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pubblicato il 19.07.06
Milano: 18 condanne, 9 assoluzioni per scontri '11/3
·


PESANTE SENTENZA PER I FATTI DELL’11 MARZO A MILANO

Quattro anni di reclusione agli arresti domiciliari per 18 compagni, 9 imputati sono stati assolti mentre due hanno patteggiato per reati minori. E’ questa la sentenza del giudice per l’udienza preliminare, per i 29 compagni/e accusati di concorso morale in devastazione e saccheggio in merito alla manifestazione antifascista dell’11 marzo scorso a Milano. Proteste dei familiari ai quali non e’ stato consentito di assistere alla lettura della sentenza. Neppure ai giornalisti e’ stato permesso entrare nell’aula. All’esterno del tribunale un folto gruppo di compagni/e, che dopo la sentenza è partito in corteo fino sotto il carcere di San Vittore, dove sono ancora rinchiusi, dopo quattro mesi, 25 giovani.

Radio Onda d’urto


18 CONDANNE A 4 ANNI (AI DOMICILIARI) E NOVE ASSOLUZIONI

Diciotto condanne a 4 anni (ai domiciliari) e nove assoluzioni. È finito così il processo per gli scontri dell’11 marzo in Corso Buenos Aires a Milano che vedeva imputati 27 ragazzi e ragazze. La sentenza è stata emessa tra le proteste dei familiari dei condannati ai quali non è stato consentito di assistere alla lettura della sentenza, così come non è stato permesso neppure ai giornalisti di entrare nell’aula.

Questi i fatti di quell´11 marzo. Dopo giorni e giorni di tam tam in rete, l´11 marzo arrivano a Milano qualche migliaia di persone da tutta italiana per partecipare a una manifestazione, prevista nel pomeriggio, organizzata da alcuni centri sociali per impedire un raduno di militanti di Fiamma Tricolore. Ma già dalla mattina a Milano inizia una vera e propria guerriglia urbana. I ragazzi si scontrano con le forze dell’ordine: costruiscono barricate con auto bruciate, sedie e tavolini presi da un Mac Donalds. Alla fine di un pomeriggio sono 34 gli arresti convalidati dai Gip Mariolina Panasiti ed Enrico Manzi. Tre mesi dopo i ragazzi indagati erano 27, di cui 2 a piede libero. L’imputazione per tutti è pesante: concorso in devastazione e saccheggio.

Il 10 giugno si apre il processo con rito abbreviato. Il pm Piero Basilone ha basato le sue accuse non solo sulla devastazione e saccheggio ma anche sul concorso morale. In parole povere i ragazzi sono colpevoli per il solo fatto di essere stati quel giorno in quel posto. «Sono giovani che hanno assistito alla prima carica, erano di fianco alla barricata accanto a persone armate e travisate. Questa – dice l´accusa – è una partecipazione significativa di adesione a ciò che stava accadendo». Insorgono gli avvocati difensori: «L’istituto del concorso morale è indecente, questi ragazzi rischiano il carcere solo per aver manifestato l’antifascismo, di alcuni di loro non si è neanche riuscito a dimostrare la presenza in piazza».

Intanto si moltiplicano le manifestazioni di solidarietà per 25 ragazzi e ragazze che comunque hanno trascorso in carcere 4 mesi. Oltre alle campagne promosse dai genitori e da decine di associazioni, c’è quella firmata da 150 parlamentari che chiedono la scarcerazione. Stessa richiesta è arrivata dai migliaia di ragazzi che il 17 giugno hanno sfilato per il centro di Milano.

Ora che le sentenze sono arrivate i familiari dei condannati annunciano il ricorso in appello. «È grave – afferma Ugo Tenace, uno degli avvocati di un imputato condannato – che per la prima volta sia stato riconosciuto il reato di devastazione». Anche dal fronte politico arrivano le critiche per la decisione del giudice. Il consigliere regionale di Rifondazione comunista Luciano Muhlbauer, presente in Tribunale, parla di «sentenza già scritta prima ancora del processo. Una sentenza con la quale si vuole trovare una via d’uscita ad un teorema accusatorio inconsistente. Molti ragazzi – ricorda Muhlbauer – hanno fatto quattro mesi di carcere pur essendo stati riconosciuti innocenti. Altri ragazzi devono pagare con gli arresti domiciliari per un processo farsesco, che si è svolto in un clima infame. Sono contento che i ragazzi escano dal carcere – conclude il consigliere del Prc – ma giustizia non è fatta».

Dello stesso tenore anche il commento di Marcello Saponaro, consigliere regionale dei Verdi in Regione Lombardia: «Nove ragazzi completamente innocenti sono stati tenuti in carcere per quattro mesi. Ora dovrebbero riflettere i politici che hanno chiesto la gogna per tutti e 25 i ragazzi senza alcuna distinzione».

www.unita.it


Repubblica on line
Gli antagonisti cercarono di impedire una manifestazione della Fiamma Tricolore
Nove imputati assolti, a tutti concessi gli arresti domiciliari
Milano, disordini a corso Buenos Aires
Condannati a 4 anni 18 manifestanti

MILANO – Quattro anni di reclusione. E’ questa la pena inflitta dal Gup Giorgio Barbuto, con rito abbreviato, a 18 dei giovani accusati delle devastazioni avvenute l’11 marzo scorso in corso Buenos Aires a Milano. Nove imputati sono stati assolti mentre due hanno patteggiato per reati minori. Il gruppo degli imputati, che gravita nellarea dei centr sociali milanesi, è stato condannato per accuse che variano dalla devastazione, all’incendio, alle lesioni, dopo i duri scontri registrati l’11 marzo scorso in centro a Milano nel corso di una manifestazione di protesta promossa dai centri sociali. Il giudice ha concesso gli arresti domiciliari a tutti i condannati. Davanti al tribunale si sono riunite circa 250 persone appartenenti all’rea antagonista milanese che al grido di “Tutti liberi” si sono mossi in corteo verso piazza San Babila. Crotoche le reazioni alla sentenza: “Oggi il giudice ha fatto felice qualcuno. Quelli di Fiamma tricolore e di Forza nuova”.

I disordini risalgono all’11 marzo scorso. Quando l’ala più dura dei centri sociali mise a ferro e fuoco il centralissimo corso Buenos Aires per contestare la manifestazione programmata nel pomeriggio dai neofascisti della Fiamma Tricolore. Ore di guerriglia con vetrine infrante, auto e moto incendiate, edicole date alle fiamme, palazzi anneriti dal fumo, barricate nelle strade. E un assalto ad punto elettorale di An che venne dato alle fiamme. .


ANSA
I patteggiamenti sono stati uno a 1 anno di reclusione, l’altro a 50 euro di ammenda. Tutti i giovani condannati sono stati posti dal gup agli arresti domiciliari dopo aver trascorso oltre quattro mesi rinchiusi a San Vittore. Gli altri o erano gia’ liberi o sono stati rimessi in liberta’.
L’avvocato Mirko Mazzali, che difende 16 delle persone
finite sotto processo e che ha visto assolvere sei dei suoi
assistiti, ha sottolineato che ‘’questo e’ solo il primo grado
di giudizio’’ e si e’ detto in parte soddisfatto perche’
‘’complessivamente ci sono state nove assoluzioni. Attendiamo di
leggere le motivazioni poi presenteremo comunque appello
rispetto alle condanne’’.
————————————
Un corteo, composto dai giovani dei centri sociali, amici e genitori delle persone condannate e di quelle assolte oggi a Milano per i disordini dell’ 11 marzo scorso in corso Buenos Aires, e’ partito dal palazzo di giustizia di Milano dove questa mattina il gup Giorgio Barbuto ha letto la sentenza.
Il corteo, circa 200 persone, si e’ diretto verso piazza
Fontana. Non si sa se raggiungera’ il carcere di San Vittore dove per oltre quattro mesi sono stati detenuti circa una ventina dei partecipanti agli scontri. (ANSA).


DISORDINI CORSO BUENOS AIRES – Diciotto condanne a quattro anni, 9 assoluzioni

dal giorno

Il Gup Giorgio Barbuto ha concesso a tutti i condannati gli arresti domiciliari. Proteste dei familiari dei ragazzi ai quali non è stato consentito di assistere alla lettura della sentenza. Un padre: “Provo una profonda tristezza di vivere in Italia”.

Milano, 19 luglio – Diciotto condanne a 4 anni, 9 assoluzioni e due patteggiamenti a un anno e a 50 euro di ammenda. Questa la sentenza del gup Giorgio Barbuto per i 29 imputati per i disordini avvenuti in corso Buenos Aires lo scorso 11 marzo, secondo quanto riferito dal pm Piero Basilone. A tutti i condannati sono stati concessi gli arresti domiciliari.

“Provo una profonda tristezza di vivere in Italia”. E’ lo sfogo di Carlo Pagani, padre di uno degli imputati condannati a 4 anni per i disordini avvenuti in corso Buenos Aires al termine della lettura della sentenza. “Ho vissuto metà della mia vita in Cile e là non ho mai visto accadere niente di simile. Il gup ha condannato le persone di cui aveva una foto che le ritraeva alla manifestazione e non i ‘fantasmi’”.

Pagani, come altri genitori, non ha potuto assistere alla lettura del dispositivo perché i carabinieri non gli hanno permesso l’ingresso. “Avevamo chiesto al gup attraverso gli avvocati una cosa di buon senso. Il tentativo era di mediare. Abbiamo chiesto che facessero entrare almeno i genitori e invece niente”.

C., padre di uno degli assolti: ‘Grande gioia e grande rabbia dentro’

Riguardo al figlio, Carlo afferma che “ora andrà in vacanza . Lui è fortunato: forse non ha perso il lavoro”.

Milano, 19 luglio 2006 – “Provo una grande gioia e una grande rabbia dentro perché stanno infierendo contro ragazzi che non hanno fatto niente. Mio figlio si è fatto quattro mesi di carcere per niente”. C., padre di uno degli imputati assolti dal gup Giorgio Barbuto non festeggia l’assoluzione del figlio di 28 anni, “educatore in una cooperativa che assiste bambini handicappati”.

Il cognome non lo vuole dire, afferma di temere conseguenze per il figlio.”Hanno assolto mio figlio. Il problema è che lui non è stato condannato per il semplice fatto che lui non esisteva: non c’è un foto, non c’è filmato che lo ritrae a quella manifestazione. Ma se ci fosse stato un filmato a dire che lui era lì a fumarsi una sigaretta, lo avrebbero condannato”.

“E’ così assurdo che noi genitori, che eravamo all’ingresso, non abbiamo potuto assistere alla lettura della sentenza – prosegue Carlo -. Questo significa che il giudice o aveva paura o si vergognava della sentenza, perché ha dato condanne a 4 anni senza aver prove contro gli imputati. Stanno infierendo contro ragazzi che non hanno fatto niente. I veri colpevoli sono ancora in giro”.

Riguardo al figlio, C. afferma che “ora andrà in vacanza. Lui è fortunato: forse non ha perso il lavoro. Assiste i bimbi handicappati a scuola, a casa e persino durante le vacanze per conto di una cooperativa. E’ una persona seria”.


corriere

Lettera dei familiari a Napolitano, Bertinotti, Marini e Mastella: giudizio senza nessuna prova. Il Comune riconosciuto parte lesa: potrà far causa per i danni. Condanna a 4 anni per 18 giovani. Nove assolti. I genitori: verdetto ingiusto. Il vicesindaco: esemplare.

La sentenza per le devastazioni dell’11 marzo in corso Buenos Aires riapre lo scontro politico. Diciotto condanne a quattro anni, nove assoluzioni e due patteggiamenti. Secondo il Comune la sentenza è «esemplare». Ma i genitori dei ragazzi annunciano una lettera al presidente della Repubblica, ai presidenti di Camera e Senato e al ministro della Giustizia: «Decisione totalmente ingiusta, giudizio senza prove». Rifondazione comunista attacca: «Occorre una battaglia per impedire l’affermarsi di una visione della giustizia subordinata alla politica». Ma An risponde: «Una lezione per i pacifisti che praticano devastazioni». I giovani condannati sono usciti ieri dal carcere di San Vittore. Passeranno agli arresti domiciliari. Gli assolti: «Una carcerazione preventiva di oltre quattro mesi è inconcepibile».
——
Scontri in Buenos Aires: «Sentenza ingiusta». «No, esemplare».

Rifondazione: visione della giustizia subordinata alla politica. An: una lezione per i pacifisti violenti. Ferrante: episodio che si poteva evitare. I genitori dei ragazzi: condannati senza prove. Il Comune: precedente importante per chi devasta.

La sentenza arriva quattro mesi e nove giorni dopo l’11 marzo, il sabato della guerriglia in corso Buenos Aires. Diciotto condanne a quattro anni, nove assoluzioni e due patteggiamenti non bastano, però, ad allentare le polemiche. Per i genitori dei ragazzi la sentenza è «totalmente ingiusta». Secondo il Comune, invece, la decisione dei giudici è «esemplare». I centri sociali scendono in piazza: in mattinata attraversano la città in corteo, dal Palazzo di giustizia a San Vittore. E gli schieramenti politici, dopo che le devastazioni avvelenarono la campagna elettorale, tornano a scontrarsi.

IL COMUNE – Palazzo Marino ottiene per ora una provvisionale di 4.380 euro, ma per chiedere il risarcimento dei danni dovrà aprire una causa civile (già confermata l’intenzione di procedere). «La sentenza è giusta – commenta il vicesindaco, Riccardo De Corato – e farà testo non solo per i devastatori di corso Buenos Aires. Segna un precedente importante». Per De Corato è qualcosa che assomiglia a una svolta: «Per condannare con fermezza quei gravi fatti di violenza il Comune si è costituito parte civile e ora ha visto riconosciuto il risarcimento per i danni materiali».

LE REAZIONI – Attacca Rifondazione comunista: «Occorre una battaglia per impedire l’affermarsi di una visione della giustizia subordinata alla politica». Ribatte l’assessore comunale alla Salute, Carla De Albertis (An): «Una lezione per i pacifisti che praticano devastazioni».
Bruno Ferrante, che l’11 marzo era nel pieno della campagna elettorale, si trovò a gestire una situazione politicamente assai complicata, con attacchi da destra e da sinistra. Qualcuno ha sollevato l’ipotesi che abbia perso le elezioni anche a causa della sterzata a destra dei moderati dopo la giornata di guerriglia. «Difficile dirlo – spiega oggi -, sono comunque lieto del fatto che nella sentenza si sia distinto tra responsabilità individuale e di gruppo». Sulle polemiche per la lunga detenzione dei giovani, Ferrante aggiunge che «si deve riflettere sull’uso della custodia cautelare, un mezzo invasivo e delicato». Poi ritorna su quel pomeriggio di violenza. Da ex prefetto, che conosce le dinamiche di piazza, qualcuno sbagliò? «Credo che non tutto abbia funzionato puntualmente, soprattutto sul versante della prevenzione. Qualcosa si sapeva, tanto che erano stati chiesti consistenti rinforzi di agenti per l’ordine pubblico».

I GENITORI – Giudicano la sentenza «devastante». Per questo madri e padri dei ventinove imputati invieranno una lettera al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ai presidenti di Camera e Senato e al ministro della Giustizia. Il testo: «Condannare delle persone a 4 anni, senza prove, per concorso morale in devastazione e saccheggio, ci fa rabbrividire, non solo come genitori ma anche come cittadini. Continueremo a lottare perché sia fatta giustizia».
Subito dopo la lettura della sentenza, un corteo dei centri sociali si muove dal Palazzo di giustizia. Circa 200 persone arrivano in piazza Fontana, poi raggiungono il sagrato del Duomo. Gli striscioni: «Viva l’antifascismo militante», «Libertà per gli antifascisti». Il gruppo si scioglie poco dopo, per ritrovarsi davanti a San Vittore. Madri, padri, amici, militanti. Il portone del carcere si apre alle 16. Escono uno dopo l’altro, sia gli assolti, sia i condannati (che andranno agli arresti domiciliari).


indy

«Ho messo su la pancetta del carcerato». L. sorride a un amico, scherza, lui è uno degli assolti. Arriva davanti a San Vittore, appena uscito dal carcere di Bollate. «Una sigaretta, per favore». N. varca il portone e spunta sulla stessa piazza, ritrova i compagni e i genitori. Accenna un sorriso, ma è uno dei condannati. Esce perché finirà agli arresti domiciliari. Le storie dei sommersi e dei salvati, quattro mesi e nove giorni dopo il folle sabato di guerriglia, si incrociano alle quattro del pomeriggio tra brindisi, abbracci, applausi e madri commosse. D., 28 anni, assolto, parla per tutti: «La sentenza ci ha lasciato sconcertati. È un provvedimento che ha poco a che fare con il diritto». Il ricordo peggiore: «Essere stato incarcerato ingiustamente. E non sono stato il solo». Quattro mesi nel reparto di massima sicurezza, cella con quattro brande, due compagni e un altro detenuto, un rapinatore con cui si crea un rapporto di rispetto, amicizia, tanto da fare per lui una colletta nel giorno del trasferimento. «Un ambiente disumano – racconta il ragazzo -, con il sole che batte sulla cella dalle 11 alle 20 e con solo tre ore e mezzo di aria». Ricordi. Ora la sentenza ha stabilito che 18 dei giovani arrestati sono colpevoli. D. entra nel merito del processo: «Non capisco come facciano a parlare di devastazione e saccheggio con quelle poche prove che hanno in mano». L., altro assolto, aggiunge: «Per ora almeno una parte di questa ingiustizia è terminata. Però bisogna proseguire, perché molti compagni restano ai domiciliari».
L’avvocato di sedici degli imputati, Mirko Mazzali, spiega: «Dal punto di vista giuridico il commento sulla sentenza non è positivo, perché non credo provate le accuse di devastazione e saccheggio. Comunque è solo il primo grado di giudizio. Ci appelleremo per le condanne».
Festeggiamenti. Qualcuno stappa una birra. Altre voci: «È stata dura, soprattutto star lontani dalla famiglia e dagli amici». «Finché non sei là dentro non sai cosa vuol dire». Ora escono tutti. Una sensazione che sembra cancellare la rabbia, anche per gli assolti: «Senza prove – racconta M., uscito da Bollate – ci hanno tenuto in galera per più di quattro mesi. Su questo dovrebbero riflettere tutti, anche i giustizialisti a oltranza. Una detenzione preventiva così lunga è assurda». La sua è finita oltre quattro mesi dopo l’arresto. Si allontana con in mano un sacco nero.

G. San.

repressione
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