Unione Sovietica: il solito spettro in testi spettrali

Non abbiamo mai pensato che potesse esistere uno scritto senza meriti. Qualsiasi testo infatti per quanto caratterizzato da pressapochismo, furore ideologico, e ricostruzione degli eventi palesemente mendacia, propone sempre, quasi necessariamente diremmo, qualche spunto di riflessione degno di essere menzionato. Ammettiamo però che il lavoro di Viktor Ivanovič Buganov, Ottobre, Unione Sovietica: storia di un paese e della sua Rivoluzione, edito da Red Star Press, ha fatto tremare, e non poco, questa nostra granitica certezza. In estrema sintesi potremmo dire che il testo è affetto da due problemi principali. Il primo, peraltro molto comune, riguarda l’eccessiva fiducia che l’autore ripone nelle proprie capacità intellettuali. Raccontare la storia di un Paese dal 1812 fino alla fine degli anni sessanta del secolo successivo è impresa alquanto difficile, quasi titanica per chi voglia condensare il tutto in 220 paginette, indebolite oltretutto dalla presenza di 45 fogli dedicati ad immagini d’epoca (sessione che peraltro risulta essere una delle più interessanti). Il secondo difetto si riassume invece nella rappresentazione strettamente lineare che viene data della storia. Sintetizzando e banalizzando quanto ricostruito dall’autore, lo zarismo venne sconfitto dalla prima rivoluzione proletaria della storia che edificò successivamente e con successo il socialismo. Su questa farsesca ricostruzione avremmo numerosi commenti da avanzare, ma per dovere di sintesi ci concentriamo su quello che viviamo come più rilevante. Il testo è stato pubblicato nel 2013, per quanto riprenda in realtà alcuni capitoli di un testo più ampio e complessivo scritto da Buganov nel lontano 1972. Questo rappresenta un evidente problema ed una infelicissima scelta editoriale, visto che la trattazione critica del tentativo sovietico dell’edificazione del socialismo in un solo Paese goda oggi di un duplice vantaggio. Il primo è la possibilità di valutare organicamente l’intera parabola della vicenda; mentre il secondo riguarda il non coinvolgimento ideologico e personale di chi si appresta a vagliare quanto successo, cosa che invece non era concessa a Buganov quando scriveva. Detto altrimenti, superata la divisione del mondo in blocchi ed ammainata la bandiera sovietica sulla Piazza Rossa di Mosca nel 1991, pensiamo che sia finalmente possibile valutare criticamente le conseguenze della rivoluzione russa del 1917, facendo così tesoro delle sue conquiste e dei suoi errori. Per essere ancora più chiari, le acritiche esaltazioni dei successi sovietici ci sembrano giungere veramente fuori tempo massimo. A maggior ragione se queste sono condensate in un testo tradotto malino, o comunque poco scorrevole; palesemente falso in alcuni passaggi; e assurdamente silente sugli insuccessi che qualsiasi impresa necessariamente comporta, giungendo fino alla grottesca scelta editoriale di inserire nella quarta di copertina una citazione di Lev Trockij, soggetto però semplicemente mai nominato nelle 220 pagine di Buganov. Tale scelta dell’autore, tuttavia, non riguarda solamente il tentativo di non menzionare il dissenso interno al campo bolscevico, ma anche di giungere attraverso una trattazione della politica sovietica come acefala ed impersonale dopo la morte di Lenin, alla precisa sovrapposizione tra volontà popolare ed iniziativa politica. In realtà, e vogliamo così chiudere con una parziale nota positiva, non tutta l’opera di Buganov è ispirata da cotanto furore ideologico. I primi capitoli del testo ad esempio, quelli che ricostruiscono le trasformazioni politiche e sociali nella Russia dell’Ottocento, sono di un qualche interesse. Fatte salve, ovviamente, tutte quelle considerazioni, come il grado di industrializzazione ed avanzamento economico del Paese, che servono ad inquadrare nella canonica cornice dogmatica le vicende dell’Ottobre 1917. In estrema sintesi quindi, non possiamo far altro che vivamente sconsigliare a tutti voi la lettura di questo testo. Tra gli scaffali di qualsiasi libreria si annida certamente qualcosa di più interessante.

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