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pubblicato il 4.02.16
Casapound, altro che bravi ragazzi: ecco i numeri della violenza dei nuovi fascisti
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Un arresto ogni tre mesi, una denuncia a settimana. Rispondendo a un'interrogazione il Viminale ha diffuso le cifre dell'illegalità. Senza però criticare la relazione della Polizia di prevenzione resa nota nei giorni scorsi che "promuoveva" i militanti del movimento di estrema destra

Dal 2011 a oggi, fra militanti e simpatizzanti di Casapound, sono stati arrestati in 20. In pratica, mediamente ogni tre mesi uno è finito in manette. Come è già accaduto a uno di loro nel 2016. Nello stesso periodo i denunciati sono stati 359: uno ogni cinque giorni. E 23 soltanto nel mese di gennaio appena trascorso. Nei 106 scontri avuti con gli "antagonisti" sono rimasti feriti, in alcuni casi anche gravemente, 24 attivisti di entrambi i fronti.

Eppure, malgrado si tratti di numeri che non sembrano lasciare molto spazio alla fantasia, per il Viminale è tutto sotto controllo: i luoghi di aggregazione sono "costantemente controllati", le prefetture "svolgono una costante attività di prevenzione attraverso un attento monitoraggio e un'accurata raccolta informativa" e in ogni caso non c'è sul tavolo alcuna ipotesi di scioglimento. Perché "non risultano pronunce giurisdizionali" su una possibile riorganizzazione del disciolto partito fascista.

Questa la risposta d'ufficio del ministero dell'Interno a un'interrogazione del deputato di Sel Stefano Quaranta. Nemmeno una parola, in compenso, per censurare la nota informativa inviata dalla Polizia di prevenzione al tribunale di Roma (la figlia del poeta ha intentato causa per chiedere di togliere il riferimento al nome del padre) in cui Casapound viene trattata con toni assai bonari e che tanto clamore ha suscitato: "l'impegno a tutela delle fasce deboli", "uno stile di militanza fattivo e dinamico ma rigoroso nel rispetto delle gerarchie interne", l'intenzione di "sostenere una rivalutazione degli aspetti innovativi e di promozione sociale" del periodo mussoliniano, la realizzazione di "azioni eclatanti, simboliche e di forte impatto mediatico", tuttavia "senza dar luogo a illegalità e turbative dell'ordine pubblico" (nonostante non manchi qualche caso che dimostra il contrario ). Soprattutto, con l'acrobazia linguistica di non utilizzare nemmeno una volta la parola "fascismo", sostituita dal più digeribile "ventennio". Il tutto, con la sigla in calce del direttore centrale, il prefetto Mario Papa.

Frasi - dopo che la nota informativa, risalente ad aprile 2015, è stata diffusa dal blog Insorgenze - che hanno destato polemiche proprio per i toni ritenuti eccessivamente soft. E pure il riferimento "all'infiltrazione nel mondo delle tifoserie ultras", usata "spesso come pretesto per azioni violente", e alla presenza di "elementi inclini all'uso della violenza" nella nota è più che bilanciata dalle colpe dell'"antifascismo militante", che non riconosce all'estrema destra "il diritto 'all'agibilità politica'". Così nei giorni scorsi Quaranta ha depositato un'interrogazione per chiedere ad Angelino Alfano di assumere una posizione sulla vicenda e di avviare un'indagine interna per valutare la rimozione del prefetto Papa dal suo incarico.

Nella risposta, invece, il Viminale ha di fatto giustificato il tono carezzevole della nota informativa. Il motivo? Quel documento "non costituisce un documento di analisi o di valutazione sul movimento", ma soltanto una risposta alle domande del tribunale sull'articolazione del movimento, l'eventuale coinvolgimento in processi penali o inchieste, la presenza di comportamenti antisemiti o neonazisti. E pazienza se il risultato è che nel complesso Casapound rischia di appare come una confraternita dalle finalità filantropiche più che un movimento che ambisce a realizzare il fascismo nel terzo millennio.

http://espresso.repubblica.it/palazzo/2016/02/04/news/casapound-altro-che-bravi-ragazzi-ecco-i-numeri-della-violenza-dei-nuovi-fascisti-1.249030

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