeltà assassina del nazismo; piccole targhe di ottone all'esterno delle case e dei negozi i cui proprietari ebrei sono stati deportati negli anni ‘30, con i loro nomi incisi; un monumento alle vittime ebree del nazismo che sorge nel centro della capitale, Berlino.
Il passato nazista è ovunque, e il rifiuto della gente è universale e
totale.
E' vero che, in zone della ex Germania dell'Est, l'estrema destra si è fatta strada, specialmente tra i giovani e i disoccupati, marciando sul risentimento popolare derivante dalla terapia economica radicale operata in seguito all'unificazione nel
1990. Ma è sempre rimasta un fenomeno isolato, completamente
ostracizzato dalla maggioranza.
Non è così in Italia e Austria, dove l'estrema destra è un partner accettabile nelle coalizioni con i partiti maggiori e pochi sembrano turbato dai suoi riferimenti positivi al passato nazionale. Entrambi i paesi si considerano vittime del nazismo. L'Austria fu occupata dalla Germania nel 1938 e, nonostante molti austriaci festeggiarono l'annessione al Terzo Reich, colsero l'opportunità di presentare la loro nazione come una vittima dell'oppressione nazista nel 1943, quando era ormai chiaro che Hitler stava per perdere la guerra. Come dice qualcuno, la grande conquista degli austriaci è di aver fatto credere al mondo che Beethoven era austriaco e Hitler tedesco.
Il coinvolgimento austriaco nei crimini del nazismo fu seriamente
sottostimato. Gli austriaci erano sovrarappresentati nelle alte
gerarchie del regime, in particolare nelle SS, e quando gli austriaci diressero l'occupazione nazista in altri paesi, come in Olanda e in Serbia, perseguirono la violenza contro gli ebrei in modo particolarmente feroce e sistematico. Il governo austriaco ha fatto molto sin dalla fine degli anni ‘90 per incoraggiare un atteggiamento più critico nei confronti del proprio passato nazista, ma se questo ha portato ad alcuni lavori eccellenti nel campo accademico e a passi significativi nei compensi alle vittime dell'oppressione nazista in Austria, non sembra essere penetrato a fondo nella mente del pubblico austriaco.
In Italia, l'invasione tedesca in seguito alla caduta di Mussolini nel 1943 innescò un movimento di resistenza, ma il fatto che fu guidata dai comunisti ha portato qualche politico di estrema destra a schierarsi con gli uomini delle SS che cercarono di reprimerlo brutalmente. L'antisemitismo era debole in Italia, molti italiani cercarono di salvare gli ebrei dai tedeschi e perfino
l'estrema destra ha deviato dal proprio percorso per rassicurare la
comunità ebraica italiana sulle proprie intenzioni pacifiche. Gli
italiani non si sentono in colpa per l'Olocausto. Il regime di
Mussolini sembra a molti semplicemente una normale parte di storia.
Tra queste osservazioni, ce n'è qualcuna che indica il risorgere del
fascismo nella travagliata Europa del 21° secolo? La storia non si
ripete ed esistono ostacoli reali al tipo di fascismo che fiorì negli
anni ‘30. Difficilmente vedremo camicie nere marciare a Torino o
Vienna, gridando morte agli ebrei, o l'inizio di una guerra di
conquista nel Mediterraneo o l'Europa dell'est. Quello di cui ci dovremmo preoccupare non è il risorgere del fascismo vecchio stampo, ma l'abuso della sua memoria per incitare all'odio e alla violenza contro minoranze vulnerabili.

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